Ti conoscono troppo bene

Life · · 93 commenti


A fine post capirete il senso di questa citazione, da ‘Arsenico e vecchi merletti’ (adorabile).

L’altro giorno la migliore amichetta di mia figlia ha compiuto 5 anni e lei che ne ha ancora quattro e mezzo non se n’è fatta una ragione.

Mia sorella è venuta a trovarmi e ha scoperto che due giorni prima del suo arrivo c’era stato un concerto gratuito dei Muse, e non se n’è fatta una ragione.Io ho assistito al massacro dell’ultimo episodio di Game of Thrones, non mi sentivo così da quando ci ha lasciati il beneamato Ned Stark, e non me ne sono fatta una ragione.

La città prometteva una settimana con sole e venti gradi invece dopo due giornate assolate ne sono seguite tre grigette, freddine e ventose. Continuiamo a vedere ‘ste inglesi che girano con quindici gradi, i sandali e le maniche corte e no, non ci facciamo una ragione manco di quello.

Ok, la smetto.

Sono invece molto contenta quando mi vengono a trovare i parenti*. Le prime 36 ore.

Commenti

  • Io scappai di casa a 18 anni per l’universita’, lontano anche se in Italia, se no avrei fatto un delitto familiare. Ora abito da tre anni in Francia, torno raramente e mai piu’ di una settimana. E le cose sono migliorate parecchio, anche se certe litigate per telefono persistono. Ma non penso di tornare per nostalgia. Ed e’ vero, dopo 36 ore di ritrovata vicinanza si instaurano meccanismi a feedback dell’era dei quindici anni e capisci perche’ sei fuggito 😀

  • Io vivo fuori solo da tre anni e mezzo ma per me la distanza ha migliorato alcuni rapporti, soprattutto quelli con i familiari. Coi genitori per esempio, quando non c’è la quotidianità, le piccole stupidaggini che ti fanno litigare, allora il rapporto va più in profondità, si guarda solo alle cose che contano e va bene così. Poi infatti quando vengono a trovarmi ,o scendo io, più di una settimana è insostenibile ma sia per me che per loro, è una cosa reciproca. La nostalgia invece mai, io non ne ho, tra whatsapp, skype, fb etc è difficile sentire la mancanza.

  • Eleonora

    Io vorrei espatriare, ma non ho mai potuto per i motivi di salute dei miei genitori ed essendo figlia unica tutte le responsabilità ricadono su di me..è una scusa? Non lo so, so solo che se potessi un po’ di distanza tra me e loro la metterei ogni tanto, anche solo per farli “abituare”!!

  • lucia

    uh mamma mia Chiara che libro che hai aperto…Io come tante credo di aver iniziato a vivere una vita veramente mia solo quando ho messo una certa distanza da un po’ di radici. Tu hai scritto tutto e il contrario di tutto quello che accade – io credo – in tutte le famiglie; o meglio nelle famiglie delle nostre generazioni. Ci allontaniamo per seguire la nostra vita ma un pezzo rimane là, ne senti la nostalgia, ti manca e quando arriva o ritorni lo benedici per non più di 36 ore e poi ti ricordi immancabilmente perché stavi tanto bene lontano… In conclusione: la lontananza ti fa apprezzare di più sia le persone che i luoghi ma occorre sempre ricordarsi che la cartolina che ci resta nel cuore non è tutta la realtà, è solo il pezzo più bello! Così non ti stai a struggere di nostalgia e apprezzi solo il lato migliore!

  • Sono stata fuori casa per quasi un anno, all’estero. Fuggita letteralmente dopo dei terremoti in cui sono finita sommersa da debiti e casini, provocati da scelte sbagliate che non potevano non essere fatte.
    Quando sono stata via, solo perché volevo disintossicarmi e odiarli un po’, non sono stata bene. Fuggire solo perché non si ha una buona situazione non era stata la scelta giusta, per me.
    Pur non avendo un buon background, non potevo aspettarmi che l’alternativa improvvisa mi soddisfacesse a pieno.
    In tutto questo, volere di nuovo ciò che avevo abbandonato è stato molto ovvio.
    Ma, entrando nel particolare dei rapporti, ho sicuramente mostrato una vicinanza fortissima in quel periodo, verso tutta la mia famiglia.
    Sono rientrata, perché l’avventura all’estero non è andata bene.
    E non ho visto meglio il tutto, i problemi non si sono cancellati così, all’improvviso e semplicemente ‘a tarallucci e vino’.
    E’ successo che ho capito che i difetti ce li abbiamo tutti e che ‘succede anche nelle migliori famiglie’. Succede proprio di tutto e, a parte i casini, ci amiamo sopra ogni cosa.
    Ho capito che non tutto va come si vorrebbe e che gli imprevisti dannosi accadono senza volerli.
    Li ho perdonati col tempo, anche se non andiamo d’accordo per tantissimi motivi che non cambieranno mai, ci ho messo una pietra sopra e ancora ci vivo insieme, ma senza andare a toccare certi punti.
    Bisogna sapere che alcune cose saranno sempre lì.

    • valentina

      eh no dai non puoi fare spoiler così di game of thrones!! almeno dillo prima!

  • Caterina

    Io vivo ormai da 3 anni e mezzo in Spagna…diciamo che la mia è stata una scelta un po’ obbligata volendo fare un dottorato di ricerca in biologia e sappiamo tutti come funziona in Italia. La mia nostalgia diciamo che va e viene, ci sono momenti in cui mi piacerebbe tanto tornare a Roma, le passeggiate per il centro, le persone di una vita che vivono in centro e che incontri solo perchè vai a comprare il latte e ti ci fermi a parlare, perchè il centro di Roma è un po’ come un piccolo paese…ma poi mi domando anche ma cosa torno a fare?…La famiglia si che mi manca, i miei nipoti moltissimo e ogni giorno mi perdo un qualcosa di loro, ma per fortuna c’è skype…e poi una cosa che ormai ho capito che le mie vere e profonde amicizie sono a Roma ed è molto difficile poter iniziare un percorso di amicizia vero e profondo…le persone che incontro le vedo più come gente di passaggio e poche posso pensare che magari un giorno che cambierò città ancora si interesseranno davvero a me come persona…io non dico per fortuna sono scappata…al limite posso dire per fortuna sono scappata dal sistema italiano, ma spero un giorno di poter tornare nella mia Romanetta tanto bella!!!

    • Chiara

      Davvero? Io pensa, invece ho amici a Roma ma molti dopo la mia partenza sono scomparsi, invece ho trovato buoni amici qui. Sarà che essere expat unisce sempre un po’.

      • Caterina

        Sicuramente Londra è anche differente come città rispetto a dove vivo io a San Sebastian che è piccola e alle persone piace molto stare tra di loro…e non c’è così tanto scambio di gente come in una Londra…infatti la mia prox città sarà di nuovo grande…non c’è niente da fare se all’inizio pensavo che bello vado in una città piccola e non caotica come Roma…ora non ce la faccio più…necessito una città più grande che mi possa offrire più cose e scoprire camminando sempre cose nuove!

      • Io sono emigrata un anno fà, prima a Roma e ora a Parigi.
        Sarà l’età, la lingua, insomma quello che vuoi ma trovo veramente difficile socializzare anche io…i romani poi parli la stessa lingua ma confidenza ne danno davvero poca 🙂
        A me mancano le persone care, e nonostante skype, fb e tutti i mille mila mezzi di comunicazione mi manca casa, le passeggiate con la mia migliore amica, il caffè la sera con mio padre, terribilmente. Oggettivamente non ho scelta, per il mio ramo in italia non c’è lavoro, a maggior ragione se sei una donna e hai 30 anni, però onestamente dopo aver vissuto fuori non potrei di sicuro tornare a casa, finiremmo con lo scannarci. Lo spazio di decompressione serve anche quando abiti nella stessa città!!

