ALLAVITA! il Cirque du Soleil al suo meglio, ad Expo.

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Se mi avete seguito negli ultimi anni sapete che amo andare a vedere show di performing arts. Danza e circo contemporaneo sono tra le mie arti preferite, e ultimamente ho avuto l’occasione di vedere più di uno show che mi ha levato il fiato. Tra questi, alcuni del Cirque du Soleil come Quidam qui a Londra e ‘O’ a Las Vegas. Sapete anche che amo fotografare, e che la mia Canon è una specie di prolungamento del mio occhio ogni volta che ne ho l’occasione.

Immaginate quindi la mia gioia quando, durante l’esperienza ad Expo 2015, sono stata messa in seconda fila allo show del Cirque du Soleil ALLAVITA! con in mano una super Canon (la stessa usata per scattare queste foto) per immortalare i momenti migliori dello spettacolo. Ero fuori di me dalla felicità, possono testimoniare i blogger che mi hanno vista entrare e uscire dall’arena con un sorrisetto ebete modello ‘sei metri sopra il cielo’.

Non posso descrivervi questo show senza accompagnarlo da quel senso di meraviglia ed emozione che si prova davanti a qualcosa di incredibile, fantastico e traboccante di gioia. AllaVita è un inno alla felicità, al tutto-possibile, alla creatività e al senso di stupore che siamo ancora capaci di provare. Volteggi e salti, danze e teatro, performer capaci di farci girare la testa schizzando in aria a velocità supersonica così come di farci profondamente emozionare durante numeri dall’altissimo livello tecnico ma soprattutto espressivo e artistico.

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Dopo lo show ho avuto la fortuna di poter intervistare sia Giacomo Marcheschi, il protagonista, che Krista Monson, la regista. Per me è sempre una grande emozione parlare con professionisti di questo calibro, un po’ per la mia insanabile curiosità e per il mio amore per l’arte in tutte le sue forme, un po’ perché avendo studiato danza per molti anni, da parte mia c’è sempre una comprensione molto empatica del lavoro, della fatica ma anche della grandissima passione che c’è dietro ad un mestiere del genere.

Giacomo – anche se stanco dopo lo show – ha l’espressione di chi sta vivendo un sogno, infatti è così che racconta il suo approdo nel Cirque du Soleil. In AllaVita! interpreta Leo, un ragazzino che sogna di volare e riceve in dono un seme magico dalla nonna. Questo gli permetterà di intraprendere un viaggio fantastico e di scoprire i valori della famiglia, della terra, del rispetto per il pianeta. Giacomo ha 28 anni, è di Lucca, ha studiato al MTS di Milano e ha alle spalle alcuni musical (La Bella e La Bestia, Aladdin). Lavorare con il Cirque è un sogno che aveva fin da piccolo “e adesso non solo sono in un loro show, ma anche come protagonista!”

Una cosa di cui sono sempre curiosa è il ‘backstage’, ovvero tutto ciò che accade dietro le quinte e prima degli spettacoli. “Fin ora, durante le 7 settimane di prove, abbiamo vissuto praticamente tutti insieme. D’ora in poi il ritmo sarà diverso: si arriva alle 6.30, ci si riscalda e si mangia insieme in una tenda apposita, poi ognuno provvede al suo makeup..”

“NO, ASPETTA: vi truccate da soli?”

“Sì, durante le prove c’è anche un lungo training sul make up, le truccatrici ci insegnano il nostro trucco e ci forniscono tutto l’occorrente. Io adesso sono diventato bravo, ci metto ‘solo’ un’ora.”

Provo a buttarla lì di fare i tutorial online, già mi vedo il canale CirqueMakeUp 😀 Gli chiedo se e quanto hanno potuto dire la loro e aggiungere un tocco personale ai personaggi che interpretano, e mi risponde di sì. “Il Cirque di solito ci mette 8-9 mesi ad allestire uno show, per questo visti i tempi stretti sono arrivati con lo spettacolo già pronto in termini tecnici e di storia, però ce l’hanno voluto vestire addosso, c’è stato un grosso lavoro di interazione tra noi e i nostri personaggi, c’è un po’ di tutti noi in questo show e ne siamo fieri.”

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Krista Monson è con il Cirque da 10 anni. Ha alle spalle molti anni di lavoro come coreografa e regista per show di danza e teatro, ed è stata direttore creativo di ‘O’ (infatti c’è un momento divertente quando le dico di aver conosciuto Maurizia Cecconi – allenatrice di ‘O’ – il mese prima e scopro non solo che sono amiche, ma che si sono consultate per la scelta del titolo dello show). La sento dire con sollievo che la serata è stata perfetta per far ‘nascere’ lo spettacolo – la prima, prevista per la sera precedente, è stata infatti cancellata per la pioggia: l’arena di ALLAVITA! è completamente all’aperto.

Mi faccio raccontare come sia arrivata l’ispirazione per questo show e come, tra i tanti modi in cui il tema di Expo avrebbe potuto essere declinato, abbia scelto questo. “Ho incontrato gli organizzatori di Expo e ascoltato le loro priorità, ovvero l’universalità e l’idea di scarsità/abbondanza, di nutrimento che volevano raccontare. Ho lavorato su 3 ispirazioni: il senso del tempo, inteso anche come il ritmo delle generazioni che si susseguono, poi il pianeta, la nostra cucina all’aperto, e infine l’amore, quello che ci connette tutti – sia nella cucina di casa, dove condividiamo storie e racconti, che nel mondo. E’ stato bello poter lavorare a questo show qui, dove avete una tradizione familiare così forte e dove date tanto valore ai sentimenti, ai legami, all’amore. E poi siamo stati molto onorati di lavorare in Italia perché è un Paese con una tradizione artistica enorme e fortissima.”

Le chiedo come si sia trovata a lavorare con artisti per lo più italiani visto che AllaVita! con i suoi 23 italiani su 48 membri del cast, è  – ovviamente per scelta – lo show del Cirque più ‘tricolore’. “Benissimo. Gli Italiani sono persone eccellenti e artisti straordinari. Abbiamo fatto il casting qui a Milano, si son presentate più di trecento persone da tutta Italia e sono rimasta molto colpita dal livello di talento che ho visto. E poi è una gioia lavorare con gli artisti italiani: hanno molta grazia, un’etica forte e un modo di lavorare che punta sempre all’eccellenza.”

In questo show, forse più che in altri del Cirque, l’impatto emotivo è fortissimo e gioca un ruolo ancora maggiore della bravura tecnica. Krista conferma che la direzione della compagnia è questa: “emozionare. Non solo a livello universale, chiamando in causa grandi sentimenti e valori, ma anche dialogare con il singolo spettatore. Arrivare ai suoi sentimenti, risuonare nei suoi ricordi, essere interpretato a seconda della propria storia.”

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E vi posso assicurare che questo è uno show che emoziona, e tanto. Che trascina, per sessanta minuti, in un altro luogo. Che fa battere il cuore più veloce. Che ti fa venire voglia di scappare con il circo (beh, io è una vita che ci provo e niente, non mi si prendono haha).

Uno show dal quale ho visto tante persone uscire con espressioni di pura gioia, di pura commozione, di gratitudine. E non è affatto scontato, e non è affatto poco. Grazie Cirque, ancora una volta meravigliosi.

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INFO

Expo2015

ALLAVITA!

Tutte le foto sono state scattate con una CanonD70 e un obiettivo 24-70 f/2.8.

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