Tutte le cose che vorrei dirti.

Vorrei dirti che nella vita le cose diventano difficili prima di essere facili. E non diventano nemmeno realmente facili: sei […]

Mi piace leggere – part.4

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Quant’è che non scrivo dei libri che sto leggendo? Tanto, e dal momento che avevo questo post in bozze da troppo tempo ho deciso di completarlo e pubblicarlo.
Ecco il mio modesto parere sui libri letti negli ultimi mesi. Se anche voi li avete letti aspetto di sapere la vostra opinione, altrimenti come al solito attendo suggerimenti per le prossime letture!

Trilogia della città di K – A. Kristof
Cosa dire di questo libro? Vorrei poter trovare la prosa adatta per raccontarlo, quella scarna eppure potente della Kristof. Frasi secche e lapidarie, che scolpiscono immagini nella testa e non lasciano scampo al lettore. Ti trascinano lungo la storia – cruda, assurda, violenta eppure di un’umanità straziante – fino ad una conclusione sorprendente (non aggiungo altro). A libri del genere non si è mai pronti, eppure sono i libri che in fondo al cuore attendiamo di leggere.
Siamo in un Paese dell’Est, durante la guerra una madre è costretta ad affidare i suoi due gemelli alla nonna, una ‘strega’ sporca, avida, violenta. I due intelligentissimi bambini decidono di intraprendere un percorso per salvarsi. Dalla nonna, dalla guerra, dal mondo che sta crollando loro intorno.
Ringrazio @calamityjane per il consiglio!

“Arriviamo dalla Grande Città. Abbiamo viaggiato tutta la notte. Nostra Madre ha gli occhi arrossati. Porta una grossa scatola di cartone, e noi due una piccola valigia a testa con i nostri vestiti, più il grosso dizionario di nostro Padre, che ci passiamo quando abbiamo le braccia stanche.”

Le difettose – E. Mazzoni

Questo libro mi è stato inviato parecchi mesi fa, e non avevo ancora trovato il tempo di leggerlo. O forse la voglia. Perché in realtà parla di un problema che mi tocca da molto lontano: quello della sterilità. Ero sospettosa, ci ho girato intorno un po’ e alla fine ho deciso di iniziarlo. E’ una storia che ti sta simpatico da subito, da quelle prime righe in cui riconosci nella protagonista, Carla, una dose dolce e coinvolgente di umanità, difetti, sogni. Questo libro si è rivelato più che un racconto sull’ossessione di diventare madri, ma un romanzo leggero, godibile, pieno di empatia, che apre una finestra sul microcosmo delle aspiranti mamme e sul loro personale calvario alla ricerca dell’imprendibile cicogna. Gli esiti sono i più diversi, così come dimostra la conclusione della storia di Carla.

“Passa un’infermiera arruffata, con due bottoni del camice penzolanti che spinge un carrello carico di flaconi. Si diffonde un tanfo di disinfettante che mi ferisce le narici. Forse ha ragione tua mamma, Emma. I figli andrebbero concepiti nei letti caldi d’amore, tra i sentori dell’orgasmo, lenzuola sfatte e luci soffuse.”

L’acustica perfetta – D.Bignardi

Non avevo mai letto niente della Bignardi, e so anche perché. C’è questo luogo comune sciocco secondo cui, se sai fare bene una cosa (nel suo caso, presentare e intervistare – che sono già due a pensarci) difficilmente ne sai fare bene un’altra. Inoltre nutro sentimenti ambivalenti nei confronti della Bignardi, ed essere un personaggio pubblico condiziona la lettura di un tuo libro, eccome. Mettiamoci anche il fatto che oggi almeno un libro lo scrive chiunque (pure io… ehehe) ed ecco perché partivo scettica, e mi sono fortunatamente ricreduta. La Bignardi scrive molto bene, e apprezzo molto la costruzione dei due personaggi: Arno e Sara. Mi ha colpito la sua naturalezza nel narrare la storia dal punto di vista maschile, credo si riesca a farlo solo mettendo da parte l’egocentrismo dello scrittore, e Daria ha quasi raggiunto lo scopo. Inutile dire che la vera protagonista è la ‘fuggitiva’e misteriosa Sara. Su Twitter le ho chiesto quanto di lei ha messo in questo personaggio. Mi ha risposto ‘somiglia un po’ alla me più giovane’.
E’ una lettura coinvolgente, a tratti toccante, che consiglio a chi ama i romanzi introspettivi e le storie d’amore realistiche e senza fronzoli. Mi è piaciuto questo viaggio al maschile nell’amarezza e la rabbia che si provano quando si realizza che l’amore deve convivere con l’accettazione delle parti oscure dell’altro, quelle dove non arriveremo mai. E che vanno amate comunque, ovunque portino.

“In questi mesi mi sono reso conto di non averla mai ascoltata né osservata bene, proprio come diceva lei. Quasi quasi, l’ascolto e la vedo meglio ora che non c’è.”

