L’arte della gentilezza fine a sé stessa.

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praticate gentilezza a casaccio e atti di bellezza privi di senso

Appena tornata dal nostro bellissimo viaggio in Portogallo, ho ancora in mente i colori del sole sulle rive del fiume, le casette colorate, il rumore delle voci e il sapore dei Pastéis (potete vedere qualcosa su Instagram). Nonché 8 GIGA di foto da scaricare: aiuto. Ma voglio farvi vedere tutto, è stato splendido e ho scoperto un Paese di un fascino eccezionale quindi presto troverete i miei racconti di viaggio 🙂 Intanto, con quattro ore di sonno alle spalle e già due macchinette di caffè rovesciate vi racconto un’altra cosa.

Dunque, ho fatto un favore a un’amica. Uno di quelli grossi, fatto senza dietrologie semplicemente per un unico motivo: potevo. Forse l’ho fatto con troppa noncuranza e naturalezza e, probabilmente, lei manco se n’è accorta. Siamo, in fondo, abituati a gente che ci fa cadere dal cielo le più piccole gentilezze e, probabilmente, più ci esternano fatica nel concedercele, più siamo lì a ringraziare.

Se si tratta la gentilezza come qualcosa di naturale, i ringraziamenti – in modo del tutto curioso e imprevedibile – arrivano meno.

Se sei una persona gentile, in generale, ti considerano debole.

Forse dovrei iniziare a comportarmi come quella blogger a cui, appena arrivata a Londra, chiesi consiglio su come farmi contatti nella nuova città e se magari potesse presentarmi qualcuno e lei mi rispose: “eh, cara mia! i contatti te li devi guadagnare”, trattando la solidarietà alla stregua di un letale autolesionismo. Mors tua vita mea eccetera eccetera, manco il blogging fosse la lotta di potere di Game of Thrones. Per fortuna mi sono girata dall’altra parte e c’era un’altra blogger americana con dodici volte i suoi follower, che è stata di una gentilezza disarmante. Non è finita con collaborazioni da milioni di euro o ingresso nel favoloso mondo dei blogger londinesi, è finita con un’amicizia. Un tantino meglio, ne converrete.

E insomma, ho fatto un favore a un’amica. E quando glie ne ho chiesto uno io…  vabbè, che ve lo dico a fare.

Quindi ogni tanto mi trovo a riflettere su questa idea della gentilezza, dell’essere – come diceva Pollyanna, ha ha – ‘gentile e generosa con tutti’. Magari proprio TUTTI no, ma almeno con quelli che ci stanno simpatici.

Forse, per chi ci crede, è anche questione di karma. Sapete, la storia del ‘what goes around comes around’, quello che fai ti torna indietro eccetera? Un esempio di gentilezza gratuita che mi viene in mente è stata quella di Andrea, che quando ho fatto il passaggio Blogger-Wordpress mi ha aiutata tantissimo (cioè praticamente ha fatto tutto lui) senza chiedere niente in cambio, e quando ho insistito per pagarlo ha risposto ‘no, è tutto buon karma’. E secondo me ne avrà a palate.

Qual è il vostro rapporto con la gentilezza e con la possibilità di aiutare, fare favori, dare una mano? Siete tra quelli che considerate ogni atto di gentilezza un potenziale ingresso all’inculata epica, o come dice Annie Hebert ‘praticate gentilezza a casaccio e atti di bellezza privi di senso’? Credete al karma o lo considerate un contentino per tutti gli atti di bontà caduti nel vuoto, tre giri di perle a grassi porcelli? Intignate nella gentilezza indefessa, a costo di sentirvi anche un po’ scemi?

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