Essere questo E ANCHE quell’altro.

Life · · 53 commenti

Questo non è un post sulla vicenda Cucchi, né su Ilaria Cucchi, però l’altro giorno leggevo un’ondata di indignazione riguardo all’indiscrezione che la vedrebbe come nuova inviata di un programma di Rai Tre e mi sono cadute le braccia.

Mi sono cadute e hanno rotolato svariati metri perché, in sostanza, la si accusava di aver rovinato tutto quello che ha fatto fin ora. L’aver accettato un lavoro, quello di inviata per la tv pubblica, quindi dello Stato, lo stesso Stato che non è riuscito a far giustizia per suo fratello, in qualche modo dovrebbe inficiare tutta la battaglia legale che la Cucchi ha duramente, ostinatamente, faticosamente (anche e soprattutto a livello psicologico) portato avanti durante questi anni.

Ora. Non voglio entrare nella faccenda troppo a lungo anche se, per farvi un solo singolo esempio, secondo il ragionamento dei detrattori la Cucchi essendo parte offesa dello Stato (termine esteso a coprire la qualunque) non dovrebbe manco più rinnovare i documenti perché si fa negli uffici statali, rinunciare alla pensione perché i soldi vengono dallo Stato e farsi chiudere acqua e gas, servizi statali pure quelli. Ma va bene.

Molliamo la Cucchi e torniamo al pensiero che tutto questo mi ha scatenato. Un pensiero sul quale mi ero già soffermata dopo aver letto un post, tempo fa, e che si ricollega a un ‘famoso’ post di questo blog.

Il problema dell’E ANCHE.

In questo caso: Ilaria Cucchi non può condurre una battaglia legale per la morte del fratello E ANCHE accettare un lavoro in una tv Statale. Dunque, fermi un attimo: sì. Può. Può, senza che questo abbia niente a che vedere con il suo diritto alla giustizia. Posso prendere soldi dallo Stato E ANCHE esigere dallo stesso Stato giustizia per il fratello.

Scusate, son tornata sulla Cucchi, ora la mollo sul serio.

Dunque, quello che volevo esprimere è questo.

Siamo vittime. Vittime di una limitata visione della complessità dell’essere umano, di categorie mentali nelle quali ci troviamo confortevoli e di una spietata, folle smania di giudizio. Giudicare il prossimo ci fa sentire benissimo, legalizza i nostri difetti e amplifica i nostri pregi. Ci fa sentire come se avessimo delle valide opinioni, quando invece riguardo ad una persona della quale conosciamo solo un frammento esteriore, avere un’opinione valida è pressoché impossibile. Raramente ci fermiamo a riflettere se quel giudizio sia sensato, oppure semplicemente offensivo.

L’ho sperimentato sulla mia pelle, ci ho scritto un libro: “non puoi amare tua figlia E ANCHE voler tornare indietro”. Sì, si chiamano sentimenti ambivalenti, possono essere perfettamente normali, umani, e la loro negazione è la causa di tutte le depressioni post partum finite molto male.

E poi: “non puoi essere madre E ANCHE continuare a spassartela, goderti i tuoi trent’anni, viaggiare.”

Sì, puoi. Puoi, senza essere una madre di merda, ma torna molto più comodo giudicarti così perché non rientri nella categoria mentale ‘bravamamma’ con le sue regole e i suoi codici, di conseguenza sei difficile da catalogare. Deve esserci qualcosa di sbagliato in te. Stai sbagliando.

(No).

Ecco, sulle donne questo dell’E ANCHE è una limitazione psicologica (imposta) enorme. Dagli aspetti più importanti a quelli più frivoli dell’esistenza.

Quante volte avete pensato secondo la categoria “non puoi essere molto bella E ANCHE occupare una posizione di successo”? Scatta subito il retropensiero: chissà a chi l’ha data via.

Non puoi una persona profonda E ANCHE postare i selfie. (e perché no? Proprio ieri ricevevo un commento ad una foto che non ho veramente capito. Suonava tipo: prima mi piacevi perché dicevi cose profonde e ora che posti le tue foto no. Mo’, spiegatemi come postare le proprie foto sia in contraddizione coi pensieri profondi. Vi svelo una cosa: una persona intelligente, sensibile, profonda – spero siano categorie che mi sia addicano ma le uso come esempio – PUO’ ANCHE tenere al proprio aspetto e fermi, attenzione, di più: essere una svergognata vanesia, un’egocentrica mortale e una terribile superficiale. Sì, signori: si può essere molto profondi su certe questioni e molto superficiali su altre ALLO STESSO TEMPO e senza nuocere ad alcuno, tantomeno a sé stessi.)

Poi cos’altro?

Non puoi invecchiare E ANCHE continuare a fare quello che facevi prima. (se lo ami e ti rende felice, perché no?)

