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Da qualche parte nel mondo · · 13 commenti

 

Maggio 1996
Erano sempre in ritardo. Michela andava a prenderla tutta avvolta nel suo odore di minestra e finestre chiuse, e le diceva: «Dài, che è tardi».
Filavano per le strade del quartiere pestando i sanpietrini, sempre a qualche passo di distanza perché una correva e l’altra arrancava dietro.
In mezzo c’erano le raccomandazioni e i messaggi: «Ha detto tua madre di portarti avanti sui compiti di domani. Questa busta è per Elio. Non mangiare la pizza che poi non ceni. Ti passa a prendere lei alle sette, se tarda vi avvisa».
La donna ansimava camminando svelta, il fiato rubato quando poteva, a spezzare male le sillabe: «Muo-vi-quellega-mbe». La ragazzina avrebbe ricordato quel modo di parlare per anni, e avrebbe provato lo stesso fastidio. Odiava quel respiro rumoroso, sguaiato, che all’improvviso sgonfiava fuori la bolla di qualche digestione. Si abbinava al suo cappotto color bile, ai mocassini sformati dai mignoli grassi e alle guance pesanti, screziate di capillari viola.
Un minuto con lei e nel suo odore potevi leggere le pentole che, ribollendo, appannavano l’angolo cottura accanto al tavolo, che quel tavolo era soggiorno e salotto insieme, che il vapore arrivava in camera da letto e che tutto aveva il colore di minestra e gonne di lana ruvida.
Neppure a sua madre piaceva Michela, ma ne aveva talmente bisogno da averla tenuta accanto, in una cerchia che somigliava all’amicizia e invece era solo un passarsi favori, notizie, la figlia.
Ci volevano quindici minuti a passo svelto dalla scuola statale Verdi alla porta dell’Assenzio. Si usciva dalla strada, si attraversava la piazza aperta, gelida d’inverno e rovente d’estate, poi il percorso diventava un labirinto di stradine e svolte improvvise, tanto che descrivere la via più breve era quasi impossibile. Era una passeggiata tra vicoli angusti e diroccati che i turisti avrebbero amato, le vie di archetti e colonne si scontravano storte sputandoti all’improvviso in qualche piazza con le fontanelle scroscianti e i tavolini di plastica dei bar. C’era un sole sempre caldo che scolpiva i davanzali rosicchiati delle finestre e i bassorilievi sui muri anneriti ma loro, che a Roma ci erano nate entrambe, non lo apprezzavano abbastanza.
Il locale te lo trovavi all’angolo di una piazzetta verde di edera, acquattato alle radici di un palazzo color ruggine. Dalle finestre del primo piano arrivava sempre odore di sugo.
Strascicando un saluto Michela la lanciava dentro, poi continuava a camminare svelta verso i fatti suoi. Non entrava mai.
La ragazzina calpestava le prime mattonelle bianche e nere dell’Assenzio con lo stesso, incerto timore ogni giorno.
«Sono Lara» diceva, sentendosi stupida perché nessuno rispondeva, mai.
Nel locale vuoto, tra le gambe delle sedie dritte sui tavoli, c’era un’eco lieve che alzava vapori di detergenti e polvere.
Lasciava andare lo zaino a terra con un tonfo.

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Commenti

  • Ho letto le prrima righe ma mi sono fermata perchè il tuo libro mi arriva in mattinata e voglio aspettare di averlo tra le mani per scoprirlo. Vorrei piuttosto chiederti una cosa, penso potrebbe interessare a molte di noi: perchè non pubblichi una lista delle tappe che farai per presentarlo qui in Italia? Magari da qualche parte già si trova e sono solo io imbranata, però ecco, se potessi avere la possibilità di incontrarti mi farebbe piacere provarci! GraZie e complimenti per tutto, sei davvero in gamba e sono felice di averti scoperto!

    • Ciao, è già qui sul blog, se clicchi nel menu sulla categoria Books > Da qualche parte nel mondo o sul banner in home la trovi 🙂

      • Grazie mille, purtroppo finché non passerai anche alle piccole città mi sa che non riuscirò a vederti.. In compenso ho finito il libro e ho pensato a questa frase che sicuramente conosci: “Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare a telefono tutte le volte che ti gira. Non succede spesso, però.”
        Sento ancora talmente addosso i tuoi personaggi e le tue atmosfere, le città così nitide che vorrei davvero tempestarti di domande su tutto, anche solo per mantenermi ancora un po’ nella storia.. Complimenti Chiara, avevi ragione nel video, non può non piacere! 😉

      • Grazie mille, speravo che girassi anche città piú piccole perchè mi avrebbe fatto piacere partecipare, purtroppo invece mi toccherà aspettare!
        Volevo dirti anche che ho finito il tuo libro e mi ha fatto pensare a questa frase he sicuramente conosci già: “Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare a telefono tutte le volte che ti gira.”
        Mi sento i tuoi personaggi talmente addosso, come le atmosfere e le sensazioni, inclusa quella di essere davvero a Londra, che vorrei davvero tempestarti di domande e parlare di loro per ore.. Complimenti Chiara, avevi ragione, è una storia che non può che piacere!