  • Sara

    Sono via di casa da quando avevo 19 anni. Vivo a centinaia di km di distanza e certamente mi mancano i miei affetti. La mamma, il papà e le mie due sorelle . Mi mancano molto le risate in famiglia e quell’umorismo che ci caratterizza. Siamo molto diversi tra di noi ma stiamo imparando, piano piano, a rispettarci e a comprenderci. Da piccole ci tiravamo dietro le spazzole ma ora (sarà l’età che avanza) siamo più complici e meno aggressive. 🙂

  • Bo, Chiara, che domande difficili 🙂 io non sono solo andata dietro al lavoro dei miei sogni, ma sono scappata anche dai parenti, che amo tanto, ma che avevano questa visione datata di me (questa frase me la segno!) che io avevo tanto bisogno di rimodernare. Io li sento poco, qui non vengono mai (a parte due casi rarissimi) per un milione di motivi, e quando vado a casa mi godo il meglio di loro e del tempo che possiamo passare insieme, il che dona quell’alone di bellezza e poesia anche alla più litigiosa delle famiglie 🙂 Mi sta bene così, ma vorrei da matti che tornare a casa fosse più facile ed economico, perché se una visione datata delle persone della nostra famiglia ce la possiamo avere anche vivendoci vicino, quando inizi a perdere le puntate del vissuto quotidiano degli altri, stai certo che ben presto te li eredi per strada…

    • Chiara

      Non so, non ne sono sicura. Penso che l’importante sia non perdersi le cose importanti, non tanto il quotidiano. E sentirsi spesso. E parlarsi, che forse riesce meglio a distanza che dal vivo.

      • Gloria

        Appunto è non sentendo si spesso che ti perdi il quotidiano e poi lentamente la gente ti scivola via dalle mani… Uso il tu, ma parlo di me, perché forse – anche se mi sorprenderei – per altri le cose non vanno così. Vivendo vite molto diverse, le cose da condividere sono sempre meno, la voglia di chiacchierare di cose che non capisci più piano piano scema e dopo un po’ eccoti là… sola di qua e sola di là (che quadro tetro che ho dipinto, oh!)

      • Matilde

        Davvero parlarsi riesce meglio a distanza? E tutto quello che non si dice con le parole, ma con i silenzi, le mani, i gesti, i piccoli pensieri? Io vivo lontano da casa da anni, in ogni posto in cui ho vissuto ho lasciato un pezzetto di cuore e ogni volta che torno è il profumo la prima cosa che trovo. Matilde

  • Leonie

    Cavolo l’ultimo episodio di Games of Trones!Sono rimasta sotto shock per un paio d’ore almeno.:D
    Io negli anni passati ho fatto vari passi di distanza dalla mia famiglia che ho sempre percepito come disgregata e piena di conflitti,non ha mai tirato una bell’aria insomma. Morale:vivo in un’altra nazione con la mia piccola e il mio compagno..sarà puro caso?I rapporti con le mie radici sono migliorati molto,ma sono cambiata anch’io..non mi identifico più con certe dinamiche e la distanza aiuta

  • Io scappo tra due mesi e mezzo, vedremo come evolve la cosa O_O

    • Stefania

      Anch io..a Settembre precisamente..sicuramente sentirò la mancanza dei miei genitori, mia sorella e il mio splendido nipotino..ma prima o poi si deve staccare questo cordone ombelicale..per avere i propri spazi e vivere un’ esperienza senza interferenze.
      Ormai se vuoi vivere una vita decente e soddisfacente devi espatriare..io ho scelto Londra..non è lontana (2 ore di volo) così da poter tornare ogni qual volta voglia per riabbracciare la mia famiglia.

  • Io vivo da 11 anni lontano da casa e se durante l’università mi è sembrato fantastico perche finalmente avevo la tanta agognata libertà, adesso che ho una bimba per me è vitale.
    Molti direbbero che con un figlio avere i nonni sul posto è una comodità, e da un lato è vero perchè potrei evitare di svegliarmi ogni giorno alle 6.30 e fare i salti mortali tra treno metro lavoro e nido, ma il prezzo secondo me è troppo alto. Adoro i miei parenti e quelli di mio marito, ma non sopporterei di averli intorno ogni giorno.
    Sembra quasi che quando vivi lontano dai parenti cambi modo di vedere le cose e quando se ne parla è una discussione continua.
    Il culmine poi si ragigunge quando sono loro a venirci a trovare! Perchè fin quando torniamo a “casa” per le vacanze è un conto, ma quando poi sono loro a venire nel tuo habitat percepisci la tensione dell’ospite!

  • a 20 anni sono andata a studiare in città, ma ad 1 ora di auto dai miei, e il weekend tornavo a casa. A 23 il grande salto, a 1200 km di distanza. All’inizio i sensi di colpa mi hanno annientata… e poi fa sempre male vedere che ti stai perdendo l’evoluzione dei tuoi cari, perchè ad evolverci non siamo solo noi stessi e spesso ce lo dimentichiamo.
    Torno in famiglia circa 2 volte l’anno e non riesco a stare li per più di 1 settimana, giusto il tempo di scrollarti di dosso lo stress, provare la sensazione del salto indietro nel tempo e goderti la famiglia ma poi il presente ritorna più forte di ogni senso di colpa, di ogni doloroso distacco e ti fa sentire straniera a casa tua e allora DEVI ripartire.
    E si, la lontananza nel mio caso ha migliorato ogni tipo di rapporto coi miei e con i fratelli: l’assenza porta via la routine e mostra la vera essenza di chi è andato e anche di chi è rimasto e si creano nuovi modi di amare le persone care.

  • Francesca

    D’accordissimo sul fatto che la distanza ti fa vedere la big picture e attenua i difetti per cui (parlo per me) si è deciso di andare altrove.
    è anche vero che certe persone, soprattutto la famiglia se non condivide, non ti daranno mai la soddisfazione di apprezzarti per quella che sei diventata, nonostante tutto e tutti. E spesso, soprattutto se non ti sei fatta una vita standard (marito figli casetta del mulino bianco), allora si che sono lì a rimarcarti che le scelte che hai fatto non sono state giuste, come se il finale fosse uguale per tutti!
    Questo post si ricollega benissimo a quello di qualche settimana fa “Non c’è bisogno di crescere”…sarà la cultura italiana, sarà che la rivoluzione della donna-non-solo-madre è in atto e ancora non viene accettata…saranno tante cose, ma fa tanta amarezza. Anche perchè si fa fatica a scrollarsela di dosso quando le persone a noi più vicine non ci danno le conferme che vediamo nella nostra realtà di tutti i giorni… io quando torno a casa (spesso perchè si tratta di 200 km) cerco comunque l’approvazione e mi sento come quando a 8 anni la maestra chiedeva se qualcuno sapeva la risposta e se anche mi sbracciavo non faceva mai rispondere me. Tu sai di sapere la risposta, ma cavoli sembra che agli altri non interessi!
    Ma teniamo duro!!!
    Grazie per queste riflessioni!

  • A distanza, impari molte cose nuove. Non tutte necessariamente piacevoli.

