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Vorrei dirti che nella vita le cose diventano difficili prima di essere facili. E non diventano nemmeno realmente facili: sei […]

Il mio primo tatuaggio – #girlsinVegas pt.2

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Trip to Las Vegas - machedavvero.it getting a tattoo at Starlight Tattoo

Ce l’avevo in mente da anni. E anni. Ma sai quando non trovi mai il momento giusto? E sai quando tutti intorno a te sono più o meno vergini di pelle e non hai – come dire – ispirazione? No, a dire il vero c’è mia sorella (quella degli animali strani) che è un po’ tatuata. Il primo, una farfalla sul polso, glie l’ho disegnato io.

Poi c’è il fatto che non trovo nulla di più sexy di un tatuaggio sfacciato e fatto bene. Il tatuaggio era nel mio destino, dovevo solo capire come e quando, e nel momento in cui siamo entrate – il terzo giorno del nostro viaggio a Las Vegas – da Starlight Tattoo, al Mirage, ho capito. La mia pelle avrebbe perso la verginità lì dentro.

Il negozio è di proprietà di Mario Barth, famoso tattoo artist vincitore di numerosi premi, che ha disegnato sulla pelle di star come Lenny Kravitz, Usher, Stallone, Avril Lavigne. Prima di tatuarmi ho avuto occasione di intervistarlo e farmi raccontare cosa significhi fare il tatuatore a Las Vegas e farmi dare qualche consiglio per il mio primo tattoo. Non nego che parlare con lui mi abbia convinta ancora di più.

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Mentre Chiara e Ale si tatuavano e io ero impegnata nella mia intervista (scoprendo anche che, sul braccio, Mario ha la firma di suo figlio di quattro anni, fatta dal figlio!) sentivo crescere la voglia di andare a sfogliare le pagine e pagine di disegni, idee, tatuaggi. Sapevo che non sarei uscita da quel negozio senza.

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Ero indecisa tra un paio di soggetti che avevo in mente da tempo e alla fine ho scelto il più semplice: una stella, piena, sul polso destro. D’ora in poi, ogni volta che dovrò presentarmi stringendo la mano a qualcuno, sarà la prima cosa che vedranno. Eh sì, lo so, tutto sto papiro e poi me so fatta un cm quadrato di tatuaggio però che dire.. è sempre un inizio! 😀

Finito il tatuaggio per tutte e tre, facciamo una passeggiata fino alla nostra prossima destinazione: The Forum Shops, l’enorme area di negozi e ristoranti che si trova all’interno del complesso del Ceasar’s Palace. Passiamo dal Bellagio e dal The Venetian, dove alloggeremo dal giorno successivo. Le architetture e l’interior design di Las Vegas è incatalogabile. Se vogliamo parlare di buon gusto non si avvicinano minimamente agli standard accettabili, ma se parliamo di scenografia sono assolutamente spettacolari. Riescono nell’intento di farti restare a bocca aperta e vivere un sogno, esattamente come in un parco giochi.

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Arriviamo al Forum dove pranziamo e trascorriamo qualche ora. Ancora una volta, essendo abituata a Londra, i negozi non mi colpiscono particolarmente mentre mi accorgo che se venissi da Roma la situazione sarebbe diversa: tutti i più famosi brand internazionali ed americani sono qui, a pochi passi di distanza, tra una Fontana di Trevi e un Pantheon (haha). Londra invece ha più o meno gli stessi brand, quindi mi limito a passeggiare, sbirciare in qualche negozio e assistere allo show delle Moving Statues in una delle fontane del forum.

Stese dalle mangiate dei giorni precedenti dribbliamo la proposta delle pr di fare un secondo pranzo (argh!) e ci limitiamo ad un cocktail al Sushi Roku.

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La serata finisce con il secondo show della settimana: Showstoppers, al casinò resort Wynns. Si tratta di un mix del ‘meglio di’ tutti i musical più famosi di Broadway: le hit più amate di spettacoli come Hello Dolly, Chicago, Cabaret e molte altre. Lo show era spettacolare: musica, costumi e coreografie erano impeccabili. Davvero coinvolgente.

La mattina dopo inizia all’alba: alle cinque e venti (con improperi vari e la faccia di quelle che ci è passato sopra un camion) facciamo il check out, alle sette usciamo e alle otto siamo già a centinaia di metri d’altezza, su un ultraleggero che sorvola il Grand Canyon. Uno spettacolo unico al mondo, posso finalmente cancellarlo dalla mia ‘bucket list’ per quanto riguarda i viaggi. C’è qualcosa di davvero unico in questo paesaggio. Guardare le pareti di roccia a picco e il fiume Colorado, che scorre in mezzo, dà la piena impressione di un luogo inospitale, di una sfida, di uno degli ultimi posti al mondo fatti per essere lasciati intatti. Ancora oggi c’è chi percorre il fiume in barca per tutta la sua lunghezza, rapide incluse.

E’ un vero peccato arrivare fino a Las Vegas e perdersi questo:

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Ci spostiamo quindi nell’ultimo degli hotel dove dormiremo: il lussuoso The Venetian. Esatto: il tema è Venezia ed è completo di tutto quello che potreste immaginare. Canali e ponti, lampioni e palazzi, gondole e gondolieri che cantano canzoni random della tradizione italiana e persino una piazza San Marco e un ponte di Rialto in miniatura.

