Tutte le cose che vorrei dirti.

Vorrei dirti che nella vita le cose diventano difficili prima di essere facili. E non diventano nemmeno realmente facili: sei […]

Viaggio a Cuba – 3a parte

Cuba Travel ·

Le nostre giornate all’Havana si concludono con un’aperitivo sul Malecòn, prima di una gustosa cena (la migliore, tra quelle provate) in un ristorante sul Miramar.
Lasciamo la città che è mattino presto, salutiamo la stradina vista mare della casa di Maria, e quell’odore di sale ovunque.

Trovare la macchina è stato incredibilmente difficile.

Se mai programmerete un viaggio a Cuba, prenotatela dall’Italia, mi raccomando. Ce ne sono poche, vanno via in fretta e prenotate last minute possono costare di più – o forse siete voi che paghereste qualsiasi cifra per averle.
cuban carNo, non era questa. Era una modesta ma agile Kia Picanto – e prima di storcere il naso ricordatevi che ci ha permesso di sopravvivere ad un impatto con un treno in corsa: sempre sia lodata.
Usciti da La Havana l’impatto con il resto di Cuba è intenso.
Le auto iniziano a diradarsi lasciando spazio a carretti e biciclette. Tantissima anche la gente che si sposta a cavallo (e vederli a bordo autostrada fa abbastanza impressione, anche se certamente non dovete immaginarvi un’infrastruttura moderna).
cuban roadcuba road carI palazzi della capitale lasciano il posto a chilometri di Autopista Nacionàl – l’autostrada – intervallata da minuscoli villaggi che definire, appunto, ‘villaggi’ sembra quasi troppo. Le chiamano Comunidad, spesso hanno nomi di eroi di guerra o martiri della Rivoluzione (Camilo Cienfuefos va fortissimo), e consistono in una quindicina di case una accanto all’altra, piene di gente seduta nei portici, bambini che giocano per strada, cavalli e carretti. Le abitazioni sono cubi di cemento colorato (e, a volte, lamiera) che sembrano appoggiati sulla terra come giocattoli. Dignitose, nella loro semplicità, anche se dichiarano che il livello medio dell’abitante della campagna cubana rasenta la povertà, e non vuoi immaginartele nei giorni di pioggia. Sono molto incoraggiati a coltivare, i cubani, e se la maggior parte dei cartelli per strada sono patriottici richiami al senso rivoluzionario e orgoglioso del popolo, o commemorativi di battaglie e conquiste, alcuni incitano i cubani a sentirsi orgogliosi del lavoro contadino e dare il massimo per il proprio Paese.
Cuba11
E’ un modo talmente diverso di vivere che non riesco a fare paragoni o a giudicare alcunché. Mi sembra solo tutto estremamente ancorato al passato, e poco proiettato verso il futuro.
E’ comunque bello notare anche i lati positivi di questo sistema: secondo la legge cubana ad esempio, anche nel più piccolo villaggio – se in questo abita almeno un bambino – deve esserci una scuola. L’educazione è uno dei pilastri fondamentali di questa società.
Avvicinandoci al parco naturale della Peninsula de Zapata, dove siamo diretti, decidiamo di fermarci a vedere un allevamento di coccodrilli. Siamo a Guamà, pochi km dalle spiagge.
Devo ammettere: visti da vicino fanno una certa impressione.

Si tratta comunque di un’attrazione molto turistica e, dopo un breve giro, risaliamo in auto.
Ho molte foto di coccodrilli ma le trovo noiose, quindi beccatevi questo zampone.
Qualche altra decina di km e arriviamo alla Baia de Cochinos – Baia dei Porci, a circa 180 km dalla capitale, dove ebbe luogo una storica battaglia tra i mercenari invasori e i rivoluzionari cubani.

La zona è splendida, offre degli scorci meravigliosi e le spiagge, seppur rocciose, valgono una visita.
Mi dicono che anche le zone paludose nell’entroterra siano destinazioni perfette per gli appassionati di escursioni, ma noi siamo solo di passaggio e dedichiamo alle spiagge un pomeriggio.
Playa Larga non mi ha convinta, o forse non abbiamo trovato noi il punto giusto perché ci è sembrata completamente occupata da resort cubani (di quelli prevalentemente ‘per cubani’).

Vi segnalo invece la piacevole anche se turistica Punta Perdiz (vedi sopra), con un baretto sulla spiaggia e amache per rilassarsi, e quella che noi abbiamo preferito: Playa Giròn, una delle ‘protagoniste’ del famoso sbarco.
La spiaggia era di sabbia bianca, l’acqua cristallina e oltre a noi abbiamo trovato solo un paio di persone a godersi il mare. Costumi infilati al volo in macchina, noce di cocco, protezione 50+ e tuffo in acqua, è stata la sosta perfetta.

cuba beach

Immancabile, e così pittoresco, un minuscolo chiosco sulla spiaggia che per pochi CUC (ma i prezzi erano stranamente segnalati in dollari…) vendeva acqua di cocco, cappellini, drinks, e noleggiava attrezzatura da snorkeling.
Insomma, se volete mollare tutto e aprire il famoso ‘chiosco di banane’ (o chiringuito) sappiate che Playa Giròn è già occupata.

