Tutte le cose che vorrei dirti.

Vorrei dirti che nella vita le cose diventano difficili prima di essere facili. E non diventano nemmeno realmente facili: sei […]

Chi è il manzo?

Life ·

“…no perché, sai, la vita da pierre dopo un po’ stanca.”
Mi sono seduta cogliendo di sfuggita la frase detta dal tipo seduto al tavolo a fianco.
Detta con quell’accento tipicamente romagnolo che in un uomo con un certo fisique du role fa subito canotta rossa e fischietto.
E infatti poco ci mancava: lui era il classico manzo di riviera, la pelle cotta dalle intemperie, un viso largo spalmato intorno a un naso importante, la camicia sottovuoto e qualche timidissimo ciuffo di pelo che prendeva aria tra un bottone e l’altro.
Dimenticavo: la coda.
No, capite? La coda nera, lunga e liscissima come Fiorello al Karaoke.
Che puoi fà con una capigliatura simile? O l’animatore o l’insegnante di salsa e merengue o il manzo di riviera, non ce n’è.

Lei era minuta, mora, coi capelli scalati e un vestitito tipo peplo, verdino.
“No certo, capisco, anche il mio ex ha lavorato un po’ nei locali” accento del nord.
E no dai, ragazza, non citare un ex al primo appuntamento, è sleale!
“No ma io, io ho cominciato dal basso eh! Prima facevo il buttafuori, poi il pierre e poi mi sono rotto e ho detto basta, mi voglio divertire un po’, e allora sono andato dietro al bancone…”
“Ahaha. Io invece sul cubo.”
“La cubista?” lui sgrana gli occhi e rimangono sgranati per un po’. Non se l’aspettava, da miss peplo verde.
“Si ma così eh, per divertimento, a vent’anni. Però pagavano bene. Certo voi pierre, maniaci come pochi!”
1-0 per lei
“Ma infatti” inizia lui sudacchiando “dietro al bancone è meglio… Io poi sono appassionato di cocktail.”
“No io preferisco la purezza. Sai, distillati, vodka. E poi il rum. Oddio quanto amo il rum. Ma quello della Martinica, se no niente.”
“Ah, la Martinica. E che fai, te lo vai a prendere?” fa la battuta. Ci prova, almeno.
“Una o due volte l’anno ci vado, si.”
Lui ride nervoso e si allenta il catenozzo al collo, con una bandierina verde e gialla.
“No sai” continua lei “prendi solo volo e poi l’alloggio lì costa due lire. Ma è un posto meraviglioso! Il mare, la natura…”
“Eh, bel posto per fare sub. Io ho un brevetto, ho fatto qualche volta…”
“No a chi lo dici, io sono istruttore. Ho pure portato in giro della gente, una volta abbiamo seguito un gruppo di squali che a un certo punto hanno iniziato a girarci intorno. Roba da film, sai Lo Squalo?”
“Ahaha. Dovresti scrivere le tue avventure.”
“Lo faccio! Tengo un diario…”
“Io scrivo poesie” ribatte lui, timido ma pronto a giocarsi la carta del sensibile, che tanto quella del figo non sta affatto funzionando.
“Anche io! Ma preferisco i racconti.”
“Sai, un mio amico ha una casa editrice…” fa lui improvvisamente ringalluzzito. Ho avuto il lampo di genio, meladà! meladà!
“No ma io non voglio pubblicare. Io vivo, vivo e scrivo solo per ricordarmi tutto quello che ho vissuto.”
“Tutto al massimo, eh?”
“Io vivo a mille, si. La vita è troppo breve, no?  E allora…. scusa un attimo.”
La tipa risponde al cellulare, che ha squillato con una suoneria psichedelica.
“Si… nooo che figo! Sì sì certo che vengo.”
Attacca col sorriso sulle labbra. Lui è una maschera di terrore nascosta dietro a un sorriso tirarissimo.
“Allora? Belle notizie?” chiede con una voce fintissima.
“Ah sì, mi ha chiamato il mio amico Paolo: dopo c’è una festa in spiaggia. Vuoi venire anche tu?”
Lui ci mette qualche secondo per elaborare che la ragazza che ha portato a cena ha appena accettato un invito per il dopocena, ma non da lui. Non sa che dire, non gli è mai successo in vita sua.
A me un po’ viene da ridere e un po’ mi fa tenerezza, povero, tutto in tiro e profumato, con la coda fatta bene e convintissimo di fare colpo con la storia del pierre, del barman e del sub.
E’ un po’ come se io andassi a parlare tutta fiera del mio blog davanti a uno che, scopro in corso d’opera, è Steve Jobs.
“Eh.. non lo so” dice lui “in realtà avevo in mente qualcosa di più tranquillo…”
(magari sempre sulla spiaggia, ma con meno musica e più lingua, per intenderci)
“Dai, vieni” insiste lei.
“Ora vediamo…” risponde lui, vago.
“Ma scusa, facevi il pierre o no?”
Ecco: questo è il colpo di grazia.
Lui gonfia il petto, si tortura uno dei pochi bottoni chiusi della camicia e poi esclama:
“ma si, certo certo! Era per dire.”

Non so come sia finita tra loro, ma una cosa è certa e lampante: il manzo, tronfio e schiacciasassi, seduttivo per esagerazione e pronto a una botta e via non era il trentacinquenne della riviera.
Il manzo era lei.

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