Tutte le cose che vorrei dirti.

Vorrei dirti che nella vita le cose diventano difficili prima di essere facili. E non diventano nemmeno realmente facili: sei tu che diventi più brava…

Storia della mia prima cicatrice

Life ·

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Avevo sei o sette anni, imparavo ad andare in bici nel parcheggio di casa. Era un pomeriggio di Maggio o Giugno, non che io lo ricordi, ovviamente, ma so dirlo perché avevo le maniche corte e perché eravamo ancora a Roma.

Il parcheggio era su due livelli, collegati da una salita che ai miei occhi sembrava ripidissima e terrificante: ‘sopra’ infatti l’asfalto era sdrucciolevole e rovinato in più punti. Mi tenevo al sicuro sulla parte di parcheggio bassa e liscia, dove le ruote della bici andavano soffici e la pedalata era omogenea e senza scossoni. Avevo levato le rotelle: ero grande – ma solo perché avevo un fratello piccolo.

Ho sempre avuto un cuore temerario e una coscienza prudente, ecco perché mi spingevo fino alla salita, poi tornavo indietro. Incerta. Tentata. Con le pedalate che si facevano sempre più rapide e la schiena che si raddrizzava per rassicurarmi del mio stesso coraggio. Infine iniziai: cavalcavo la salita premendo forte sui pedali, facevo un giro al piano rialzato del parcheggio e poi scendevo lungo la discesa con le gambe lontane dai pedali e i freni ben a portata di mano, godendomi il ‘wooooo’ che mi usciva ad ogni discesa.

Iniziavo a godermela. Iniziavo a pensare che, in fondo, ero un cuor di leone. Una temeraria. Una coraggiosa.

Su e giù, da sola nel parcheggio, il vento nei capelli, sentire i pedali vorticare rumorosamente mentre scendevo sempre più veloce.

Finché, alla fine di una salita, ho preso la mia inversione a U per riscendere un po’ troppo alla sportiva. Mi sono spatasciata per terra con la grazia della pera che casca dall’albero. Per fortuna sono caduta di gomito e non di faccia, ma i gomiti me li sono aperti per bene, planando sull’asfalto per qualche metro.

Le urla che si sentono dalle finestre, i parenti che si iniziano ad affacciare.

Circa mezzo minuto dopo mia madre era lì che mi abbracciava e armeggiava con la mia ferita.

Per anni, dopo quell’episodio, mia madre – altro cuor di leone – si è vantata di avermi abilmente levato tre sassi dalle ferite mentre io, ignara, le frignavo in braccio. Questa cosa dei sassi l’ha fatta sentire una specie di chirurgo, ne parlava come se mi avesse operata a cuore aperto.

E per anni, quel momento piccolo e sciocco, divenne una pietra miliare della mia infanzia. Poteva essere ‘il giorno in cui ho provato ad essere coraggiosa e ho fallito’, invece preferisco pensarci come al giorno in cui sono stata coraggiosa e ho guadagnato una cicatrice. La prima di tante.

Ogni volta che torno a casa dei miei guardo quella salita: è piccolissima.

 

Vi ho raccontato questo piccolo aneddoto perché ho scoperto che c’è chi aiuta a far sì che le prove di coraggio come la mia non lascino cicatrici. Sono inuovi cerotti Pic My Skin, che aiutano una guarigione più rapida delle ferite.

Pic ha anche realizzato anche dei divertenti video con consigli per l’automedicazione di piccole ferite e scottature.

Ad esempio, sapevate che è sempre meglio usare l’acqua ossigenata per disinfettare una ferita? O che i ‘rimedi della nonna’ per le scottature non sempre sono efficaci?

Mi sono andata a fare un ‘ripassino’ di primo soccorso perché so che piccoli incidenti come il mio volo dalla bici sono all’ordine del giorno, e visto che stiamo per levare le rotelle alla bici anche da queste parti… meglio essere preparati!

 

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