    Come ad esempio che da lontano certi rapporti non è affatto semplice preservarli e che, a volte, li perdi. Che se hai bisogno di qualcuno, per mail e telefono non è proprio la stessa cosa. Ti stupisci del fatto che possono mancarti moltissimo certe persone da cui invece volevi allontanarti e che, come hai accennato giustamente tu, certe dosi concentrate di famiglia (necessarie per un espatriato) a volte ci mettono tutti duramente alla prova.

    Impari che, una cosa apparentemente semplice come l’amore, è molto faticosa: come se i km di distanza che ti separano dagli altri dovessi farli ogni volta a piedi per raggiungere chi ami.

    Comprendi che le cose che credevi di sapere di te e degli altri vengono messe in discussione e che altre invece, non cambiano proprio mai. 😉

  • Cristina

    concordo molto con il commento di Lucia…credo che sia un capitolo veramente ampio che ognuno vive a modo suo e che dipende molto,credo, anche dagli stati d’animo..io vivo in francia da un po di anni e in questi anni son cambiate mille cose nella mia vita, son diventata veramente indipendente, ho iniziato una convivenza e son diventata mamma. Adoro la mia famiglia e dico sempre che son felice quando arrivano ma ancor di più son più felice quando poi se ne vanno!! Son convinta anche che sia più “semplice” (anche se non sempre!) tornare e non averli in casa! Da expat ci creiamo un nuovo equilibrio in cui la famiglia per via della distanza non é “inclusa” per cui nel momento in cui vengono a trovarci (spt per più di 36 h)questo equilibrio un pò si rompe. Tornare invece significa un pò rimmergersi nel proprio passato e in quelle certezze che avevamo e nelle cose che ritroviamo sempre uguali a come le abbiamo lasciate.. Io nella mia esperienza son cambiata molto e quando torno mi sembra che nulla e nessuno sia cambiato e questo un po’ mi da sicurezza. Inconsciamente rafforzo la mia scelta anche se in momenti più bui ne ho nostalgia .. credo che faccia parte del gioco!

  • Io sono espatriata da meno tempo di te e quindi per ora non la gestisco proprio, lascio che le cose vadano seguendo il loro corso.
    Ma io sono sempre stata abbastanza indipendente dalla famiglia. Dopo la laurea mi sono trasferita a Roma per 3 anni e poi ho pensato di tornare a Napoli per stare più vicino alla famiglia ma è stato un errore e, dopo altri tre anni, eccomi In Inghilterra! Però sono d’accordo che la distanza rende i rapporti migliori, ci si ricorda solo il bello e si dimenticano quelle differenze che ci hanno portato lontani.
    P.S. Qui a Bath la settimana di sole c’è stata tutta, noi siamo andati anche al mare. Strano che quei 200 km facciano una tale differenza 🙂

  • Sono lontana da Roma, quel tanto che serve ^^, ho notato che i primi anni i rapporti con la mia famiglia sono rimasti uguali, stessi schemi, stesse frustrazioni, incomprensioni, solo ora dopo quasi 10 anni, solo chi ne aveva veramente voglia, ha cambiato il modo di vedermi… io avevo perso ogni speranza!

  • Io, nonostante non avessi grandi drammi o problemi familiari da cui scappare, ho scelto una università in un’altra città per potermi allontanare.Poi Erasmus, Leonardo ed altre esperienze all’estero.
    Alla fine, mi sono stabilita a 100 km dai miei.
    In questo periodo ogni tanto mi balena l’idea di tornare: là avrei alcune facilitazioni lavorative, ma soprattutto familiari: poter uscire a cena in santa pace o poter lavorare fino a tardi lasciando le belve ai nonni…a volte sembra un sogno! Poi però basta che venga mia mamma 3 giorni da me per farmi passare la voglia, e farmi ricordare perchè me ne sono andata.
    Ok, 100 km non sono molti, nemmeno arrivo a sentire la nostalgia perché ogni 15 giorni vedo tutti.. diciamo che è la distanza perfetta. Non ricordo dove (magari qui, ma ora mi sfugge), avevo letto le varie divertenti definizioni per dire quanto è la distanza minima cui tenersi dalla famiglia di origine. Chi dice “ad un tiro di ciabatta” chi “se ci arrivi in bici è troppo vicino”. Io direi “se ci mettono meno di un’ora ad arrivare è troppo vicino!
    La distanza aiuta i rapporti, senz’altro si fanno più distesi e rilassati. Peccato che in caso di convivenza forzata, per visite o altro, riemergono prepotenti i problemi di sempre. Ma non credo sia cosa da “expat” o tipica della lontananza. Credo che anche abitando nello stesso pianerottolo dei genitori il fenomeno “sei sempre la solita” (sì, ma ti riferisci a 20 anni fa!) sia sempre in agguato. Solo che loro se lo cuccano tutti i santi giorni! No no, meglio starsene in pace nella propria isola.

  • pavlò

    sono uscita di casa a 24 anni e ho la fortuna di avere genitori che hanno vissuto in più città e quindi vivono molto naturalmente la mia, seppur breve distanza milano bologna, apprezzando i miei piccoli grandi successi senza essere mai invadenti…ma sarebbe così anche abitassi nello stesso palazzo. detto questo, ammetto che la lontananza ti fa vivere al meglio ogni incontro con babbo mamma e sorellame e ti regala quella sana nostalgia, consapevole che non torneresti mai indietro!

  • Emanuela

    Come ti capisco, sì ho provato le stesse sensazioni anche io quando ero expat e tornata a Roma sì sono diversa, si cambia è vero, ci si evolve e poi si fa pace anche con certi aspetti del carattere dei nostri parenti (e del nostro carattere) che cmq fanno parte di quel rapporto d’amore e di affetto che ci unisce a loro. Da ciò che scrivi mi sembra di capire che tu ti riferisca a genitori …. i quali hanno sempre una versione “datata” di noi, è proprio così!! Ma sai poi anche loro piano piano apprezzano il tuo diventare donna, madre, moglie, persona che va avanti con le sue gambe e sì va avanti da expat, con un patrimonio culturale, intellettuale e personale di cui questi parenti per ora “criticoni” poi se ne faranno un vanto raccontando agli altri di te e di quanto sono fieri delle tue scelte!

  • Barbara

    Io sono stata fuori casa da quando avevo 18 aa per 12 anni, non ero lontanissima ma tornavo un week-end ogni due tre mesi circa. Le mie sorelle mi mancavano molto ma tra skipe e altro abbiamo mantenuto un rapporto di quotidianità e coalizione contro la “famiglia”. Poi mi sono sposata e mio marito lo hanno assunto proprio nella città da cui eravamo andati via 12 anni prima…. Abbiamo fatto per un po’ la coppia a distanza ma non funzionava, non ero felice, quindi preso armi e bagagli mi sono licenziata e l’ho raggiunto. Ho trovato un altro lavoro e ci siamo sistemati di nuovo qui! Inutile dire che alcune dinamiche sono riprese, che quei parenti che pensano di poterti giudicare in ogni scelta e te lo dicono come se avessi ancora 15 aa ci sono sempre ma…non ci sono più io… non sono più una ragazzina un po’ impacciata e insicura, sono una donna (tra una settimana mamma <3) di 32 anni, professionista affermata, che risponde a tono! I parenti vanno solo educati e a volte mandati educatamente a quel paese! Voglio dire se non si può fare una litigata con un parente con chi la puoi fare???? Detto questo comunque a volte la famiglia ti va stretta, e vecchie dinamiche e giudizi non andranno mai via ed a volte ti feriscono come ti ferivano un tempo…. Senza dimenticare i parenti stronzi che sembrano proprio nati per farti perdere il lume della ragione 🙂

