Tutte le cose che vorrei dirti.

Vorrei dirti che nella vita le cose diventano difficili prima di essere facili. E non diventano nemmeno realmente facili: sei tu che diventi più brava…

Polonia- ultimo giorno tra storia e bellezza

Polonia Travel ·

Ultimo giorno a Varsavia, mi sveglio molto presto nonostante la stanchezza, il cielo è lattiginoso come quello di Londra e intorno al mio albergo, nella piazza del Castello, il silenzio è irreale.
Non si sono svegliati i turisti e nemmeno i venditori di souvenir. Anche i piccioni sembrano essere ancora a letto.
Gli unici abitanti di questa grande piazza che con questa luce appare ancora più maestosa sono gli uccellini che cercano briciole di pane sulla veranda di un bar.
richiamo alla colazione
Mi raggiunge la mia guida Ewa e mi invita a provare delle piccole deliziose specialità polacche: le frittelle di mele o Racuchy, buonissime prese calde da un baracchino-finestra sulla strada.
frittelle di mele, o RacuchyOkienko by Karmnik
Dopo fritelle e caffè iniziamo una passeggiata lungo aree laterali al centro, dove Ewa vuole mostrarmi alcune cose.
La prima è la grande Banca di Varsavia, con maestosi interni in marmo e, sulle mura, il simbolo della P di Powstanie, che in polacco significa risorgere. In parti del muro originale si notano ancora i numerosi fori di proiettile della seconda guerra mondiale.
Banca di VarsaviaBanca di Varsavia
Ewa mi mostra anche la grande, imponente e dinamica statua della Nike, in onore dei caduti di guerra.
statua della Nike
Alla ricerca di quegli edifici ottocenteschi di cui prima dei conflitti mondiali Varsavia era piena, visitiamo quindi il Saski Hotel, dove invece la facciata risalente a prima della guerra è ancora perfettamente conservata, con il suo fascino classico ed elegante.
Ci fermiamo per una spremuta in quello che era il ristorante originale del Saski, oggi ovviamente ristrutturato: il magnifico Der Elephant, dall’aspetto e dall’atmosfera assolutamente retrò.
Der Elephant, ristorante originale del SaskiDer Elephant, ristorante originale del Saski
Ci aspetta quindi l’incontro con Ajka Mroczkowska, fra gli ideatori del progetto Targi Rzeczy Ladnyc, che tradotto suona come “la fiera delle cose belle”. Si tratta di una fiera mercato che si tiene due volte l’anno e vuole radunare tutti quei piccoli designer polacchi che realizzano cose di estrema bellezza e funzionalità ma spesso non hanno a disposizione grandi canali di promozione. Non solo: la fiera vuole dimostrare che design non significa sempre e solo spendere molti soldi su oggetti tutto sommato inutili, ma che estetica e utilità possono convivere in prodotti dall’eccellente rapporto qualità/prezzo.
Ajka Mroczkowska, una ideatrice del progetto "Targi Rzeczy Ladnyc"
Alcuni esempi sono le fantastiche piastrelle di Purpura – andate a vedere il brand, è pazzesco – i poster di Dawid Ryski o Rafal Benedek e i lettini per bambini Snimisie.
La fiera è divisa infatti in aree tematiche: casa, stampe, bambini, retro.
Avvicinare i polacchi al design e dare valore ai giovani o piccoli designer di valore è quindi la missione di Targi Rzeczy Ladnyc (immaginate la mia faccia nel prendere appunti mentre lo pronunciava.. infatti appena sentivo parole polacche passavo il telefono ad Ewa e scriveva lei).
Ma tutto questo ha anche un valore di incoraggiamento a favore del cambiamento: il design è un simbolo di tutto questo. La Polonia è stata infatti prima devastata dalla guerra, poi repressa dal regime comunista, infine estremamente povera. È solo oggi che si ricomincia a pensare al bello, all’estetica e quindi al design, e questo va comunicato e fatto conoscere alle persone, non abituate al lusso del “bello”.

