Non la voglio la vita Pinterest. Anzi sì. No. Sì.

Life · · 123 commenti
vivere la vita pinterest

C’era una volta lo stereotipo ‘famiglia del Mulino Bianco’, quello della pubblicità. In quello stereotipo la sveglia non era l’incudine sui coglioni dei tuoi sogni migliori, ma un cinguettio di usignoli. La casa non era avvolta nelle tenebre e nelle più svariate puzze di sonno dei suoi abitanti, ma appariva radiosa, illuminata dal sole del mattino. Affacciandosi alla finestra non si vedeva il vicino in canotta ma le fronde degli alberi e uno stormo migratore. Tutti, dal più piccolo al più grande, affrontavano la giornata con un bel sorriso e una bed head – leggi: chioma sconvolta di sonno – che manco Aldo Coppola se te li pinza la sera prima.
E noi ci incazzammo, ve lo ricordate? Cioè, più che incazzarci dicemmo: “ah belli, ma che è sta presa per il culo?”. Ché lo sappiamo benissimo che ci volete vendere i biscotti per concederci la fantasia di poter essere NOI quella famiglia felice al mattino, ma questa invece di risultare aspirazionale ci fa girare ancora più i coglioni perché è uno standard del tutto irraggiungibile. Cazzo, sarebbe più credibile Banderas che parla co’ i polli.
(E infatti.)
Dunque bene, io sta fase Mulino Bianco la credevo superata.
Finché non ho fatto critica e autocritica.
MA PORCA TROIA.
Ma non è che niente niente noi blogger, influencer e vlogger, co’ ste fotine a fondo bianco dove te schiaffo il tulipano vicino al cappuccino intonso e ad una copia di Vogue (nel mio caso Cavalli e Segugi), dove ritocco il selfie col filtro MirandaKerr, dove ti instagrammo il party fighetto, dove faccio la foto della stanza da letto solo quando è fresca di pulizie e dove sì cazzo, quei portacandela li ho comprati APPOSTA perché fanno TANTO PINTEREST – ecco non è che niente niente CI STIAMO AUTO-PROPINANDO LA STESSA PRESA PER IL CULO? A noi stessi, E PURE A VOI?
Filosofia ‘Mulino Bianco’ (aka. picture perfect, perfezione assoluta, immagine di felicità ideale e aspirazionale) applicata alla vita femminile.
Per quanto mi riguarda, grazie al cielo, ho speso cinque anni del mio archivio a parlare di quanto la mia vita fosse tutto tranne perfetta e delle mie difficoltà continuo a parlare senza problemi ogni tanto, con quei post depresso-andante che vi fanno lasciare commenti del tipo ‘fatti vedere da uno bravo’. Ma certamente non sono immune al fenomeno.
No, è che ieri vedevo sti video delle vlogger e dicevo WOW, AWW e MAH al tempo stesso.
Prendete il vlog di una ventenne.
Una roba tipo “La mia routine della mattina” o “Prepariamoci insieme” – che già: ma sticazzi?
Invece vanno tanto ste cose della routine. Gente che ti fa vedere come si mette il pigiama e si passa il filo interdentale ha 600mila visualizzazioni. In fondo, se sei terribilmente insicuro e voyeurista come ormai lo siamo un po’ tutti, la verità è che la cosa ti interessa. Provi un perverso piacere a confermare le tue abitudini – ‘vedi? anche io faccio colazione con quei cereali’ – e una beata masochistica conferma del tuo essere proprionammerda – ‘cazzo perché lei mangia così poco a cena? ecco perché io c’ho la cellulite!’ – nel violento atto del confronto.
Dunque vedo questo video e intanto noto: a casa non c’è nessuno – cosa non vera, perché lei gironzola per casa quindi qualcuno la sta filmando.
Se io avessi tentato di fare una roba del genere nel miei 20s pure mi’ nonna sarebbe venuta a fare il photobombing. Mio padre proprio dietro col gonnellino a ballare la hula. Come minimo avrebbe telefonato qualcuno e mia madre avrebbe iniziato a urlare STATE ZITTI CHE NON SENTO UN CAVOLOOO – ma, ok, altri tempi.
E dunque lei è sola e beata, senza una distrazione alcuna. Se è un video della routine mattiniera ella appare fresca come una rosa, si prepara ed esce col sorriso, roba che io uscire col sorriso la mattina manco se fuori dalla porta c’è Joel Kinnaman (no, aspé…).
Poi: manca il sacro momento della crisi isterica nonhouncazzodamettermi con conseguente lancio del contenuto dell’armadio sul letto, telefonata alla migliore amica, convulsioni e senso di morte, ripresa delle normali funzioni respirando dentro un sacchetto di carta (no, scherzo, quello lo fanno solo gli americani e non ho ancora capito perché).
Cioè vuoi dirmi che tu fai un video ‘prepariamoci insieme’ SENZA il momento crisi isterica? E’ come dire: ti servo un hamburger senza la carne dentro. Andiamo a vedere un film di Tarantino senza un morto ammazzato. Entro da IKEA per comprare un cucchiaino ed esco senza cinque buste.
Ho capito: non sono video realtà. Sono video del cazzo ma tanto carini da guardare.
Tipo l’altro vlog che ho visto: quello della mamma e della sua routine mattiniera.