    • Marta

      “I parenti vanno solo educati e a volte mandati educatamente a quel paese!” ecco, sono anni che lo dico. A volte è necessario ristabilire i confini per limitare le invadenze, e quando ci riesco è una vera soddisfazione 🙂

  • StE

    Forse peggiorato, chi lo sa… finoa poco tempo fa “perché non torni?” e adesso che i miei genitoru hanno il nipotino migliorato… mah!
    In generale, se torno io da loro va ancora bene. Sono io che mi adeguo alla loro (mia ex) casa e regole.
    Quando sono loro da me “OMG”! Vorrei che dopo 3 gg andassero via. Aria irrespirabile e critiche come se piovesse! SU tutto: cibo, casa, pulizie, piccolo, orari, ecc … Oh, ma la vita di oggi non è quella di 30 anni fa, o no? (sopratutto non è la stessa città!)
    La distanza migliora la situazione, ma mai trovarsi nella stessa casa per più di una settimana!

  • Io non sono ancora riuscita a espatriare, ma sono già sicura che quando riuscirò ad allontanarmi col mio lavoro e la mia laurea e costruirmi una vita mia probabilmente mi riscoprirò almeno 10 volte più grande di quanto mi senta adesso, per il semplice motivo che i parenti ancora mi vedono (e trattano) come una 16enne… Che poi magari sono cavolate, tipo ‘vai dal parrucchiere dall’altra parte di Roma? Mandami un messaggio quando sei in metro, uno quando arrivi, uno quando esci e poi ti chiamo io’, che però sommate tutte assieme ti fanno sentire così affogata che a volte ti chiedi ‘ma sarò mai capace di cavarmela da sola o sono loro che sono rimasti indietro coi miei tempi di evoluzione?’. Perché tu ti senti evoluta, lo sei, lo vedi in ogni cosa che fai, ma i parenti no, loro non lo vedono neanche quando glielo sbatti in faccia, e si attaccano a ogni minuzia (tipo una maglietta piegata male) per rimpolpare la loro opinione di te…

  • Alessia_Dublin

    Il mio rapporto coi miei e’ evoluto nel tempo.. Io sono a Dublino da quasi 6 anni e il primo anno – anno e mezzo avevamo terribili discussioni sia dal vivo che via skype in cui loro mi dicevamo che li avevo “abbandonati” (sic!) e che era ora di piantarla con la buffonata dell’Irlanda e tornare alla mia vita normale..
    Piano piano le cose sono migliorate, percio’ quando vado a casa (massimo 10 gg) ci godiamo la vicendevole compagnia, le coccole e le chiacchiere.. Mi trattano ancora a volte come una bambina (del tipo, andiamo tutti a fare la spesa), ma io mi lascio portare in giro perche’ so che e’ un loro bisogno di quotidianita’.. E’ tutta questione di tempo e di riassestamento degli equilibri, tu sei andata via da “poco” e la tua famiglia non se ne e’ fatta una ragione ancora!

  • ambra

    quest’anno saranno 10 anni che sono espatriata, e adesso sono come te in uk. hai proprio ragione, non avendomi visto crescere i miei quando mi vedono mi tratano come una ragazzina (tipo chiedere a me e a mio marito “a che ora tornate stasera”, come fossimo sedicenni col coprifuoco)
    secondo me la distanza aiuta noi figli a diventare adulti piu in fretta e ad apprezzare le cose buone della nostra famiglia proprio perche’ l’eccessiva frequenza non li rende troppo invadenti.

  • Picccola riflessione dell’altra faccia della medaglia:
    Io sono la sister di un fratello che a fine anno prende armi e bagagli e, anzichè andarsene in Europa, espatria in Sud America con nipote al seguito. Nipote che ha meno di due anni e che quindi crescerà, in tutto e per tutto, da “straniero” probabilmente senza ricordarsi di noi e della sua breve parentesi italiana.
    Francamente credo che mio fratello abbia bisogno di quella distanza che tu citi, magari anche dal se stesso di qua, legato ad una famiglia, ad un Paese e ad un lavoro anche, che un po’ lo soffocano.
    Però, da sister con non pochi problemi a prendere un aereo (terrore + cinetosi) l’idea di allontanarmi da lui così tanto mi fa male, e parecchio.
    Il pensiero che mio nipote parlerà un’altra lingua e non mi conoscerà, mi stravolge.
    Pur comprendendo la scelta che muove mio fratello, devo dire che a volte mi domando se “voi migranti” pensate anche a chi lasciate. A quelle famiglie che con mille difetti ed altrettante buone intenzioni, si sentono allontanate e perdono l’opportunità di amare e veder crescere i propri nipoti e/o figli.
    Nell’era di Skype è tutto più facile, ma il dolore è sempre lo stesso.
    Quello che possiamo fare è davvero augurarci che “voi” troviate il vostro spazio e la vostra felicità in altri lidi, ma chi resta e magari non può permettersi di andare spesso a trovare gli espatriati, si porta un peso che sente, volente o nolente, di non meritare.

    • Francesca

      LaEli pensi che chi fa questa scelte non ci pensi 100 o anche 1000 volte?! Soppesando tutto, pensando anche a chi lascia, non solo alla famiglia ma anche magari alla migliore amica con cui ha passato gli ultimi 10 anni gomito a gomito?!
      Io ho sempre pensato che le persone debbano vivere la vita che più le rappresenta, cercando la felicità, il loro spazio e seguendo il loro cuore. Senza sensi di colpa verso genitori o altri perchè sei quella cattiva che ha portato via il nipotino.

  • Forse il problema è che quando vivi lontano, e poi torni al paese a trovare i familiari per una settiamana, devi concentrare tutto in quei 7 giorni…tutto quello che una persona normale che vive vicino i parenti farebbe in 365 giorni …
    e alla fine della settimana, o pensi “mannaggia a me che me ne sò andata di casa” o pensi “mannaggia a me che sò tornata a casa”
    però dopotutto meglio la seconda..
    darling

  • Chiara

    Io sono fuggita di casa tardi, a 25 anni (5 anni fa) dopo anni che dicevo che una volta terminati gli studi me ne sarei andata (e nessuno ci credeva). Il mio è stato un allontanamento graduale: da Padova prima Bologna, poi Milano e ora Norvegia. Sono figlia unica e ogni tanto i sensi di colpa mi attanagliano, ma mi sto rendendo conto sempre di più che ora, vedendo i miei genitori una volta ogni 2/3 mesi, il rapporto che ho con loro si è intensificato: per assurdo parliamo molto di più e di molti più argomenti ora via skype di quando abitavamo nella stessa casa. Però 1 settimana è il mio limite di tempo… son venuti a trovarmi il mese scorso e sono stati bravissimi, ma al sesto giorno io stavo per esplodere, salvo poi scoppiare a piangere quando li ho visti varcare i controlli dell’aeroporto per tornarsene in Italia. Mi rimane il rimpianto di non averli abbracciati abbastanza, di non avergli detto abbastanza quanto bene voglio loro. Delle volte mi prende l’angoscia dell’ “e se succede qualcosa” o del ” non sarebbe meglio quando farò un figlio averli vicino?” ma cerco di tenerla a bada. Mi rendo conto che ora i rapporti sono buoni proprio perché a distanza si vedono i difetti con tanta tenerezza più che con fastidio e so per certo che non tornerei indietro: casa oramai è qui! Certo dopo la loro seconda visita mi sta venendo il dubbio che stiano pensando di trasferirsi loro in Norvegia… ma vaglielo a spiegare che in due visite hanno avuto la fortuna di beccare 10 dei 20 giorni con temperature sopra i 20°C e che il resto del tempo il meteo è abbastanza orribile!

