Sposarsi a Las Vegas (e molto altro) – #girlsinVegas

Travel US · · 13 commenti
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A Las Vegas ci sono 2 milioni di abitanti e passano ogni anno 40 milioni di turisti. Ci sono 150mila stanze d’albergo. Il gioco d’azzardo da solo porta quasi 1 miliardo di fatturato al mese. Dimentico qualcosa? Ah, già: il sole splende 330 giorni l’anno. Per me, che ormai sono abituata alla sfumatura fra il grigiotopo e il biancolatte di Londra, uscire e trovare un cielo così azzurro e questo sole caldo è quasi sconvolgente.

Negli ultimi due giorni a Las Vegas ci concentriamo sulla sua parte un po’ più ‘autentica’: downtown. Si trova fra la Strip e l’inizio delle aree residenziali che circondano la città. Avrei voluto visitare anche queste ultime, anche se ‘da vedere’ ci sarebbe stato poco. Mi piaceva l’idea di gironzolare per case e vialetti e vedere come vive chi lavora qui – perché ovviamente, inutile dirlo, nessuno abita sulla caoticissima Strip. Avendo visto un po’ di zone residenziali sia dall’alto della mia stanza d’hotel che dalla jeep andando verso il Red Rock Canyon, mi ha colpito quanto siano verdi, ordinate ed estremamente tranquille. L’opposto della folle vita della città.

La nostra prima fermata è il Neon Museum.

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Immagino di avervi rotto le scatole a sufficienza su quanto io ami i neon e i cartelli luminosi e su quanto ne vorrei uno a casa, quindi me ne sarei volentieri portato a casa uno. I neon sono gli originali usati a Las Vegas dalla sua fondazione, intorno al 1946. In molti sostengono che il primo hotel di Las Vegas sia stato aperto dal gangster Bugsy Siegel, il Flamingo – in onore delle lunghe gambe della sua fidanzata, ma apprendiamo invece che il primissimo hotel è stato un altro, il Frontier.

A ‘fondare’ – in un certo senso – Las Vegas è stata invece una donna, Helen J. Stewart, che nel 1893 si stabilì qui, quando era solo un villaggio di passaggio nel deserto che contava giusto una manciata di ranch sotto il sole bruciante, e lei era pure incinta.. immaginate la gioia. Una decina d’anni più tardi ne divenne la prima proprietaria terriera, aprendo la prima scuola della città, tanto che oggi è ricordata come la ‘First Lady of Las Vegas’ (se vi interessa qui la storia completa).

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Terminata la nostra visita al Neon Museum, che vi consiglio decisamente se siete a Las Vegas, ci incamminiamo verso Fremont Street. Quella che visitiamo non è la sua area più famosa, ancora una volta piena di luci e locali un po’ trash, ma la sua prosecuzione, dove è nato l’Art District della città.

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Ma prima… che, non te la vuoi mangiare una cosetta? Siamo state tanto a dieta questi giorni! -.- Ma come dire di no ad un ristorante messicano, La Comida, dove la zuppa del giorno sono shottini di Tequila, la cuoca ci racconta che le ricette – specialmente quella dei deliziosi tacos – sono quelle di sua madre e l’ambiente è splendidamente autentico? Come al solito non ci siamo fatte pregare.

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Il momento clou della giornata però doveva ancora arrivare: questa che vedete qui sotto è la famosa Graceland Chapel, icona per quanto riguarda l’immaginario ‘sposarsi a Las Vegas’. Qui si è sposato anche Bon Jovi. La sua specialità sono i matrimoni a tema Elvis, con tanto di promessa fatta a suon dei titoli delle sue canzoni (roba tipo ‘I promise to Love you tender, I will never leave you in a Heartbreak Hotel’). Il tutto, dalla cappella agli accessori che si trovano dentro – occhiali di Elvis, bouquet, fedi, orsacchiotti – è il trionfo del kitsch, la quintessenza di Vegas.

Qui nulla è un problema. Matrimonio? Con meno di 300 euro hai nozze, bouquet, foto, torta e pure Elvis. Non hai lo sposo? C’è uno gnocco a noleggio. Siete in tre? Ma sì, sposatevi lo stesso, tanto registrare il matrimonio è una vostra scelta. E così furono celebrate le nozze tra (sposo a noleggio), Alessandra e Chiara. Vedrete il video, è uno spettacolo. Intanto auguri agli sposi!

