Tutte le cose che vorrei dirti.

Vorrei dirti che nella vita le cose diventano difficili prima di essere facili. E non diventano nemmeno realmente facili: sei […]

Oggi e domani

Life ·

Non è che io non abbia voglia di scrivere, anzi. E’ che ovviamente per la legge del tifotto di cui ho già abbondantemente parlato, la povera Porpi sono due giorni che ha 39 e oltre di febbre e anche io non mi sento tanto bene.
Ieri, tra pezze fredde da mettere sulla fronte, supposte di tachipirina, lamenti e acqua improvvisamente rovesciata su metà letto costingendoci in tre in una piazza, abbiamo dormito qualcosa che si avvicina al niente. Stamattina mi chiudo in bagno per fare una di quelle docce eterne sperando che lavi via anche un po’ di stanchezza e mi ricordo di avere lo scaldabagno rotto solo quando apro il getto d’acqua a piena potenza. E io sotto che smadonno in sanscrito.
Inizio a lavorare con un occhio chiuso e uno aperto, la Porpi e mia madre che mi scorrazzano praticamente tra i piedi (“perché lei quando sta male ti vuole vicino”), un caffè americano che sorseggio a garganella come fosse acqua. Svegliamisvegliami,tiprego.
Chiamo un tizio per cui sto finendo un lavoro:
“ma forse per questa cosa è meglio che facciamo così?” chiedo.
“aaah che bella idea!” mi risponde “ma la persona che se ne occupa non è capace. perché, visto che ti è venuto in mente, non lo fai tu?”
“erhm.. okkei. quando vi serve?”
“domattina! se riesci stasera è anche meglio.”
Perché mi faccio venire le idee?
Provo a buttare giù qualcosa mentre la Porpi dorme, poi si sveglia prima del previsto e per intrattenerla la lascio giocare con quello che trova, nel caso specifico pennarelli e un album. Il tempo di rispondere a una mail e sulla parete (di stoffa, ragazzi. di stoffa.) campeggia una macchia rossa e verde grande come un pugno. Passo mezz’ora a smacchiare, poi mi ricordo che devo fare una telefonata.
Riesco finalmente a sentire la pediatra dopo due giorni che la cerco e altri sei tentativi (la cambio, giuro).
“Ah ma ha la febbre così alta e non le fai il tampone dello streptococco?”
Eh no, cazzo, se non me lo dici!
Chiamo lo studio analisi: ricevono fino alle 17, sono le 16.15.
Carico la Polpetta in macchina, c’è traffico, arriviamo, penso di essere la sola con una nana e che quindi passerò per prima e invece davanti a me ci sono due carrozzine. Epporcazzozza. Tamponiamo la gola mentre lei strilla e protesta, la riporto a casa.
Rientro e noto che la macchia ha lasciato un alone unto. Blu (come blu? Perché blu?) Rismacchio.
Chiama la mia amica Pucci:
“ciaaaaao, ti ho chiamato per una cosa importantissima”
“dimmi Pucci”
che ti metti domani?
“..”
“no perché non so se mettermi il vestitino coi tacchi o i leggings con le ballerine”
“Pucci, ho avuto una giornata pesante”
“guarda che per me è importante! mi sa che viene pure quel figo pazzesco, il fratello di G…”
“Pucci, riattacco.”
“no dai ma secondo te se metto le ballerine sono troppo…”
Click.
Chiamo Lui.
“Secondo te cosa uso per smacchiare una chiazza blu sulla parete?”
“Perché hai una chiazza blu?”
“Perchè prima era rossa e verde ma poi ho chiamato la pediatra, e la febbre, e i rantoli, lo scaldabagno rotto e che bella idea il lavoro fallo tu, e il tampone, e i neonati in fila, e sono tornata e… blu! Era blu! Come la affronto?”
“Sai quella boccetta di acqua di Lourdes che t’ha portato tua zia…”
“La smacchio con l’acqua santa?”
“No, dicevo, magari stasera la spargiamo un po’ per casa. Visto mai.”

Ok, a dispetto di tutto domani alle 18 mi troverete alla Feltrinelli di Galleria Sordi.
No, non so ancora cosa mettermi.

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