  • Io vivo fuori casa e non più nella mia città d’origine da ormai 5 anni. Amici e parenti, ma soprattutto parenti, non hanno mai accettato fino in fondo il mio cambiamento e ancora adesso c’è chi me lo rinfaccia “eh ma tu sei voluta scappare in quella città orrenda….”. Quando ci vediamo è come se non fossero passati neanche 5 minuti, ma dopo poco più di 12 ore cominciano a venire a galla le solite discussione trite e ritrite. I miei genitori sono abituati a fare le cose in un certo modo e non esistono sfumature accettabili, io le faccio in modo diverso e ogni volta viene fuori la terza guerra mondiale. Quando poi arrivano i figli tutto si amplifica… Ma ormai ho capito che, proprio perché viviamo lontani, se non vogliamo distruggere il rapporto e passare la vita a litigare, dobbiamo saper fare un respiro profondo (soprattutto io!!!) e lasciar correre finché si può… Certo che ci vuole una pazienza da guru tibetano!

  • valentina

    eh no dai non puoi fare spoiler così di game of thrones! almeno dillo prima!

    • Chiara

      dài, ‘massacro’ è generico 😀

  • Francesca

    Forse ce ne andremo dall’Italia, fra poco.
    Potremmo restare, non siamo “obbligati” a partire. E l’indecisone e’ tanta, perché se da un lato la scelta mi entusiasma moltissimo, dall’altra penso che i miei genitori si perderebbero la crescita della loro unica nipote. Che skype e simili non so mai come un abbraccio.
    E penso anche a quando i miei genitori saranno anziani, e avranno bisogno di me. E io non ci sarò.
    Spero non le consideriate come riflessioni da italiana mammona perché non è così. Forse è più facile quando te ne vai a vent’anni e non hai una famiglia. A trenta, ti poni più domande. Domande che non hanno risposta, immagino.
    E chissà, magari qualcuno può darmi anche delle rassicurazioni al riguardo…non credo di essere l’unica ad avere questi dubbi.
    Bel post Chiara, fa riflettere anche chi, come me, al momento e’ in un limbo.

    • Chiara

      Sono le domande che mi sono posta anche io, ma che sono condizionate fortemente non solo dalla cultura italiana, ma anche dalla cultura quotidiana. I nostri nonni vivevano la quotidianità di famiglie separate per anni: per la guerra, per la necessità, per cercare un futuro migliore. Comunque bisogna mettere sul piatto della bilancia tutto: l’esperienza all’estero vs una vita nei luoghi di origine, lontananza dai cari vs prospettive più ampie per i figli. E indipendenza. Che è spazio di manovra indispensabile. Leggi anche qui: http://machedavvero.it/2013/05/non-ce-bisogno-di-crescere/

      • Francesca

        Avevo letto anche quello 🙂
        E proprio per questo mi sento divisa esattamente a metà. Ho una figlia che ha un ottimo rapporto coi nonni e gli zii, e io pure. Ognuno a casa sua, per carità, io sono sempre stata una molto indipendente e così anche mio marito. E se dovessi stare dai miei per più di due giorni mi verrebbe l’oriticaria: però l’indipendenza te la costruisci anche vivendo a una “breve” distanza, non c’è bisogno dell’estero. E del trasferimento l’unica cosa che temo e’ il non esserci quando dovrei. Perché prima o poi tu che sei figlia dovrai stare vicino ai tuoi genitori, quando raggiungeranno una certa età. Si insomma, non è facile. E sappi che io sono quella che ha sempre la valigia pronta per partire eh!!
        Ti ringrazio davvero tanto, questi tuoi post mi stanno aiutando. In te e nel rapporto che ha Porpi coi nonni rivedo esattamente me stessa (per quello che leggo qui, ovvio), e in un certo senso mi sento meno sola nel fare questa scelta indubbiamente difficile.

  • Riki

    Vivo a Torino da 7 anni e sono andata via di casa per studiare e vivere per conto mio a 19. Oggi ne ho 32. La mia famiglia mi ha sempre lasciata fare cosa volevo, e infatti andare in Giappone per un’anno è stato facile da accettare per tutti quanti tranne mia nonna che è persino arrivata a dire che se mia mamma mi avesse vietato di andare in Giappone non avrei mai voluto andare via in Italia.
    Fatto sta che tornare a casa è sempre un po’ tornare a quella scarpa che adesso sta stretta, sottomettersi a regole che non sono più le tue, abitudini che non hai più. Come quando la zia ti regalava la stessa identica marca di cioccolato per anni e anni perché l’aveva vista una volta nelle tue mani, e a te dopo averla comprata quella volta non piaceva nemmeno.
    Dopodiché mia mamma ha dovuto accettare che non sono più la stessa, col matrimonio fallito e me un mese depressa sul divano ha dovuto raddrizzare un po’ il quadro. Ma ci ha fatto bene, lei si sente meno in colpa per le cazzate che ha fatto e io pure. Perché in fondo: “Casa è dove sono obbligati a riprenderti sempre.”

  • Premesso che sono figlia unica e se voglio vedere i miei devo venire io in Italia, io sono contenta di essere dove sono. Già prima di andarmene avevo le mie fisse, figurati ora che mi posso scatenare in libertà. Certo, però, che una cosa è vedere la iNonna su Skype e un’altra è guardarla dal vivo mentre spupazza Siegmund…

  • Cara Chiara,
    la verità è che quando penso ai miei genitori e a mio fratello mi si scalda sempre il cuore ma, non tornerei mai a casa. So che si riproporrebbero litigi e stati d’animo di cui mi sono liberata tanto tempo fa…Quando i miei mi vengono a trovare qui, è festa grande per me e per Viola e ci diamo/prendiamo/scambiamo solo il meglio. E va bene così!

    • Chiara

      Potrei quotarti in pieno.

  • I miei genitori abitano a soli 380 e rotti km da me ma quando passo con loro un intero WE è una full immersion che mi mette a dura prova! E mi sento anche un po’ in colpa per questo….
    P.S: è passata una settimana dallo sbigottimento, devo vedere la 10 puntata di GOT e ancora devo riprendermi dalla scorsa!

