Tutte le cose che vorrei dirti.

Vorrei dirti che nella vita le cose diventano difficili prima di essere facili. E non diventano nemmeno realmente facili: sei […]

Australia day 1: boho Melbourne

Australia ·

Ci sono posti che occupano un luogo speciale nel cassetto dei sogni. Sono sempre lì, ma un po’ nell’angolo perché non sei sicura che riuscirai a realizzarli. Eppure non se ne vanno. Continui a pensare ‘forse una volta nella vita’. E poi quella volta nella vita accade, e ti travolge.

Sono stata in Australia, il Paese più lontano, il sogno della me viaggiatrice, il luogo dove vedere cose che in nessun altra parte al mondo. E questi sono i miei racconti di viaggio.

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Il giorno uno è con la testa tra le nuvole, letteralmente: tre(mila) metri sopra il cielo, ventitre ore di volo.

Baciata dalla fortuna non solo viaggio con Singapore Airline, una delle compagnie migliori del mondo (approvato da mamma ex-hostess) ma all’andata sono pure in Business. Mi servono Champagne prima del decollo, scelgo da un menu che sembra uscito da un ristorante di lusso, mi vedo due film in prima visione e quasi non ci credo quando la mia già comodissima poltrona reclinabile si cappotta completamente per diventare un letto con tanto di lenzuolino di cotone bianco. Io che abbonata alle low cost ormai sono abituata a fare lo scubidù con le gambe (minori di 25 anni pregasi Googlare ‘scubidù’, tutti gli altri ricordate quanto fosse difficile annodare quei fili di plastichetta senza che sgusciassero via ovunque) non credo ai miei piedi. Liberi. Stesi. Felici.

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Nonostante questo, essendo famosa per non dormire in volo – eh? Tutto sto ben di Dio sprecato – passo le prime dodici ore tentando inutilmente di crollare. Arrivo stremata alla coincidenza, invece sul secondo volo avviene il miracolo e dormo almeno un paio d’ore sulle sette che occorrono finalmente, felicemente a sbarcare per Melbourne.

Sono ufficialmente dall’altra parte del mondo: in Australia. La terra più lontana di tutte. La terra rossa. La terra dei canguri. Non so descrivere a parole il senso di felicità ma soprattutto di conquista di essere qui.

Cammino per una Melbourne notturna e guardo i miei piedi. I miei piedi, che sono su questa terra, e questa terra me la immagino proprio vista dall’alto, sul mappamondo, laggiù in fondo. Io sono lì, e mi sembra incredibile.

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La sera è breve, il tempo di fare la conoscenza con l’Ovolo Hotel, che dire fichissimo è dir poco: stile pulito e trendy, e un sacco di benefits a disposizione come drinks (acqua, soft drinks ma anche vino e birra dopo le 6), caramelle, cioccolatini, snacks e colazione on the go. Mi piace questo stile, e mi piace che le pareti della mia stanza siano piene di messaggi positivi come ‘have a shiny, happy stay’ sulla parete dell’ingresso.

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Melbourne sembra capire subito i miei gusti perché la prima cena è peruviana, cucina che adoro, così piena di verdure e ingredienti freschi. Già: la scena foodie in Australia è eccitante quanto a Londra, forse perché non avendo una tradizione ma tante influenze internazionali è ricca, variegata e le cucine locali sono in qualche modo autentiche perché portate spesso avanti dalle comunità stabilitesi qui decenni fa. Molto forte l’influenza italiana e quella greca, ad esempio, ma anche l’asiatica – per la vicinanza geografica.

Da Pastuso, nella coloratissima AC/DC Lane (eh, sono di qui, lo sapevate?) brindo con un Pisco Sour alla serata.

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A dispetto di ogni previsione il jet lag mi fa un baffo, crollo sul letto otto ore e mi sveglio riposata la mattina dopo, pronta per la prima tappa della mia esperienza a Melbourne: il Queen Victoria Market.

