South Kensington

London · · 39 commenti
South Kensington London

South Kensington.

Bella – al netto dell’ondata di Italiani profondamente vanziniani dei quali avevo esemplari ventenni dietro al mio tavolo al pub che mi hanno deliziata (aehm) con discorsi incentrati sul quant’è sfigata quella, quant’è poraccio quello, ma chi ce l’ha fatto entrare quello alla festa, mio papà ha comprato, ma tte ci vai a Ibiza sabato – bellissima.

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Vaaa bene. A parte questo, piacevole incontro, South Kensington è stata il risultato di una di quelle mattine del weekend in cui mi sveglio con Londra che mi appare come un enorme parco giochi e io dentro, e tutto si può vedere e tutto si può fare ed è come essere turista e abitante al tempo stesso. Una sensazione bellissima che continua nonostante i quasi tre anni qui, nonostante il clima sia una sfida, nonostante gli amici continuino a postare foto in cui fanno il bagno a metà Ottobre mentre io, un po’ infreddolita, compro zucche al mercato.

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South Kensington ha uno stile completamente diverso dal nord di Londra, dove abito io. E’ bianca. Così bianca, ordinata, elegante, ariosa. Preferisco i miei mattoncini dickensiani ma anche questi colonnati, queste case tutte uguali con qualche mews (vicolo privato) nascosto che sbuca all’improvviso, hanno il loro fascino. Richiamano un immaginario completamente diverso, fatto di abiti sartoriali, tube lucide, cocchi e carrozze, tacchi a rocchetto, pasticcini e té, feste da ballo.

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Arriviamo in tarda mattinata, facciamo un giro sulla high street e poi ci fermiamo per pranzo da Bumpkin, un gastropub molto carino di cui ricordavo un buonissimo menu autunnale che però questa volta mi ha delusa. Forse è stato anche l’effetto dei tizi italiani seduti dietro, non so.

Abbiamo proseguito per Hyde Park. Raramente visito questo parco, essendo piuttosto lontano da casa, ma devo ammettere che ha il suo fascino – anche se ci sono altri parchi che continuo a preferirgli. Viola si è fermata ad ammirare l’Albert Memorial. Era una giornata ancora tiepida, si stava benissimo con una giacca leggera (lei, ormai inglesizzata, anche senza) e i primi colori autunnali erano sgargianti sul prato verdissimo e sotto un cielo azzurro pastello.

South Kensington London South Kensington London

Poi è arrivato il turno della raccolta delle foglie. Era come prenderle da un tappeto profumato, l’erba era di un colore assoluto, appena umida, morbida e pulita sotto le mani.

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Proseguendo verso Nord si incontra la Serpentine Gallery. Lo scorso anno c’era una meravigliosa installazione trasparente, stavolta un bar sospeso fatto di quella che mi è sembrata tela incollata, o cartapesta. Molto carino, meno d’effetto, sempre piacevole per un caffè. Abbiamo curiosato un po’ all’interno – no, Marina Abramovich se n’era già andata – per poi uscire con la faccia un po’ a punto interrogativo.

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Si va oltre, si segue il sentiero in memoria della Principessa Diana, si trova un altro prato stavolta pieno di castagne, che in inglese – ho scoperto da mia figlia ovviamente – si chiamano conckers e non chestnuts come credevo. (Professoressa del liceo pentiti e torna sui libri!) Non so, anche in questo caso guardo le castagne lucide e ci vedo qualcosa da fare. Tenerle a casa, in una grande boule trasparente con le candele. O forse farne un centrotavola. Metterne una nella tasca del cappotto come faceva la mia nonna, come avevo io da bambina, ogni anno, e non so ancora perché – pare che portino salute? Allora mi faccio il bagno nelle castagne stasera.

Infine, una volta giunti ai Kensington Gardens, si arriva a lui. A Peter Pan. La statua che più di ogni altra mi ricorda Londra in rapporto al mio essere bambina, al sognare di sorvolarla come nel cartone Disney, e ricordo che quello che ho trovato qui, in questo luogo lontano da casa, forse è proprio questo: magia. Questa città custodisce la bellezza di tante storie che ho amato. Peter Pan, Harry Potter, i romanzi di Jane Austen, Dickens, le storie del Medioevo, cavalieri e draghi, incantesimi e castelli. Londra per me è anche questo. Mi rapisce, sa portarmi via e portarmi qui-e-ora al tempo stesso.

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La nostra ultima fermata sono gli Italian Gardens, uno spiazzo pieno di fontane e giochi d’acqua. Non so, a volte mi viene da non scrivere nulla in questi post fotografici. In fondo parlano da soli. Raccontano una briciola, un frammento, qualche ora di una giornata normale, resa speciale da un punto di vista. Dall’entusiasmo di vivere qui. Da una macchina fotografica.

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Mi piacerebbe che tutte le Domeniche fossero così.

