London keeps calling

Life · · 83 commenti
London Southbank bubble
So già che me ne pentirò.

Proprio qualche giorno fa scrivevo queste parole e mi interrogavo sui grandi quesiti esistenziali tipo:
– da che età un pupo smette di diventare lo scassamaroni del B15-finestrino e diventa ‘quel bimbo così educato che non ha fatto un fiato per tutto il viaggio, si è guardato due dvd e fatto un sonnellino’?
– da che età un pupo smette di essere quello che devi portare lui con una mano e il passeggino con l’altra o lui su un braccio e il colpo della strega dall’altro lato o lui che pulisce il pavimento del negozio di giocattoli in preda a crisi isterica e tu che fai finta di essere la commessa?
ma soprattutto:
– da che età i bambini iniziano a godersi i viaggi e quindi li fanno godere anche a te e quindi non butti i soldi dalla finestra per un viaggio che vi stressate in due ed era meglio se ve ne restavate a casa?

A tutte queste domande c’è una sola risposta, ed è DODICI.

Allora, ssiore e ssiori, qualcuno può illuminarmi sul perché ho appena acquistato dei biglietti per Londra che includono una passeggera molto molto bassa – benchè col suo passaportino nuovo di zecca?

(vi confermo che l’algoritmo diabolico delle luci nelle macchinette per le fototessere riescono a far uscire male pure una bambina di 2 anni e mezzo).

Si tratta di necessità. Essendo Lui ormai per l’80% del tempo all’estero – in particolare a Londra, in particolare con una sistemazione dove volendo ci si incastra in tre – sembrava brutto non passare a fare ciao, anche perché viene sistematicamente perculato dal suo capo tipo ‘ma ce l’hai ‘na famiglia?’.
E niente, si va quattro giorni.

In fondo sono due ore e mezza di volo, e – non ricordo dove – avevo letto questa regoletta del ‘voli di durata uguale o inferiore all’età del bambino‘: 2 anni e mezzo = 2 ore e mezzo.
Ci siamo.
Io e Porpi ce la possiamo fare.
Certo, se avessimo un iPad caricabile con sei ore di cartoni sarebbe meglio, ma ci arrangeremo.
(sto cercando di non pensare a quelle scene cataclismiche dove il bambino piange disperato, la madre non sa come calmarlo, la hostess alle prime armi non conosce il metodo ‘topolino’* e il passeggero dietro inizia a lamentarsi a voce alta dando inizio ad un ammutinamento in cabina).

Intanto cercando una foto per illustrare il post ho trovato questa qui che, come vedete, recita ‘London for kids’ e – surprise surprise – è un’App per iPhone! Chissà, magari la scarico 🙂

Però mi sa di avventurosa questa cosa di me che viaggio con la Porpi, la Canon, un trolley e nemmeno un passeggino (forse ce lo prestano lì o forse no o forse lo troviamo a noleggio o forse boh).

Che Dio ce la mandi buona.

* metodo ‘topolino’ che mi fu praticato da una hostess mentre ero in preda a un fortissimo mal di orecchie dovuto alla discesa dell’aereo durante un volo: due bicchieri con il fondo pieno di cotone imbevuto nell’acqua molto calda, da mettere sulle orecchie. Non so se è illegale, dannoso, vietato dalla convenzione di Ginevra, ma su di me ha funzionato alla grande.

p.s. ovviamente tutto ciò avverrà DOPO il matrimonio reale, ci mancano solo le orde di voyeuristi da nozze!

Commenti