Multitasking: 4 regole che vorrei seguire

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multitasking: 4 rules

Spesso mi sento come se non riuscissi a fare niente se non faccio tutto. Lavoro da sola e non posso delegare a nessuno, e in questo ultimo anno non ho avuto alcun aiuto con Viola. Oggi, per esempio, sono praticamente esaurita. Dopo una settimana fuori casa (si è allagata e l’impianto elettrico ne ha risentito), impegni vari e fallimentari colloqui con tate (ne provo una prossimamente, incrocio le dita) mi ritrovo ancora una volta con una montagna di cose da fare, mail arretrate, progetti da impostare e realizzare, Viola da considerare, la sua lezione di nuoto nel pomeriggio, un incontro di lavoro, due lavatrici da fare, stendere, stirare, il mio armadio che scoppia perché non lo metto a posto da settimane, un’amica da vedere per un caffè che dovrò rimandare per la seconda volta, e potrei continuare all’infinito. Vita normale. Come tutte le mamme che lavorano, probabilmente, e che si perdono i pezzi per strada. Che vanno a dormire con le to-do list del giorno dopo in testa e poi si dimenticano qualcosa. Che le ore di sonno non bastano mai. Che sembrano riuscirci tutte tranne te. Ecco perché ho pensato di buttare già qualche piccola ‘regola’ da ricordare, che ancora non riesco ad applicare al 100% ma che probabilmente mi salverebbe la vita, in questo caos di lavoro multitasking e variegato, caotico e incredibile, soddisfacente ed esasperante.

1. Fare ‘tutto’ è un’utopia

La donna perfetta che fa la madre amorevole, la lavoratrice indefessa, la dea dei cupcake decorati, corre la 10km in quaranta minuti ed è sempre perfettamente depilata non esiste. Cioè: se esiste non la voglio conoscere. Se c’è una cosa che i social hanno fatto è quella di metterci costantemente in confronto con una moltitudine di persone, amici e non, che mostrano il meglio della loro vita. Nel complesso, siamo bombardati da talmente tante informazioni su come ‘dovremmo essere’ e ‘dovremmo vivere la vita’ che non sentirne la pressione è impossibile. Apro la bacheca Facebook la mattina e vedo: quella che ha appena fatto un’ora di yoga e ora si riesce a portare gli alluci sulla nuca e farci il fiocchetto, quello che ha parlato al festival della Scienza, quella che ha costruito Elsa in marzapane scala 1:1, quell’altra che ha perso 20kg in due mesi, l’articolo su ‘le 10 cose che dovresti fare per i tuoi figli’, quell’altro su ‘perché meditare un’ora al giorno cambierà il tuo cervello’, le ’30 cose da fare prima dei 30′ e scopro pure che ne ho mancate la metà. No, non è un mondo perfetto, è un mondo dove ognuno cerca di fare il massimo e raccontarlo al meglio. Io ho smesso di voler fare TUTTO. Se ho lavorato molto ho la casa in disordine, se ho la casa ordinata ho dimenticato di fare la spesa, se ho il frigo pieno e una torta in forno ho duecento mail a cui rispondere, e se improvvisamente mi sembra tutto perfetto scopro di aver dimenticato mia figlia a scuola.

2. Chiedi aiuto

Vi dirò, prima sottovalutavo quanto la mia vita fosse facile con mia mamma e la suocera, e mia sorella e gli altri parenti pronti a darmi una mano e a tenere Viola se avevo troppo da fare o se dovevo uscire. Qui sono sola, ho avuto saltuariamente l’aiuto di qualche tata ma per la maggior parte del tempo ho dovuto cavarmela da sola, il che significa che la mia giornata di lavoro finisce alle 3 quando la vado a prendere o prosegue se riesco ad organizzarmi con qualche mamma. Ecco, sì: chiedo aiuto. Un sacco. Non solo per Viola, adesso ho iniziato a farlo anche con il lavoro e mi piacerebbe cercare collaboratori. Potrei fare tutto da sola? Oggettivamente no. Non bene, quantomeno. E allora ho mollato quella incrollabile coperta di Linus chiamata ‘posso fare tutto io’ e sto iniziando a cercare supporto. Sono ancora ben lontana dall’avere aiuto in modo costante e dal potermi organizzare la vita con più respiro, ma almeno ho fatto un primissimo passo.

3. Rallenta qualcosa

Let it gooo… let it gooo! Ci sono cose che sono semplicemente troppo. Io vorrei lavorare full time, giocare con Viola, allenarmi tutti i giorni, uscire la sera, leggere un libro al mese e anche cucinare cose stupende. Alla fine lavoro quanto posso – spesso di sera, quindi niente libro – gioco con Viola un pochino ogni giorno ma di più nel weekend, esco meno spesso di quanto vorrei (anche perché c’ho sonno) e provo una ricetta nuove alla settimana, se riesco. Palestra? Aehm, potrei fare di più, ma lenta e imperterrita proseguo nel mio cammino di donna con futuri (2016?2018?) addominali laterali. Ho semplicemente capito che potevo anche fare ‘quasi tutto’, ma non alle condizioni che chiedevo a me stessa. Ho rallentato. Mi sono data obiettivi più piccoli. L’importante è non mollare, darsi una tabella di marcia più umana e non colpevolizzarsi troppo se non si riesce a seguire il piano. Predico bene e razzolo malissimo, sappiatelo, ma mi sembra un consiglio sensato.

4. Sii ordinata

La vedete la foto? Ecco, la mia scrivania non è quasi mai così ordinata, e la ragione è che la mia scrivania è in realtà in tavolo del soggiorno, ovvero tavolo da pranzo, e se mi dimentico di sparecchiare qualcosa dalla colazione è lì, e se devo poggiare qualcosa è lì, e tutto bene o male finisce per passare lì sopra, unica superficie disponibile della casa. Io sono molto disordinata. Sto cercando di migliorare ma, per dirvi, solo quest’anno ho avuto tre agende e tutte abbandonate. Ultimamente mi aiuto con App tipo Google Calendar e Evernote, dove butto dentro di tutto, ma la migliore archiviazione che conosco è ancora il tasto ‘Cerca’. Mi rendo conto di quanto io sia effettivamente produttiva quando le cose sono in ordine e quindi ‘un posto per ogni cosa e ogni cosa al suo posto’ dovrebbe diventare un mantra per tutte quelle che lavorano da casa, o in generale hanno bisogno di organizzarsi in modo più efficace.

(e per finire…) Fatti un pat-pat

Il pat-pat è quella cosa che si fa ai cavalli quando sono stati bravi, hanno faticato, tu riconosci il loro sforzo e gli fai un bel pat-pat di incoraggiamento e fiducia sulla spalla. Carino, eh? Ecco: fatti un pat-pat ogni tanto. Io sono bravissima a buttarmi giù, proprio, una professionista dell’autocritica e della perenne insoddisfazione. Lo sei anche tu? Ferma. Stop. Riconosci tutto quello che di buono hai fatto fin ora e fatti un pat-pat. Se serve, scrivi una lista. A volte è facile, per stanchezza o per mania di perfezionismo, focalizzarsi solo su ciò che non riusciamo a fare invece che su quanto siamo già riusciti a conquistare.

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