Tutte le cose che vorrei dirti.

Vorrei dirti che nella vita le cose diventano difficili prima di essere facili. E non diventano nemmeno realmente facili: sei tu che diventi più brava…

Polonia – Varsavia e le sue storie

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Un luogo, quando si ha voglia di ascoltare, racconta molte cose. Racconta soprattutto le storie delle persone che lo attraversano e lo abitano, che costruiscono i suoi palazzi, che si ribellano o resistono, che lasciano il loro nome nella storia o che semplicemente ne calpestano le strade giorno dopo giorno, formando quel formicaio di vite umane che ne definisce l’essenza stessa. A Varsavia, oggi, ho scoperto molte storie. Quella della guerra, quando la città è stata interamente rasa al suolo. Quella della ricostruzione, desiderata, voluta, chiamata da tutti i cittadini per riavere indietro la città come simbolo e identità, quello di piazza Rynk, che i comunisti volevano aperta sul lato ad Est per omaggiare la Russia e che gli stessi cittadini hanno ‘chiuso’ in una notte con una facciata di palazzi.. e che fai, il retro non lo costruisci quando hai cotante facciate? piazza Rynkpiazza Rynk, facciata

Ho scoperto che l’UNESCO ha decretato Varsavia Patrimonio dell’Umanità per questo motivo: la sua ricostruzione più della sua bellezza. Ho scoperto la storia della mia guida, Ewa, che voleva fare l’artista e oggi è un’interprete di cinese. L’ho scoperto passeggiando insieme a lei per le strade della città vecchia, affascinante nonostante sia stata interamente ricostruita, dove i palazzi colorati sfilavano ordinati lungo vialetti di pietre lisce, con i gerani alle finestre. Un luogo che sembrava uscito da un libro illustrato.

Varsavia, città vecchiaVarsavia, città vecchia

Abbiamo percorso la Città Vecchia fino alle mura, poi siamo tornate verso la maestosa Piazza del Castello (Plac Zamkowy), ancora più bella sotto la luce di un pallido sole, e abbiamo proseguito palazzo dopo palazzo imboccando la strada principale che collega i due palazzi, Krakowskie Przedmiescie, che diventa in seguito Nowy Swiat. La strada è un susseguirsi di edifici e monumenti storici, come il Palazzo Presidenziale e la sede dell’Università. Arriviamo alla rotonda ‘della palma’, cosiddetta per la palma ovviamente finta che ne domina il centro. Scopro la sua storia: da installazione artistica super kitsh a simbolo così amato dagli abitanti da essere rimasta lì a tempo indefinito, tanto che ora ci si dà appuntamento ‘alla palma’.

Palazzo Presidenziale e sede dell'UniversitàPalazzo Presidenziale e sede dell'Università

E’ il momento di visitare il Museo Nazionale di Varsavia, dove ho modo di scoprire un pittore che non conoscevo e che mi ha lasciato addosso un misto di meraviglia e malinconia: si tratta di Alexander Gierymski, che mi ha conquistata non solo con le tantissime scene di vita quotidiana della Polonia di fine 1800 ma anche con scorci notturni delle tante città straniere visitate, molte delle quali in Francia e Italia. In Woman with Oranges potevo leggere la stanchezza e la rassegnazione sul volto della anziana signora, in Paris Opera at Night potevo quasi sentire il calore di quel buio elettrico avvolgere la città. In un’altra area del museo scopro l’arte polacca del 19-20 secolo tra provocazione, politica e protesta. Faccio il mio incontro con le foto di Witkiewicz, scrittore, fotografo e pittore con una vita folle ed estrema terminata con il suicidio allo scoppiare della guerra.  Alexander Gierymsk, "Woman with Oranges", 1881 Alexander Gierymsk, "Peasant's Coffin", 1894-95Lego

Vediamo molte opere piuttosto forti e politicamente connotate dei primi anni 80 ed Ewa mi racconta che non ricorda molto dell’epoca, visto che aveva pochi anni, ma le è rimasto impresso il poco che avevano e i lunghi spostamenti a piedi che doveva fare sua madre per prendere cibo e acqua, con le sue tessere, carica di borse e seguita da bambini che facevano lagne e proteste. Ogni volta che si scorgeva una fila, non importa cosa stessero distribuendo, ci si metteva automaticamente in coda. Funzionava così.

Passiamo davanti al Palazzo della Cultura, donato da Stalin come simbolo di amicizia tra Russia e Polonia alla fine delle ostilità ma per lungo tempo detestato dai cittadini. Solo ora, con molta acqua passata sotto i ponti, i Polacchi iniziano ad apprezzarlo. Ci trasferiamo quindi in Mokotowska, strada degli atelier e delle boutique. Qui incontro due designer diversissime tra loro ma entrambe con delle belle storie alle spalle. Ania Kuczynska mi accoglie in Italiano, perché ha studiato moda proprio a Roma. Il suo brand, dai tessuti meravigliosi come sete italiane e cotone egiziano e greco, ha linee minimal ed eleganti. Sono capi bellissimi e versatili, che immagino indossati sia tutti i giorni per uno stile di classe ma easy, sia di sera con accessori e tacchi. Provo una camicia di seta bianca e il solo contatto del tessuto sulla pelle è un piccolo lusso. Ania Kuczynska, accessoriAnia Kuczynska, showroomAnia Kuczynska, shirt

Ania ha vinto per la seconda volta l’Excellence Award come Best Designer of the Year in Polonia, e ha al suo attivo una serie di capsule collection in collaborazione con altri brand come porcellane, gioielli, borse. La sua iconografia fatta di cerchi, triangoli, fiori, stelle, richiama i simboli della felicità in diversi Paesi del mondo.

