Tutte le cose che vorrei dirti.

Vorrei dirti che nella vita le cose diventano difficili prima di essere facili. E non diventano nemmeno realmente facili: sei tu che diventi più brava…

Tre a Las Vegas: #girlsinVegas – part.1

Travel US ·

Sono le luci.

Abbaglianti, instancabili contro il cielo nero: centinaia di neon che di notte illuminano la strada e di giorno sonnecchiano in hangover, bulbi di lampadine opache e fili elettrici. Sono le luci degli hotel: chandelier e lusso sfrenato, schermi, led e lampadine a incandescenza chiuse in barattoli come lucciole, tramonti nei centri commerciali. Sono le luci riflesse nello sguardo inebetito dei silenziosi abitanti della foresta di slot machine che corre sotto la città, un reticolo di saloni dove il tintinnìo delle vincite risuona insieme a quello dei bicchieri. Sono le luci negli occhi di chi qui ha coronato un sogno, perché nel parco giochi per adulti più grande del mondo tutto è intrattenimento, la folla è affamata di stupore e le offerte migliori sono annunciate da trionfanti cartelloni per la strada: il ristorante dello chef stellato del momento, lo spettacolo acclamato dalla critica, la grande star in concerto. Se sei sei arrivato fin qui, se c’è il tuo nome su quei cartelloni, puoi dire di aver fatto il vero jackpot. Solo qui. Perché qui, perso nel deserto, esploso come una stella caduta dal cielo, c’è un luogo che entro i limiti di una sola strada – la Strip – diluisce i confini tra giorno e notte, tra lecito e illecito, tra giusto e sbagliato.

Qui c’è Las Vegas.

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Questo viaggio, ve lo dico, è stato un piccolo risarcimento. Quando ero ragazzina ho fatto una vacanza on the road coi miei, in America. Quando siamo passati per Las Vegas ricordo solo l’insegna rosa del Flamingo: subito dopo mi sono ammalata e sono rimasta chiusa in una camera d’albergo – che ancora ricordo piuttosto bene – per due giorni interi. Mentre mio papà e mio fratello facevano avanti e indietro in calzoncini raccontando di fenicotteri in piscina, piramidi e fontane, io rantolavo con quaranta di febbre e un’intossicazione alimentare. Anche per questo, stavolta ero pronta a non lasciarmi scappare nemmeno un dettaglio della città che non dorme mai. E a proposito di non dormire mai.

Arriviamo a Las Vegas – siamo io, la fashion Alessandra e la foodie Chiara – dopo un volo che pare interminabile, dodici ore seguendo un aeroplanino su uno schermo. Sono famosa per non dormire in aereo quindi scendo ubriaca di stanchezza, rido e barcollo, gli occhi come carboni ardenti. Almeno un paio di giorni insonni rientrano nel bagaglio di qualsiasi viaggiatore. Tutti i miei grandi viaggi iniziano così, il lato buono è che passate le prime 24 ore mi riprendo piuttosto in fretta e il jet lag mi passa in un giorno e mezzo o due.

Saliamo su una Limo, la prima di tante, che pare che a Las Vegas siano il mezzo di trasporto per eccellenza, e arriviamo al nostro primo hotel (ne cambieremo tre, in un crescendo di lusso e meraviglia): il Tropicana. Tenendo aperti gli occhi con dello scotch (non proprio, ma quasi) riesco persino a vedere uno show: Illusions. Credetemi se vi dico che io e le altre ragazze ci stiamo ancora chiedendo COME DIAVOLO ABBIA FATTO. Ci è sparita gente davanti agli occhi, letteralmente. Lo show non è tra i più grossi o i più famosi di Las Vegas ma era veramente fatto benissimo e l’illusione è perfettamente riuscita. Bravo Jan, pure se sei stato il performer più improbabile di sempre e avevi i jeans coi brillantini rosa.

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Il giorno dopo ci siamo tutte riprese – o quasi. Iniziamo la giornata davanti al primo di tanti incredibili buffet che ci si presenteranno davanti: credetemi se vi dico che fra tutte e tre abbiamo mangiato per otto. Il cibo, dopotutto, è parte dell’esperienza. Scoprire che insieme alla Las Vegas più ‘junk food’ – hamburger e panini da strada – ce n’è un altra, parallela, fatta di ristoranti d’autore, cucina etnica e chef stellati è stato più che piacevole.

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Ma se la nostra primissima attività è un giro sulla Strip – la strada principale – riusciamo ad allontanarci subito dalla pazza folla per uscire a prendere una boccata d’aria in quella terra arida, affascinante, severa e ancestrale che circonda la città: il deserto. Qualche ora a bordo della nostra Pink Jeep e sembra di essere catapultate in un altro mondo. Visitiamo il Red Rock Canyon, in bilico tra leggende indiane e bellezza selvaggia.

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Il tempo di una doccia e un dovuto cambio d’abito e siamo pronte per una cena al Katsuya, nel casinò resort SLS, disegnato da Philip Stark. La cucina asiatica-fusion è a dir poco deliziosa, io dribblo con grazia tutto il pesce e punto a piatti a base di verdure, pollo e carne. La prima di una serie di pranzi/cene che sfidano qualsiasi luogo comune sulla cucina ‘fast food’ di Vegas.

 

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Dicevamo del cibo, no? Ecco. La giornata successiva inizia con una colazione che non dimenticheremo facilmente. Non so come descrivervi questa roba senza farvi venire il colesterolo alla sola lettura. Dunque è formato da uno strato di waffle, uno di frittata, uno di bacon, uno di formaggio, uno di prosciutto, uno di hamburger e un altro di waffle. Io, che dopo la Francesinha a Porto sono a posto con l’ostruzione delle arterie fino al 2016, ho optato per delle più sobrie eggs on toast ma posso testimoniare che le mie compagne di viaggio l’hanno mangiato (quasi) tutto. Sopravvivendo.