Non puoi voler fare carriera E ANCHE voler stare coi tuoi figli. (certo che puoi volerlo. Se poi avessi più aiuti…)

Non puoi essere una perfetta idiota quando esci con le tue amiche E ANCHE guidare un team di venti persone per costruire grattacieli.

Non puoi essere questo E ANCHE quell’altro.

I fatto è che non SIAMO gli E ANCHE. Siamo molteplici, siamo variegati, siamo tante cose diverse che si contraddicono senza annullarsi.

Tenendo fuori dal discorso cose davvero negative, gli E ANCHE non rendono meno valido quello che si è fatto prima, né quello che si farà dopo. Sono solo un’altra cosa.

Se l’accusa è: non possiamo essere coerenti E ANCHE essere incoerenti, io da parte mia rispondo che questo è l’esatto fondamento della natura umana, della libertà di scelta, del sacrosanto e inviolabile diritto di cambiare idea ma soprattutto di sbagliare.

p.s. sento doveroso aggiungere che nemmeno io sono una fan della Cucchi in tv, però sono una fan della sua libertà di farlo senza essere messa alla gogna e soprattutto senza sentirle dire ‘hai mandato tutto a puttane’.

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Commenti

  • Valeria

    Applausi

  • Halfway

    L’ho incoerenza è un fatto di assoluto comodo ed alla gente mediocre piace un sacco. Preferisco quelli che la usano consapevolmente e con secondi fini, senza cercare di giustificarsi ogni tre per due.

    • Annaelle

      Concordo… si, siamo tutti multi-dimensionali, ma non e’ non deve essere una scusa per giustificare comportamenti scorretti o insensati. Troppo facile.
      Uno può’ essere un ottimo padre/fratello e poi andare in giro a rubare agli altri (o far quant altro) giustificandosi con la mancata coerenza o l’essere multi-dimensionali.
      Troppo comodo. Siamo responsabili di tutte le nostre azioni, da qualsiasi parte del nostro essere arrivino.

      • Eve Teebiscotti

        Non credo che Chiara intendesse dire che, siccome dentro di
        noi convivono differenti aspetti della nostra personalità, questo ci giustifica
        se facciamo qualcosa di scorretto o ci scusa qualunque comportamento teniamo.
        Riprendendo l’esempio di Annaelle qua sopra, uno può essere un buon padre, ma
        anche andare a rubare, perché il buon padre che vive in quell’uomo, convive con
        l’”aspetto ladro” in quella stessa persona. Ma è ovvio che se un uomo ruba,
        deve poi assumersene la responsabilità e pagarne le conseguenze. Non sta
        scritto da nessuna parte, nemmeno nel post di Chiara, che una persona possa
        rubare serenamente perché “tanto siamo umani e ci contraddiciamo”.
        Per quanto riguarda essere profonde e anche frivole, perché no? Non vedo il
        problema. Il problema, casomai, è il giudizio che noi mettiamo sulla
        frivolezza, come se fosse un male. Invece una persona può benissimo fare volontariato
        tra i senzatetto e subito dopo andarsi a comprare una borsetta fashion. Certo,
        giudicare chi fa così ci fa sentire bene, perché “io non sono così
        superficiale, io sì che sono brava, profonda e non compro borsette.”.
        Questo sì che è facile.

        • annaelle

          Certo, quello era un esempio estremo.
          Anche io sono d’accordo nel fatto che non ci sia nulla di sbagliato nell’essere frivole ma anche “no”, a seconda del luogo e della situazione. Mamme e anche donne eccetera eccetera. Il mio commento era solo per evidenziare che cmq questo secondo me e’ un po’ un trend pericoloso, come dice Halfaway, e’ spesso usata come una scusa, un modo per giustificare tanti comportamenti insensati o comodi – E non sto accusando Chiara o altro, intendiamoci. A me le selfie non piacciono, ma questo non toglie niente al talento di Chiara o al suo blog.

    • Dalida

      Concordo in pieno. poi dire “Vi svelo una cosa: una persona intelligente, sensibile, profonda – spero siano categorie che mi sia addicano ma le uso come esempio – PUO’ ANCHE tenere al proprio aspetto e fermi, attenzione, di più: essere una svergognata vanesia, un’egocentrica mortale e una terribile superficiale” costituisce un clamoroso autogol.

  • aspiantemamma

    Non mi trovi d’accordo. O meglio, il tuo discorso fila, assolutamente, in linea di principio. Ma ci sono contraddizioni e contraddizioni, mica sono tutte uguali. Almeno per me è una questione di misura, non di principio: in sostanza, la mamma che lavora o che si fa l’aperitivo con le amiche non è uguale alla Cucchi che fa la giornalista, magari specializzandosi proprio nei casi del tipo di quello di suo fratello. Che poi non mi sembra che il focus del problema sia l’essere in contraddizione: sinceramente a me ha dato l’impressione di aver in qualche modo sfruttato la tragedia familiare per una sorta di tornaconto personale. Magari mi sbaglio.

