Mi sono hackerata.

Life · · 50 commenti
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Dunque vi racconto la situazione. Anzi no: venite con me e facciamo un rewind a stamattina.

Stamattina ho deciso, fermamente deciso, che oggi sarebbe stato il mio primo giorno di lavoro beatamente piazzata nel coworking che ho trovato. Stamattina mi sono alzata, ho pensato è la volta buona – dài, e ho iniziato a vestirmi giusto nel momento in cui è arrivato il tecnico della caldaia, al quale ho aperto che avevo ancora i pantaloni del pigiama della Sirenetta addosso. No, ho freddo a dormire con la camicia da notte sexy e sto punto menomale.

Dunque questo tizio, che io mi ero totalmente dimenticata sarebbe venuto, ha iniziato a fare dei test per dei rumori sospetti e ci ha messo più del previsto. Con questo vi dico anche che qui in UK è buona educazione offrire agli operai o tecnici che vengono a casa vostra una tazza di té. E’ un po’ come offrire dell’acqua. Di solito lo vogliono così, senza nemmeno lo zucchero. A cuppa – a cup of (tea).E via Il tecnico della caldaia – che aveva un viso dai tratti distinti, avrebbe potuto serenamente fare la parte del padre in qualche film dove il protagonista è il figlio – ci ha messo due ore buone. Stavo quasi per arrendermi alla lagnetta ‘mmm sono già le undici quasi quasi inizio ad andarci un altro giorno’, invece no. Ho composto una ricca insalata di avanzi (no, dai: insalata verde, kale, melograno e polpettine di lenticchie rosse – affatto male), riempito la borraccia degli Orsetti del Cuore perché era l’unica pulita, e mi sono diretta verso il coworking.

Lo credevo a venti minuti massimo da casa: ce ne ho messi trentacinque. Credevo inoltre che avendo avvertito del mio arrivo qualcuno si sarebbe premurato di ri-spiegarmi come funzionano le cose. Così, tanto per farmi sentire bene accolta. E invece: il silenzio. Tavoli di gente concentrata sul computer o che parlava a gruppetti. Nessuno che mi conosceva e apparentemente nessuno che volesse conoscermi né si era accorto del mio arrivo (ovviamente è la mia timidezza a parlare).

Ecco che emerge una tra le mie più grandi auto-fregature: mi metti su un palco con un microfono in mano e posso fare la migliore delle performance, mi fai entrare in un coworking (o una festa, o una classe, o qualsiasi cosa) pieno di gente che non conosco e mi parte l’ansia da socializzazione. Insomma esibizione sì, integrazione no. Mi sono scelta un tavolino centrale ma ancora solitario (forse qualcuno si siederà dopo?) e ho iniziato a lavorare. Poi mi sono ricordata del pranzo: o mio Dio, la mia sfigata insalatina e la mia ridicola borraccia. Come risolvo questa cosa di non sapere dov’è il frigo e non avere la più pallida idea del come si usa in questo posto? Mangeranno tutti al computer da veri inglesi, o faranno una pausa pranzo? La faranno insieme? E il bagno: dov’è che stava? E come metterla ‘sta storia della borraccia degli orsetti del cuore? E il contenitore della mia insalata: andrà bene?  E i miei capelli? E il mio inglese? E mi’ nonna? E i calzini?

Le paranoie a grappolo della timida, insomma. E pensare che non mi definisco timida, però mi hanno inquadrata una volta come ‘sfacciata perché estremamente timida’ e in quello mi sono rivista molto.

Con un grande grande grandissimo sforzo, mi sono hackerata. Dunque prima mi sono obbligata ad andare in cucina con la mia scatolina di insalata. Alle brutte avrei mangiato sola in cucina, il che non era molto diverso dal ‘sola al computer’. Sono andata in cucina e ho sentito delle voci. Entro: sei o sette persone sedute attorno a un tavolo. Ridono, parlano e mangiano.