Bloom – K. Hampton
Non smetterò mai di dire quanto è meravigliosa questa donna, quanta ispirazione regala con il suo blog, che ha preso ‘il volo’ dopo la nascita della sua bambina Nella, venuta al mondo con la Sindrome di Down (l’ho intervistata per Vanity Fair alcuni mesi fa). Un evento del tutto inaspettato e sconvolgente si è tramutato per Kelle nell’occasione per cambiare la sua prospettiva sulla vita, apprezzarne ogni singola bellezza, prendere in mano il destino e gestire nel migliore dei modi la consapevolezza che siamo noi gli artefici della nostra felicità, a prescindere da cosa si presenta sulla nostra strada. Il libro ripercorre la non facile infanzia e adolescenza di Kelle, fino ad arrivare ai giorni nostri e agli insegnamenti che la piccola Nella le ha permesso di apprendere, anche grazie al supporto di una rete di amici e parenti formidabile e al suo incredibile talento per la felicità. Il libro è in inglese e ad oggi non è stato ancora tradotto in italiano, se riuscite a leggere in lingua straniera ve lo consiglio caldamente. E’ inoltre illustrato dalle bellissime foto dell’autrice.
Colgo l’occasione per farvi scoprire l’iniziativa Dammi più voce di Coordown Onlus. 50 ragazzi con la sindrome di down hanno chiesto a 50 personaggi famosi un video per sollevare l’attenzione sull’integrazione di chi è affetto da questa sindrome. Andate a scoprire chi ha risposto…

“Love me. Love me. I’m not what you expected but oh, please, love me.”

L’ultima riga delle favole – M. Gramellini

Con questo libro ho avuto un problema. Nel senso: mi piace come scrive Gramellini, ma a questo punto forse solo sui giornali. Il libro ha venduto tantissimo quindi sembrava promettente, invece mi ha deluso moltissimo. Era in coda alla mia wishlist letteraria, ma visto che mi è stato regalato per Natale ho colto l’occasione di leggerlo portandono con me durante un viaggio. Bene: che fatica, arrivare alla fine. L’avrei lasciato dopo le prime trenta pagine, se non fosse stato l’unico che avevo con me. L’ho trovato inutile, poco significativo, ambizioso senza raggiungere l’obiettivo, una brutta copia dei libri di Coelho e simili. Vorrebbe, ma (almeno con me) non ha potuto. E’ un percorso nelle ‘Terme dell’Anima’ dove il protagonista arriva in un momento particolarmente critico della sua vita e dove torna ad amare in modo nuovo e pulito. Il problema? Il percorso del protagonista è confuso, niente è realmente conseguente al capitolo precedente, la storia è un susseguirsi di frasi fatte e luoghi comuni che qualcuno ha già scritto prima (e meglio). Le descrizioni di questo meta-mondo sospeso a metà tra magia e coscienza del protagonista sembrano avere uno scopo meramente didascalico, non arrivando a toccare alcuna corda. Dovrebbe contenere un’insegnamento, ma vi assicuro che mi ha insegnato più una frase di Bloom che non l’intero libro di Gramellini. Menzione speciale per gli orridi nomi dei protagonisti, che sembrano usciti da una telenovela argentina del palinsesto mattutino di Rete4: Tomàs e Morena.
Mi hanno detto che il libro successivo, Fai bei sogni, è più bello, ma al momento non provo alcun impulso di leggerlo.

“Se desideri una cosa e pensi veramente di meritartela, smetti di chiederti perché gli altri non te la danno. Alzati e vai a prenderla.”

Il seggio vacante – J.K.Rowling

E’ inutile dire che avevo aspettative altissime per il primo libro ‘adults only’ di quella che è una delle scrittrici preferite, nonché musa ispiratrice per tenacia, creatività, talento (ricordo che quando ha scritto Harry Potter attraversava una forte depressione e viveva del sussidio statale. Nonostante questo ha inseguito il suo sogno, e credo non abbia mai pensato che quello che stesse scrivendo fosse inutile, spazzatura, o una favola per ragazzini. Chapeau. Il mondo le ha dato ragione, e io non sono mai stata rapita e ‘trasportata altrove’ da un libro come è successo per la saga di HP. Mi piacerebbe moltissimo incontrarla, un giorno.).
Il Seggio Vacante non mi ha delusa, ma è certamente diverso dall’immagine della Rowling che abbiamo avuto fin ora. Niente magia e incantesimi, piuttosto un’aderenza dolorosa e ruvida alla realtà e un ritratto realistico e impietoso della classe media inglese contemporanea. Un libro scritto con maestria, scevro di qualsiasi tipo di giudizio morale verso i protagonisti. Nel suo raccontare i difetti umani con disarmante semplicità, la Rowling non invita né a fare il tifo per uno dei personaggi né ad identificarsi in loro – anche se quest’ultima cosa è, per certi versi, inevitabile. Chiunque, anche senza portarli agli estremi raccontati, ha provato i sentimenti meschini nei quali macerano i personaggi. Chiunque può riconoscere la mediocrità, le invidie e le bugie che si nascondono – ahimé – dietro qualsiasi contesto sociale.
Il libro racconta le vicende che si scatenano alla morte di Barry, uno dei membri del consiglio comunale, che lascia appunto un seggio vacante (The Casual Vacancy in inglese, ovvero una vacanza imprevista, accidentale). Seguiamo le lotte di potere, i sotterfugi, le meschinità e i livori che si nascondono in quello che all’apparenza è un tranquillo villaggio di campagna inglese.