Questa ha due figli piccoli. La casa, nuovamente, è il deserto dei tartari fatto salvo il povero marito eletto cineoperatore. Lei prepara la colazione – attenzione – non lanciando le tazze alla cieca e rovesciando la macchinetta del caffè con fior di bestemmioni, ma disponendo eleganti tovagliette bianche (non impataccate), tazze abbinate ai fiori in tavola, tovaglioli di carta a pois tono su tono, travasando il latte dal cartone ad un adorabile bottiglietta vintage e spolverando zucchero a velo sulla crostata sfornata la sera precedente.
Ora: fermiamoci a questa immagine.
Se io al mattino spendo quel minuto a spolverare zucchero a velo sulla crostata, le cose sono due: o è Domenica e mi sono svegliata almeno alle nove, oppure nel frattempo mia figlia ha appozzato la testa nel cesso per vedere di nascosto l’effetto che fa (varianti: è tornata a dormire/ha rovesciato la bottiglietta vintage prendendosi i meglio mortacci/sta facendo puzzette chiaramente udibili in video). La terza e più accreditata ipotesi: non è zucchero a velo.
E dunque ella sfama la famiglia e successivamente si trova sola in casa. Sei sola in casa. Sono le otto e quarantacinque. Cosa fai?
MA RIMETTITE A LETTO, SUBITO!
No.
Lei rimette tutto in ordine cominciando dalla pila di giornali di Home Decor in salotto, quelli accanto alla lampada bianca sul tavolo bianco sul tappeto bianco. Poi sistema la sovracoperta bianca a righe d’oro sul letto dalle lenzuola bianche a pallini d’oro, accanto al comodino bianco con sopra un porta anelli fatto a mano anch’esso bianco sopra un centrino oro e bianco ovviamente ricamato a mano. Rimette infine a posto i venticinque cuscini che dominano il letto, mica scelti per caso, oh no: scelti a seconda della stagione. Quindi rossi e bianchi a Natale, arancioni e bianchi in autunno, rosa e bianchi in primavera. Mancano giusto gli uccellini che l’aiutano a piegare le lenzuola e le marmotte che spazzano per terra, come Biancaneve.
Domande: dove stanno i fazzolettini con cui ti sei soffiata il naso stanotte? Perché hai due figli e casa tua non è disseminata di giocattoli dispersi al solo scopo di nuocere ai tuoi piedi nudi? Perché c’è questa luce assurda a casa tua e casa mia è una foresta di rovi, folta e intricata e che nessuno la scovi, fino alle undici? Perché, quando inquadri l’armadio dei tuoi figli per fingere di mettere a posto quell’unico paio di pantaloncini fuori posto io scorgo che l’armadio è organizzato per COLORE?
Daje: riconosciamo la verità.
Semplicemente, c’è un filtro.
Un blog, per quanto personale sia, è un prodotto editoriale. Per quanto lo dichiari, il suo compito non è mai ‘mostrare la realtà’ così come davvero è.
Sfido qualsiasi blogger a confermare che la sua vita sia ‘da perfetta foto Pinterest’ tutto il tempo. Che nel suo armadio ci siano solo abiti crema, bianco e nero. Che ha non abbia mai le unghie mezzo rosicchiate. Che al mattino si svegli di buonumore e si prepari il granola a cinque strati con cacao crudo, bacche di Goji e spirulina tutte le sante mattine. Che non mandi mai una vagonata di accidenti quando è in viaggio e cazzopiove. Che a casa sua ci siano sempre i fiori. Che ormai abbia solo lenzuola candide e quelle verdognole che non vanno più le ha date via. Che abbia solo intimo di pizzo nerUAHAHAHAHAH.
Ammettiamo, finalmente, che è tutto vero così come tutto parziale.
Che per ogni ‘outfit’ figo ce n’è uno da arresto e che per ogni mattina piena di luce c’è, uhm, di solito la tazza posizionata vicino alla finestra (vedi anche questo post di Justine).
Che c’è tanto FACCIAMO FINTA CHE, una declinazione del VORREI TANTO.
Che, insomma, forse chi ha le migliori foto Instagram e foto Pinterest è un po’ vittima di sé stessa/o e di questa aspirazione alla perfezione.
Non cascateci.
E’ bene che il bello diventi aspirazionale, e io anche grazie a blog, vlog e foto online sto scoprendo tante cose e affinando il mio gusto. Penso ad una ragazzina di quindici anni oggi ed è bello, interessante e positivo che si interessi di decorazione, estetica, che si senta spronata a migliorare – tanti video sono estremamente motivazionali, e lo sono in modo aggraziato ed energico al tempo stesso.
Non è invece un bene che quello che viene mostrato diventi una pietra di paragone, metro di confronto.
Se c’è una cosa che posso dirvi da insider è che lo è anche per le stesse blogger, a volte vittime della sindrome ‘perché la mia vita non è come le foto che posto?’, a volte vittime del crederci troppo. Come se la vita vera fosse un set da allestire.
Mi inquieta, mi affascina e mi respinge al tempo stesso il modo in cui prima critichiamo modelli che vogliono imporci una finta perfezione, un’ordinata e inattaccabile felicità, e poi quando abbiamo in mano uno strumento per comunicare noi stesse tante volte è proprio là che andiamo a parare.

Mi dice molto di quanto alcuni modelli siano radicati e di quanto soprattutto uno strumento che nasce per la libera espressione finisca poi per essere l’ennesimo palcoscenico davanti al quale ci pieghiamo al giudizio degli altri, tentando di sedurlo e rabbonirlo con un’immagine di perfezione inattaccabile. O forse attaccabile proprio perché perfetta.

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