Tutte le cose che vorrei dirti.

Vorrei dirti che nella vita le cose diventano difficili prima di essere facili. E non diventano nemmeno realmente facili: sei tu che diventi più brava…

So’ ragazzi (e presentano libri, anche)

Life ·

La cosa più bella di questi due intensi giorni di festival: essere rimborsata per farmi due giorni in cittadine splendide come Viterbo e Arezzo. Onestamente, se questa è la vita dello scrittore, ci metto la firma (ha-ha).
Ho capito perché ci si senta così appagati nel fare un lavoro tutto sommato altamente solitario: arriva l’estate e il mondo ti apre le porte. Non so come la vivano i vari Baricco della situazione, ma per un’esordiente come me è davvero emozionate. Soprattutto, ha quel gusto dell’irripetibile: sta succedendo adesso, era il mio sogno, magari la mia carriera di pseudo-scrittrice finirà qui, però adesso c’è gente che aspetta di sentirmi raccontare, e una persona a presentarmi, e un’altra che leggerà i miei brani, e allora godiamocela.

Ok, considerazioni ego-edonistiche a parte mi sono stupita del livello artistico generale di questo tipo di rassegne, della capacità organizzativa e del clima di fermento e interesse che si respira.

Prendiamo Viterbo, la mia prima tappa. La stessa sera, al mio stesso orario, c’erano interventi di Beppino Englaro e Andrea DeCarlo. Il secondo, per dire, è stato il mio scrittore-mito dei 18-19 anni, non so quante volte ho riletto Due di Due. Sapere che eravamo invitati alla stessa rassegna, e parlavamo a due cortili di distanza, è stato davvero lusinghiero. Sapere poi che tutti noi “scrittori” (le virgolette ovviamente sono per me) alloggiavamo allo stesso b&b, un colpo. Confesso: ho cercato di fare le poste a De Carlo, ma senza successo. In compenso sul libro degli ospiti la mia firma è di seguito alla sua. So’ soddisfazioni.
Aggiungo che tra qualche giorno allo stesso festival (Caffeina Cultura) c’è anche la Mazzantini. Credo andrò in pellegrinaggio.
A Viterbo l’atmosfera era splendida. Questo incontro perfettamente riuscito tra architettura medievale, cielo stellato, localini e ristoranti mi ha letteralmente estasiata. E’ piena di angoli suggestivi come i cortili (solitamente privati) dove hanno organizzato le presentazioni/letture. Ecco, letture: parliamone. Non avevo mai sentito i miei brani letti da un’attrice e devo dire che ne sono rimasta colpita. Mi sentivo anche un po’ scema, perché ho riso (e mi sono anche commossa) da sola delle mie parole.

Ad Arezzo era tutto molto diverso. Intanto la temperatura percepita credo abbia raggiunto i 45 gradi, poi il mio intervento era inizialmente previsto alle 17. Per capirci, alle 16.30 la strada aveva la sfocatura a pelo d’asfalto e qualcuno dopo prolungata esposizione ai raggi solari vedeva la gente morta, sicchè hanno deciso di posticipare di un’ora per evitarmi quello che noi romani chiamiamo er coccolone. Li ringrazio sentitamente.
Ho avuto modo di vedere il bellissimo anfiteatro romano, sede dei concerti serali (Suzanne Vega aveva aperto la rassegna qualche giorno fa) e la città in generale, che non conoscevo affatto.
Terminato il mio intervento intorno alle 19, andarci a fare un giro, prendere un bicchiere di vino a Piazza San Francesco e ammazzarci di chianina all’Agania è venuto piuttosto naturale, nonostante la temperatura percepita si sia abbassata soltanto intorno alle dieci.

Stamattina ci siamo fermati a pranzo a Pienza con alcuni amici, poi a casa dalla Porpi che la nonna si è gentilmente offerta di tenere per risparmiarle diverse centinaia di km in due giorni.
E’ incredibile quanto cresca in fretta da qualche mese a questa parte.
E’ entrata col suo vestitino blu e bianco e una codina piccola. Ha sorriso, ci ha baciato, poi ci ha guardato e ha esclamato:
“eyy, lagazzi!” (ehi, ragazzi!)

Ehi, ragazzi?
Un momento: dov’è che ho sbagliato e nella gerarchia polpetta mi sono posizionata al livello compagna di merende?

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