Tutte le cose che vorrei dirti.

Vorrei dirti che nella vita le cose diventano difficili prima di essere facili. E non diventano nemmeno realmente facili: sei […]

La tua tranquilla psicopatica di quartiere

Life ·
Quando sei ipocondriaca, e la ragione tende a catalogare i tuoi acciacchi vari come ‘sciocchezze’, la tua parte inconscia rema costantemente verso la teoria della morte imminente.

Tipo: il mal di testa è un classico campanello d’allarme per la meningite.
Un brufolo potrebbe essere un cancro della pelle.
Un mal di stomaco è l’anticamera della gastroscopia.
Non è che scherza su malattie serie: l’ipocondriaco ci crede davvero, a tutto ciò, ecco perché mediamente ha una vita psicologica di merda.
E Google non aiuta.

Non sono a questi livelli, ma quando stamattina ho trovato le piante dei piedi di Porpi coperte da bolle simmetriche di dubbia provenienza, ho vacillato. Ero anche vicino al water, quindi nel vacillo mi è andata bene.
La prima cosa che ho fatto è stata telefonare a un medico andare nel panico.
Perché io, saggia donna che conosce appieno i meandri della sua condizione ipocondriaca e sa che avrà bisogno di imminente supporto medico in Paese straniero, al GP (= pseudo equivalente agli studi medici della mutua) non mi ci sono mica iscritta.

Per iscriverti al GP, come per fare qualsiasi cosa in Uk che non sia la spesa, hai bisogno di due prove di indirizzo. Tipo due bollette, ma diverse. O un contratto e una bolletta. O i documenti della banca e una bolletta. Sono rigidissimi su questo, tipo: il vicino che giura di averti beccata in pigiama sulla soglia di casa e lo giura col sangue non vale, e nemmeno il tuo Lui che invia via fax una bolletta cointestata perché se l’è portate tutte in ufficio scambiandole per documenti di lavoro. Che sono ancora sul tavolino, ma non costituiscono prova di indirizzo.

Stamattina quindi, immersa nel panico come in una tiepida salamoia, mi sono recata con la Porpi e le sue stimmate dal GP di zona.
Senza prove di indirizzo.
Per fortuna hanno una soluzione che si chiama ‘temporary patient’, dove rientrano abitanti locali non ancora iscritti e gente senza bollette come noi.
Devo dire: efficienti. Entrata alle 10, mi hanno dato appuntamento alle 11.45

Vicino avevo il parco: come non diluire l’ansia da prima-visita-al-GP tra verde, altalene e mamme?
Un momento: ho detto MAMME?
No, mi dovevate vedere.
La tattica era: puntare una mamma (no tata, no aupair, no nonna) con aspetto curato e bambino in decente stato di salute (no moccoli verdi, no occhio cisposo, no aspetto accaldato) e avvicinarmi con discrezione.
Fingere interesse per un qualsiasi accessorio del pupo (oh, belle scarpine. oh, bella tutina. oh, bel pupo.) poi partire all’attacco: conosci il GP qui vicino? Hai il nome di un pediatra decente? Cosa fai se tuo figlio di notte ha la febbre? E io che devo fa?

E insomma, dopo un sondaggio condotto su 5-6 mamme del parco londinese ho scoperto che:
– nel tuo GP non troverai mai un pediatra
– i medici del GP pare si appellino all’inconfutabile n’ègnente per qualsiasi acciacco del bambino, eccetto rantoli, occhi rovesciati, febbre cavallina, vomito con gittata superiore ai 15 metri e secondo naso spuntato nottetempo;
– i GP ti dirottano da uno specialista (non pediatra, specialista anche per adulti) solo se tu o il tuo pupo soffrite dello stato di cui sopra, o qualcosa del genere;
– in Uk, le mamme che hanno il pediatra di fiducia, tipo quello che una simpatica ipocondriaca può chiamare in lacrime una qualsiasi domenica alle cinque di pomeriggio, non esistono;
– la parola ‘pediatra’ richiama per associazione le parole ‘assicurazione sanitaria’;
– o i bambini inglesi non si ammalano, o non li curano. Delle due l’una, perché qua m’hanno sputato tutte sui GP ma nessuna aveva un’alternativa reale da consigliarmi. L’indicazione più precisa che ho ricevuto è stata: ‘una volta ho preso appuntamento in un ospedale che fa anche visite private. Il nome non me lo ricordo, però sta tipo a Chelsea. No, scusa: a Portland. E la dottoressa era francese o italiana.’ Vabbè, grazie.

Insomma, torniamo al GP alle 11.40
In sala d’attesa (vivaddio piena di giochi per bambini) Porpi ha fatto costruzioni di legno e letto un libro al contrario finché non ci ha chiamato il dottor G., indiano.
‘How can I help you?’
Gli volevo dì: dammi il numero di un pediatra, ti preeeego. Invece ho scoperto i piedini della Porpi, e lui l’ha controllata anche sulle mani e in bocca.
Verdetto: pare si sarebbe beccata (ha usato il condizionale pure lui, eh) la famosa malattia esantematica ‘mani, piedi, bocca‘.
Sì, dai, quella che negli anni 80 non esisteva (ve la ricordate? ve la siete mai fatta? io no. ma com’è che ste malattie esantematiche spuntano come funghi?).

Il medico indiano – ecco ora non vi immaginate uno col turbante. era giovane e mezzo figo. (con-turbante?… ahaha no, dopo questa basta. mi ritiro dalle scene.) – ci ha addiruttura stampato una roba da internet per spiegarci cosa fosse sta malattia.
E poi ho double-checkato col mio pediatra di Roma, mica no. Certo che senza vederla… vabbè, FAMO A FIDASSE – come direi al Paese mio.

E quindi niente, prima esperienza dal GP e primo vero contatto con le mamme del parco londinese.
La prossima volta potrò salutarle con un gran sorriso e dire: ‘ti ricordi? sono quella che ti ha detto oh, tua figlia, come sembra in buona salute, ma hai un pediatra? e dove sta? e perché non ti ricordi il nome? ma la febbre le viene? pure la notte e nel weekend? e come fai? ogni tanto, ti siedi al buio e piangi perché il tuo GP fa cagare? e ‘ndo sta sto GP tuo? ma tua figlia, la Tachipirina, lo sa che è?’.
O più semplicemente: ‘ti ricordi? sono io: la tua tranquilla psicopatica di quartiere. mi hanno esportata, è un franchise: ogni parco di mamme che si rispetti deve averne una.’

Pic credit: Pinterest

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