  • Gabriella

    Vibo all’estero da quasi 15 anni, da quando mi sono laureata, e ho sempre lavorato e a parte i primi 6 mesi in cui i miei mi foraggiavano un po’, mi sono sempre mantenuta da sola. Adesso sono sposata qui (Germania) e ho due bambine piccole. Secondo me é come dici tu: dalla distanza si guarda piú all’effetto di insieme e si dimenticano i dettagli. Quando mia mamma viene a trovarmi (mio papá é morto, purtroppo, 3 anni fa), devo dire che soffro parecchio perché vedo che non apporva molte cose del mio stile di vita e dell’educazione delle bambine, ma almeno non mi critica molto apertamente – tende a non dire nulla, ma io che la conosco la riprovazione la leggo anche tra le righe. E purtroppo, proprio perché la vedo poco, tendo a passarci sopra e a non cominciare discussioni che temo possano terminare in modo doloroso – non me la sento proprio. Finché c’era mio padre c’erano molte piú discussioni, anche molto accese, ma adesso non me la sento, e mi dispiace, perché mi sembra di non prednerla troppo sul serio come persona. Ma poi penso anche, come faccio a prenderla sul serio, se lei pensa SUL SERIO che le bambine al parco giochi non debbano sporcarsi? cmq devo ammettere che é stato durissimo accettare la malattia e la morte di mio padre da qui, da lontano, ecco, quella é stata proprio una prova difficile da superare dalla distanza.
    In bocca al lupo, cmq!
    Gabriella

  • bella domanda che poni? Sicuramente, nel mio caso, l’enorme distanza che mi separa dalla mia famiglia mi fa essere nostalgica … a tratti (forse?!)
    ma so anche che dopo 3 giorni di mia madre avrei bisogno di sedativi …

  • silvia

    Ciao, io vivo all’estero da 6 anni e ….non so se si possa definire esattamente “miglioramento” ma diciamo che i rapporti sono più distesi. Non è necessariamente un miglioramento perchè di fondo il rapporto è semplicemente più superficile quindi meno intenso quindi nel mio caso specifico migliore ma oggettivamente visto in senso assoluto scarso. Per evitare il ritorno ai 15 anni basta, nel mio caso, non superare i 4 giorni di visita che sono il nostro limite massimo. Io ti consiglierei di individuare il tuo limite massimo per ogni parente e attenerti scrupolosamente. Anni fa ho fatto l’errore di pensare che fosse passato abbastanza tempo e che fosse arrivato il momento di provare a vedersi per un periodo più lungo e NO NO NON farlo quel momento non arriva. In bocca al lupo!

  • claudia

    ciao!
    io ho vissuto 8 anni lontana dalla mia famiglia e alla fine assieme al mio compagno abbiamo deciso di tornare!un po’ per nostalgia ma principalmente perchè volevamo che la nostra bimba conoscesse i suoi nonni,zii e parenti, che vivesse nella “grande e ingombrante” famiglia in cui avevamo vissuto noi!certo, a volte (spesso) sono pesanti, ipercritici, ma basta uno sguardo per fargli capire che “non è cosa” e allora provano a ridurre le critiche….dai ci provano!! apprezziamo questo!!!certo che comunque era mooolto più semplice vivere la nostra quotidianità solo noi 3,senza nulla togliere ai parenti…
    ciao

  • dalla mia esperienza ti posso dire che col tempo proprio grazie alla coscienza del big picture, questi commenti non ti toccano quasi piu’ perche’ sai che la cosa piu importante e’ vedersi, porti molta piu’ pazienza perche’ sai che poi partono e chissenefrega se non posson fare a meno di chiederti: ma una spazzolata ai capelli a te e alla bimba prima di uscire?. E anche loro col tempo imparano a diminuire questo carico di commenti che sono solo note stonate, pero’ ci mettono di piu’ di te perche’ sei tu quella che e’ fuori e quindi si rende conto di piu’ della solitudine, della lontananza, del valore del tempo iniseme etc..tu gli manchi ma intorno a loro non e’ mancato niente a parte la tua assenza, mentre x te mancano loro e tutto intorno e’ diverso. insomma, impareranno loro e tu sarai piu’ impermeabile.
    ps scritto tre giorni dopo che i miei sono partiti dopo la loro prima settimana in polonia nella vita, nella nostra nuova destinazione di espatrio. gni giorno mia mamma ha notato che era un peccato che le bambine sporcassero i vestiti giocando, mangiando etc. Ogni giorno le ho detto che tanto la lavatrice va lo stesso un milione di volte, amen. pero’ io non me la prendo piu’ 🙂

  • Marta

    Io vivo a quattrocento km da casa, da quasi tre anni e ne ho 25. Per me non è facile, specialmente perchè qui ho difficoltà a farmi degli amici, sembra che ognuno abbia la propria vita e non abbia troppa voglia di condividerla. Speravo anche io, come dici tu, di trovare persone nella mia stessa situazione..e invece no!! Però sono cresciuta tanto, e ho risolto problemi che non riuscivo ad affrontare a casa. Ora vivo con altre due persone, lavoro e mi mantengo. Per essere in Italia, e avere la mia età, mi ritengo fortunata!

  • mi hai letto nel pensiero. Oggi facevo lo stesso ragionamento. Sono espatriata da poco e mio figlio è l’unico nipote. Leggi : ho portato via la ragione di vita dei nonni. Che tradotto vuol dire averceli spesso a casa qui a Bruxelles. Ecco loro stanno poco, ma io divento insofferente uguale, e non so come fare davvero. Che poi quando vengono è anche bello, ma poi non so, riaffiora tutto. Tutte le cose che non mi andavano bene prima e si mangiano tutto il tempo che dobbiamo passare insieme.

  • Barbara

    rispetto al libro il massacro è stato molto blando……ora non ci resta che aspettare la quarta stagione!

  • freckles

    io sono andata via di casa presto, a 19 anni per l’università e ho girato un bel po’. devo dire che all’inizio la nostalgia era tanta, ma poi capisci quanto è importante il tuo spazio, i nuovi legami, le nuove esperienze e non torneresti più indietro. per me vale quello che hanno già scritto in tante, il rapporto con la mia famiglia, soprattutto con mia madre, è migliorato con la distanza e con la nascita di mio figlio qualche mese fa. a volte è dura essere così lontani, ma va bene così…36 ore in cui ognuno regala il meglio di sé mi sembra un compromesso perfetto! ecco, forse l’unica cosa a cui non riesco ad abituarmi è la lontananza da mio fratello. dopo anni, quando sento amici dire cose tipo “stasera viene mio fratello da me” mi vengono ancora gli occhi lucidi perché io devo accontentarmi di skype, mail o simili ( ah, patetismo à gogò…ma è la verità!). in ogni caso, hai ragione chiara, l’importante è non perdersi le cose importanti!

  • Manu D

    Anche io son andata via da casa, anche se vivo a Roma mentre i miei stanno a Milano quindi la distanza è molto inferiore a quella che vivi tu.
    In ogni caso capisco benissimo ciò che intendi dire, e non soffro di nostalgia.
    Mi manca Milano, è vero, e fatico ad ambientarmi a Roma che è così diversa. Ma non soffro se non sento i miei per qualche giorno o non li vedo per un mese. Il cordone ormai è staccato e, come dici tu, respiro tra una critica e l’altra 🙂
    Besito,
    Manu

    http://manudfancynotes.blogspot.it/

  • Forse non dovrei rispondere, visto che non sono nè espatriata nè tantomeno lontana dalla famiglia, vivendoci insieme.
    Ma per quanto sia “facile parlare” senza trovarsi in una certa situazione, credo di sapere come mi comporterei.

    Il giorno in cui me ne andrò di casa credo che mi allontanerò da madre, padre, sorella…
    Per bisogno.
    Non sto certamente qui a dire il perchè ed il percome nei dettagli, ma manterrò il distacco per necessità, per prendere finalmente in mano la MIA vita, con i MIEI progetti e le MIE ambizioni. Senza consigli o giudizi che per quanto dati per preoccupazione, spesso vogliono essere piccole critiche travestite da pillole di saggezza.

    Si ricollega un po’ ad un tuo post che ho letto settimane fa, frettolosamente perchè ero a Londra: e non poteva esserci location migliore.
    Il post era quello sull’andarsene di casa presto, e leggerlo in una città come la “tua”, dove è tutto così diverso da qui, mi ha scombussolata non poco.
    Perchè essere cresciuta da una madre con un certo carattere, non è semplice. Se poi vivi nel Paese “sbagliato”, ma specialmente nel periodo sbagliato (e qui le virgolette non le metto), il tutto si complica.
    E una situazione che forse avresti superato, diventa invece invalicabile.