Non mi restava che fare una cosa: voler morire, volendo morire schiarirmi la voce e dopo, sempre un po’ volendo morire, dire ‘uhm ciao, io sono Chiara è il mio primo giorno qui’. E sentirmi ancora morire quando tutti gli sguardi mi sono arrivati addosso, sentirmi morire sempre meno man mano che la gente sorrideva e si presentava, finalmente trovare un precario equilibrio nell’iniziare a parlare con la gente. Più o meno. Che quando sono nervosa l’inglese mi si inceppa che è una bellezza.

A seguire le cose sono diventate più facili. Appurato che si trattava di persone, normali persone, e non mostri dai denti aguzzi che mi avrebbero derisa per il mio imbarazzo e quindi divorata, ho iniziato ad attaccare bottone. Tornando in cucina a farmi del té. E un altro té. E fermandomi poi ai tavoli. Ammettiamo che sono degli exploit della durata minima, e nella norma sono una che se ne sta per cazzi suoi. Ma è bello sapere di poterlo fare.

Che, insomma, alla fine le regole da tenere a mente per i timidi sono poche e semplici:

– se parli, ti ascolteranno

– se chiedi, ti risponderanno

– comunque vada, ne uscirai vivo

– se la tua borraccia è ridicola, cambiala e non rompere il cazzo

Ha senso, no?

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Commenti

  • Sei tenera e mi rendo conto di essere molto simile a te, quindi mi faccio tenerezza da sola.
    Io la borraccia degli Orsetti del Cuore comunque non la cambierei per nulla al mondo.

    • :))) sì è vero, posso essere molto: goffa, tenera, impacciata – tutte cose che odio!

  • nicolettaS

    Ha senso si ….ma in quel momento il,timido se lo dimentica ….

  • Sara Abbate

    La tua borraccia è FAVOLOSA!!

  • precariamamma

    Anch’io ho iniziato un’esperienza di coworking dopo 10 anni DIECI di navigazione in solitaria. Ansie da socializzazione? Come no, tutte e anche di più. Si vede che il telelavoro mi ha abbrutita. Ma che bello ogni tanto alzare la testa dal computer e scambiare una battuta. E magari se ho bisogno di risolvere un problema, chiedere un parere, invocare un intervento tecnico c’è lì qualcuno a cui rivolgermi.

  • Daniela

    Fantastico promemoria per noi timido e, specialmente l’ultimo punto

  • Jane Pancrazia Cole

    Da timida a timida te lo posso dire: la tua borraccia spacca! 😀

  • cialdina19

    Eccolo il posto misterioso di cui parlavi già da un po’ e del quale ci avresti dato notizie! 😀 grande! la definizione “sfacciata perché estremamente timida” in effetti è molto vera .. da piccola- adolescente ero anch’io così e per venirne fuori mi lanciavo.. ok, schiantavo -.- .. all’inizio le figuracce erano tremende e ancor peggio quando diventavo tutta rossa e gli altri a sottolinearlo (come se non me rendessi conto da sola. volevo morire.), però adesso che sono migliorata (almeno sul piano del rossore e della goffaggine) mi diverto pure e lo considero un tratto della mia personalità .. sfacciata/introversa e qualcuno ogni tanto pare apprezzare.. XD

  • Ti spiego quanto sono socievole io:
    Alla festa di Natale della classe di mio figlio (3’elementare) un gruppo di mamme mi ha avvicinato e mi ha chiesto: “Ma tu… Di chi sei mamma??”
    Chiara

  • Sara Salvoni

    ahahahahahahahahaha….sei un mito..te lo posso dire?? ti seguo da tanto…ti ho trovata già mamma di Viola e prossima al trasferimento a Londra..ma mi sn letta credo tutti i post precedenti oltre ad aver regalato il tuo libro ad una mia carissima amica neomamma, che aveva tutti i sintomi di una depressione post partum (anche se in forma lieve)!.
    Sei una forza..in questo tuo primo giorno di coworking ti sei comportata egregiamente…a chi non avrebbe intimorito un contesto simile? già che ti sei sforzata di voler entrare in questo gruppo di lavoro è tantissimo..potevi startene isolata ma hai preferito metterti in gioco…e hai vinto!!
    Sei il mio mito :)!!

