Tutte le cose che vorrei dirti.

Vorrei dirti che nella vita le cose diventano difficili prima di essere facili. E non diventano nemmeno realmente facili: sei […]

Ooohi Maria…

Life ·

Io e Maria. Compagne di tre ore di viaggio, tratta OH-NO – Roma.
L’avreste mai detto?
Io sarei dovuta rientrare l’altroieri, lei sarebbe dovuta rientrare sabato, ma il destino ci ha riunite su quella panchina del litorale, ferme in attesa del celebre bus a due piani climatizzato (roba seria).
Mia nonna ha accompagnato la vegliarda e non si è nemmeno raccomandata con me tipo “controllale il polso di tanto in tanto”, “prendi questo defibrillatore tascabile per sicurezza” o “non darle superalcolici”. Niente. Ciao ciao con la manina e mo’ veditela tu.

Che sarebbe stato un tragitto particolare l’ho capito un minuto dopo, quando
Maria ha tentato di salire sul camioncino della Galbani.
“E’ il bus! Il bus!”
“No, Maria. E’ la mozzarella…”
E riacchiappala.

Quando il vero bus è arrivato mi sono incollata le due valigie di Maria più la mia e dopo averle sistemate nel bagagliaio siamo salite. Manco a dirlo, posti vicini.
Maria sale sul sedile con incredibile agilità e mi confessa di avere 95 anni, non 94.
“Azz, Maria. Metterci la firma ad arrivare a 95 anni come te!”
Ero stupita. Ho visto di rado i 95 anni ma solitamente erano accompagnati da una certa disconnessione mentale e fisica, non come questa signora che è balzata sul sedile e ora si sta leggendo il quotidiano.
“Banda picchia e rrapina una coppia… aaah, che brutt’mondo.”
“Eh, sì” rispondo.
“Sctipendi ridotti per i parlamendar’… ma le penzioni quando le aumendan’? Aah, che brutt’mondo. Bimbo muore sctrozzat’. Aaah…”
“…che brutto mondo.”
“Vero eh?”

Chiacchieriamo del più e del meno. Maria gesticola facendo tintinnare i bracciali. E’ vestita in modo impeccabile, un total black con sprazzi d’oro e beige. E’ originaria del salernitano e solo in seguito si è trasferita a Roma.
“E mia nonna da quanto la conosci?”
“Eh un pochett’. Sarà na sessantina d’anni. Lei prima ci aveva la buticche.”
Ah, la boutique. Sì, mia nonna tanti anni fa aveva aperto e poi chiuso una piccola boutique vicino casa. La ricordo vagamente, ogni tanto ci passavo quando ero molto piccola.
“E allor’ mio marit’ aveva parlato con tua nonna e le aveva detto ‘quando ti arrivano i vesctiti nuovi mi chiami e li facciamo vedere a Maria per prima’ e così abbiamo fatt’ amicizia.”
Che uomo – penso.
“E ora vi vedete spesso, vero?” questa cosa la so. Ogni giorno, sole, pioggia o tornado, mia nonna prende la sua seicento e va da Maria.
“Tutt’giorni. Ci troviamo bene. Ci facciamo ridere.”
“Cosa fate?”
“Chiacchieriam’. Facciamo dei giri. Una volta ci siamo perse la macchina, ci eravamo dimenticate dove l’avevam’parcheggiat’. Quest’anno la voglio convincere a fare l’abbonamento a teatro che fanno belle cose. Mangiam’ anche a volte, eh. Io so cucinare l’uovo fritt’. L’hai mai mangiata la pasta con l’uovo fritt’? La fa anche mio figlio.”
“E’ simpatico” la anticipo, e lei annuisce dando per scontanto che io possa riferirmi solo all’uovo e non al figlio – che per altro non conosco.
“Beh dai, non ve la passate male.”
“…alle cinque ogni giorno io preparo la poltrona. E pochi minuti dopo lei suona.”
Mi ricorda quel brano del Piccolo Principe sulla volpe che si prepara il cuore, com’era? Trovo bellissima questa cosa di portarsi dietro un’amica per sessant’anni, ma soprattutto ridere con un’amica a 95 anni.
Oggi poi ho casualmente letto questo, e allora tutto torna.

Quando stiamo per arrivare in stazione squilla il telefono di Maria.
“Pront’? No, non sento, scus’ vedi tu che vuole.”
Me lo passa, parlo con la figlia che verrà a prenderla alla stazione e attacco. Allora vedo lo schermo del Nokia rosso di Maria. C’è una foto. E non è una foto dei figli, o dei nipoti, o del cane.
E’ una foto sua, in posa, con grandi occhialoni e un sorriso ammiccante. Lei adesso, ovviamente.

Se Maria ci vedesse abbastanza da usare internet sono sicura che la troverei su MySpace.

Commenti