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Smaltito il pranzo e le nozze iniziamo il tour dell’Art District insieme a 18b, il collettivo che si occupa di promuovere le iniziative artistiche e creative della città. Visitiamo una serie imperdibile di negozi ‘vintage’ (anche se l’oggetto più antico risale probabilmente agli anni 50), pieni di oggetti e mobili in pieno stile Vegas. Ancora una volta ho resistito alla tentazione di tornare a casa con un Elvis scala 1:1, un mucchio di fenicotteri rosa in cartapesta e un neon d’annata. Oltre alle boutique vi consiglio questa zona anche per le varie botteghe-laboratorio e per i café, in pieno stile hipster.

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Se pensate che, fra tatuaggi e matrimoni improvvisati, siamo a posto con le emozioni forti, preparatevi a ricredervi perché la mattina dopo ci svegliamo e dopo mezz’ora siamo alla guida di una scavatrice. No, non ‘a fianco del guidatore’: siamo ai comandi di un bestione da lavori pesanti e abbiamo una serie di compiti da portare a termine, tra cui scavare buche, spostare pneumatici, gironzolare per quello che è definito il ‘parco giochi dei lavori pesanti’: Dig This.

Ero onestamente scettica. Non ho mai mostrato troppo interesse per le scavatrici, non sono un bambino di quattro anni che se gli dici ‘ruspa’ fa i salti di gioia. Mi avevano spiegato che il senso di realizzazione, conquista, divertimento e fiducia in sé stesse che si prova una volta scesi dalla scavatrice è unico – ed ero scettica. Soprattutto, non mi ritenevo in grado. Prima ci hanno fatto un training sui comandi (e io pensavo: tanto dopo cinque minuti vedrai che non so fare una mazza e chiedo di scendere), poi siamo salite a bordo e ce li hanno rispiegati dal vivo (e pensavo: adesso scendo), poi abbiamo iniziato a manovrare con un certo timore (ah, però), e dopo una decina di minuti pensavo già di aver acquisito uno skill per la vita, quasi quasi lo metto sul cv, ma soprattutto pensavo: non scendo piùùùùù.

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Si sa che a Las Vegas si vivono gli estremi, infatti due ore dopo esserci impolverate su una scavatrice eravamo spalmate nella piscina del The Venetian in bikini, a fare il pieno di quella Vitamina D che ormai ho poche chance di assorbire (e infatti sono fosforescente). A seguire ci siamo rilassate a bordo di una ‘navicella’ del Linq High Roller ammirando tutta la skyline di Las Vegas – vi consiglio però di farlo in notturna, ha tutto un altro fascino – prima di metterci un po’ in tiro per l’ultima sera nella città che non dorme mai.

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Le nostre ultime ore a Las Vegas, il mattino dopo, ci vedono alle prese con il più grande, goloso, vario e impegnativo buffet della città – se non, credo di poterlo dire, del mondo intero. Si tratta del Bacchanal Buffet del Caesars Palace, e solo se ne avete fatto l’esperienza potete capire di cosa parlo. Tavoli e tavoli e tavoli e tavoli di specialità da tutto il mondo. Dite un cibo: ce l’hanno. Dolci di ogni genere e forma, uova cucinate in venti modi diversi, cibo etnico, pizza, pasta, arrosti, crostacei, frullati, crepes, gelati… Così tanto, così esagerato, che a dire il vero non me lo sono nemmeno goduta troppo. E’ il simbolo di quell’America che mi piace meno: quella dell’ossessione per l’abbondanza. Gli avanzi di quel banchetto potrebbero sfamare un esercito di senzatetto ed è molto triste pensare che purtroppo, per le rigide norme sanitarie sul cibo, non è neppure possibile donarli. Che dire: l’ennesimo esempio delle tante contraddizioni di questo Paese e di questa città, così intrigante e così assurda.

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Cosa mi resta di Las Vegas? La netta impressione di essermela goduta sfruttando ogni potenzialità di questa città, e di averne visto anche la parte meno conosciuta. La gioia di sapere che pur senza devastarsi fino al ridicolo (sport nazionale del turista locale) o giocarsi anche le mutande al casinò (sport nazionale n.2) si può godere di un’esperienza di viaggio coinvolgente, divertentissima e memorabile. Las Vegas è un parco di divertimenti a cielo aperto. Come ha detto Mario Barth durante la nostra intervista: “qui tutto quello che puoi immaginare esiste e puoi farlo per un prezzo decente.”