  • giulio

    d’accordo su tutto, ma la vicenda ilaria cucchi non ha nulla a che vedere con quello che tu scrivi. lei e’ chiaramente libera di essere tutto quello che vuole. il “problema” ilaria cucchi e’ che lei ottiene un lavoro, che nulla ha a che vedere con la sua esperienza e con il suo curriculum, solo in virtù di una battaglia sacrosanta che conduce per suo fratello e della conseguente visibilità ottenuta. c’entra molto poco la coerenza o l’incoerenza, c’entra molto, invece, la caratteristica tutta italiana di mancanza di merito, soprattutto in campo lavorativo.

    • Antonella

      sono perfettamente d’accordo con te. Il punto è che Ilaria Cucchi fino all’altro ieri era un’amministratrice di condominio… che ha ben poco a che vedere con il giornalismo.

      L’incoerenza sta in questo, non aver preso un posto dallo Stato per combattendo una battaglia sacrosanta contro di esso.

      • Astrid

        ma non vi viene in mente che magari lei in tutti questi anni ha sviluppato una sensibilità particolare (nonchè una conoscenza legale e giuridica su specifiche questioni) molto più alta di persone con formazione specifica da giornalisti? Non vedo proprio il problema, sinceramente. Basta leggere le sue interviste per capire che parla molto meglio di gran parte dei giornalisti che stanno in televisione.

    • hermione

      Anche io la penso così. È ovvio che chi ha ricevuto un torto dallo Stato non per questo lo deve rifiutare in toto, al punto da non lavorarci più, ma la questione è un’altra: se non le fosse successo quello che, ingiustamente e drammaticamente, le è successo, avrebbe ottenuto quel lavoro? Può essere questo il criterio per selezionare una figura professionale?
      A questo punto mi viene da pensare che sia un modo per far parlare della trasmissione o per risarcire la famiglia, in mancanza di un risarcimento, vero, che forse non arriverà mai.

  • Francesca Calisti

    condivido ogni parola di quello che dici, non mi è mai piaciuto rientrare in una qualche categoria, soprattutto ogni categoria mi va stretta e che ognuno di noi è tante cose tutte insieme lo penso da sempre ed è questo il bello e a volte anche il brutto degli esseri umani. brava Chiara per tutto quello che scrivi, per le tue bellissime foto e per le tue mille esperienze che ci fanno sognare:-)))

  • GG

    quello che mi dispiace è che la sua vicenda personale verrà sfruttata per alzare un po’ l’audience;
    liberissima di accettare questo o altri incarichi, ma, non so, forse ci sono decine di giornaliste meritevoli che avrebbero diritto ad occupare quel posto, ma non hanno un nome che fa scalpore
    lei non ha nessun demerito per questa vicenda, ma chi le ha offerto quel posto si

    • Astrid

      o forse magari ci sono tante altre giornaliste / giornalisti non meritevoli che lo occupano già quel posto. Intelligente la rete a proporle il posto, sta a lei sfruttarlo al meglio.

  • D’accordo che più d’accordo non si può. Un immenso LIKE che ti dedico perchè, sempre, riesci ad essere così azzeccata, centrata, attuale, moderna!

  • (Claudia)

    Chiara grazie.
    Quante volte mi hanno catalogata come “sbagliata” quegli E ANCHE. Sai quante volte nella mia vita mi sono sentita come se avessi 2 teste?
    Non ho mai capito il perchè ci si senta in dovere di vivere secondo cui l’idea di massa è giusta a prescindere. Non sempre lo è e non sempre il contrario è sbagliato, magari è solo “diversamente giusto” (per mancanza di parole migliori) e davvero non comprendo l’ostinazione a sopprimere l’istinto di considerare individualmente ciò che è fuori dai canoni di massa.

  • Grazie, in effetti questa questione del dover essere una cosa soltanto senza sfumature, senza E ANCHE è la mia più grande fonte di stress nella vita.
    Non solo perchè dare confini a se stessi annienta la propria natura umana complessa e mutevole, ma proprio perchè non sei tu ad auto importi delle regole ma sono dettami dati dall’esterno su cosa o come si dovrebbe comportare il modello tipo di madre, donna, lavoratrice, bla bla bla.
    Puoi ricordarmelo di tanto in tanto scrivendo post a tema? No, perchè tendo sempre a dimenticarmi.
    Grazie mille. V

