Tutte le cose che vorrei dirti.

Vorrei dirti che nella vita le cose diventano difficili prima di essere facili. E non diventano nemmeno realmente facili: sei […]

Il mm’eh.

Life ·

Sono le otto e mezza.
Hai appena finito di dare la poppata della sera alla tua nana, ovviamente fottendoti as usual il Tg.
Lei sembra tranquilla. Dopo la seconda tetta la sollevi, ti guarda con aria vaga, butta lì qualche sorrisino sparso e spara fuori un rutto degno di uno scaricatore di porto. E’ soddisfatta. Si addormenta quasi subito.
Sei quasi emozionata: la tua serata è appena cominciata, sono appena le 20.40 e hai almeno 3 ore di autonomia completa.
Sorridi. La vita è bella.
Ceni con calma, ti azzardi anche a guardare un film perchè ok, sei sulla via della narcolessia, ma vuoi sentirti una persona normale, una di quelle che dopo cena si guarda un po’ di tv.
Qualcosa dentro di te dice che te ne pentirai, ma tu da brava masochista resisti: dovranno passare sul tuo cadavere per toglierti queste ore di normalità. Ancora non lo sai, ma ci arriveranno vicino.
Lei intanto dorme come un angelo. Non ci sono altre parole per descriverla: in pace, serafica.
Dopo il film ti sistemi con calma in bagno, due coccole con lui, azzardi anche qualche pagina del quotidiano che non hai letto.
Sono solo le undici e mezza, la sveglierai con calma tra mezz’oretta, forse di più.
No.
Si sveglia lei.
Presto, troppo presto: alle undici e dieci.
Cazzo, devi assolutamente tirare avanti un’ora altrimenti farà i numeri da circo nel cuore della notte.
Tiri fuori tutto il repertorio: inizi con la camminata, niente. Partono i saltelli sul posto con vocalizzo “oo-oo”. Acqua fresca. Partono le ninne nanne. Lei sembra galvanizzata come una 13enne al concerto dei Tokio Hotel. Punti su canzoni più ritmate sperando nell’effetto opposto, inizi con i Beatles, passi per Elvis, sfiori i Green Day. Lei ti fissa, ci pensa, e piange.
Il papà la afferra e inizia a correre per il corridoio (da cui il nome).
Lei, finalmente, chiude un occhio.
Poi lo riapre.
Andate avanti così, tra lamenti e pianti, fino a mezzanotte meno dieci.
Di più è un suicidio.

A mezzanotte e un quarto la pupa è nutrita, pulita, allettata, e si assopisce dolcemente tra le tue braccia.
Vittoria. La vita è ancora bella.
La mettete piano piano nella culla, consapevoli che il minimo sobbalzo delle vostre braccia sta al suo sonno come il quinto grado Mercalli sta a San Francisco.
Lei, inaspettatamente, continua a dormire, anche quando le sfilate da sotto il culo la copertina che pporcamiseria le dimenticate sempre di togliere.
E’ fatta.
O almeno, così credete.

Inizia tutto con un lamento.
IL lamento, quello esplorativo.
“..MMM’EH.”
Un mm’eh sommesso.
E stop.
Il mm’eh che potrebbe voler dire le seguenti cose: sto sognando, mi è scappato il ciuccio ma l’ho ripreso, ho cambiato posizione, mi andava di fare mmeh ma in realtà dormo, non ero io era un gatto che passava.
Ma tu lo sai.
Ah, se lo sai.
Quel maledetto MM’EH.
Cambierà tutta la tua nottata, l’infingardo.
Perchè un mm’eh non arriva mai da solo.
Lei è lì, al buio in attesa, come una pantera del Bengala che spia la sua preda.
Aspetta che tu ceda e la vada a prendere per poi piazzarsi in pianta stabile sul tuo avambraccio fino alle 4 del mattino.
E se non arriva tempestiva una risposta, ecco che il mm’eh diventa un MM-MM’EH!
Tre o quattro mm-mm’meh dopo, ecco che inizia il pianterello stile colpo di tosse.
E poi la catastrofe.
Il UEEEE totale.
(io non ci volevo credere, ma giuro che i neonati fanno davvero ue)
Ti alzi come un ninja, con tre passi arrivi alla culla facendo un casino mostruoso perchè il parquet scricchiola.
Culli leggermente la carrozzina per qualche minuto.
Le rimetti il ciuccio.
Si calma.
Rifai i passi verso il letto, stavolta due soltanto e poi ti butti a volo d’angelo per non fare più rumore.
Ti sloghi una spalla ma la stanza è in perfetto silenzio.
Hai ancora un’ora di sonno prima della poppata. La vita è bella, dopotutto.
Metti la testa sul cuscino, ti appallottoli bene nel piumino.
Ti sembra di non essere mai stata così comoda.
Cedi al sonno, il tuo corpo è pesante, nella testa già immagini strane e confuse.

MM’EH.

E no, porca troia.
“Dai, ora si calma da sola” sussurra lui in una frazione di veglia.
Fingi di credergli.

MM-MM’EH.

Ohno,tipregono.

MMMEEEEEEEEEEEE’EH + pianterello alla colpetto di tosse.

Ti alzi: ninja, culla, ciuccio, volo d’angelo, appallottolamento nel piumino.

MM’EH.

Cazzo vuoi che hai appena mangiato, ti ho pulito il culetto e te l’ho massaggiato con la crema, ti ho tolto le caccole dal naso, mi si è anchilosato il braccio a forza di tenertici su e ti ho anche cantanto Pollon Combinaguai? Cosa devo fare? Travestirmi e ballare il can can cantando la ninna nanna mentre ti cullo in bilico sui gomiti?

Niente.
Lei – visto che di giorno ha dormito e giustamente ora che è sveglia si annoia – probabilmente continuerà a sfotterti per tutta la notte, allungando le pause tra un mm’eh e l’altro per godere nel profondo a beccarti con l’ultimo, quasi dovuto, mm’eh nella tua fase rem, quando stai sognando di ridare l’esame di maturità e di essere bocciata perchè davanti alla commissione non riesci a proferire altro che mm’eh.

Un mm’eh è come l’uomo dei sogni: è per tutta la notte.

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