Tutte le cose che vorrei dirti.

Vorrei dirti che nella vita le cose diventano difficili prima di essere facili. E non diventano nemmeno realmente facili: sei tu che diventi più brava…

Oooh freedoooom!

Life ·

Il quadretto era questo: bene, la Porpi è al mare con la nonna e io userò questi giorni per dormire spudoratamente. Dormirò in modo profondo e intenso, continuativo e sfacciato, lascivo e godurioso. Mi addormenterò tardi, dopo aver sfruttato le serate al massimo per poi svenire beata tra le lenzuola senza neanche un “mamma!” alle tre di notte, senza sentire “acca! acca!” alle cinque e “lattuccio!” alle sei e mezza. Dormirò come facevo a diciotto anni, svegliandomi con le borsette della pigrizia sotto gli occhi e un senso di lieve appagamento fino alla punta delle dita, farò colazione a mezzogiorno e docce di ore col bagnoschiuma alla pesca.
Lavorerò con la musica a palla e un the ghiacciato a fianco, poi uscirò intorno alle sette e raggiungerò Lui o le mie amiche per un aperitivo fuori. Ceneremo da qualche parte mentre il sole tramonta.
Forse avrò del tempo per mettere il famoso smalto colorato, per fare una puntatina dal parrucchiere, per leggere quei giornali e aggiornare il mio inspiration book (roba da adolescenti, lo so, ma più trovo frasi/immagini/suoni/cose che mi colpiscono più non riesco proprio a lasciarle indietro, devo metterle insieme e sfogliarle quando è il momento di creare qualcosa), per scaricare e ascoltare quegli album che ho segnato in agenda, per disegnare e scrivere, per immergermi di nuovo dopo tanto tempo in quell’universo solo mio, che mi manca tanto.

Mi manca anche la Porpi, è ovvio (e da morire, accidenti!), però al momento con quaranta gradi a Roma sono ben felice che sia in Abruzzo al mare con nonna e zia. Farò avanti e indietro appena posso col prestigioso pullman condizionato che parte da Tiburtina, ma con calma.
Quando le ho salutate ho provato un improvviso senso di vuoto. E poi un improvviso senso di euforia. Non vorrei mettermi sugli stessi binari psicotici di Ally McBeal, ma ho come avuto l’impressione che in soggiorno si fosse materializzata Aretha Franklin con una mandria di gospeliste in abito rosso cantando:
Whoooooah Freeedoooooom!
Freeedoooooooom! Freeeeedooooooom!
YEEEEAH FREEDOOOOM!

Credo di aver anche ballato per qualche secondo.

Questi sono giorni di preziosa decompressione, ma devo darmi del tempo. E’ che pensavo davvero di riuscire ad iniziare stamattina col sonno a pelle d’orso. Poi alle otto circa la mia stanza, che ha tre pareti su quattro nude, esposte al sole, ha raggiunto e superato la temperatura del deserto del Namib in otto secondi e tre decimi.
Mi sono ricordata di avere due consegne per mercoledì, due appuntamenti dal medico, una lastra da fare, alcune bollette da pagare e pure la digitale da portare a riparare (merde! proprio adesso!).

Qualcosa mi dice che lo smalto, la musica e il libero cazzeggio mentale nell’universo Wonderland dovranno momentaneamente aspettare.

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