  • kiki

    Penso che il tuo sia un discorso troppo ampio, capisco il senso ma penso sia difficile centrare la questione.
    Mi spiego, l’incoerenza può a volte essere anche “sana”, siamo fatti di piccole contraddizioni, cambiamo idea, siamo umani. OK! Ma non possiamo essere tutto e il contrario di tutto, è umano anche avere dei limiti. Oserei dire che è “sano” anche questo!
    Il punto è che tendiamo troppo spesso a pensare che i limiti siano solo negativi, che siano solo un “non puoi fare”, dimenticando che anche i valori sono dei limiti. Quello in cui credi, quello che fonda la tua persona, quelli per cui combatteresti contro tutti. Credo che anche questi possano evolvere nell’esistenza di una persona ma non che possano coesistere con i loro opposti.
    Dicevo che era un discorso troppo ampio perchè ovviamente non credo che essere una mamma e una che lavora siano due “valori” opposti in sé, tutto dipende dalle misure, avere un lavoro, uscire con le amiche, viaggiare, non fa di una donna una che deve scegliere tra essere mamma o essere una donna in carriera.
    Una donna che lavora 20 ore al giorno, anche nei fine settimana,che quando ha tempo libero lo dedica a sé e vuole avere anche dei figli penso che sia una donna che non considera i limiti che la realtà stessa le impone.
    Il problema è che questo sembra un discorso valido solo per le donne, ma non è affatto così! I limiti esistono per le donne come per gli uomini che vogliono diventare genitori, ci sono state e ci sono ancora generazioni e generazioni di padri che se ne sono fregati di questi limiti e non penso proprio che abbiano prodotto e continuino a produrre buoni risultati.

    • Daniela

      La risposta più azzeccata è questa! Mi dispiace ma se hai una linea morale che ti caratterizza,qualsiasi essa sia,inevitabilmente hai dei limiti o come vogliamo chiamarli. Anche secondo me fa molto comodo dire che si può essere tutto ed il contrario di tutto
      Dani

  • Alicina

    Quanto hai ragione Chiara..
    La questione che hai affrontato della Cucchi è un esempio ben calzante, come purtroppo ce ne possono essere davvero tanti ogni giorno, seguendo i media.
    A me capita spesso questo: non puoi essere di sinistra e indispettirti se un lavavetri ti si spalma sulla macchina al semaforo; non puoi essere di sinistra e infastidirti se un suonatore di fisarmonica ti impedisce di chiacchierare con un’amica in metropolitana; non puoi essere di sinistra ed evitare di passare da sola di notte vicino ad un campo nomade. Insomma, sono esempi banali, ma è una dicotomia che ho sempre avvertito, ed è così tipica delle persone di sinistra, quelle più moraliste. Che amarezza.
    Evviva le persone profonde che si fanno i selfie scemi 😉

  • elena

    sull’E ANCHE sono molto d’accordo, però il caso specifico della Cucchi mi lascia perfetta, perchè più che un E ANCHE mi pare (ma magari è una mia impressione del tutto errata) che lei abbia sfruttato la visibilità che ha avuto per lavorare in televisione. Un po’ come tutte quelle persone vittime di tragedie inenarrabili (perchè hanno avuto una figlia uccisa in modo tragico, per esempio) che vanno ospiti nei vari talk show a dire come si sentono… lo so che è un po’ diverso ma fare il paragone è facile. E sicuramente la Cucchi ha altre ottime intenzioni. E io mi sbaglio.

    • Astrid

      Ma io non vedo proprio dove sia il problema sinceramente. La Cucchi ha “sfruttato” la sua visibilità scaturita da una enorme tragedia per lavorare in televisione (o, ancora prima, candidarsi con Ingroia)? E allora? Sinceramente penso che avrebbe preferito lavorare al supermercato e avere ancora il fratello con sè. Io penso che magari purtroppo a causa della tragedia che sta vivendo abbia sviluppato una sensibilità particolare che potrebbe farle svolgere molto bene il lavoro che andrà a ricoprire, ad esempio.

  • nonchiamatemiBorgia

    Concordo con te sul fatto che troppo spesso si giudicano erroneamente situazioni altrui, di cui non si conosce ‘na mazza, con un “Ma non puoi fare questo E ANCHE quello”, come se fossimo esseri unidirezionali. D’altro canto mi ritrovo anche nell’opinione di Giulio: lo dico da praticante giornalista, che oltre ad aver studiato si è fatta e si fa tuttora la gavetta. Non ho idea di quale sia la preparazione della Cucchi, ma sembra forzato il fatto che tra mille milioni di aspiranti giornalisti, Rai Tre abbia scelto lei… E dire che di gente brava ce n’è: diciamoci la verità, quali sono le reali motivazioni dietro l’assunzione della Cucchi? Una preparazione stellare o la battaglia (giustissima, intendiamoci) che sta portando avanti? Credo sia un po’ più onesto ammettere che la sua impronta mediatica c’abbia messo lo zampino.

  • Aggiungo una cosa: essere capaci di fare qualcosa, un mestiere, non è sempre legato alla preparazione che certifica che quella data cosa la sai fare. Mi spiego meglio: non è detto che per fare il giornalista tu debba aver per forza seguito un particolare iter di studi. Puoi semplicemente avere delle tue doti, avere sviluppato delle competenze informali che ti permettono di farlo bene, di avere seguito, di essere stimolante, di saper fare domande e saper ottenere le risposte, di essere spigliato e pungente. Ilaria Cucchi io non la conosco personalmente ma c’è chi avrà visto in le queste doti e le avrà proposto un lavoro. Evviva e alleluja.