    Che io possa abitare a 1 metro o 1000 chilometri di distanza, cercherò sempre di mantenere un po’ la lontananza (non voglio neppure finire nel clichè “quanto è bellabuonaeperfetta la mia famiglia” solo perchè ci separano 1000Km, come ho visto fare a decine di conoscenti).

    In fondo dipende tutto dal rapporto “pre-distacco”, e nel difficile compito di genitori c’è anche quello.

    Alice

  • Eleonora

    Io non sono mai andata così d’accordo con mia mamma come quando ci separavano 1200 km (ma l’espatriata era lei, a Parigi per motivi di lavoro, e io nella mia amata città natale a godermi i vantaggi della mancanza di pressioni materne… che comunque ci sono, se si vive a 10 km di distanza, non neghiamolo…). Poi è tornata, e abbiamo ripreso a vederci molto più frequentemente, a essere di più l’una nella vita dell’altra e a litigare…

  • Io sono tornata dopo quasi 10 anni di continuo girovagare, per convenienza logistica (casa, lavoro del marito, spese minori, possibilità di gestire il mio lavoro da casa, etc) ma anche per gli inevitabili condizionamenti che una napoletana figlia unica (con papà messo fisicamente maluccio) finisce con il dover metabolizzare. Posso dire che la lontananza giova decisamente a certi rapporti, almeno per quanto mi riguarda. Ci si vede quando davvero se ne ha voglia, ci si parla di cose realmente importanti, si gode dei benefici della reciproca nostalgia. Da qualche mese, poi, ho avuto un bambino, e questo non ha fatto altro che aggravare il senso di oppressione che avverto. Se avessi più coraggio, volerei più lontano. Almeno un po’.

  • Patrizia Chiarenza

    Come ti capisco… in famiglia siamo tutti lontani, io a Philadelphia, mia madre ad Austin (Texas), mia sorella a Chicago e mio padre a Padova. Ormai sopravviviamo vedendoci solo una o due volte l’anno, apprezziamo il tempo insieme, e tendiamo a ricordare solo il bello dei nostri rapporti. Poi magari ci ritroviamo insieme per piu’ di tre giorni, e si comincia a litigare e torna la voglia di stare lontana da tutto e tutti. A volte sento la mancanza di un nucleo familiare “classico”, unito, ma poi mi ricordo che e’ questo che mi rende una donna indipendente e che mi ha fatto crescere con il bisogno di muovermi, di visitare paesi diversi e di continuare a spostarmi per provare esperienze nuove.

  • archimamma

    Questo é un tema molto caldo e non esiste una verità in merito, ognuno ha la sua.
    Io vivo lontano dalla base da 11 anni e credo che tutti dovrebbero provare un’esperienza da expa per capire meglio l’essenza delle cose.Solo così ci si fa le ossa, si screma la quotidianità dei problemi inutili e si punta al
    sodo: la propria personale felicità .Il raggiungimento costa caro ma la soddisfazione
    e la liberazione dalle catene,
    paga.

    pagafelicità !

  • Sarò in controtendenza ma…io sono espatriata da un anno per motivi lavorativi…beh non ce la faccio più!!Non amo skype nè il telefono purtroppo, mia sorella e mia madre mi mancano tremendamente (ho messo prima mia sorella per non sembrare troppo patologica 🙂 ) …ho bisogno di toccarle, di annusarle, di viverle..!Giuro che non sono una mammona :-), ero già andata via di casa 4 anni fa…ma un conto era averle a 5 minuti di distanza e un altro a due ore di aereo!!Sto male perchè mi perdo la loro quotidianità, sento come se stessi diventando un ricordo per loro e non mi va!Quindi, se ancora non l’avevate capito, tornerò presto!Sono proprio Italiana, eh 😉

  • HongKong

    Io sono via da casa da quasi 6 anni e credo che il rapporto con la mia famiglia sia migliorato: come scrivi anche tu, da lontano vedi la big picture e ti concentri piu` sull`af-fetto che sul di-fetto. Poi e` anche vero che, quelle poche settimane che torni a casa, ti trattano come quella di sempre. Scappare no pero`, non si scappa dalla famiglia, mai: volente o nolente, sono parte di te!

  • Un altro bell’argomento, al quale sono molto sensibile anche io. Da quando sono andata a vivere lontano dalla mia famiglia, 9 anni fa, ho avuto diverse “fasi”. All’inizio ero nostalgica e mi sentivo tremendamente in colpa, poi ho iniziato ad aprire le ali davvero…e mi sentivo sommersa dalle critiche dei miei, che non capivano la mia voglia di indipendenza. Quello che ho sempre notato, e che si è accentuato soprattutto ora, che la mia situazione sentimentale è cambiata e vivo da sola a Barcellona, è che tornare a casa è molto tenero. Ma quando vengono loro qui, si scatenano tuoni e fulmini. Io per il momento sono arrivata al massimo delle 24 ore di calma, dopodiché le pareti del mio appartamentino tremano. Mi incoraggia sapere che è una dinamica che coinvolge molti expat. Mi sento meno insensibile. Peró è strano, quando sono io a casa dei miei riassaporo tutta la vita in famiglia e ci sono molte meno recriminazioni anche da parte loro. È come se ristabilendo il vecchio nucleo familiare, le cose non fossero cambiate, e tutti andiamo piú o meno d’amore e d’accordo. Forse, mi dico, per risolvere veramente i conflitti interiori nei confronti della mia famiglia, dovrei tornare piú spesso a casa ed evitare che vengano loro?!

    • Chiara

      Ahaha potrebbe essere una soluzione! Io invece sono un po’ allergica anche a stare a casa loro, non per loro in sé ma perché lavorando da sola alla fine vengo confinata in casa e mi sento soffocare…

      • Eh si, se sei costretta a stare in casa per lavorare…è molto piú dura. Una situazione del genere nel mio caso si potrebbe tradurre in mia mamma che entra ogni 10 minuti in camera a portarmi qualcosa da mangiare o che si trattiene per chiacchierare e sospirare al suono di “vedi, è cosí bello quando sei a casa!” 🙂

  • Credo che il centro della questione sia quello che scrivi verso la fine del post: noi “evolviamo” ma per alcuni restiamo sempre quelli che non sanno caricare la lavatrice, quelli che non passano l’aspirapolvere sotto il letto, quelli che non hanno finito l’università.. Scrollarsi di dosso queste etichette non è facile: la distanza è una via d’uscita, ma probabilmente non la soluzione. Bastano 36 ore, come dici tu, e poi è di nuovo “guerra”.. Io dico: non possiamo essere quello che gli altri pretendono, dobbiamo essere quello che noi vogliamo. Alla fine, se una cosa per te è gialla e per me è verde, chi se ne frega! I colori sono così tanti (per fortuna)..

  • … qualche tempo fa avevo scritto anch’io un post sull’argomento, http://olivias-room.blogspot.it/2013/01/le-parole-nel-cassetto.html (molto) fuori dalle tue righe, fresce e leggere, che amo molto! Il mio sa di nostalgia perché io sono così, per natura votata alla malinconia, ma una cosa è certa: la voglia di indipendenza e di libertà che mi hanno spinta ad andare via non le potrò mai rinnegare… tutto sta nel rimanere in equilibrio e spesso, per me, non è facile!

