Tutte le cose che vorrei dirti.

Vorrei dirti che nella vita le cose diventano difficili prima di essere facili. E non diventano nemmeno realmente facili: sei tu che diventi più brava…

“Sii gentile e abbi coraggio” – l’arte perduta della gentilezza.

Life ·
Cenerentola Disney recensione

Uno dei problemi principali è che crediamo che il segreto per vivere meglio sia chissà quanto complicato. Davvero. Quando ci dicono ‘sorridi’ rispondiamo con una risatina sarcastica. Quando ci invitano ad ‘avere pazienza’ la riteniamo un’inutile perdita di tempo. E quando ci parlano di ‘gentilezza’ siamo piuttosto presuntuosi e crediamo di usarne già abbastanza, in fondo, per sopravvivere alla giungla piena di gente spesso sgradevole e frettolosa che è la nostra giornata.

Forse perché fa paura sapere di avere davanti ai nostri occhi e perfettamente alla nostra portata il potere di migliorare la nostra esistenza, eppure non essere capaci ad usarlo.

E’ questo su cui rifletto da quando ho visto il nuovo film Disney Cenerentola. Intendiamoci: il cartone mi è sempre piaciuto ma non mi sono mai, nemmeno per una volta, identificata nella povera Cenerella che sopporta le angherie delle sorelle con una resa e una mitezza che fanno quasi rabbia. Fossi stata io Cenerentola, pensavo, sarei scappata – ma non prima di aver lavato i vestiti delle sorellastre a novanta gradi. Insieme al gatto (no, vabbé, povero Lucifero).

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La versione cartoon non mi ha mai fatta mettere in discussione come invece ha fatto il film. C’è qualcosa di molto profondo nel modo in cui la gentilezza di Cenerentola è raccontata, che va a colpire dritto nel segno. Si tratta di una ragazza che avrebbe più di un motivo per piangersi addosso ed arrabbiarsi con la vita, ma lei compie una scelta diversa: quella di non lasciarsi peggiorare dal dolore. Compie la scelta di restare: restare nella sua casa mentre altre sarebbero scappati e restare se stessa mentre altre sarebbero cambiate. Una scelta che ha molto poco di debole e remissivo e molto invece di caparbio, di forte, di fedele. Fedeltà e fiducia nei propri valori sono quello che ‘centra’ e rende il personaggio di Ella equilibrato e determinato anche dopo che la tragedia si abbatte su di lei.

Se il destino le ha già tolto molto, lei ha deciso che non lascerà alla sofferenza e alla cattiveria che ha intorno di prendersi l’ultima cosa bella rimasta: se stessa, la bella persona che i suoi genitori le hanno insegnato ad essere. E’ una cosa che spesso le difficoltà della vita fanno, quella di rovinare persone altrimenti meravigliose (e qui citerei i The Smiths ‘see, the luck I had can make a good man turn bad’ – che bel mix gli Smiths e Cenerentola, ha).

E’ facile farci caso: le persone meno gentili sono quelle che hanno sofferto di più. La sgradevolezza e l’aggressività sono dei repellenti, un modo per alzare un muro, per tenere le persone lontane. Così lontane che non possono farti del bene, ma neppure del male. Ed è anche un modo per confermare masochisticamente a noi stessi che, forse, tutto quello che è successo ‘ce lo siamo meritati’. Una delle tante autodistruzioni di cui siamo capaci.

Lei no. Lei si alza ogni mattina sporca, stanca, già maltrattata, e si sforza di avere la stessa gentilezza che aveva prima, quando le cose andavano bene. Quando infine arriverà la Fata Madrina ad aiutarla a cambiare la sua vita, lei capisce che la gentilezza è più di una disposizione d’animo: la gentilezza è potere. Forse il più autentico, il più forte dei poteri che una persona possa avere, perché è in grado di cambiare le cose e le persone.

“Dove c’è gentilezza, c’è bontà e dove c’è bontà, c’è magia.”

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E’ il potere di avere fiducia, in sé stessi e nel prossimo. E’ il potere di diffondere bontà. E’ il potere di far nascere sorrisi. E’ il potere di far sentire accolti, ed essere accolti. E’ il potere della gratitudine, esercitarla e donarla. E’ il potere di credere che si possa essere buoni, che la bontà possa vincere. Che il modo giusto di fare le cose, possa funzionare. Ed è il potere, grandissimo, luminoso, di prenderci cura di noi stessi e della nostra vita.

Vivere senza gentilezza è fare un torto alle nostre emozioni. E’ un dono del tutto sottovalutato, spesso scambiato con la debolezza, con l’ingenuità, e questo è un errore. C’è molta più forza in un sorriso e in parole amorevoli e attente di quanta ce ne sarà mai nella violenza, nell’astio. Ed esercitare ogni giorno la gentilezza in un mondo che l’ha dimenticata richiede un grande coraggio.

“Sii gentile e abbi coraggio.”

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E poi, la gentilezza rende belli. Io ne sono sicura. Ho come l’impressione che Lily James sia stata perfetta nel ruolo di Cenerentola anche perché aveva perfettamente interiorizzato, compreso e vissuto la parte. Era sorridente e radiosa, ma soprattutto estremamente dolce e gentile. Una grazia che illuminava i suoi occhi e i suoi gesti, dalla quale sono rimasta incantata. Ho pensato: ‘anche io vorrei essere così. Io che spesso sono arrabbiata, scontrosa, frettolosa, scontenta. Vorrei avere questo sorriso, questa gentilezza.”

E che bello che sarebbe se i nostri figli uscissero dal cinema pensando per una volta che il superpotere che vorrebbero non è sparare laggi laser o avere la forza di cento uomini, trasformarsi in rockstar o avere una bacchetta magica, ma quello di essere gentili.

Cenerentola è nelle sale italiane dal 12 marzo.

Tutte le foto di questo post sono di copyright Disney.

 

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