    • nonchiamatemiBorgia

      Mi permetto di dissentire: per essere qualificato giornalista (pubblicista o professionista) al giorno d’oggi devi avere almeno una laurea di primo livello che, in seguito, ti faccia accedere ai 24 o 18 mesi di praticantato. Fare il giornalista non significa solo scrivere bene o saper raccontare una storia in televisione: dietro una storia c’è un lavoro di ricerca, di ufficializzazione delle fonti e di etica professionale (legata a un particolare codice deontologico). Ragionare così comporta solo a un’ulteriore sminuire un percorso di studi, cosa che qui in Italia si fa già alla grande e senza remore.

      • maidannutengaracasteddu

        Ah la potenza del pezzo di carta….

        • nonchiamatemiBorgia

          Non capisco ‘sto commento. Allora dal momento che la Cucchi si è informata su questioni giuridiche perchè non la promuoviamo a giudice o avvocato? O dato che ha dovuto affrontare un’importante questione a sfondo sociale, perchè non assumerla come assistente in qualche comunità. Non si tratta solo ed esclusivamente di “pezzi di carta”, e nemmeno di “lei non può fare quello”, ma si entra nella famosa sfera delle COMPETENZE, doti che si acquisiscono tramite l’esperienza scolastica e lavorativa. Per quanto abbia dovuto esporsi a livello mediatico, non credo che abbia la preparazione nè accademica nè professionale necessarie per accaparrarsi un posto di tale rilievo: nessuno le impedisce di fare quello che vuole, ma francamente credo sia ora di PRETENDERE che un posto di lavoro non sia offerto nè sulle sole basi di un pezzo di carta nè, tantomeno, in relazione a disgrazie/storie/conoscenze personali.

          • Francesca

            Credo che la scelta di assumere la sig.ra Cucchi non sia dovuta alle sue presunte capacità acquisite ecc..ecc.. è solo una questione di cosa “funziona” in Tv, cosa puo’ fare odience. Punto. dare un incarico televisivo ad una persona in vista porta curiosità, e la curiosità genera visibilità. As simple as that.

          • maidannutengaracasteddu

            Leo Longanesi ha fondato il suo primo giornale a 15 anni; Indro Montanelli era laureato in giurisprudenza e in scienze politiche. Mario Pannunzio si è laureato in giurisprudenza, ha fatto il pittore e poi è diventato critico letterario. Ennio Flaiano non ha mai finito gli studi di architettura. Ruggero Orlando era laureato in matematica. Non so che formazione accademica avesse Luigi Barzini, ma è riuscito mirabilmente a raccontare dalla Cina la rivolta dei Boxer.
            Posso sbagliare, ma non mi risulta che qualcuno di loro abbia frequentato corsi di giornalismo. Milena Gabanelli, se non erro, all’esame di giornalismo fu bocciata e così pure Paolo Mieli. Albert Einstein non fu ammesso al Politecnico e Emil Zola non prese mai il Baccalaureato. Questo per dire un pezzo di carta non basta a rendere una persona qualificata e a valutarne le competenze. Non conosco Ilaria Cucchi come professionista, ma non ritengo di escluderne apoditticamente le capacità. D’altronde, la prima pietra contro di lei l’ha scagliata l’ha scagliata Filippo Facci, uno sche, per fare lo spiritoso, ha scritto di Enzo Biagi che era uno che piaceva solo alle vecchie e ai deficienti….

      • Astrid

        siamo l’unico paese al mondo in cui per “essere giornalista” devi seguire questo iter. Non è un pò strano?

      • Mi permetto solo un paio di precisazioni e premetto che sono iscritta all’albo dei pubblicisti quindi so di cosa parlo.
        Per scrivere su un giornale in Italia non è necessario essere iscritti all’albo professionale. È necessario per essere direttore responsabile, ma per mettere la tua firma sotto un articolo basta averlo scritto e avere un direttore che te lo pubblica. Per diventare pubblicisti non c’è nessun esame di stato e neppure occorre una laurea, ma serve aver pubblicato 60 articoli remunerati durante un arco temporale di due anni. Il che significa aver lavorato da giornalista senza esserlo sulla carta.
        Molti diventano pubblicisti perché il praticantato non te lo fa più fare nessuno. Molti periodici, non dico quelli di punta, ma la miriade di periodici di settore che ci sono in edicola hanno direttori iscritti all’albo dei pubblicisti anziché dei professionisti. Peccato che il senso dell’albo pubblicisti dovesse in origine essere un po’ diverso.
        Se poi parliamo di verifica delle fonti e deontologia, be’, abbiamo fior di esempi di giornalisti professionisti e direttori di testate italiani che col codice deontologico ci si puliscono…
        La verità è che quello del giornalista è un mestiere che si impara non solo studiando ma, soprattutto, facendo. E non è un tesserino rilasciato da un ordine professionale a insegnartelo. Lo sanno bene qua in Inghilterra dove l’Ordine dei Giornalisti non esiste eppure un sacco di persone fanno questo lavoro e anche bene.

