Gli stickers si chiamano così per una ragione

Life · · 50 commenti

Sapevo che prima o poi sarebbe successo.
Non basta pettinarsi con cura, stendere lo smalto e indossare tacchi in vernice nera per nascondere al mondo che la tua vera vita al momento si svolge tra pannolini e Peppa Pig.

Oggi sono stata a uno pseudo-colloquio, o meglio, a una di quelle chacchierate informali con personaggi virtualmente capaci di darti uno stipendio. Nascondono insidie a ogni domanda. Più ti mettono a tuo agio, più aspettano al varco la parte più autentica di te, quella rilassata, che potrebbe essere meravigliosamente brillante così come troppo disordinata per i loro gusti.
Oh, colloqui informali: vi amo e vi detesto.

Bene.
Era di questo che volevo parlare, ma anche dell’insana passione della Polpetta per gli stickers. Avete mai dato degli stickers a un bambino? E’ la fine. Troverete stickers sulle pareti, stickers sul bidet, sopra i bottoni della lavatrice, su abiti e peluche, sui mobili, sulle finestre, sul pavimento.
Li troverete anche nei luoghi dove meno immaginereste di vederli, o dove mai nella vita vorreste vederli.
Nei capelli, ad esempio.
Nei capelli, guardandovi nello specchio di casa.
Nei capelli, guardandovi nello specchio di casa al ritorno dal colloquio.

Non so come ci sia potuto finire, forse era sul cuscino, forse è rimasto sui miei vestiti, forse sulla sciarpa. Ma questo non cambia la sostanza.

Ho fatto un colloquio con un orso polare nei capelli.
Sappiatelo.

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