Tutte le cose che vorrei dirti.

Vorrei dirti che nella vita le cose diventano difficili prima di essere facili. E non diventano nemmeno realmente facili: sei tu che diventi più brava…

Bisogna saper perdere

Mummy ·
Gioco dell'oca

Tra le fonti di stress di mia figlia spicca ai primi posti quello che tutto sommato è proprio un viziaccio: non saper perdere.

Allora la dinamica è questa: si inizia una partita, che so, al gioco dell’oca – nel nostro caso, ‘il gioco dei polletti’ letteralmente tradotto dal francese.

Dopo una partita all’ultimo sangue per conquistare l’aia dei polletti, ecco che all’ultimo momento arriva il tiro fortunato e vinco. Sì: vinco io.

Vedo un misto di offesa e orrore dipingersi sul viso di mia figlia. Pare il Vito Corleone del gioco dei polletti. La faccia declama COME HAI OSATO.

“Ho vinto!” esclamo.

“Noo” afferma lei.

[negazionismo]

“Sì guarda, sono sull’aia!”

“No. Hai sbagliato a contare.”

[insinuazione del dubbio]

“No, era tre guarda: uno, due e tre il traguardo.”

“Ma per vincere bisognava fare quattro.”

[sovversione delle regole]

“No amore, con quattro esci dal cartellone.”

Senza fare una piega lei lo manomette. Cioè, il percorso è una serpentina ed è un puzzle. Lei inverte l’inizio con la fine.

“Vedi? Sei all’inizio.”

[vittoria tramite truffa]

“Aehm… no. Hai barato.”

“Ho vinto io ti dico.”

“E il mio polletto, che è sul traguardo?”

“Quello non è il traguardo.”

[tentativo di distorsione della realtà]

“E COMUNUQUE il mio polletto ha dei superpoteri quindi anche quando non vince, vince.”

[chiamata in causa del soprannaturale]

“Andiamo, ammetti di aver perso: ho vinto io. Ogni tanto capita. Si vince un po’ per uno, altrimenti che divertimento c’è?”

“Io mi diverto solo se vinco.”

[preludio allo status di dittatura infantile]

“Amore, è importante anche saper perdere. Ci si diverte giocando, non vincendo o perdendo.”

“Ok.”

[status di riequilibrio..]

“PERO’ HO VINTO IO.”

[…no.]

Siamo andate avanti così tipo un’ora, e lei solo dopo lagne e urla è riuscita ad ammettere che sì, avevo vinto io – detto fra i denti, come fosse l’onta suprema.

Allora chiedo a voi: i vostri figli sanno perdere? Se invece somigliano più a Viola, come vi comportate?

 

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