Devo imparare a fare i conti con.

Life · · 63 commenti
Machedavvero.it

Devo imparare a fare i conti col fatto che a volte non funziono. Si blocca il sistema, il mondo sembra un posto difficilissimo e persino respirare sembra insensato. Quando passa, le cose ripartono a velocità supersonica, come per recuperare il tempo perduto, e sembro e sono una persona così efficiente, con il polso fermo e deciso sulle redini. Il cavallo che monto, però, quello è folle.

Devo imparare a fare i conti col fatto che sono molto più imperfetta di quanto la parola imperfezione possa riassumere, lo sono in un modo che può danneggiare gli altri e soprattutto me stessa, e su questa tendenza all’autolesionismo potrei scrivere romantici capitoli, ma sarebbe autolesionismo anche quello – così come lo è scrivere un post simile.

Devo imparare a fare i conti con i miei sbalzi d’umore e le mie ipocondrie, come diceva quella canzone di Battiato che paragonava in qualche modo l’amore a una cura e invece col cazzo: ti serve uno che le tue ferite manco le veda, non uno che si metta lì a disinfettarle. E, fiera delle banalità vvenghino ssiori venghino, in ultima analisi l’unica persona in grado di curarti è te stessa. Che insulto alla propria dignità delegare la propria salvezza a qualcun altro.

Devo imparare a fare i conti col fatto che sono facilmente abbindolabile, seguo le luci come le falene, e più mi accecano più io gli vado dietro. Il finale puzza sempre di bruciato (sono io).

Devo imparare a fare i conti con la noia e le insofferenze tipiche della mia costituzione emotiva, e imparare l’arte di una perseveranza fiduciosa. Fidarsi ancora mi viene difficilissimo. Non mi fido del futuro, delle persone e soprattutto non mi fido di me stessa perché mi sono vista cambiare troppe volte – e in realtà sarebbe anche un bene.

Devo imparare a fare i conti col fatto che avendo un animo tendenzialmente generoso e presuntuoso, me la prendo con chi non riesce a farsi aiutare alle mie condizioni. Quindi devo fare un passo verso una generosità più umile, che significa aiutare gli altri entro i loro recinti, quelli che ognuno si costruisce e che, per quanto assurdi, possono essere discussi ma non divelti.

Devo imparare a fare i conti col fatto che ero una ragazza, ora sono una donna e un giorno sarò una signora e poi una vecchia, e questo è tanto più evidente quando hai un figlio che ti cresce davanti agli occhi. Lui conta gli anni in avanti, tu li sconti al tuo futuro.

Devo imparare a fare i conti col fatto che mi torna difficile usare la giusta misura dell’amore. Ho sempre amato le persone più di quanto avrei dovuto o meno di quanto avrei dovuto, consapevole che il verbo amare  e il verbo dovere sono letali se usati insieme.

Devo imparare a fare i conti, soprattutto, col fatto che la vita è ORA. E’ in questo stesso momento in cui scrivo e non posso delegare al futuro (che sarà soltanto un altro ORA) la mia felicità. Quindi così com’è, con tutto il casino che c’è, con tutte le imperfezioni che ha, la mia vita è questo esatto istante e in questo esatto istante, se non sono felice, io sto sprecando la mia vita.

 

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