Tutte le cose che vorrei dirti.

Vorrei dirti che nella vita le cose diventano difficili prima di essere facili. E non diventano nemmeno realmente facili: sei […]

Non se ne parla mai abbastanza

Mummy ·

Ho guardato questo trailer, e ho avuto voglia di piangere.

Ho guardato questo trailer, e ho ricordato tutte le volte in cui mi sentivo prosciugata di ogni energia, in cui ho desiderato soltanto chiudermi la porta alle spalle e scappare. In cui mi sentivo prigioniera di una casa con quattro rampe di scale, di una mastite, di una notte mai cominciata, di un pianto ininterrotto. In cui desideravo più di ogni altra cosa poter essere sostituibile.
Poter consumare i miei ventisette anni nel modo in cui avevo programmato. Poter dire anche io ‘ciao, vado in ufficio’. E poi ‘ciao, che è questa faccia? io ho lavorato tutto il giorno, sono molto più stanco di te’. Poter gridare a qualcuno che non fosse il muro. Poter dire a voce alta ‘io non voglio. io non posso’. Stare insieme a mia figlia, non da sola con lei. Non sempre. Non in quei momenti. Avere aria per lasciare che i nervi si rimarginassero. Silenzio per lasciare che la mia mente diluisse l’angoscia. Passi per poter tenere la giusta distanza, quella che l’amore te lo fa vedere pulito, non distorto come un film guardato in prima fila. Tempo per ricordare chi fossi, cosa volessi. Parole amiche, volti, risate, per poter dire ‘è solo un momento, passerà in fretta. Non sarà sempre così, migliorerà ogni giorno.’
Nessuna madre dovrebbe essere lasciata sola.
Per quanto abbia desiderato suo figlio, per quanto lo ami.
Perché fare la madre è un lavoro pericoloso, delicato, fragile. Hai bisogno di qualcuno – una sorella, un’amica – che ti dica dove poggiare i piedi. E quando prendere aria, quando fermarti.
Quando chiedere aiuto.
Serve coraggio, per chiedere aiuto. E’ la cosa più difficile da fare, specie quando il mondo cerca di convincerti che tu stia attraversando un ‘momento magico’. Un momento dolcissimo. Un momento in cui qualsiasi difficoltà è attenuata da un amore immenso che ti trasforma da donna a placida martire. L’amore per un figlio – non mi stancherò mai di ripeterlo – per alcune è innato, per altre cresce col tempo in maniera esponenziale. In nessun caso dev’essere usato come attenuante alle difficoltà. Puoi amare tuo figlio, ma in alcuni momenti odiare quello che fa, il modo in cui ti ha ridotta, il tempo che ti sta togliendo. E’ umano. Accade.
Niente come il sentimento materno sa essere ambivalente.
E più se ne parla, di questo, più le madri si sentiranno meno sbagliate a provare sentimenti fuori dai canoni (stabiliti da chi, poi?). Più se ne parla, più una madre che si sente fragile, insicura, in gabbia, capirà di non essere l’unica. Che non è matta. Che non sta provando qualcosa di inconfessabile. Che passerà. Che a un certo punto sarà bello come lo aveva sognato.
Si può guardare il mondo da una finestra appannata, con in sottofondo lo stesso pianto ascoltato tutta la notte e credere di non farcela.
E poi disegnare, correre, giocare insieme a una bambina di tre anni che è tutto quello che avevi sognato e molto di più.
E capire che sono due momenti della stessa storia.
E’ solo che a noi ce ne leggono soltanto una parte.
Sta a noi scrivere il resto.

Continuo a ricevere mail e messaggi riguardo a questo blog e a ‘Quello che le mamme non dicono‘. Forse non è un capolavoro letterario, non è il romanzo che da bambina sognavo di scrivere, ma è un libro di cui vado fiera. Rompere il silenzio. Smettere di dipingere la stessa immagine di madre perfetta e stereotipata con l’omertà del postparto. Non sempre è tutto bellissimo, non sempre va tutto benissimo, ma non vuol dire che non ci sia amore verso il proprio figlio.
Non mi stancherò mai di dire: se siete alle prese con un bambino piccolo e sentite di non farcela, chiedete aiuto.
Un giorno ero da sola in casa con Viola, avrà avuto due mesi. Piangeva, si lamentava, non riuscivo a farla mangiare, dormire, rilassare. Pioveva, non uscivo di casa da giorni. Ho chiamato il lacrime mia madre, l’ho pregata di venire a tenerla un po’ di tempo.
“Cosa devi fare?”
“Niente.”
A volte anche fare niente, ma farlo da sole, è importante.
Sono uscita di casa, sono andata in giro sotto la pioggia a respirare. Ho chiamato un’amica. Mi sono seduta in un bar. Al ritorno, sono passata al supermercato e ho comprato dei pomodori.
Bene: quel momento, quello in cui ero sola davanti al banco delle verdure a comprare dei cazzo di pomodori, era stato il momento più sereno nelle ultime settimane.
Chiamate un’amica. Chiamate vostra madre, o la suocera. Investite otto euro in una tata.
Andate a comprare quei cazzo di pomodori.
Almeno bisettimanalmente.

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postilla: vi segnalo Pandora, che è un’associazione che supporta gratuitamente le mamme. se ne conoscete altre vi prego di segnalarmele, sarebbe bello – per chi legge questo post e ne sente il bisogno – trovare un aiuto immediato e concreto.

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