“Entrambi, guardando la consigliera Jawanda scomparire dietro un angolo, contemplavano la vacanza imprevista: e vi videro non un vuoto bensì la tasca di un prestigiatore, piena di possibilità.”

Poi, durante il soggiorno forzato da mia madre causa postumi dell’incidente ho avuto modo di accedere alla favolosa collezione dei Classici di Repubblica (o del Messaggero, vatti a ricordare) alla quale ho attinto per resistere al riposo coatto.
Ho letto, e mi dispiace di non avere immagini né di poter citare il testo:

Furore – J.Steinbeck
Bellissimo, potente ed evocativo, un libro che fotografa in modo netto e lucido la disperazione della provincia americana negli anni trenta seguendo la storia di una famiglia costretta a lasciare tutto per cercare un futuro migliore negli stati dell’Ovest. Non c’è traccia di autocommiserazione o arrendevolezza nei protagonisti del libro, solo un pragmatismo urgente e concitato per sopravvivere giorno dopo giorno proteggendosi a vicenda, sorreggendosi a vicenda, nella speranza che ogni alba possa portare qualcosa di migliore e che ogni atto di generosità verso il prossimo possa essere restituito. Splendida la figura della madre.

L’amante di Lady Chatterley – D.H. Lawrence
Dopo aver letto l’orrido e involontariamente comico ’50 sfumature di grigio’, avevo bisogno di recuperare qualcosa che mi ricordasse come fosse l’erotico scritto bene, quindi ho recuperato questo libretto che mitiga la quasi assenza di trama con scene ad alto tasso ormonale. Il bello è che non sono assolutamente ripiene di particolari come il libro della James, ma usano solo e soltanto il numero di parole esatte per farti desiderare di essere in quella capanna nel bosco con il guardiacaccia. Possibilmente mentre fuori piove. Magari senza niente addosso.

Passiamo adesso a libri di genere diverso:

Tired of London, Tired of Life – T. Jones

Questo libro nasce dall’omonimo blog, e lo raccomando a tutti quelli che vivono a Londra o che, semplicemente, la visitano spesso.
Diviso per mese e per giorno, tantissime idee per avere il massimo da questa città scoprendo eventi poco conosciuti, angoli nascosti, piccoli tesori, consigli per giornate all’aperto o weekend di pioggia. Davvero interessante e ricco di spunti.

 

 

 

L’Incantevole Creamy – F.Cassella

Sapete quanto ami i cartoni ‘vintage’, ovvero quelli della mia infanzia. Un posto speciale nel mio cuore lo meritano le cosiddette maghette, majokko (termine giapponese), Creamy in primis. Ricordo ancora la meraviglia con la quale accolsi questa novità venuta dall’Oriente: i cartoni di magia. Le ore spese a fare bacchette di cartone, quella della piccola Yu la potrei fare ancora ad occhi chiusi. Ricordate, ho anche le action figures in biblioteca 🙂
Mi ricordano un periodo bello, fatto di immaginazione, magia, e la speranza che tutto fosse possibile (e che PinoPino sarebbe prima o poi passato anche dalle mie parti).
Iacobelli ora LO SA ehehe, e quando mi è arrivato a casa questo libricino ho fatto i salti di gioia. E’ un vero must per tutti gli appassionati di animazione giapponese e di maghette, dentro si trovano mille e una curiosità sulla nascita, la storia e lo sviluppo del cartone, più numerose interviste ed immagini. Nella stessa collana (I love Anime) trovate anche titoli dedicati a Lady Oscar, Cavalieri dello Zodiaco, Candy, Mazinga, Jeeg Robot, Sailor Moon e molti altri.

 

Il gioco della pizza – G. Bonci

Siete mai stati da Pizzarium, la pizzeria di Bonci a Roma?  E’ una specie di tempio per tutti i cultori della pizza salutare, lievitata naturalmente ma anche gourmet, perché i mix di ingredienti freschissimi che Bonci abbina alla sua pizza sono creativi e sorprendenti.
Ora che sono a Londra è difficile trovare una pizza come si deve, quindi ho deciso di farla in casa. Questo libro, pieno di ricette sia per la pasta della pizza che per le varie farciture, è destinato a diventare un cult per tutti gli appassionati 🙂

Spero di avervi incuriosito riguardo a qualcuno dei titoli. Aspetto i vostri commenti!

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