Tutte le cose che vorrei dirti.

Vorrei dirti che nella vita le cose diventano difficili prima di essere facili. E non diventano nemmeno realmente facili: sei […]

Riflessioni su certi sguardi

Life ·

Quando ero molto più giovane e mi sentivo molto più bella e molto meno consapevole (ho scoperto dopo che la consapevolezza non mi piace poi tanto), ho incontrato lui.

Lui era fondamentalmente un vagabondo. Uno di quelli capaci di portare una vita dentro una valigia e i sogni dritti negli occhi. Aveva braccia forti e mani delicate, occhi che cambiavano colore al sole.

L’ho amato moltissimo perché non riusciva ad amarmi, e io allora triplicavo gli sforzi. Era incredibile come fossi fiera di averlo accanto per la semplice ragione di esserne follemente, sragionevolmente, inutilmente innamorata. Ogni cosa, con lui, era una conquista. Anche farsi baciare.

E’ strano e un po’ crudele perché questi uomini vagabondi, senza radici né voglia di metterne, allergici a qualsiasi legame e spesso anche al proprio telefono o domicilio, immagini che resteranno sempre così. Poi un giorno scopri che si sono fermati e hanno messo radici, ma non con te. E’ complicato, in quel caso, pensare che il problema non sia tu.

Anni dopo, con quella consapevolezza che dicevo, scopri che nessuno ha colpe né difetti e che le cose o funzionano o non funzionano e spesso quando non funzionano è meglio così. Tutta questa saggezza, e l’imparare a leggere finalmente quei cartelli di ‘Pericolo’, ‘Non avvicinarsi’, ‘Rischio di morte’ che gli uomini che non ti amano abbastanza mettono davanti ai tuoi occhi, ma proprio davanti, non evita tuttavia al tuo cuore di riservare uno spazio speciale a quelli che potevano essere e non sono stati.

Di alcuni, ancora ricordo le parole e gli occhi, e sono ancora tra le cose più belle, intense e romantiche che io abbia mai provato. La ragione è che, in fondo, erano solo nella mia testa.

Dio che postaccio, la mia testa.

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