Se questo è solo l’inizio…

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La serata era partita discretamente bene.
Avevo la tuba. I guanti lunghi al gomito. Peep toe nere. Autoreggenti stile Moulin Rouge.
Si, ecco, anche un abitino sopra.
Non che le mie amiche fossero conciate meglio, diciamolo. Il tema burlesque si presta a una serie di declilazioni zoccole che non sto qui a descrivervi. Ma chissenefrega, in fondo, eravamo tra amici. Era una serata poco ormonale e molto ridanciana. Il tema era un pretesto per prenderci un po’ per il culo, e poi gli uomini in frac e bombetta erano meravigliosi.
Siamo arrivati, abbiamo salutato e la Porpi aveva già il pigiamino a righe. Ci ho messo un ora ad addormentarla, troppe voci, troppe cose nuove in quella stanza, troppa musica. E’ crollata alle dieci e mezza.
Io ho avuto tempo di fare qualche foto scema, di bere del Traminer, di mangiare un antipasto e un pezzo di lasagna. Poi hanno deciso che la mezzanotte si avvicinava, ed era ora di fare un po’ di casino. Alle undici e mezza, complice la musica a palla, lei si è svegliata.
Ho tentato in milleuno modi di farla riaddormentare, ma niente. Ho sentito le note di “I Gotta Feeling” e le voci delle mie amiche strillone che la ballavano. Ho pensato fosse meglio entrare in bagno e chiudere la porta, sperando che arrivasse meno rumore.
Ero a spingere il passeggino in bagno quando hanno ballato Mika. Ero seduta per terra vicino al lavandino a dondolarmi insieme a Viola quando ho sentito qualcuno dire “manca un minuto!”.
Io volevo essere lì con loro. Volevo ballare. Volevo mangiare. Volevo ridere. Volevo fare la scema mentre accoglievo saltellando il 2010.
Invece ero seduta nel cesso, con Viola che piangeva ma non era abbastanza sveglia da portarla in mezzo al casino. Non volevo starle lontano, sapevo che aveva bisogno di me, ma al tempo stesso stare chiusa lì dentro a pochi secondi da Capodanno mi faceva andare fuori di testa.
E’ venuto Lui, ha portato due bicchieri per brindare. Non ci sono riuscita. Non mi andava di brindare in un cesso.
Ho mandato a puttane la mia serata di Capodanno perchè, semplicemente, stavo male. Faceva male.
Io ero una di loro, io ero loro. E adesso non c’è nulla che io reputi più importante di mia figlia, non mi interessano le serate fuori ogni weekend, spendere i miei soldi per quello che desidero, avere una vita sociale che non si limiti alla tata, avere la libertà di fare ciò che voglio, disporre totalmente del mio tempo.
E’ solo che la mia trasformazione non si è completata.
Non sono più quello che ero, ma non sono ancora quello che dovrei essere.
E allora avrei voluto essere lì con loro a ballare, ed essere una delle voci che sentivo ridere e farsi gli auguri, e rispondere ai cellulari, e brindare, e correre in terrazzo a fare le stelline.
E invece ero in quel bagno con Viola, che non mi lasciava un attimo, che se passavo il turno a Lui iniziava a piangere disperata.
Non ho resistito. Mezzanotte e venti: fuori da quella casa. Senza salutare quasi nessuno, senza brindare, senza mangiare ne’ il secondo ne’ i dolci, senza musica, senza risate.
E’ solo che non dovevamo portarla, ok, ci arrivo da sola. Non è questo.
E’ che si è infranta la speranza di poter conciliare quella che ero con quella che sono. Non si può, semplicemente.
Non è compatibile.
O almeno questo è quello che penso adesso, dopo l’ingloriosa serata di ieri.

In questo momento Viola sta dormendo insieme a Lui, e le è pure tornata la febbre. Rantola per i 38.4 e io l’ho accarezzata per un ora e dieci prima che si addormentasse, la amo da morire.
Ma ho appena compiuto 29 anni, e non riesco a stare comoda dentro questa vita.
E’ un vestito ancora troppo largo.

Non vado fiera di questo post.
Per niente.
Ma, chissà, magari non sono l’unica che si è sentita così. Magari sono solo sentimenti umani. Magari è quello che succede a fare figli quando non si è pronti. O magari sono solo una pessima madre.

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