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Qui, in questa costruzione dell’epoca vittoriana, tra i banchi di generi alimentari, scopro la varietà e la bontà del cibo e dei prodotti australiani. Mai creduto che un banco di carne o pesce potesse essere fotogenico prima di arrivare qui e vedere questi. Ci credo che il barbecue qui è roba seria: questa carne è una vera bellezza, e lo dico io che non sono particolarmente fan della carne.

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E poi: pesci mai visti. Granchi blu, flathead. E la frutta? Ma quanta ce n’è qui? Ma che colori ha? Non conoscevo il mangosteen (assaggiato: buono!), le quinces (la loro varietà di mele cotogne) e il dragon fruit rosso (ma rosso rosso!) prima di arrivare in questo mercato. Vorrei provare tutto, a cominciare dal furgoncino che è qui da cinquant’anni e sforna donuts fatti ‘in casa’ a tutto spiano.

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Che la cucina italiana sia apprezzatissima lo vedo quando la nostra guida del tour all’interno del mercato non solo non perde occasione di citare ricette e cotture del nostro Paese, ma come ultima tappa di assaggi ci porta… un bel piatto di tortellini freschi! E anche molto buoni! (Sì, anche a me ha fatto strano mangiare i tortellini a Melbourne MA non lo è affatto).

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Qualche giro ancora al mercato, che ha anche una parte più turistica, dove trovare tra i souvenir più economici che ho visto, e poi mi dirigo verso una zona di cui mi sono follemente innamorata. Creativa, hipster, bohémien: posso definire così la zona di Fitzroy compresa tra Gertrude, Brunswick e Smith Street .

Lo stile architettonico è dominato dal vittoriano e coloniale, con i classici edifici bassi, spesso con il portico. E’ sorprendente essere in un luogo dove in fondo la storia non esiste, o meglio esiste sotto forma di insediamenti aborigeni, ma non nelle grandi città – e un edificio di appena un mucchio di decenni è già ‘storico’. Melbourne è stata fondata nel 1835 – venendo da Roma fa quasi sorridere.

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Il mood di questa zona è vibrante, colorato, solare e super creativo. Mi ha ricordato Londra East, ma con il bel tempo. Praticamente la perfezione.

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Non riuscivo ad averne abbastanza di gallerie d’arte, negozietti vintage, o di dischi e libri usati, di design, di gallerie d’arte e negozi di antiquariato, di bar e locali così tanto tanto hip, di boutique alternative. Sarei rimasta lì tutto il giorno, anzi: se qualcuno mi avesse proposto un trasferimento temporaneo di qualche mese avrei detto SI. Speditemi Viola e io resto qui serena, felicissima.

Se visitate Melbourne programmate qui almeno mezza giornata. Un pranzo al sole, un caffé in uno dei tanti bar famosi appunto per le loro miscele e tostature, un giro nei negozietti, qualche acquisto, uno smoothie nel pomeriggio, curiosare fra libri e dischi d’annata e infine un aperitivo in uno dei tanti locali che si animano al tramonto.

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La street art è un altro degli elementi distintivi di questa zona. Quasi ovunque si possono ammirare opere di artisti e writers locali e non come Adnate, Smug, Putos e altri. Lavori iperrealisti si mescolano a scritte, dipinti astratti o geometrici. Ogni angolo è un’occasione per fermarsi, ammirare e fotografare qualcosa, come una galleria d’arte a cielo aperto.

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Il pomeriggio termina con una passeggiata nel cielo. No, sono seria: all’Eureka Skydeck oltre ad ammirare una vista incredibile su Melbourne si può fare l’esperienza di the Edge, una ‘passerella’ sul vuoto, a 88 piani d’altezza. Non vi dico che brivido sdraiarsi su un pavimento di vetro, mentre sotto di te le auto sono poco più che puntolini e tutto intorno le prime luci della sera si accendono, poi il tramonto infuoca il cielo.

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La cena è sotto le nuvole: quelle di Tonka, un indiano fusion dove – tra un pollo speziato, un dal e delle verdure al forno con salsa di yogurt, faccio pace con la stanchezza. Ho la testa leggera eppure felicemente piena di tutto ciò che è stato in questa giornata bellissima.

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Tutte le foto di questo post sono state scattate con una Canon G1X MarkII. All pictures shot with a Canon G1X MarkII.

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