Io sono resistente. Cronaca di un volo.

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E così mi sono ritrovata a mille e seicento metri di altezza. Sotto di me, il vuoto. Le mie gambe e braccia a fendere l’aria, il corpo appeso ad una vela. Scendere dolcemente sostenuti dal vento, vedere i riflessi del lago trasformarsi in scintille. Le case come puntini, poi le persone come formiche e gli uccelli come compagni di volo. paragl6 Questo è il volo di una persona che ‘non l’avrebbe mai fatto’.

Partiamo dall’inizio: lo scorso weekend sono stata invitata dalle Dolomiti Paganella a scoprire il loro splendido territorio, di cui vi parlerò prossimamente e ho tonnellate di foto da condividere con voi :)Tra le attività proposte c’era anche questa: il parapendìo.

Ora. Avete presente quel tipo di ragazza un po’ delicata e del tutto inadatta agli sport estremi? Ecco, sono io. O meglio, questo è come mi hanno sempre descritta fin da piccola. Io ero quella che si sbucciava le ginocchia. Che ‘scendi che è troppo alto per te’. Che ‘il motorino non lo sapresti mai guidare, è inutile anche solo chiederlo’. Che non correva rischi, perché non le era permesso. Che non ha mai scoperto i suoi limiti, perché non li ha mai minimamente avvicinati e quindi è cresciuta con questa idea ambivalente di sé: incapace e onnipotente. In balìa degli estremi, tutti sperimentati solamente nella propria testa.

Sono una maestra nel tirarmi indietro. Nell’appigliarmi al ‘non ho voglia’ per evitare di mettermi alla prova. Sono una fifona, ho paura di tutto.

E cosa ci facevo allora lassù? Quand’è che la decisione di rompere la barriera ha preso il sopravvento?

In che momento le voci che gridavano ‘ti farai male, corri un rischio inutile, è solo un capriccio, non sei adatta a queste cose, te ne pentirai’ hanno fatto il silenzio necessario?

Il gruppo ha fatto tanto, devo ammetterlo. Tra di noi, qualcuno aveva già entusiasticamente provato il parapendìo e ne parlava entusiasta ma altri, come me, erano ugualmente terrorizzati e affascinati da quel volo libero su, in alto nel cielo, scendendo appesi a un ‘fazzoletto’ come nei cartoni animati, come in un sogno.

Seduti sulla collina, a 1600 metri sopra il lago di Molveno, Dolomiti dietro di noi e boschi tutto intorno, aspettavamo il nostro turno.

instapics

Seguivamo con lo sguardo chi era partito prima di noi, indicavamo voli stabili ed evoluzioni, gridavamo per incoraggiare le nuove partenze. Ci incitavamo a vicenda, con Paola, Lali. E io ero lì, ancora indecisa sul da farsi, ‘a meditare come un monaco Buddista’ mi diceva Chris. La mia compagna di avventure Marta si stava già preparando mentre io, con la felpa rossa fin sulla testa, avevo un unico pensiero in testa: ‘vorrei essere il tipo di persona che fa questa cosa, e non so se posso esserlo’.

Ora non pensate al parapendìo in sé, perché è un esempio. Applicate questo ragionamento ad altre cose, a ciò che vorreste fare e vi spaventa. C’è sempre un ideale di noi stessi, che coviamo, nutriamo e coltiviamo. Ma spesso non riusciamo a restargli fedeli. Gli giuriamo amore, ma lo tradiamo continuamente.

E’ arrivato il momento di decidere: ‘scendi giù con noi o resti e voli?’ mi hanno chiesto.

Certe decisioni vengono dalle viscere. E io ho scelto.

Lo faccio.

Io volo.

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Cazzo ma che faiiii, se cadi muori!

Io volo.

Ma sei scema, hai una figlia, non puoi fare queste cose!

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Io volo.

Sei una cretina, te le vai a cercare, poi non dire che non ti avevo avvertito.

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Io volo.

E mi cago sotto.

Allora è successo questo: sono risaliti gli istruttori (tra cui un campione del mondo, mica cavoli) e già a contarli e vedere che c’erano tutti mi sono tranquillizzata. Un’altra cosa che mi ha tranquillizzata è vedere quattro o cinque ‘parapendiisti della domenica’ che con grande nonchalance tac: arrivavano con lo zaino, stendevano la vela, si imbracavano e via! In cinque minuti erano per aria.

Senza drammi.

Insomma conto gli istruttori, mi metto davanti e gli faccio:

“Bene, io voglio uno che mi fa fare un volo tranquillo e sicuro e che se non mi sento a mio agio mi porta subito giù.”

Mi hanno indicato un ragazzino.

“Questooo? Questo no, c’ha dodici anni. Un’altro.”

(Ho scoperto dopo che era il figlio del campione del mondo. No, BELLA FIGURA Chiara, brava eh.)

Poi ne ho visto uno che a prima occhiata sembrava veramente tranquillo ed esperto, e l’occhio non mi ha ingannata. Manuel mi ha fatto fare un’esperienza di volo incredibile: serena, tranquilla, lenta e godibilissima, tanto che mi sono messa addirittura a fare foto e video con l’iPhone in aggiunta alla GoPro, di cui vedete le immagini.

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Insomma.

Io volavo.

Io volavo perché conosco i miei limiti, e so che sono solo righe tracciate nella sabbia. Posso spostarle.

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Io volavo perché la comfort zone è bella, ma è ciò che esiste là fuori a rendere la vita degna di essere vissuta.

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Io volavo perché sono la bambina fragile e inadatta agli sport estremi sono resistente.

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Io sono resistente.

Dovevo andare nel cielo per scoprirlo, ma l’ho scoperto.

INFO UTILI

In questo post: Molveno, sulle Dolomiti Paganella.

Parapendio sulle Dolomiti Paganella, qui delle info generali mentre la compagnia che ha gestito il nostro volo in tandem è iFly Tandem.

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