Il mercato si è sempre svolto il location splendide: Soho Factory che vi ho mostrato ieri, per la prima edizione un anno fa e un palazzo storico del periodo pre-guerra, una sorta di ex ‘centro dello shopping’ polacco per la seconda edizione.
Lo visito qualche minuto dopo ed è veramente splendido:
Soho Factory Soho Factory
Come sempre sono colpita da quanto oggi siano sempre più le singole persone e le loro idee a far vita a progetti in grado di migliorare la vita della città e dei suoi abitanti. Qui in Polonia sembra che la nascita di nuovi business dal basso sia del tutto possibile e naturale.

Tempo di un pranzo! Il nostro tavolino è prenotato da Opalsy Tom, il piccolo ma sofisticato ristorante di Agata Wojda, una ex musicista diventata chef che usa prodotti di stagione per creare piatti davvero ottimi, come la zuppa carota, mais e caramomo, l’anatra arrosto con buckwheat e barbabietola e la mousse di mango che ho provato.
 Opalsy Tom, ristorante di Agata Wojda. Anatra. Opalsy Tom, ristorante di Agata Wojda. Dessert.

Chiacchiere, risate e tanti racconti della Polonia ma anche dei rispettivi viaggi, è così che lascio Ewa e mi dirigo verso il punto d’incontro dei bloggers. Eh già: finalmente è giunto il momento di conoscere tutti i partecipanti di questo viaggio, ognuno con un percorso diverso e un itinerario indipendente.

Incontro Veruska, Gianluca, Giovy e Paolo in piazza del Castello, e insieme iniziamo un tour meraviglioso e supercool, che purtroppo interromperò a metà per prendere il volo di ritorno: il lavoro chiama e devo rientrare purtroppo qualche ora prima degli altri.
Ad accoglierci è la simpatica, autorevole, esperta guida di Adventure Warsaw!, un tour fatto a bordo di un furgoncino d’epoca alla scoperta della Varsavia alternativa e storica.
Adventure Warsaw!Adventure Warsaw!
Il nostro è un percorso affascinante nella storia della città, che ci porta dall’Ottocento alla guerra fredda con tutte le tracce e le tradizioni comuniste del caso.

La prima piazza che visitiamo è Grzybowska, ex quartiere ebraico appena alle spalle del centro, ed è un mix un po’ sgraziato di palazzi, un luogo che onestamente supererei senza fermarmi. Scopriamo invece che in questo spazio sono presenti tutti i diversi stili architettonici della città: quella del pre-guerra, ottocentesca e aggrazziata, quella comunista, casermoni a toccare il cielo, quella attuale risalente agli anni ottanta. Un tempo era la piazza più affollata di Varsavia con un armonico mix di razze: russi, polacchi, ebrei e tedeschi.
Essendo anche il cuore ebraico della città, è stato letteralmente raso al suolo a seguito della seconda guerra mondiale.
A testimonianza del suo passato rimangono solo quattro palazzi signorili mentre il quinto, ancora in rovina, reca le fotografie di abitanti ebrei del posto e ha un futuro molto incerto. Espropriato durante il Comunismo, oggi è semplicemente senza proprietario. Nessuno sa che fine farà.
Grzybowska, ex quartiere ebraico Grzybowska, ex quartiere ebraico

Iniziamo a scoprire cose più precise sui tempi del Comunismo: come costruirono casermoni pieni di case minuscole (35mq tre camere e 25mq due camere) per far ripopolare ai lavoratori le aree lasciate vuote dalle distruzioni della guerra. Come, con la posizione del palazzoni, tentarono di coprire la visuale di tutte le chiese cattoliche ancora in piedi.
Delle 400 sinagoghe presenti a Varsavia prima della guerra invece ne resta solo una, si chiama Nozyk ed è poco lontano da questa piazza.