    Ciao Chiaretta

    • Grazie Sara! E buon trasferimento!

  • Posso dire che non ho capito il titolo? Cmq è carina la borraccia!

    • beh come un computer/programma è programmato per fare/mostrare una cosa e un hacker può ‘modificare/rompere’ il programma per fargli fare/mostrare qualcos’altro, così io ho fatto con la timidezza 😀

      • ahahah! no scusa, perchè io sono una ex timida patologica che ogni tanto torna sui suoi passi e mi sono goduta il post, ma mi era rimasto questo cruccio!! ok! stasera sfoggerò una nozione di informatica al mio Lui, ingegnere informatico (oh, si fa quel che si può!).

      • ps: un giorno di tanto tempo fa una mia cara amica, di quelle persone un po’ speciali, quasi evanescenti, mi disse Nico, bisogna esorcizzare le proprie paure! E così ho cominciato piano piano ad avanzare dall’ultimo banco…

  • Paola

    sono piu o meno come te ma nel mio caso… non sempre se parli ti ascolteranno!
    Che poi non ho ancora capito se soffro di Social Anxiety Disorder o sono semplicemente timida…
    ciao!

  • Clara

    Fantastica! buahahahah!

  • Un po ‘ come le prime volte in cui si studiava in biblioteca o in aula studio dell’università, si entrava che ci si sentiva tutti gli occhi addosso e si prendeva posto il più in fretta possibile…e da li chi si alzava più per andare al bagno?! (E cmq vorrei essere la tua compagna di insalate)

    • Haha che ricordi! Adoravo la ‘biblio’ 😀

  • Lucia

    Ecco… Sul “se parli ti ascolteranno” avrei qualcosa da ridire.. Come la vedi quando tu, timida da morire, decidi che è il momento di far sentire la tua voce…..dici una frase, una battuta….e nessuno ti caga?!
    Ho parlato troppo a bassa voce? Lo ripeto? E se mi hanno sentito e fanno finta di niente? Ok, non lo ripeto, ciao

    • Paola

      Uguale x me!!!

      • Verissimo. Però succede una volta ogni tanto, non sempre. E per la tendenza dei timidi a parlare a voce bassa e non fare affermazioni decise. Ci sto lavorando anche io, ma poi quando non mi rispondono mi costringo a pensare ‘non ce l’hanno con me, è che non hanno sentito’. A volte funziona semplicemente rivolgendosi a una singola precisa persona anziché al gruppo.

        • GG

          chiara anch’io sono timidissima, ma per aiutarmi penso: a loro non importa nulla di me, se anche faccio brutta figura agli altri frega zero !
          a volte funziona, a volte striscio contro i muri…

  • annaelle

    Mi hai fatto ridere tantissimo! Odio le situazioni come le tue, ti capisco pienamente! Bravissima Chiara. Buona fortuna.

  • Nevanaard

    TIMIDORSA!!!

    • Vero XD – mia figlia direbbe ‘Fluttershy’ (quella dei mini pony)

  • Claudia

    Certo che i sudori freddi li stavi facendo venire anche a me! Io sono mezzotimida, ma nei tuoi panni, per come la racconti, mi sono ritrovata io stessa paralizzata nel coworking- con quella borraccia. Che mai e poi mai io mi sarei portata dietro, piuttosto muoio di sete, lol – quindi vedi che alla fin fine sono timida anch’io! XD

  • PLUM

    Ci racconti un po’ come funziona questo coworking? E’ uno spazio con molte postazioni dove ognuno lavora per conto suo al suo tavolo (tipo in biblioteca o da Starbucks!) oppure serve proprio a fare cose insieme?

    • Laura

      Sì, anche io vorrei saperne di più! Ma in Italia esiste niente di simile? Perché io lavoro come freelancer e mi calza a pennello, ma onestamente sto cominciando a non sopportare più lo stare in casa.