        Scusate il pistolotto.

        • nonsonoBorgia

          Per quanto riguarda il lavoro che sto svolgendo presso il quotidiano per cui scrivo, il fatto che io entri a far parte dell’albo sarà uno dei criteri a sostegno dell’assunzione definitiva. Per cui sì, in molti scrivono senza tesserino, ma è anche vero che in parecchie situazioni si renda necessario. Sulla questione pezzi-laurea non so se ci siano differenze a livello regionale, ma all’Odg del Fvg mi hanno dato determinate indicazioni…
          Completamente d’accordo sul fatto che il giornalista non è un mestiere da imparare solo sui libri e che, nonostante le tante teorie, la pratica rimane parte fondamentale del percorso. D’accordo anche sulla superficialità con cui molti professionisti affrontano la deontologia (ma io c’ho 25 anni, e ci credo ancora!). Ribadisco, la mia unica perplessità è che tra le migliaia di curriculum che la Rai c’ha a disposizione, chissà quanti aspiranti (con esperienze accademiche e professionali) potevano essere convocati per quel posto che, invece, è stato dato direttamente alla Cucchi in base alla sua vicenda personale. La mia amarezza non è determinata dalla scelta della Cucchi di dire sì o no al lavoro proposto, bensì dal solito sistema che seleziona in relazione ai codici fiscali e non alle abilità. (e mo’ la smetto di intasare i commenti della povera Chiara – mi dispiace, non odiarmi!)

      • Gattarina

        Hai le idee un po’ confuse, non serve alcuna laurea, né è quel che serve per accedere al praticantato (che è sempre e comunque di 18 mesi, dopodiché sostieni l’esame di Stato). Il titolo di studio minimo per il praticantato è il diploma di scuola superiore.
        Pubblicisti si diventa dopo aver scritto un tot di articoli retribuiti in due anni e aver sostenuto un colloquio.
        Al praticantato si accede semplicemente perché qualcuno decide di assumerti come praticante: cosa sempre più difficile, lo era già quando ho fatto il praticantato io (diventata professionista nel 1999).

  • michela

    per me, che le persone siano sfaccettate è una cosa talmente ovvia per cui non vale neppure la pena di discutere. questo va senza dire, come dicono i francesi. la Cucchi non mi piace perchè mi ricorda la madre di Carlo Giuliani, senatrice entrata in politica dopo la morte del figlio, peraltro senza alcuna esperienza dato il vissuto da maestra elementare. Per carità, tutti sono padronissimi di cogliere le occasioni che si presentano nella vita, ma quando queste derivano dalla morte di due familiari e proiettano in ambiti che mai ci si sarebbe sognati e che magari neppure erano ambiti prima, non è che mi piaccia molto. A parte ciò, il discorso sull’infinita possibilità di ognuno di noi di avere molte facce, mi fa pensare ad un grave fatto accaduto nella mia città, dove un sacerdote si è suicidato perchè è stato denunciato da una donna ora trentenne, che diciassette anni fa era stata molestata da lui. Ora, è ovvio che molestare una tredicenne non è cosa, soprattutto se si è un prete: ma ha colpito un pò tutti la reputazione meravigliosa di cui questo prete godeva presso i suoi parrocchiani, e l’enorme affetto e le testimonianze di tantissime persone e soprattutto di tantissimi suoi giovani studenti e studentesse (mai molestati) che non gli hanno girato le spalle dopo questa rivelazione, ma ne hanno difeso la memoria post mortem. Può darsi benissimo che quella tredicenne di allora fosse stato l’unico scivolone di un uomo irreprensibile, l’unica passione, l’unica attrazione cui ha ceduto. Mica perchè uno fa una volta qualcosa, significa che lo faccia sempre….. ha scosso molto l’opinione pubblica questo affetto dimostrato dai parrocchiani e soprattutto dai suoi studenti, eppure secondo me rientra in questo che dici tu: ognuno ha dentro di sè delle moltitudini, si può essere un pedofilo per una volta ma un bravo maestro sempre, si può tradire la moglie una volta ma non per questo essere un puttaniere, si può perfino fare qualcosa di male poche volte nella vita e per il tempo restante essere una persona esemplare.

    • Elisa

      Scusa ma quest’esempio non ha molto senso. Un pedofilo, che sia una volta o mezza, va in galera, prete o meno.
      Se fosse stata tua figlia o tua sorella quell’unica tredicenne che avresti detto? ”Vabbè, tranquilla, è stato solo per una volta, può capitare”? Io non credo.
      Credo che le molteplici parti di noi a cui si riferisce questo post siano altre.

