Tutte le cose che vorrei dirti.

Vorrei dirti che nella vita le cose diventano difficili prima di essere facili. E non diventano nemmeno realmente facili: sei […]

South Kensington

London ·
South Kensington London

South Kensington.

Bella – al netto dell’ondata di Italiani profondamente vanziniani dei quali avevo esemplari ventenni dietro al mio tavolo al pub che mi hanno deliziata (aehm) con discorsi incentrati sul quant’è sfigata quella, quant’è poraccio quello, ma chi ce l’ha fatto entrare quello alla festa, mio papà ha comprato, ma tte ci vai a Ibiza sabato – bellissima.

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Vaaa bene. A parte questo, piacevole incontro, South Kensington è stata il risultato di una di quelle mattine del weekend in cui mi sveglio con Londra che mi appare come un enorme parco giochi e io dentro, e tutto si può vedere e tutto si può fare ed è come essere turista e abitante al tempo stesso. Una sensazione bellissima che continua nonostante i quasi tre anni qui, nonostante il clima sia una sfida, nonostante gli amici continuino a postare foto in cui fanno il bagno a metà Ottobre mentre io, un po’ infreddolita, compro zucche al mercato.

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South Kensington ha uno stile completamente diverso dal nord di Londra, dove abito io. E’ bianca. Così bianca, ordinata, elegante, ariosa. Preferisco i miei mattoncini dickensiani ma anche questi colonnati, queste case tutte uguali con qualche mews (vicolo privato) nascosto che sbuca all’improvviso, hanno il loro fascino. Richiamano un immaginario completamente diverso, fatto di abiti sartoriali, tube lucide, cocchi e carrozze, tacchi a rocchetto, pasticcini e té, feste da ballo.

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Arriviamo in tarda mattinata, facciamo un giro sulla high street e poi ci fermiamo per pranzo da Bumpkin, un gastropub molto carino di cui ricordavo un buonissimo menu autunnale che però questa volta mi ha delusa. Forse è stato anche l’effetto dei tizi italiani seduti dietro, non so.

Abbiamo proseguito per Hyde Park. Raramente visito questo parco, essendo piuttosto lontano da casa, ma devo ammettere che ha il suo fascino – anche se ci sono altri parchi che continuo a preferirgli. Viola si è fermata ad ammirare l’Albert Memorial. Era una giornata ancora tiepida, si stava benissimo con una giacca leggera (lei, ormai inglesizzata, anche senza) e i primi colori autunnali erano sgargianti sul prato verdissimo e sotto un cielo azzurro pastello.

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Poi è arrivato il turno della raccolta delle foglie. Era come prenderle da un tappeto profumato, l’erba era di un colore assoluto, appena umida, morbida e pulita sotto le mani.

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Proseguendo verso Nord si incontra la Serpentine Gallery. Lo scorso anno c’era una meravigliosa installazione trasparente, stavolta un bar sospeso fatto di quella che mi è sembrata tela incollata, o cartapesta. Molto carino, meno d’effetto, sempre piacevole per un caffè. Abbiamo curiosato un po’ all’interno – no, Marina Abramovich se n’era già andata – per poi uscire con la faccia un po’ a punto interrogativo.

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Si va oltre, si segue il sentiero in memoria della Principessa Diana, si trova un altro prato stavolta pieno di castagne, che in inglese – ho scoperto da mia figlia ovviamente – si chiamano conckers e non chestnuts come credevo. (Professoressa del liceo pentiti e torna sui libri!) Non so, anche in questo caso guardo le castagne lucide e ci vedo qualcosa da fare. Tenerle a casa, in una grande boule trasparente con le candele. O forse farne un centrotavola. Metterne una nella tasca del cappotto come faceva la mia nonna, come avevo io da bambina, ogni anno, e non so ancora perché – pare che portino salute? Allora mi faccio il bagno nelle castagne stasera.

Infine, una volta giunti ai Kensington Gardens, si arriva a lui. A Peter Pan. La statua che più di ogni altra mi ricorda Londra in rapporto al mio essere bambina, al sognare di sorvolarla come nel cartone Disney, e ricordo che quello che ho trovato qui, in questo luogo lontano da casa, forse è proprio questo: magia. Questa città custodisce la bellezza di tante storie che ho amato. Peter Pan, Harry Potter, i romanzi di Jane Austen, Dickens, le storie del Medioevo, cavalieri e draghi, incantesimi e castelli. Londra per me è anche questo. Mi rapisce, sa portarmi via e portarmi qui-e-ora al tempo stesso.

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La nostra ultima fermata sono gli Italian Gardens, uno spiazzo pieno di fontane e giochi d’acqua. Non so, a volte mi viene da non scrivere nulla in questi post fotografici. In fondo parlano da soli. Raccontano una briciola, un frammento, qualche ora di una giornata normale, resa speciale da un punto di vista. Dall’entusiasmo di vivere qui. Da una macchina fotografica.

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Mi piacerebbe che tutte le Domeniche fossero così.

 

 

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