Perché non metto foto di mia figlia online

Mummy · · 67 commenti

Questa mattina è uscito un articolo sul Corriere: “E’ giusto mettere in rete le foto dei figli?” nel quale sono stata intervistata anche io.

Sapete tutti come la penso. Da quando ho aperto questo blog mi sono trovata davanti al dilemma: postare o non postare (il viso di mia figlia online)?

Ricordo il primo post dopo il parto, quello in cui raccontavo i primi momenti insieme. Avevo appena imparato ad usare la Canon e avevo delle foto non perfette ma davvero belle della piccola Viola a tre, quattro giorni di vita. Morivo dalla voglia di far vedere quanto fosse carina e dolce la mia bambina ma poi, al momento di doverle caricare su un blog pubblico, mi è venuto naturale tagliare la foto in modo da mostrare qualcosa, ma non tutto. Forse una mia semplice paranoia, ma darla in pasto alla rete così, piccolina, senza il suo permesso e sapendola ignara era un pensiero che mi infastidiva.

Penso che le foto dicano moltissimo: aggiungono qualcosa alla parola scritta, fanno sorridere, creano un’atmosfera. Ho fatto una scelta, quindi, ‘cauta’: foto sì, ma nessuna in cui Viola sia riconoscibile al 100%. Non giudico chi sceglie diversamente, ognuno è libero di fare ciò che vuole ma, se sono chiamata ad argomentare la mia scelta, queste sono le mie motivazioni, chiaramente dettate anche dalla mia esperienza di blogger oltre che mamma:

1. Le foto pubblicate online sfuggono al tuo controllo – come racconto nell’articolo e come vi ho già detto in un post, più volte le foto che ho postato online sono state usate senza permesso su altri siti. Ultimamente, una foto del mio pancione (vedi qui) è stata ‘rubata’, modificata aggiungendo una scritta e addirittura il watermark (la ‘firma’) di un altro sito e messa su Tumblr, dove è stata condivisa e rebloggata centinaia di volte. Risultato: la foto è mia ma ‘non è più mia’. E se fosse successo con una foto di mia figlia? Magari inserita in un contesto di dubbio gusto o con una scritta del cavolo messa sopra? Tanti pensano che ‘dipende dalla foto che posti’. Mah: la mia era la foto di una PANZA come ce ne sono diecimila, però era una BELLA foto di una panza. Quindi il disclaimer è: posta la foto purché sia brutta, così a nessuno viene in mente di fregartela? Non saprei. Ovviamente parlo anche ‘viziata’ dall’esperienza del blog, ma per quanto riguarda Facebook?  Possiamo raccontarcene quante ne vogliamo sulla presunta sicurezza dei settaggi della privacy di Facebook. La verità è che se sono entrati pure nel profilo di Zuckerberg, tanto sicuro questo Facebook non è. E cosa dire delle decine di App e siti ai quali ‘autorizziamo’ l’accesso al nostro profilo in cambio di un Login? Un social network basato sulla condivisione e sulla ‘rete’ di contatti ai quali una foto/notizia è esposta è potenzialmente un colabrodo. Ne sono uscite molte di notizie al riguardo, ma parlando con amici che hanno lavorato per/con i social, la risposta è sempre “non mettere online quello che non vorresti far vedere al mondo“.

2. Priverei mia figlia della libertà di gestione della sua immagine online – quando siamo nati noi non esistevano i social network e il massimo che i genitori potevano fare era mettere foto in cui siamo bambini o adolescenti sgraziati nella cornice all’ingresso, quella che vedono tutti. Ci sono ancora delle mie foto, in montagna, che mi hanno imbarazzata per anni e medito di sostituire. I nostri figli sono la prima generazione ad avere genitori social, di conseguenza non abbiamo casistica in merito ai possibili danni che una pubblicazione ‘alla leggera’ delle loro foto personali possa fare nel momento in cui vorranno decidere come disporre della loro immagine online. Proprio nell’articolo c’è l’intervento di uno psicologo riguardo a questo punto, che sostiene appunto quanto pubblicare foto dei nostri figli sia una sorta di ‘marchio’, una loro immagine secondo il NOSTRO punto di vista che noi stiamo rilasciando online e che con molta probabilità dovranno mettere in discussione una volta cresciuti. Gli stiamo praticamente fornendo un’identità virtuale prima ancora che abbiamo una reale identità personale. Un problema lanciato anche sul The Guardian. Per me la condivisione delle foto di mia figlia sui social ha molto a che vedere con l’idea di rispetto: rispetto la sua libertà di decidere cosa fare della sua immagine quando sarà più grande e consapevole (anche qui, sarebbe da aprire una discussione sull’età a cui questo avviene, perché non sono sicura che il 13enne con l’account Facebook sia molto consapevole di quello che condivide e di quanto tempo quelle foto potrebbero restare in giro).

3. Tante volte è solo orgoglio genitoriale  – tante e tante volte, per aggiornare i parenti o gli amici su quant’è bello/quant’è sveglio/che carino il pupo, basterebbe una mail. Il fatto che sentiamo il bisogno di mettere la foto a disposizione di tutti i nostri contatti sui vari social (e qui si aprirebbe il capitolo ‘dare l’amicizia in modo random’), spesso è più l’orgoglio del genitore che una reale necessità di condivisione. Lo so perché sono tentata di postare una foto della belliiiiissimaaa Viola almeno una volta al giorno 🙂

Detto questo, io sono una blogger e ho un blog pubblico dove parlo anche di mia figlia, quindi per me il discorso privacy è molto diverso rispetto ad una mamma che fa un altro lavoro o che non ha questa esposizione online costante e personale. Mi comporterei diversamente se non avessi il blog? Non so rispondere. Il blog c’è, il mio viso compare piuttosto spesso e capita anche che la gente mi riconosca per strada. Chiaramente è un’esperienza che non vorrei mai e poi mai succedesse a mia figlia (ooh ma tu sei Viola di Machedavvero? AAAARGH! Trauma infantile, porella.) La mia è anche una scelta dettata dalla protezione della privacy di mia figlia, effetto ‘mamma leonessa’.

Ovviamente il dibattito è aperto, a voi la parola, sapendo che stiamo parlando di scelte molto personali e che tutte vanno rispettate. Come avete deciso di gestire la questione dell’immagine online dei vostri figli, e quali sono le vostre motivazioni?

 

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