snorkeling diving cuba

Proseguiamo per la nostra tappa della giornata: Cienfuegos, dove ci fermeremo per una notte.
Abbiamo chiamato la signora della casa particular per confermare la prenotazione ‘no te preocupe, no te preocupe’ quindi non ci preoccupiamo.
Eccoci invece, nel bel salottino della signora, pronti a ricevere la prima sòla cubana: lei non ha posto, ma può sistemarci da una sua amica.
‘Credetemi, ha una casa bella, bellissima, e un piano tutto per voi!’
Accettiamo a malincuore, perché la casa era davvero bella, nel centro di Cienfuegos, tutta azzurra e in pieno stile coloniale, pulita e luminosa.
Aspettiamo la signora che dovrebbe venire a prenderci e accompagnarci a casa sua ed eccotela, arriva con la Batmobile una di quelle sedie a rotelle motorizzata perché ha un problema alle ginocchia che non ho capito. Comunque. Seguendola per le strade di Cienfuegos mentre pista a venti metri all’ora, arriviamo finalmente a casa sua che non è al centro manco per niente.
Ok – ci diciamo – però sarà carina.
La tipa forza il portoncino di una casa scalcagnata, vista strada di scorrimento veloce, e arrancando ci mostra la stanza che dovrebbe ospitarci. Al piano di sopra, separata da una porta di plastica a soffietto.
La stanza ha un odore fortissimo di chiuso e muffa ma no, non è tanto quello a sconvolgerci. E’ l’arredamento: sembra una bancarella del Made in China resa stanza.
Tutto è sintetico, in luccicante acrilico, color rosso acceso, bianco e azzurro. Il dramma è che c’è un pensiero dietro quell’arredamento: i fiori finti sul tavolo – che se li scuoti esce la polvere che c’aveva addosso la mummia Otzie – sono dello stesso colore delle tende, le quali sono messe insieme a chiudere una finestrella, ma appoggiate storte. C’è anche un terrazzino che, dal momento che affaccia sulla suddetta stradona, è interamente coperto da stoffe con raffigurate quelle scene new age da pittore con le bombolette: delfini che saltano in cielo nel tramonto luccicante, alba sull’oceano, orche che alzano luccicanti schizzi d’acqua e altre amenità.
Non è quello, giuro, non è quello, perché il gusto dei cubani è… come definirlo? Discutibile.
Impugnabile in tribunale.
Se a Cuba ci porti Paola Marella, quella si suicida col gas.
Ci proviamo, a dormirci, perché per una notte vabbé, che vuoi che sia. Poi entriamo nelle lenzuola sintetiche e sentiamo che anche quelle hanno un odore di muffa fortissimo. E iniziamo a grattarci.
Richiudiamo le valige e in un attimo siamo al cospetto della signora.
(“Io mi vergogno a dirle che ce ne andiamo.”
“La paghiamo ugualmente se fa storie, ma almeno non dormiamo nella muffa.”
“Ma io ho paura di quella… c’ha uno sguardo!”
“Occhio che t’insegue con la Batmobile.”)
E io, figurandomi di essere inseguita dalla sedia a razzi della signora, ho sceso quelle scale con sacro timore.
Abbiamo cercato un po’ di altre case ma era tardissimo, e siamo finiti in hotel.
Nota – le stelle degli hotel a Cuba si leggono in questo modo:
5 stelle = 3 stelle
4 stelle = 2 stelle e mezzo
sotto le 3 stelle = scappate
Motivo per cui non conviene quasi mai andare in hotel, e prenotando in anticipo si possono trovare case particular bellissime, come quella dove siamo finiti l’ultima notte all’Havana (vi racconterò).
Il giorno dopo visitiamo Cienfuegos, non senza perdere un’ora per fare la fila alla Cadeca per cambiare i soldi.

Cuba Cienfuegos Cuba Cienfuegos

La città è piacevole, l’architettura del centro elegante e ariosa tanto che la definiscono ‘la Parigi di Cuba’. Se devo comunque darvi il mio parere, è una meta tralasciabile soprattutto se avete pochi giorni. Conviene andare diretti a Trinidad, molto più affascinante.
Abbiamo gironzolato, succo di Guayava alla mano, scoprendo le strade centrali (tra tutte, la ‘Cienfuegos Boulevard’) le piazze, il Parque José Marti e spingendoci fino alla zona del lungomare. Lunghissimo, assolato, vale una passeggiata. Termina con una parco dedicato alla Rivoluzione, da cui si ammira la vista dell’intero golfo.

Cuba Cienfuegos Cuba Cienfuegos

Il lungomare conserva anche tra le case coloniali più affascinanti della città, e molte case particular eleganti e curate.
Altre meno… ma più belle da fotografare 🙂

Cuba Cienfuegos

Lasciamo Cienfuegos in tarda mattinata e ci fermiamo per pranzare in una vera ‘trattoria cubana’ scovata per la strada: una casa (abitata, infatti quando ci sono entrata per andare in bagno ho visto la cucina…e il letto!!!) con sei tavoli di legno all’aperto sotto le fronde degli alberi, un menu tipico e limitato ma molto gustoso (maiale o agnello arrosto, riso e fagioli (moros y cristianos), banane fritte, refrescos nacionales (birre e soft drink).
Proseguiamo per l’Autopista, fermandoci a fare qualche foto.

Cuba Cienfuegos Cuba Cienfuegos

La natura intorno è meravigliosa, e io non posso che notare gli enormi uccelli che, continuamente, volano a bordo strada, continuando a scendere bassi, e ancora più bassi.
Solo il giorno dopo scoprirò che si tratta di avvoltoi! Lievemente inquietante…

Finalmente, dopo una cinquantina di km eccoci: Trinidad.
Splendida, colorata, affascinante. Ma ve ne parlerò meglio nel prossimo post… 🙂

A presto, con la quarta parte del racconto del mio viaggio a Cuba.
Puoi leggere anche la PRIMA e la SECONDA.

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