Ci spostiamo quindi al Palazzo della Cultura, ‘regalo’ di Stalin nel 1952 (senza chiedere nulla agli abitanti della città ovviamente). A lungo detestato per via del suo simbolismo, oggi inizia ad essere apprezzato e vissuto molto di più dai cittadini. O lo si ama o lo si odia, quel che è certo è che ormai è diventato il simbolo della città, la sua personale Eiffel – molto più alta.
Palazzo della Cultura

A bordo del nostro pittoresco furgoncino, decorato con bandiere e insegne d’epoca, raggiungiamo l’unica vera “città vecchia” di Varsavia: il distretto tedesco.
È qui che visitiamo una delle ultime case rimaste così com’erano prima della guerra. Anche la strada dove questa si trova è un esempio di come fosse diversa Varsavia prima della guerra e dell’avvento del comunismo: niente vialoni, ma strade strette e a senso unico, palazzi di altezza e stile omogeneo e nessun casermone.
Varsavia, distretto tedesco; internoVarsavia, distretto tedesco; interno
Colpisce molto fare il paragone, specie pensando che il radicale cambiamento è stato semplicemente imposto ai cittadini senza chiedere alcun consenso.
Varchiamo l’ingresso di una delle case ed è come aprire un varco sul passato. Un cortile, scale a chiocciola, muri di mattoni ormai a pezzi e la statua di un Cristo. Quando le chiese non erano accessibili, ecco come si pregava. Ecco dove.
Varsavia, distretto tedescoVarsavia, distretto tedesco

Scorgo anche un piccolo altare dedicato alla Madonna e ripenso a ciò che mi ha detto Ewa riguardo a questi piccoli luoghi di preghiera, sparsi in tutta la città e più o meno decorati. La Polonia è oggi, a differenza del passato, un Paese estremamente cattolico.

La nostra guida ci porta ancora a riflettere sull’orrore della guerra e su ciò che il popolo polacco ha passato mostrandoci appena fuori dal palazzo una targa che commemora uno dei luoghi delle tante esecuzioni di civili durante la guerra. Uccisi solo perché si trovavano al posto sbagliato al momento sbagliato. Ci spiega che lui è uno dei pochissimi (3% della popolazione) ad avere nonni di Varsavia perché in città, durante la guerra, sono state uccise circa un MILIONE di persone. La maggior parte degli abitanti originali di Varsavia è quindi tragicamente deceduta.
Varsavia, targa commemorazione vittime di guerra

Arriviamo quindi in un luogo luminoso e bellissimo, il Politecnico di Varsavia: ragazzi, ma che università che avete! Tra il giardino pensile della Biblioteca dell’Università che ho visitato ieri e questa sede meravigliosa vi invidio profondamente!
Una sala regale circondata da colonne e un lucernario da far girare la testa:
Politecnico di VarsaviaPolitecnico di VarsaviaPolitecnico di Varsavia

Costeggia il Plolitecnico Lwowska, unica strada sopravvissuta così com’era prima guerra.
Plolitecnico Lwowska, strada

Ultima tappa per il mio tour, tempo di prendere la valigia a malincuore e andare in aeroporto.
Sono davvero felice di aver preso parte a questo viaggio: la Polonia era una terra a me completamente sconosciuta e sono partita senza alcuna aspettativa.
Mi sono trovata in un luogo pieno di bellezza, arte e creatività ma soprattutto di storia – la storia che non si guarda solo nei musei e non si legge solo sui libri, la storia che scorre ancora calda sotto la nostra pelle e che ha cresciuto i nostri nonni e genitori, quella che ricordiamo sui giornali.
La storia che appartiene a tutti noi come genere umano.
Ma la Polonia mi lascia anche un grande senso di fiducia: è una Nazione che crede nel proprio futuro e lo costruisce personalmente. Le persone si danno da fare, si ingegnano, cercano di migliorare la loro vita e quella della comunità senza aspettare che le cose cadano dall’alto e che qualcuno le faccia per loro. Un bell’esempio di positività, proattività ed energia.

Oltre a questo, la Polonia è un paese BELLO. Bello nelle sue manifestazioni creative e artistiche, bello nei suoi paesaggi, nella luce del suo tramonto, nei colori dei suoi palazzi. Ma bello anche nelle sue contraddizioni, bello come le cose sofferte sanno essere, bello nelle sue tante cicatrici.
Un Paese che a mio avviso merita di essere riscoperto, e che offre tanto. Come ci hanno dimostrato questi itinerari offre cultura, natura, arte, design, buon cibo.
E sorrisi. Quelli della sua popolazione, che forse mastica poco inglese ma che è pronta ad accogliervi a braccia aperte.

All photos above have been shot with the Samsung Galaxy NX30, which has been provided by Samsung Electronics C. Ltd

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