  • My Sharona

    Ma perché ti definisci expat? Gli expat sono coloro che vengono mandati all’estero per lavoro da parte della loro azienda! Magari lo è tuo marito. Ma te metti foto dove disegni peni e Sailor Moon!

    • Chiara

      Adoro disegnare Peni e Sailor Moon. ADORO. E per me expat è la traduzione o il sinonimo di espatriato.

    • Francesca

      Veramente gli expat, ovvero espatriati, sono semplicemente coloro che vivono in un paese diverso da quello di origine, Per qualsiasi motivo. Non c’entra nulla l’azienda che li manda all’estero. Consiglio un bel vocabolario di lingua italiana

  • Quello che penso su questo argomento l’ho scrtto qui: http://babelebis.blogspot.it/2013/04/famiglia-km-zero.html. Fondamentalmente, secondo me, dipende molto dal momento della propria vita (e del proprio percorso) in cui si decide di andare via. Complimenti per questo posto 😉

  • Emanuela

    Ha ragione Chiara, expat è non solo suo marito o cmq chi viene mandato dalla propria azienda all’estero ma anche chi lo segue, il suo nucleo familiare o cmq chi decide sponte sua di andare a vivere all’estero 🙂

  • Un expat e’ chiunque viva e/o lavori in una nazione diversa da quella d’origine. Chiara e’ a tutti gli effetti una expat 🙂
    Detto questo, credo che al giorno d’oggi i voli low cost stiano facendo molto. Certo non è come farsi due ore di treno ma se sei bravo e fortunato e ben organizzato riesci a spostarti o a far venire i parenti in visita molto più facilmente rispetto a 15 anni fa.
    Certo, vivere dall’altra parte del mondo e’ più difficile. Ho un amico che vive a Miami, ritorna per Natale, se va bene viene la moglie coi figli un mese in estate. E per i nonni (che conosco) non è facile veder crescere i nipoti principalmente attraverso uno schermo.

  • Daria

    Io sono partita lontana da casa per un lungo periodo nel 1994 quando ho avuto la fortuna di fare l’Erasmus in Irlanda. All’epoca telefonini, Internet e tariffe telefoniche low cost non esistvano o non erano prodotti di massa. Anche i voli erano quelli a tariffa piena delle compagnie di bandiera, mi ricordo si pagava in media 450,000 lire per un andata e ritorno Milano Dublino con Alitalia o Aer Lingus. Quindi i contatti con la famiglia erano veramente limitati ad una telefonata alla settimana se andava bene oppure lettere mandate per posta che impiegavano un paio di buone settimane ad arrivare. Tutto questo per dire che le nuove tecnologie e le compagnie low cost (aeree o telefoniche) fanno una differenza sostanziale per mantenere rapporti quasi quotidiani con la famiglia d’origine. Dopo l’Erasmus ho abitato sempre all’estero in posti logisticamente un po’ ostici per potere fare un semplice weekend a casa, ma se si abita in una capitale europea e’ fattibile prendere un aereo dopo il lavoro il venerdi sera e tornare la domenica. Proprio per queste difficolta’ logistiche, io ho trascurato i miei genitori. Ovvio che la distanza puo’ addolcire certi rapporti tesi oppure fare vivere solo il meglio in quei pochi gioni insieme. Pero’, adesso che i miei genitori non ci sono piu’, mi rendo conto di quante cose non abbiamo vissuto insieme, cose che loro non sapranno mai di me e che io non sapro’ mai di loro. E mi rammarico di non avere fatto uno sforzo in piu’ (specialmente quando non c’erano i figli) per rallegrarli con una visita a sorpresa. Sadly it’s too late for that now……

    • Chiara

      Infatti credo che mantenere sempre aperto il dialogo, chiamare e visitare spesso, sia il segreto. Mi dispiace per la tua esperienza, grazie di averla condivisa.

  • hutck

    Vivo a 250 km di distanza dalla mia famiglia da quando avevo 19 anni, adesso ne ho 32 e nel frattempo sono stata anche a vivere all’estero. All’inizio sono scappata da una realtà famigliare molto conflittuale, adesso un po’ di quei conflitti adolescenziali si sono attenuati, ma non riesco più a stare con loro per più di qualche giorno. Ho costruito la mia realtà, il mio quotidiano su modelli diversi e quando torno dai miei mi sento trattata come la 16enne di allora.

  • Matteo

    Vivo da tanti anni via da casa ( prima italia ed ora estero con la mia famiglia, prima svizzera e ora Londra appunto). nessuna fuga a casa ci stavo benissimo. ogni tanto mi mancano certe cose, ma in realta´ so che se anche tornassi non potrei piu´ uscire con i miei amici dell´epoca, fare tardi, andare di qua e di la.. ormai sono ricordi passati di bei momenti vissuti. vedi oggi, ogni volta che torno ( ok e´ natale e siamo tutti incasinati ma io scendo da londra, tu hai sempre vissuto li) e tuttti son stra impegnati nelle loro vite… ripeto nessuna fuga, solo curiosita´ e ambizione mi hanno spinto lontano. Dico solo che tornare e´ dolcissimo ogni volta, ma la ns scelta di vita e´ diversa.

  • Io dopo un anno e mezzo da expat in cui pensavo che vivere lontana da casa fosse una figata, alla fine sono tornata. Mi chiedevo se avesse davvero senso rinunciare agli affetti e costruirmi definitivamente una vita lontano da loro (io ero in Cina però, un po’ troppo lontanuccia forse). Ora però vivo cmq in un’altra città rispetto alla mia famiglia, consapevole che una discreta lontananza migliora i rapporti.
    ps: anche i miei insistono sempre sui miei difetti di un tempo…credo sia un loro modo per sperare che non sia poi così cresciuta! 😉

  • Marika

    Vivo a 1km da mio padre, nella stessa cittadina ci vivo da 35 anni,in Italia lo vedo praticamente tutti i gg e lui mi tratta ancora come se avessi 15 anni,con le affermazioni che dici tu,sempre pronto a far credere che nonostante ho una figlia di un anno in piena salute,sveglia e felice una vita appagante e sono felice così, ho la stessa testa da stupida che avevo a 15anni e che nella vita io abbia combinato davvero poco…a volte vorrei fuggire x poter dare ai suoi occhi l’immagine della persona che forse ha fatto delle buone scelte e di cui conservare un buon ricordo….e cmq ci vogliamo un bene dell’ anima ma siamo troppo uguali x dircelo

  • Ciao! Non t ho mai scritto però leggo spesso quello che scrivi, solo che questa volta oltre a leggerti e commentarti ho scritto qualcosa su di te nel mio blog, è una piccola rubrica che ho creato! Se ti va fai un salto.
    Il link è che questo: http://loryinwonderland.blogspot.it/2013/06/top-of-post-giugno-2013.html
    Ciao ciao!

  • Francesca

    Chiara posso chiederti una cosa? Ma i tuoi amici diciamo “storici” a Roma (per dire, anche le tue amiche citate nel libro), che fine hanno fatto? Vi sentite? Quando torni a Roma li vedi? Ah, e per curiosità, ma qualcuna di loro in questi anni si è riprodotta?! 🙂

  • Marika

    Dunque.
    Madre alla distanza di una rampa di scale, padre alla distanza di 250 km, da sempre.
    Non vedo differenze tra i due.
    L’unico limite è quanta distanza riesco a frapporre MENTALMENTE.
    Marika