    • Francesca

      Ma certo, anche se un prete ha molestato una ragazzina di 13 anni non è detto che sia una cattiva persona no??ma per favore!!non dico che si dovesse suicidare, per carità, però ognuno deve pagare le conseguenze delle sue azioni. Il tuo discorso non ha senso.

  • Eve Teebiscotti

    Applausi. Finalmente! Era ora che qualcuno lo dicesse in maniera così semplice , ma efficace. Qualcuno di “seguito”, intendo. Esiste da anni un’intera scuola di pensiero su questo, che poi è percorso di scoperta interiore. Si chiama Dialogo delle Voci (Voice Dialogue, creato dagli psicologi Hal e Sidra Stone)
    Ecco di che cosa si tratta: http://www.innerteam.it/index.php?option=com_content&view=article&id=404&Itemid=272
    Peccato in Italia sia a malapena conosciuto. Io ho fatto delle sedute per 10 anni e questo mi ha aperto la mente il cuore in modi che non si possono descrivere. Certo che siamo questo e anche quell’altro. E siamo molto, molto di più: siamo ricchi, siamo veri.

  • maidannutengaracasteddu

    …”e anche” vuol dire essere disposti a complicare la propria vita. Cosa che non tutti sono disposti a fare, per pigrizia o perchè preferiscono una vita più tranquilla. Essere una brava mamma e anche una professionista, vuol dire faticare il doppio e sentirsi spesso nel posto sbagliato al momento sbagliato . Essere una mamma e anche una donna, vuol dire spendere del tempo in palestra per mantenere un buon aspetto fisico, rinunziare a qualcosa nell’alimentazioni, struccarsi e mettersi la crema tutte le sere, anche se si è stanche morte e si anela al plaid e al divanetto. Essere una brava mamma e anche una moglie, significa “ascoltarlo” anche quando non ne avresti voglia, anche quando lo trovi francamente insopportabile e ingeneroso. Essere una brava mamma e anche una “persona” significa dedicare del tempo a sè esponendosi alle recriminazioni (anche giustificate) di figli, mariti, genitori e amici. Significa correre dei rischi che non tutti sono disposti ad affrontare. Ma se qualcun altro lo fa, chi preferisce stare alla finestra a guardare la vita degli altri anzichè vivere la propria, sta lì ad aspettare la debacle. E se la debacle non arriva, anzichè pensare” beh se ce l’ha fatta lei, ce la posso fare anch’io dai che provo” ed essere incoraggiato/a dall’altrui successo, preferisce pensare che sotto ci sia qualcosa di negativo, soldi fortuna, spregiudicatezza, scarsa morale, egoismo. E, soprattutto, che chi corre un rischio è prima o poi destinato a pagare il prezzo del proprio azzardo. Nella vita c’è sempre un prezzo. E spesso la moneta è la disapprovazione invidiosa.

  • Alix

    Trovo poche parole per la faccenda Cucchi..purtroppo rispecchia il nostro povero Paese che vive di opportunismi, favoritismi e carriere che spiccano il volo per conoscenze e non per veri sacrifici, sacrifici che spesso devono volare all’estero per essere riconosciuti! Per tutto il resto riscontro nei tuoi esempi molte verità, soprattutto in quelli riguardanti il binomio madre/donna!

    • Daniela

      Ma questa non è solo l’Italia Alix, anzi!!!! Ti potrei fare mille esempi su Stati Uniti Inghilterra ecc!!!
      Dani

    • HannahHorvath

      Nell’editoria, i favoritismi e il nepotismo abbondano anche nella “meritocratica” America.
      Leggi un articolo a caso di qualche capra che è stata piazzata a vogue solo per conoscenze, per esempio.

  • Francesca

    Secondo me hai messo in un unico post tanti piccoli micro discorsi che non c’entrano nulla. La questione della sig.ra Cucchi secondo me non c’entra con l’incoerenza; credo che chi la critica pensi che stia approfittando della sua immagine mediatica per lavorare senza avere nessuna competenza. E su questo sono d’accordo. Ha il sacrosanto diritto di fare quello che le pare, ma personalmente penso che la serietà della sua battaglia potrebbe essere messa in cattiva luce e vista da alcuni come opportunismo. Per il resto certo che noi esseri umani siamo ambivalenti, ma dobbiamo anche trovare un equilibrio per far coesistere i nostri lati in contrasto. E soprattutto l’avere molti lati diversi non deve essere una scusa per comportarsi senza seguire i propri principi. Per esempio, sul discorso della bellezza: si può essere certamente belle e intelligenti/sensibili ecc..non c’è bisogno di dirlo. Però io credo che dare troppa visibilità e importanza alla propria immagine sia sinonimo di egocentrismo e vanità. Si può essere egocentriche e vanitose? Ma certo che si! Però per me questi non sono pregi, ma difetti.
    Questa è la mia visione, non è un giudizio. Ed è perfettamente normale che ognuno di noi abbia i suoi giudizi sugli altri, soprattutto su chi è un personaggio pubblico. Chi è sempre sotto i riflettori sa che è il lato oscuro della medaglia.