      • Allora funziona che c’è un open space con vari tavoli, sia piccoli da due che grandi, tu siedi dove trovi posto e di solito non puoi lasciare la tua roba a meno che non ci siano armadietti (e anche in quel caso il computer non lo lascerei). Alcuni come il Google Campus qui a Londra sono gratis, altri come quello dove sono andata hanno una sorta di ‘contributo mensile’ e altri ancora sono proprio spazi dove noleggi la TUA scrivania, ma sono ovviamente più costosi. So che anche in Italia ne stanno nascendo tanti, se digitate ‘coworking’ e il nome della vostra città sono sicura che ne troverete!

        • confermo che esistono, alcuni chiedono l’affitto giornaliero per le stanze per eventuali riunioni, altre un piccolo contributo per la wifi e la postazione, altre solo l’acquisto di una bevanda, etc :) di dove sei Laura?

          • Claudia

            Si si, anche a Bologna ne esistono, x esempio :)

        • giovanni

          pero’ non ho capito: paghi per che cosa? se si tratta di avere una scrivania ed una presa della corrente non puoi fare che andare alla british library (gratis)?

      • prisca

        Esiste esiste prova a guardare qui http://www.coworkingproject.com/ oppure digita co-working in italia e spulcia tra i risultati. Mio marito ha iniziato una bella collaborazione nel suo campo grazie proprio ad una postazione 😉

    • Laura

      ok, google è nostro amico, e sì, esistono anche in Italia xD Però rassicurami, davvero non ti mangiano, non ti guardano male, non si appostano dietro di te per deriderti per la tua incapacità ecc? XD

  • Alicina

    Sono morta al ” E mi’ nonna?” Ti adoro! XD

  • Stefy73

    Dunque…ci ritornerai Chiara? Quante cose si possono fare a Londra, e quanto coraggio che hai…sei in gambissima!

    • Ma certo! Spero vada un po’ meglio ogni giorno….

  • LOL ti adoro ahahahha io uguale sputata ahhaha

  • Syl

    Ciao a tutte!
    Chiara ti leggo da un po’ ma non ho mai commentato..
    oggi non potevo non farlo perchè questo post avrei potuto scriverlo io 😉 io vivo in Svezia …. understand????? ormai la mia filosofia è: o ti butti o morirai sola divorata dagli avvoltoi. Insomma che sarà, al massimo non ti cagano, no?!! beh il più delle volte ti cagano e tu capisci che si… dai… ce la puoi fare !
    baci!

  • pollywantsacracker

    Quando andavo all’ universita portavo il biberon al posto della bottiglietta appunto perché qualcuno mi notasse senza che io mi sforzassi a presentarmi. Dove lavoro ora, affrontai il temibile lounge aaziendale con un calice da martini invece che il bicchiere usa e getta. Funziona :).

  • Ciao! Anche questa volta mi hai fatto morire dal ridere! E come ogni volta, rido perchè mi immedesimo, è come se mi vedessi mentre racconti! … e te lo dice una che ha una rana come avatar!

  • Ecco, appunto! E il mio avatar che fine ha fatto? :-(

  • Theodora L.

    Ma lavori a un WeWork? Anche io ma sto a NYC :)

  • Ahaha mi hai fatto scassare dalle risate come sempre!! Anche se io la borraccia la terrei!! Troppo carina!!

  • Federica Boraso

    “cambiala e non rompere il cazzo” ti adoro, perchè sei sincera e non ti fai problemi a dire parole come cazzo o minchia! sei vera!!!! ovviamente ti adoro solo perchè dici le parolaccie!!!

  • Kalheesi

    Alla prima lezione di roller sono arrivata puntuale con il mio mega borsone contenente roller + protezioni, ho parcheggiato il motorino, mi sono girata verso la palestra e….non sono entrata!! Non conoscevo nessuno e sono rimasta li a guardare l’ingresso nell’agitazione più totale…dopo 5 minuti buoni di incertezza sono tornata mestamente a casa. Dalla lezione successiva fortunatamente non ci ho più pensato e meno male perchè è uno sport favoloso!
    Ma non dimenticherò mai la scena del primo giorno…

  • Laura Caldareri

    Fantastica descrizione dei timidi!!!! Buon lavoro!