 

 

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Commenti

  • anche a me 🙂 mi riprometto, ovunque sarò, di fare almeno una volta al mese, una domenica così con mia figlia, alla scoperta della città, qualunque essa sia. 🙂

    • Sarebbe bellissimo ‘ispirarvi’ a questo!

  • vaty

    Ciao Chiara.. bellissimo vedere Londra attraverso le tue foto.. e come cresce la Porpy!
    felicissima di averti conosciuta a Rimini.. chissà che un giorno non posso presentare a Porpy la piccola Sofie! un bacione!

  • Sono tornata a Londra il mese scorso e avevo l’hotel proprio in quella zona: mi sono innamorata di quelle case bianche, di quelle strade… E ora, dopo questo post, ho voglia di tornare a scoprire Hyde Park e tutto quello che non sono riuscita a vedere!

    • Pensa che non sono ancora riuscita a scoprirlo tutto nemmeno io!

  • Barbara

    A me South Kensington piace sempre molto, forse proprio per quell’aria un po’ austera ed elegante. Quando vivevamo a Londra ci andavamo spessissimo, sia perchè mio marito lavora in quella zona sia per il Natural History Musem e lo Science Museum che, con due bimbi, sono sempre ricchi di sorprese. Inutile dirti che le tue foto mi fanno tornare indietro nel tempo!
    Barbara

    • Sì l’ho anche fotografato e non l’ho citato.,. ops.

  • Silvia

    Ciao. Per favore scrivi un altro libro. Su quello che vuoi, scegli tu. Ma scrivilo. Mi perdo (nel senso buono) a leggerti e i post non mi bastano mai.
    Silvia.
    P.s. magari anche fotografico, dato che anche le foto sono fenomenali.

    • awww grazie, così mi commuovo 🙂

  • Dulcistella

    http://en.wikipedia.org/wiki/Conkers
    In realtà la tua prof del liceo aveva perfettamente ragione, conker vuol dire “castagna matta” (nome che usava mio nonno), cioè il seme dell’ippocastano e non la castagna vera e propria. Comprensibile che Viola faccia confusione, conosco adulti che non sanno distinguere! Ciao, un saluto!

  • Viviana Sarti

    Quando siamo passati noi da lì, lo scorso weekend, proprio alle porte della metro tra quei palazzi bianchi da urlo, c’era una signora che cantava la lirica e che ci ha incantati per un bel pezzo. Non riuscivamo a schiodarci, mia figlia ipnotizzata…Credo che il contesto abbia avuto anche un forte potere su di noi…Meravigliosa…Londra…tutta;-) Vivy

  • Quando in estate rimango un mese a Londra lì ci passo tutti i giorni.
    Giochiamo a palla dove avete raccolto le foglie
    Poi andiamo al Diana Memorial Playground, lì a Kensington Gardens. A loro piace molto
    Non vedo l’ora di tornarci
    Chiara

  • Paola

    Dormo sempre lì ogni volta e concordo sul discorso dei pariolini che la popolano. Però, la zona è bellissima e di notte in giro ti aspetti una carrozza con cocchiere sbucare da qualche angolo:) Oltretutto è ben collegata, con la metro arrivi velocemente ovunque, però il fascino di zone come Hampstead è unico e più vero. Paola

  • Ho avuto la fortuna di fare una lunga passeggiata a metà fra un pomeriggio ed una sera di maggio: è bellissima, davvero. Quella parte di londra che mi ricorda tanto Mary Poppins… 🙂

    Grazie, sempre grazie, per condividere con noi queste cose!

    Un abbraccio

    Life, Laugh, Love and Lulu

  • Expat Mum

    Ahah ma no, le conkers sono quelle non commestibili (i frutti dell’ippocastano), invece le chestnuts sono quelle che si mangiano (i frutti del castagno). Anche in Italiano hanno nomi diversi ma non li usiamo mai 🙂

    • Grazie! E come si chiamano in Italiano???

      • Cristina

        io le chiamo castagne selvatiche (quelle che non se magnano)

        • Azzurra

          Le castagne selvatiche si chiamano “marroni”. 🙂

          • erounabravamamma

            mannò! i marroni si mangiano. la castagna invece è il frutto della pianta selvatica.

  • the_shadow

    Forse mi sbaglio, ma mi sembra che conker sia l’albero di castagno (anche io l’ho scoperta l’anno scorso questa parola:) mentre chestnut sia il frutto della castagna.

  • Svea

    Dipende se parli di castagne/marroni o dei frutti dell’ippocastano…
    Comunque, bella atmosfera dalle foto!