Se è una di quelle destinazioni dove andare almeno una volta nella vita? Sicuramente sì. Vedrete cose che non esistono altrove. Esercizi di eccesso, di artificialità, di colore e bellezza come non ne esistono altrove. Show di livello altissimo. Hotel immensi, dal lusso sfrenato. Paesaggi incantevoli appena fuori città. Cibo eccellente, ci sono trenta ristoranti stellati più una serie di fast food ‘ di livello a prezzi accessibili. Tornerete a casa con gli occhi ancora illuminati da luci, slots e paillettes, felici di aggiungere una nuova puntina sulla mappa dei vostri viaggi.

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Leggi anche: Tre a Las Vegas (prima parte) – Il mio primo tatuaggio (seconda parte)

 

INDIRIZZI DI QUESTO POST

HOTEL

The Venetian

FOOD&DRINK

La Comida

Bacchanal at Caesars Palace

ATTRAZIONI

Neon Museum

Graceland Chapel

Dig This Experience

18b Art District

Linq High Roller

NEGOZI

Retro Vegas

 

 

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Commenti

  • Hermione

    Insomma, mi sembra mi sia persa un sacco di cose nel mio primo viaggio a Las Vegas. Bisognerà rimediare…

    • Pensa a me che la prima volta sono rimasta chiusa in camera d’albergo malata >.< (vedi primo post)! Sì, da tornarci

  • mi sono innamorata di una lampada del negozio hipster!! nell’angolino in alto a destra della foto! una palla trasparente celestina… un giorno sarà mia!! 😀 che forza!! tutto quanto!! ma come funziona il fatto del matrimonio?!! ma è vero?!! 😀

    • Aloise

      finchè non lo registri no, non ha valenza.
      Se lo registri ( ed è coerente alle “regole” del paese dove lo registri ) diventa legale :)

      tipo, un matrimonio a 3 fatto a lasvegas non puoi registrarlo in italia, non hai gli estremi per poterlo fare, ma un matrimonio a 2 tra persone capaci di intendere e volere puoi registrarlo e farlo diventare “regolare” anche in italia :)

      • Esattamente! Grazie Aloise della risposta 😀

      • ei grazie!! :)) lo terrò presente ;D

  • cialdina19

    Grazie per non aver pubblicato una foto con tutti i dolci possibili e immaginabili .. ♡.♡ preferisco non sapere! 😛 comunque .. dopo aver letto tutti i post su Las Vegas.. sicuramente è più di quello che immaginavo, ma forse continua a non essere in vetta ai posti in cui vorrei andare. Probabilmente per una questione caratteriale.. preferisco le città più europee, in cui trovi natura, arte e cultura.. piuttosto che questo genere di contraddizioni, caos, eccesso.. Dinamismo, mix di culture ecc.. si, come per Londra, Berlino .. però con quel non so che di più “raccolto” .. non so se ho reso l’idea :)

  • sissi

    Ma PERCHE’ la scavatrice?! Io non ho mica capito…

    • Dulcistella

      bè… in che senso perché? Era una delle attività che le avevano proposto, lei era scettica, ma probabilmente ha deciso di provare prima di dire “non mi piace”… proprio come ci diceva sempre la mamma quando non volevamo mangiare qualcosa di nuovo 😀 e alla fine le è piaciuto perché ha realizzato che, contrariamente a quanto pensava, era in grado di farlo. A volte ci piacciono cose solo perché ci vengono bene, non tanto per la cosa in sè. Cambiare qualche volta idea nella vita fa bene alla salute!

      • Grazie, esatto 😀 E poi in generale perché ero incuriosita dal testare i miei limiti!

  • Las Vegas ti resta nel cuore anche per questi eccessi, per lo scinitllio, per il caldo e per il freddo dell’aria condizionata, per l’eccesso di cibo, per tutto….

    • E infatti: sempre portare LO SCIARPINO DELLA NONNA! 😀

  • LaDani

    Una curiosità: ma vi ha accompagnato un fotografo o siete state super fortunate coi passanti? Ci sono degli scatti molto belli, come la foto in cui giocate alle slot machines, o quella di copertina a questo post. Quello che mi sono chiesta è: ma ci sarà stato un fotografo con loro o hanno chiesto a sconosciuti? Nel primo caso ok, nel secondo che fortuna!