Settembre

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Settembre. Lo amo e lo temo intensamente. Ha il sapore dolce delle fantasie e del tutto-possibile – quest’anno faro’, quest’anno sarò. Quello  pungente dei costumi da lavare e riporre per un lungo anno, delle ultime pesche. Ha il colore rosso dei tramonti che appiccicano il cielo e le dita di arancio e brezza, che cola dentro ai bicchieri e da qualche parte in fondo allo stomaco. “Presto verra’ il freddo”.
Ha l’odore della città quando rientri, quella puzza calda e familiare dove riprendi subito forma, dove la routine ti assale e sfinisce un attimo dopo aver pensato “mi mancava”.
Ha il tocco ruvido della prima maglietta a manica lunga, delle lenzuola del letto di casa, delle urgenze, delle telefonate.
E’ bellezza, speranza e terrore.
E’ il ricordo della cartoleria dove andavo a comprare astuccio e quaderni, la scelta decisiva e interminabile del diario, l’odore pastoso delle matite e quello acre dei pennarelli. Gli sbaffi che lasciavano sui polpastrelli.
E poi sfogliare le riviste di moda, in mutande, sul letto: quest’anno sarei. Quest’anno farei. Quest’anno vorrei. 
Gli incontri. Come fosse un ritorno da un altrove dove qualsiasi cosa poteva succedere: gli amici potevano diventare nemici, i brutti potevano diventare belli, i cattivi potevano redimersi e chiunque poteva rubarti ciò che eri. Anche tu potevi rubare a te stessa.
Settembre e’ un tiepido Gennaio. Un capodanno morale, il fischio dell’arbitro che apre l’ennesima sfida col mondo.
Tutto può accadere, a Settembre.
Niente può cambiare, a Settembre.
E’ camminare a grandi passi nel caos e tentare di rimetterlo a posto, come se nulla fosse, ignorando l’odore del sale sui vestiti, il fondo di sabbia delle borse e quell’elastico rosa dimenticato su un comodino in affitto.
Settembre.
Chi essere, cosa fare, cosa volere.

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