  • Dulcistella

    ma… mi hai cancellato il commento? Io volevo solo fare una precisazione innocente 🙁

    • aha ma no, non li avevo ancora approvati 🙂

      • Dulcistella

        ah, ecco… io e la tecnologia, due eterne nemiche :-/

  • chepi

    le castange del raffreddore!!!! leggenda narra che portandone una in tasca non ci si ammali durante l’inverno…ehm…io mi sono dimenticata quest’anno evidentemente 😉
    Grazie per condividere con noi i tuoi scorci di vita che a tratti, per la bellezza e l’intensità, diventano un pò nostri!

    • Ah ecco a che servivanooo, al raffreddore!

  • giuseppe

    giusto per fare il precisino mi sembra che la passeggiata l’abbiate fatta tutta in kensington garden.
    hyde park e’ dall’altra parte della strada.
    A parte questo: ma sta bimba l’hai mai portata al science o al natural history museum?

    • anche nella zona di Hyde Park ma le foto effettivamente sono di quel lato. certo che l’abbiamo portata ai musei, se mi seguissi su Instagram avresti visto qualche scatto… ehehe 🙂

  • Mo’

    Le mews piu’ che vicoli privati sono vecchie scuderie (pensa te…sono favolose….)

  • chiaraem

    Ho 21 anni ma bramo con tutta me stessa la camicetta di Viola. Va tutto bene o sono problematica?
    Comunque a forza di leggere i tuoi post mi sono talmente innamorata che ho quasi convinto i miei amici a fare un viaggetto a Londra tutti insieme quest’estate. Spero che non sia il solito piano tra amici che si rivela essere solo un discorso da sognatori, spero proprio di venirci. Sarà che con Edimburgo è scattato subito il legame a mo di cordone ombelicale quando ci sono stata ma ho grandi aspettative anche per Londra, le tue foto e le tue parole mi danno sempre quell’aria di “home” che non è comune provare.
    Giuro che se ‘sto viaggetto lo faccio, non farò parte del gruppo “pettegoli italiani incalliti” (di solito magari qualche commento mi parte, lo ammetto, ma quando viaggio non riesco a trovare mai il tempo per queste cose): giurin giurello!

  • amalianita

    Ciao, le tue foto sono bellissime ma sono così belle che abbelliscono anche la realtà. Questa estate l’ho passata a Londra e quello che mi ha colpito tanto, proprio in una gita domenicale con mia figlia nello stesso parco, è stata la fortissima presenza di arabi, soprattutto donne, forse perchè più riconoscibili, con i loro vestitoni neri lunghi 3 o 4 bambini intorno occhiali e borse da miliardari. Non voglio dare adito a nessuna polemica solo fare notare che non mi è sembrata una gita dal fascino così londinese. O forse sono solo io che sono rimasta indietro sul concetto di “londinese”

  • Emanuela

    Bellissimo post grazie Chiara, ero lì lo scorso anno con la mia famiglia e mi hai fatto rivivere emozioni e rivedere quei posti incantati, mi sembrava di essere lì, un po’ come quando Mary Poppins, Bert e i bambini saltano dentro al quadro 🙂 un abbraccio e dai sì fai un libro su Londra te lo chiediamo in tante qui!

  • Aloise

    Ciao Chiara,

    Posso dare un miniconsiglio?
    Ogni volta che fai questi post io li stampo e li tengo da parte per la prossima visita a Londra, ma sento sempre la mancanza di una mappa.

    Sarebbe carino per ogni post di questo genere una minimappa col percorso che hai fatto così, oltre a visualizzare fisicamente che parte di londra stai esplorando, possimo anche seguire il tuo percorso.

    grazie
    Federica

  • laura

    si chiama gengia (o castagna matta) 🙂

  • Nadia

    Bello e sentito anche questo post. A proposito dei pariolini, ma quanti cavolo d’italiani ci sono a Londra? Io tutte le volte che ci vengo (in genere una volta l’anno) ho la sensazione che aumentino. Non riesco più a parlare inglese, perchè spunta subito un commesso o un barista italiano che capisce da dove vengo e mi si rivolge in italiano, per strada sento parlare italiano da tutte le parti, una calamità. Lo so che faccio parte anch’io della schiera, visto che ci vado spesso, ma non mi piace, uffa. Vorrei andare là e sentirmi in un’altra nazione, non in una parte dell’Italia trasportata da un’altra parte!!
    Cmq il tuo post era bello e le foto stupende 🙂

  • Marta

    Si, ormai South Kensington sembra la succursale di Piazza Euclide, aargh !

  • Martina

    Le castagne sono chestnuts mentre quelle che sembrano castagne ma non si possono mangiare e vengono dall ippocastano sono conckers!

  • Cristina

    Le “castagne matte” o “castagne d’India” sono i frutti dell’ippocastano (= horse-chestnut tree) e non sono commestibili. Le castagne e i marroni sono frutti dei castagni (chestnut tree) e, come sappiamo, sono commestibili.
    Anche io conoscevo il detto che portando un paio di castagne matte in tasca si tiene lontano il raffreddore 🙂