Se noi italiani sorridiamo alla vista dei monumenti in scala, i turisti stranieri riescono a pagare per fare il giro in gondola qui, a Las Vegas, con vista grattacieli. Non posso biasimarli: qui a Las Vegas il concetto di autenticità si ribalta, e l’esperienza diventa tanto più autentica quanto più pesca nel kitsch, nello scenografico, nell’eccesso e nell’improbabile.

Per quanto mi riguarda, la cosa che mi ha lasciata a bocca aperta – oltre agli interni, spettacolari, dell’hotel: soffitti altissimi e pareti dipinte – è stata la mia suite. Decisamente più grande di casa mia. Il bello è che, quando il Dollaro è debole, una robetta così costa quanto un normale hotel a Londra. Assurdo, non credete?

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Se c’è una cosa per la quale il The Venetian è famoso, oltre alla sua spettacolare scenografia, quella sono i ristoranti. L’hotel infatti raduna i più famosi e/o stellati chef in circolazione. Solo per citarne qualcuno: Keller, Lagasse, Boulud, Batali e Bastianich, Puck e per finire anche Buddy Valastro – il Boss delle Torte. E’ proprio qui che ci fermiamo per il pranzo, curiosi di provare i suoi famosi dessert. Io scelgo delle meatballs (senza spaghetti), che come prevedibile sono in pieno ‘gusto’ americano, e una apple pie con gelato alla vaniglia. Per le altre tortino di Nutella e cheesecake alla zucca. Nota di merito al locale: davvero molto carino.

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Proseguiamo il pomeriggio esplorando i dintorni del Venetian e del Gran Canal Shoppes, più incredibile ad ogni passo.

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Arriva uno dei momenti di questo viaggio che ho preferito: non solo abbiamo i biglietti per lo show ‘O’ del Cirque du Soleil, famoso per essere in acqua, ma abbiamo appuntamento nel backstage con Maurizia Cecconi, italianissima e allenatrice delle ‘synchronettes’, le artiste del nuoto sincronizzato, che nello show giocano una parte fondamentale.

Mi piace molto il ‘cirque nouveau’ quindi ero sinceramente felicissima di entrare nel backstage di uno spettacolo del Cirque. Speravo di intrufolarmi qualche attimo anche nei camerini e vedere la preparazione degli artisti, ma questa volta non è stato possibile. In compenso abbiamo trascorso una mezz’ora insieme a Maurizia, facendoci raccontare come si arriva ad esibirsi a Las Vegas, come si allenano gli artisti e come sta evolvendo la tendenza degli show della compagnia.

Ho scoperto che O è il secondo show più ‘vecchio’ del Cirque, in scena due volte al giorno quasi tutti i giorni da ben sedici anni. La routine di allenamento degli artisti include ore in piscina e in palestra, ma anche workshop di teatro, clown, lezioni di zumba e pilates. Non immaginavo che ben tre delle diciotto ragazze del nuoto sincronizzato avessero più di 40 anni, molte di loro – come invece era prevedibile – vengono da una o anche due olimpiadi come atlete di nuoto sincronizzato. Prima di diventare allenatrice, anche Maurizia era un’atleta olimpica. In seguito è diventata allenatrice, poi artista per altri spettacoli in scena a Las Vegas e infine nuovamente allenatrice qui per il Cirque du Soleil. Dopo tanti anni di esperienza sia come artista che dietro le quinte le piacerebbe arrivare a fare il direttore artistico, e io sinceramente glielo auguro: mi sono piaciute le cose che ci ha detto e sembra davvero interessata ad andare in direzione di quella parte più emozionale e coinvolgente dello show, che col tempo aveva un po’ ceduto il passo alla perfezione tecnica.

Lo dimostrano anche i numeri – gli ‘acts’ – dello show da lei curati. L’acqua dà sicuramente a questo show una nota di totale unicità e meraviglia. E’ incredibile il modo in cui le coreografie acquatiche si sposino con quelle a terra e quelle aeree, sembra che sul palco – oltre al numero principale – ci siano costantemente piccoli dettagli da seguire, note di colore e di significato messe lì per essere colte. L’insieme consente di percepire una scena incredibilmente ricca, dinamica e coinvolgente. Lo show mi è piaciuto moltissimo, e in molti confermano che sia ‘lo show’ imperdibile da vedere a Las Vegas – anche perché è solo qui.

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Trovandosi al Bellagio, lo show offre anche un’ottima occasione per vedere il famoso spettacolo notturno delle fontane. Non so se è stato il nostro tempismo ad essere perfetto, ma appena uscite dall’ingresso abbiamo trovato ad attenderci quest’altra meraviglia di acqua e musica: il modo ideale per concludere la giornata (e poi stramazzare a letto, ché eravamo sveglie dalle 4.30!).

 

INDIRIZZI

Starlight Tattoo Las Vegas

Papillon Grand Canyon aerial tour

HOTEL

The Venetian casino resort 

Bellagio

FOOD&DRINK

Buddy V.

Yardbird

Sushi Roku

ENTERTAINMENT

Showstoppers at Wynns

‘O’ by Cirque du Soleil at Bellagio

SHOPPING

The Forum Shops at Caesars

Grand Canal Shoppes

 

Thanks to Visit Las Vegas per l’ospitalità.

Tutte le foto sono scattate con una Canon G1X Mark II. All photos shot with a Canon G1X Mark II.

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