Strategie per fare i compiti: la tabella settimanale.

Mummy · · 16 commenti

Questo post è offerto da Philips e Disney.

Viola non ama fare i compiti. Per niente.
Si avvicina alla sua piccola scrivania (tanto piccola che fra poco dovremo cambiarla: i bambini ti crescono sotto le mani, è una cosa incredibile) facendo un passo avanti e due indietro, tirando fuori scuse meravigliosamente creative.
“Panterina ha il mal di pancia, devo andare a curarla.”
“Si è persa Koalina, PRIMA dobbiamo ritrovarla.”
“MA NON CI SONO COMPITI…”

Adesso frequenta l’equivalente della seconda elementare, inizia ad avere libri da leggere, temini da scrivere, matematica e il temutissimo spelling. Non so dirvi quanto scopri di essere fortunata ad aver studiato l’italiano/in italiano quando inizi a far fare i compiti a tua figlia, in inglese.

44 suoni per 26 lettere.
L’altro giorno stavamo facendo spelling per il suono -y (deny, rely, July..) abbinando appunto il fonema ‘aiiii’ alla lettera y finale e le chiedevo dimmi altre parole così. E lei: “bye’ (stesso suono ma spelling diverso). E io ‘ehm..no’. Allora lei ‘die’. E io ‘ehm..neppure questo’. Ecco: spiegarle questa correlazione assurda tra suoni uguali che, inspiegabilmente, si scrivono diversamente, è difficilissimo. Per me, che provo a seguirla nell’insegnamento, per lei, che deve fare un lavoro mnemonico mostruoso per fare correttamente lo spelling di tutte le parole.
Insomma: bambini italiani, avrete i congiuntivi più complicati e tutto, ma credetemi: siete fortunati. Le parole si scrivono esattamente come le pronunciate, e ad ogni lettera corrisponde un suono. Ora mi rendo conto di quanto sia stata fortunata anche io da piccola.

Per fortuna c’è la matematica. Al contrario di me, che appena vedo due numeri in croce sudo freddo e tiro fuori le dita – ho sempre fatto una fatica bestiale in matematica e, finita la scuola, l’ho letteralmente abbandonata – Viola conta bene. Capisce. E’ veloce, precisa.

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Dal momento, però, che portarla a fare i compiti nel pomeriggio è un supplizio, ecco come sto cercando di risolvere. Sono due metodi, due trucchetti, due soluzioni facili, immediate e alla portata di tutti.

1. La prima è la tabella settimanale di Viola, un programma semiflessibile ma tutto sommato sempre regolare, che le consente di sapere come si svolgerà la giornata: quando è libera di giocare, quando posso giocare anche io con lei, quando deve fare i compiti, quando ha attività sportive e quando può rilassarsi. Ho coperto alcune cose perché non voglio e non credo sia utile ‘svelare’ interamente la sua routine settimanale, ma è una routine molto normale, che molti bambini hanno in comune (forse i vostri cenano più tardi, qui noi con le galline ehehe).

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Rispetto a prima, quando i compiti si facevano ‘quando aveva il pomeriggio libero’ o ‘quando aveva tempo’, adesso hanno una collocazione ben precisa durante la settimana, e lei lo sa. Non ha ancora compiti veri e propri tutti i giorni, ma ogni giorno deve leggere un pochino e fare un po’ di spelling. A volte sono pochi minuti, altre volte una mezz’ora. Per il compito settimanale, invece, serve almeno un’oretta.

Il risultato è che adesso ci sentiamo entrambe più sicure: entrambe, sia io che lei, ed è questa la chiave. Ho scoperto che le cose funzionano davvero in questo modo: se ti sei irremovibile su qualcosa, e quel qualcosa è regola, è deciso, allora i bambini la fanno. Magari con un po’ di lagna, ma la fanno. Niente scene madri, niente capricci di ore. La tua decisione è la loro guida. La tua decisione li rassicura.

2. La seconda è accessori e spazio dedicati: creare un rituale. Nelle scuole inglesi, almeno per la mia limitata esperienza alle elementari, fornisce tutto la scuola. Non si hanno libri, ma fotocopie che di volta in volta spiegano e contengono il compito, non si ha diario, non si hanno quaderni, astucci, zaini. Si potrebbero quasi non avere vestiti, almeno dal Lunedì al Venerdì, perché tutti hanno la divisa (ed è una cosa molto giusta e democratica, anche perché le divise si comprano a poco prezzo nei grandi magazzini e con 50 pound hai risolto il guardaroba dell’anno intero). Si va a scuola con la school bag, la borsa della scuola, che si compra il primo anno ed è uguale per tutti.

Insomma: la scuola inglese ti presta il materiale, quindi di tuo non hai nulla di realmente scolastico. Io ricordo l’attaccamento al diario e all’astuccio quasi fossero feticci, e nel fare i compiti anche quell’aprire la zip delle matite colorate aveva il suo perché. Bene: a Viola ho preso un astuccio apposta, per i compiti. Ha la ‘sua’ matita e la sua gomma, i suoi colori, le sue forbici. Ora ha anche la sua lucina da scrivania, quella di Philips  e Disney decorata con i personaggi di Frozen, con la luce bianca ideale per studiare e leggere, flessibile e facilissima da accendere e spegnere. Sarà la sua compagna durante i prossimi pomeriggi invernali, quando alle 4 siamo già al buio. Matite, astuccio e lucine sono di scuola e per i compiti: il passaggio gradevole, colorato, dall’oggetto all’azione.

Altro ‘must’ è il suo spazio: il tavolino rosso. Questo concetto è stato reintrodotto da poco, ma sto cercando di farlo valere. I compiti non si fanno sul tavolo da pranzo o per terra, né al tavolino di un bar anche se così è come li fanno molti bambini inglesi (prevalentemente per non rendere inutile il tempo morto tra scuola e qualche sport o attività). Quello è il tavolino dei compiti, e per fare i compiti c’è questo rituale. E niente come i rituali rassicurano i bambini.

Se i vostri bambini hanno lo stesso problema, provate anche voi: funzionerà. Ma solo se lo avete deciso fermamente voi per primi 🙂

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