  • silvia

    Benvenuta Lara. Hai risvegliato sensi intorpiditi. Qual è la tua storia? Non vedo l’ora di scoprirla pian piano, una pagina dopo l’altra. Per ora hai già scoperchiato ricordi agrodolci di un’infanzia che mi sembrava lontanissima.

    • Meraviglioso, grazie.

  • Non vedo l’ora di riceverlo lunedì!

    ps: ti ho mandato un direct su instagram per una richiesta di intervista!

    • Grazie <3 Scrivimi che è sempre meglio: machedavveroATgmail.com

  • Daniela

    Bellissimo l’estratto, appena possibile andrò in libreria a comprarlo!
    Una piccola curiosità, che in realtà non significa nulla:… ma il titolo del romanzo l’hai scelto tu di tua spontanea volontà?
    Ecco, io quello l’avrei cambiato, magari un po’ più originale e accattivante perchè, come mio gusto personale, “da qualche parte nel mondo”, mi sembra troppo sentito, troppo usato in mille possibili varianti, mi evoca forse libri già letti e passati. Rimane un mio parere che sicuramente rivedrò a libro terminato!
    Complimenti vivissimi sei davvero in gamba! Una Donna con la D maiuscola, e dal tuo scritto, si evince la profondità del tuo io! Brava!!

    Daniela

    • Era l’unico sul quale abbiamo concordato io e l’editore 🙂 Ma mi piace molto, e poi rende una certa idea espressa nel libro!

  • Valeria

    Cara Chiara, ti seguo da quando Viola era Porpi, anzi, da quando Porpi era ancora nel pancione. Volevo ringraziarti per il tuo libro, ho appena finito di leggerlo e dire che mi è piaciuto tantissimo è poco. Il personaggio di Lara è uno dei personaggi più affascinanti, contraddittori e pieni che io abbia mai conosciuto, l’ho amato tantissimo! E, soprattutto, dopo anni spesi in occupazioni che odio mi ha spinto a cambiare strada (diciamo che ci penso da tempo ed è stata la spinta definitiva…:) in bocca al lupo per le tue presentazioni! Un abbraccio

  • Daniela

    Ciao Chiara posso farti una domanda, ora che sto leggendo il tuo libro…nascono pensieri e mille altre cose che vorrei chiederti…ma a Bologna (che è la città grande più vicina a me) vedo che non hai alcun incontro in programma… in programma hai l’intenzione di pubblicare un video dei tuoi incontri con i lettori???? Mi piacerebbe da morire poterli vedere, ascoltare le tue risposte…
    Complimenti
    Daniela

  • Sara Perusin

    Ciao Chiara …
    ho finito di leggere il tuo libro proprio oggi … oggi che è il 29 febbraio, quel “giorno” che capita una volta ogni quattro anni ed è come esserci e non esserci allo stesso tempo …
    Ero presente alla presentazione del libro tenuta a Milano il 30 settembre … ho acquistato il libro proprio in quella occasione e sulla prima pagina, con la tua bella calligrafia, hai scritto “Per Sara, grazie di leggermi. Con affetto, Chiara”.
    No, grazie a te che hai scritto questo libro.
    Ci sono voluti quasi cinque mesi per leggerlo. Cinque mesi di sere in cui, nonostante mi si chiudevano gli occhi dalla stanchezza, non potevo staccarmi da quelle righe, dovevo sapere come sarebbe andata … ed altre sere in cui, la stanchezza lasciava spazio a quella lucidità che non ti permetteva di andare avanti perchè “leggere se stessi” faceva troppo male e perchè sapevo come sarebbe finita e sapevo quanto faceva male.
    In un post che ho stampato e conservato, risalente al 31 dicembre 2013, hai scritto:
    “Vi auguro che una persona sconosciuta, senza motivo, vi regali una storia.”

    Ecco, tu sei quella persona “sconosciuta” che senza motivo mi ha regalato una storia, che mi ha raccontato una storia, che ha scritto la mia storia e attraverso quelle pagine mi hai permesso di affrontare, sentire, elaborare, accettare e lasciare andare …
    Grazie Chiara.

    Sara adesso sta guardando Sara.