Tutte le cose che vorrei dirti.

Vorrei dirti che nella vita le cose diventano difficili prima di essere facili. E non diventano nemmeno realmente facili: sei tu che diventi più brava…

Quando era più difficile

Life ·

Quando avevo l’età di mia figlia, anzi forse quando ero anche più grande – a otto o nove anni – noleggiare un film era un evento. Una cosa speciale, qualcosa per cui ‘fare i bravi’. Nostra mamma ci portava in un negozietto in piazza che era ottico, fotografo e anche videonoleggio. Aveva un odore forte di pellicola fotografica e moquette e c’era una sola parete piena zeppa di videocassette, che allora mi sembravano tantissime e ora so che non saranno state poi molte, specie una volta esclusi i film violenti e quelli paurosi.

Scegliere il film da noleggiare era un rito. Si andava tutti insieme e si passavano in rassegna tutte le pellicole, a volte già noleggiate una o due volte. Si guardava bene la copertina, si leggeva la trama dietro e si chiedeva alla signora del negozio: “questo com’è?” – con la cieca fiducia che avesse visto il film, e infatti il più delle volte l’aveva visto o inventava molto bene.

Vedere il film prescelto era qualcosa da conquistare. Non accadeva tutti i giorni, era riservato a un Sabato speciale, magari se era proprio molto speciale si prendeva anche la pizza.

Quando avevo l’età di Viola i cartoni duravano un’ora e mezza, dalle quattro alle cinque e mezza, il pomeriggio. Non si sceglieva quali, quelli c’erano e quelli si guardavano. Finiti i cartoni si spegneva la tv, e spenta restava fino al tg.

Quando ero piccola non esisteva il merchandising di film e cartoni, o forse esisteva ma in misura estremamente minore. Per anni ho desiderato la bacchetta di Creamy, il bracciale di Georgie e quello di Magica Emi, la spilla di Lulù, il computerino di Kiss Me Licia, il nastro di Hilary e…. ok, potrei continuare all’infinito. La verità è che li desidero tutt’ora, altrimenti non avrei la cover dell’iPhone di Creamy – ma vabbè. Insomma, ho tutta una collezione di bacchette fatte con la carta, di finti bracciali di plastica disegnata, di nastri da ginnastica ritmica fatti con mestoli di legno bucati e nastri da merceria, di spille diverse dall’originale ma immaginate uguali. L’osservazione, la riproduzione, la colorazione e il ritaglio di quegli oggetti di carta e cartoncino sono ancora nella mia memoria. In modo bello. Dolce. Una volta ho messo anche mia nonna al lavoro a ‘colorare le bacchette’.

Quando ero piccola e mi annoiavo, mia madre non mi metteva in mano niente. Mi diceva ‘fai qualcosa’. Io disegnavo. O costruivo cose, perché ero una che conservava tutto, pezzi rotti, oggetti inutili, tipo le rotelle dello scotch finite. Facevo. Creavo. Mi venivano idee, quando ero sola e annoiata. E poi le realizzavo. Nel modo storto e confusionario dei bambini, per tentativi (tanti) ed errori (ancora di più). Però la frustrazione da ‘non ci sono riuscito, fa schifo’, con quella fatica addosso dall’aver passato un pomeriggio a incollare, ritagliare, attaccare mi ha lasciato qualcosa di bello. Ne sono sicura.

Mi dispiace per Viola.

Mi dispiace perché in questo mondo dove tutto è disponibile immediatamente e senza fatica, lei perde il percorso di desiderio che si fa per arrivare alle cose. Che le rende SPECIALI.

In questo mondo dove con un click scarichi qualsiasi film, dove la tv dei bambini ha dieci canali che sparano cartoni a ruota, dove appena esce un film o un cartone esce anche un carico di merchandising a buon mercato, dove il tempo della noia è diventato il tempo dell’iPad con le sue App educative o euforizzanti, lei non fatica per avere nulla. Non le manca niente.

E quando niente manca, tu non costruisci nulla per riempire il vuoto.

E il vuoto serve.

Nel vuoto ti vengono le idee, che non riescono a farsi spazio e risuonare in questo mondo sovraccarico di stimoli dove abitiamo. Nel vuoto provi dei sentimenti che il rumore anestetizza. Tipo la noia. La noia è la migliore amica della creatività. La creatività, a sua volta, è la migliore amica dell’autoaffermazione. Della definizione di sé e dei propri sentimenti.

E certo è bellissimo avere tutto a disposizione. Però ci toglie il poter disporre di quelle parti di noi che si attivano in caso di necessità.

Non posso che chiedermelo. Forse si stava meglio prima… quando c’era meno. E quel meno arrivava tardi. Così tardi che intanto te l’eri già fatto da solo.

 

 

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