E’ poi il momento di incontrare Ola Was del brand We Ar So, abbigliamento di design in cotone biologico. Ola mi schiude i segreti dietro al cotone biologico. Credevo fosse importante parlare di biologico solo in relazione al cibo, in realtà anche quello che indossiamo è ormai sfibrato, alterato e altamente contaminato. Il cotone normale viene infatti trattato con ben 8000 agenti chimici, per lo più dannosi per la salute. Quello che non fa male alla nostra pelle lo fa però a chi lavora nelle piantagioni e nelle industrie: ogni anno almeno 2000 persone muoiono nel coltivare e raccogliere il cotone per cancro o avvelenamento, per colpa degli agenti chimici con cui questo è trattato. Il cotone biologico non è solo morbidissimo e bello da vedere ma mantiene i suoi olii e questo lo rende molto più durevole e resistente nel tempo.  Ola Was, We are soIo, Ola Was & EwaWe Are So

Gli abiti di Ola hanno forme morbide, comode, versatili e minimaliste. Si ispirano al passato e alla storia, alcuni abiti hanno il fascino morbido e sensuale delle toghe romane. Provo una tshirt e un cappello con le orecchie da gatto ed è subito amore, in più grazie al cielo sia Ola che Ewa sono un po’ fuori come me e iniziamo a farci un po’ di foto.

Galeria Wypiekow, panetteria

Come sempre le panetterie e i forni sono tra i miei soggetti preferiti da fotografare, e quelli polacchi sono estremamente golosi e fotogenici. Finita la visita passo infatti davanti a una panetteria piuttosto golosa, Galeria Wypiekow, che fa coppia con quella che avevo fotografato in mattinata lungo la strada principale del centro.

Panetteria del centroButkaCena

quindi proseguiamo per l’ultimo atelier, quello di Risk. un brand che ha fatto ruotare tutta la sua collezione intorno alla declinazione della felpa grigia. Si possono trovare qui tutte le tonalità di grigio e tutti i modelli possibili e immaginabili di felpe, giacche, gonne, shorts, pantaloni, tshirt e abiti realizzati in felpa grigia. Da vedere! Risk atelierRisk atelier

Tempo di un break dolcissimo alla pasticceria E. Wedel, cioccolateria più famosa della città.

E. Wedel, cioccolateria più famosa della cittàE. Wedel, cioccolateria più famosa della cittàE. Wedel, cioccolateria più famosa della città

Ci buttiamo sull’impegno sociale, anzi direi cittadino. Nel cafè del Palazzo della Cultura incontro Grzegorz Gadek, tra i fondatori del collettivo chiamato City Sport Square che raduna architetti, psicologi, sociologi, it, marketers con lo scopo ultimo di restituire gli spazi della città ai cittadini, e di farlo in un modo giocoso e sportivo, che non implichi i mille divieti oggi presenti in molti parchi e spazi pubblici.  Palazzo della Cultura

Questo è un progetto molto incentrato su Varsavia, dove la ricostruzione ha comunque lasciato grandi spazi inutilizzati anche in centro, come ad esempio quello proprio di fronte al Palazzo della Cultura, dove complice un parcheggio e uno spazio vuoto e asettico nessuno si ferma. E’ al centro, in città, ma non ‘appartiene’ ai cittadini. Da domani e fino a settembre invece questo collettivo lo animerà grazie a una serie di eventi che prevedono concerti, sport, eventi, ma soprattutto un redesign della piazza con l’aiuto di giovani architetti che la renda più vivibile e godibile per tutti. Il progetto è iniziato alcuni anni fa con un post su Facebook dove Grzegorz postava un articolo che riguardava un grande spazio vuoto a Varsavia e ha lanciato una call to action per ‘fare qualcosa’ alla quale hanno inaspettatamente risposto ragazzi poi rivelatisi gli enfant prodige dell’architettura polacca. Da lì sono stati chiamati dal Museo di Arte Moderna per animare un loro padiglione momentaneamente vuoto e ci hanno ricreato una vera e propria piazza pubblica, con panchine, angoli relax ma anche molti angoli sportivi come parkour, skate, badminton e addirittura slitte. La loro filosofia è ‘possiamo fare qualcosa gratis per le persone, e rendere gli spazi pubblici appetibili e vivibili’. Il loro prossimo obiettivo è realizzare un parco pubblico coperto, ideale per l’inverno rigido di Varsavia, e gli auguro proprio di riuscirci!

Kulturalna cafèBibenda

Tempo di salutarci, prendere un drink al Kulturalna cafè e andare a cena nel bellissimo e squisito Bibenda. Vi dirò, inizio ad essere un po’ stanca ma l’adrenalina della scoperta, del viaggio, della curiosità è un ‘energy mix’ irresistibile, e domani un’altra giornata mi aspetta!

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