  • Standing ovation!

  • No no, un momento, qualcuno di voi sta spostando il giudizio dalla Cucchi a chi l’ha voluta assumere. Allora, se il discorso è “non puoi dare un lavoro da giornalista a chi non ha la formazione da giornalista” NON parliamo di lei ma delle persone, a Rai 3, che hanno ritenuto opportuno per vari motivi non ultimo quello di essere ‘la sorella di’ (nel più triste dei significati) offrirle un lavoro. Io mi concentravo su di lei, su Ilaria, che per motivi del tutto suoi – forse non per ultimo il restare davanti a quelle telecamere che sono l’ultima possibilità residua di essere vista per restare nella coscienza collettiva e per non far cadere il silenzio sulla vicenda – ha deciso di cambiare rotta e scegliere di accettare quel lavoro. Io, d’accordo o meno con la sua scelta, sostengo che possa farla senza che questo renda meno validi anni di battaglia per la giustizia.

    • nonchiamatemiBorgia

      Penso di essere chiamata in causa 🙂 Mi sono fatta prendere la mano. Io non ho messo in discussione le scelte di vita della Cucchi: le sue possibilità e il fatto che lei le sfrutti o meno non invalidano di certo il suo percorso di giustizia. Rimango perplessa, però, quando si sparano affermazioni come “Non serve essere preparati per fare un lavoro del genere. Basta la sua sensibilità”: si deve essere sempre preparati e formati, che si faccia il muratore, il giornalista, il medico o lo spazzacamino (sì, esistono specifiche norme e corsi pure per lo spazzacamino). Sul fatto che solo in Italia esiste questo iter non è vero, per giunta; basta andare dai nostri “cugini” spagnoli o francesi per vedere che anche lì la professione giornalistica richiede un percorso articolato. Mi dispiace la pesantezza dei miei commenti (ma sono cose che mi stanno proprio lì)… Spero però di aver discusso in maniera pacata e propositiva!

  • In maniera più stringata e superficiale è quello che dico sempre io: l’eclettismo è un’ambizione

  • Ilaria

    Standig ovation.
    di quello che hai scritto stasera condivido ogni virgola.

    • Giorgia

      Quoto Ilaria! Infatti ho condiviso immediatamente il post su FB. Sei grande! 🙂

  • Maria Bea Tonini

    Lascerei perdere i tentativi di elaborare sul significato dell’ambivalenza – out of your depth – e sui limiti imposti alle donne.
    Non vedo alcun nesso tra il caso Cucchi e le tue riflessioni sul diritto di goderti i viaggi anche se sei madre. Magari passi le sere a leggere Gadamer, non lo so, ma se l’immagine che offri (e che hai parecchie volte spiegato essere del tutto intenzionale) consiste di foto del tuo viso o della tua pancia, giri per mercatini vintage, e post che pubblicizzano prodotti, la “profondità” si fa fatica a vederla.
    Non c’é nulla di male a fare la lifestyle blogger. Ci sarà sempre gente che si sente ispirata da foto di cupcakes. Io vedo varietà nei tuoi interessi, ma appartengono tutti alla categoria “lifestyle”, appunto. Non capisco dove sia il problema dell’ambivalenza, anzi, a me sembri estremamente coerente. E ripeto, può anche darsi che oltre al personaggio che hai meticolosamente creato su questo blog ci sia un’altra persona i cui pensieri e interessi sono completamente diversi, ma io da lettrice vedo solo quel che appare qui.

    • E’ evidente che mi leggi… da quanto? Due settimane?

      • Elena

        eh no chiara, non te la prendere ma ha ragione Maria.
        Poi non c’e’ nulla di male a scrivere di cupcakes e noi siamo tutti qui a leggerti perche’ per 10 minuti al giorno uno puo’ anche aver voglia di cazzeggiare e spegnere il cervello.
        Rimane il fatto che il caso Cucchi non ha niente a che vedere con il “E ANCHE” (concetto per altro abbastanza familiare a qualsiasi persona post-puberta’ , sul quale non credo ci sia molto da discutere)

  • Lucia

    Condivido. Siamo incredibilmente sfaccettati einclini al facile giudizio.Ti leggo da ieri, ma il fatto che ti occupi di “lifestyle”, come qualcuno ha detto, non fa di te una persona superficiale in assoluto. In ogni caso dai vari pezzi che hai scritto e che in parte ho letto, non è quest l’immagine che appare. Felice di aver scoperto questo blog. Sul genere, prima, leggevo solo quello di Elasti.

  • Laura Caldareri

    Bellissimo post…. fa riflettere davvero tanto. Grazie