Tutte le cose che vorrei dirti.

Vorrei dirti che nella vita le cose diventano difficili prima di essere facili. E non diventano nemmeno realmente facili: sei tu che diventi più brava…

Io e te.

Mummy ·

Devo concentrarmi per realizzare di averti fatta io. Così, una personcina, sei anni. Alta, con gli occhietti felici e quel nasetto, con tutte le cose a posto. Quelle dita dei piedi che ti ho contato quando sei nata, quel modo di ridere, le tue ferme opinioni.

Ti ho percepita come altro da me, come ‘te stessa’ fin dal primo istante, e questo sei rimasta. Viola, che non è Chiara né io voglio che le somigli. Non voglio che abbia le mie manìe o che realizzi i miei sogni. Non voglio che le piaccia la mia stessa musica o che legga i miei stessi libri. Voglio solo che i nostri mondi continuino a parlarsi sempre. Come due Paesi confinanti che beneficiano dai rapporti fra loro. Da te prendo le mele, tu mi dai il carbone. Da te l’amore per la pioggia, da me il rispetto per gli insetti – che vanno riaccompagnati fuori e non uccisi.

Litighiamo spesso. Accade quando tu stai male o quando io sto male. Siamo due drama queen – in questo siamo simili. E sentiamo molto in profondità ogni cosa come se fosse molto importante – anche in questo lo siamo, non vorrei.

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Non sono preoccupata di ‘non darti abbastanza’, quanto di non farlo nel modo giusto. Di condire certi momenti di distrazione – perché io sono così, distratta, dalla mia testa soprattutto. Di ritenere poco importanti cose che invece lo sono, e viceversa. Di dare per scontato che se io non abbia bisogno di una cosa, allora non ne abbia bisogno neppure tu. Di scambiare certa quiete con la serenità, e un certo caos con la felicità.

Mi spaventi, perché in qualche modo sei la prova vivente degli errori che potrei fare con te. Sarà facile darmi tutta la colpa se non sarai felice. Quasi come darti tutto il merito se lo sarai. E’ così, va bene così.

Quando siamo andate a Milano è stato bello e dolce. Perché adesso sei così cresciuta, e viaggiare con te è come portarsi dietro un filtro che rende gli istanti più incasinati ma anche più brillanti, perché tanti sono tue prime volte. Mi stanco. Molto. A volte sei insopportabile e a volte lo sono io. A volte fai tu i capricci e a volte li faccio io. Sono ancora anche molto ‘persona’ oltre che ‘mamma’.

E questo strano lavoro, ho io. Che mi porta vicinissimo, accanto a te per la maggior parte dei giorni, e poi lontanissimo. Che sono quella che sta sempre al computer. Che ti parlo e intanto mi sforzo di non pensare a quella mail a cui devo rispondere. Però, principessa, mi posso prendere un pomeriggio libero. E la posso portare in un viaggio meraviglioso. Le posso far incontrare Topolino in ‘persona’ e gironzolare per Disneyland. O in un castello a vedere una fiaba. Sì, conoscono il tuo nome appena arriviamo. Sì, ci sono una torta e due coroncine sul letto per giocare ad essere davvero noi quella Cenerentola.

Ma no, la verità è che ancora credo che la media se la cavi meglio di me. Ancora credo che ci sia un ideale al quale non arriverò mai, un equilibrio fuori dalla mia portata. Tu lo sai, e mi consoli. Una volta nel sonno mi hai detto ‘va tutto bene, non ti preoccupare’ come dico io a te. E come dovrei dire SOLO io a te.

Non penso a te in superlativi. Non credo si addicano a nessuno. Però per me sei superlativa così come sei, non perché tu sia migliore o peggiore di qualcuno, ma perché tu sei tu. Con quel nasetto e quella risata e quelle dita dei piedi e la schiena perfetta per gli abbracci stretti.

Quindi è incredibile che ti abbia fatta io. Lo è ancora oggi. Forse perché la verità è che penso che tu ti sia fatta da sola. Come un fiore che, quando trova il terreno giusto, semplicemente sboccia.

 

 

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