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Per smaltire cotanta colazione ci siamo fatte le ‘vasche’ in lungo e in largo al Miracle Mile Shops, uno shopping center sulla Strip, ammirando per la prima volta quella che è un po’ una nota comune dei centri commerciali della città: il cielo finto. Una scenografia di nuvole e azzurro che cambia colore durante il giorno, passando dall’alba al tramonto, senza risparmiare anche il temporale. Ogni centro commerciale ha poi – un po’ come gli hotel – il suo tema. Questo ad esempio era arabeggiante.

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Il mio shopping per l’intero viaggio alla fine consisterà in un paio di calamite e un portachiavi per Viola – arrivando da Londra la differenza in termini di negozi non è enorme, e purtroppo il dollaro non ci era favorevole: il cambio era 1 a 1!

Ve l’ho detto quanto abbiamo mangiato? Fatemelo ribadire con un paio di foto del pranzo, allo splendido Mozen del Mandarin Oriental, un contemporary Asian bistrot che mi ha lasciata estasiata. Piatti raffinati ma leggeri, spezie e profumi, dolci dalla bontà indescrivibile. Uno dei pranzi migliori del viaggio.Trip to Las Vegas - machedavvero.itTrip to Las Vegas - machedavvero.itvegas20vegas33

Non so se esita accoppiata migliore di Shopping + Spa, ma è proprio verso un centro benessere che ci dirigiamo, facendo la conoscenza di un altro gioiello di Las Vegas, forse il più contemporaneo e dal design accattivante fra gli hotel che ho visto: il Cosmopolitan. Al Sahra Spa & Hammam ci aspettano un massaggio, idromassaggio caldo e tisane aromatizzate. Non sono una abituale frequentatrice di Spa quindi, quando questo accade, mi sento veramente viziata. Posso restare a mollo nell’idromassaggio caldo a oltranza, esco bollita, felice e rigenerata come è accaduto in questo caso. Prepararsi insieme, trucco tacchi e tutto, è stato come tornare per un attimo ai tempi dell’Università. Se c’è una cosa che con la mia nuova vita ‘da mamma’ mi manca molto, quello è il tipo di amicizia forte ma spensierata, condita da chiacchiere, drammi, risate e femminilità che solo con donne che attraversano la tua stessa fase puoi avere. In questo senso, #girlinVegas è stato un bellissimo ritorno al passato.

Per chiudere in bellezza il pomeriggio abbiamo brindato davanti ad un aperitivo. Il bar The Chandelier, sempre al Cosmopolitan è all’interno di un enorme candelabro. Qui hanno creato un famoso cocktail a base di Verbena, un fiore che se masticato anestetizza per qualche istante la lingua per poi agire sul senso del gusto, modificandolo.

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Per mantenere il mood della giornata, che è chiaramente ‘foodie’, ci incontriamo con la pr dell’hotel per cenare insieme allo STK (la sigla sta per ‘Steak’). Mi sorprende come qui tutta la vita ruoti attorno, anzi esattamente dentro agli hotel/resort. Ognuno di essi ha una collezione di bar e ristoranti, a volte anche di altissimo livello, da far impallidire qualsiasi High Street inglese. STK è cool e contemporaneo, con un eccellente menu a base di carne e un’atmosfera seducente, fatta per lasciarsi andare. Chissà se è merito del vino o della DJ resident. La selezione di pezzi mi è piaciuta quasi quanto il menu!

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Il nostro secondo giorno termina in un nuovo hotel, il Palms. Mi sono innamorata di questa stanza, candida e colorata al tempo stesso, e con tutta Las Vegas ai suoi piedi.

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Sono rimasta a fissare le luci della città per decine e decine di minuti. Non vedevo solo casinò e resort ma, in lontananza, anche le zone residenziali e, proprio in fondo, i lembi del deserto. Era strano, sentirsi così al centro di tutto e al tempo stesso distante dal mio mondo. A volte le prospettive che riesce a darti un viaggio sono strane. E’ un caleidoscopio in grado di far apparire enormi dettagli insignificanti e rimpicciolire pensieri quotidiani. E la distanza, si sa, quella è fatta per contare il vuoto che ti separa da qualcosa. Per lucidare cose che dai per scontate o, al contrario, per sentirle ancora più distanti. Per guardarti nello specchio di una stanza mai vista, dove dormirai una, due notti e forse mai più, o vederti riflessa nel vetro di una finestra e pensare ‘com’è possibile che io sia sempre la stessa? Anche qui, dall’altro lato dell’Oceano.’

In fondo, però, alla mezzanotte del diciassette Aprile non ero ancora tatuata.

INDIRIZZI

HOTELS

Tropicana Las Vegas

Palms Resort & Casinò Las Vegas

The Cosmopolitan of Las Vegas

FOOD & DRINK

Katsuya at SLS

PBR Rock Bar & Grill

Mozen Bistrot at Mandarin Oriental

The Chandelier at The Cosmopolitan

STK at Cosmopolitan

ATTRAZIONI

Illusions show at Tropicana

Pink Jeep Tours

Miracle Mile Shops

 Thanks to:

Visit Las Vegas per l’ospitalità

Canon per la GX1 Mark II con la quale sono scattate queste foto / All photos are shot with a Canon GX1 Mark II 

 

 

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