Tutte le cose che vorrei dirti.

Vorrei dirti che nella vita le cose diventano difficili prima di essere facili. E non diventano nemmeno realmente facili: sei tu che diventi più brava…

L’unica cosa che voglio insegnare a mia figlia.

Mummy ·

Eravamo al buio, nel letto, un secondo prima di addormentarci.
“Bisogna cambiare qualcosa” ho sussurrato.
Ho questa sensazione forte, da un po’, che le cose vadano bene ma che noi non ci comportiamo nel modo giusto. Siamo persone normali e io forse più complessa e fragile del normale, dove quel ‘più’ è tutto tranne che un vezzo da donna capricciosa ma un problema reale, che sto affrontando.
Ma c’è qualcos’altro, e non sono solo io. Parlavo a lui, di come la sua eterna, palese insoddisfazione sia visibile e pressante. Di come tutto sia cambiato da quando ci siamo conosciuti ma il suo carattere di eterno infelice, quello no. Ciò che desidera abitualmente raggiunge, ma la conquista o meno non fa differenza.
Esige moltissimo da sé stesso, è un misto di educazione familiare – quella filosofia anni ottanta dell’uomo carrierista e vincente che ha rovinato una generazione che adesso non sa dove sfogare le proprie ambizioni – e voglia di darci il massimo. Ma tante volte ‘dare’ è solo sinonimo di stabilità, di sicurezze economiche. In questo periodo storico non voglio assolutamente sottovalutarle, ma c’è qualcos’altro.
Avevo questo pensiero che mi esplodeva nel cervello, ed era talmente potente da oscurare completamente il raziocinio del dare a mia figlia cose, del darle sicurezze pratiche.
Io lo so, io l’ho capito.
Dobbiamo darle qualcosa di più prezioso, qualcosa che possa essere la sua bussola, la sua incrollabile verità: farle credere nella possibilità di essere felici.
Questo deve essere il nostro primo dono e la nostra prima e più importante educazione.
Dobbiamo essere per lei l’esempio che la felicità sia possibile.
Fare scelte per la felicità. Sorridere. Sfidare i giorni grigi.
Che non significa essere superficiali, e dimenticare il resto.
Significa scavare sotto il resto. Raschiare via gli strati di sofferenze, fatiche, problemi, incertezze, e lasciare intravedere la luce che c’è sotto.
Non si può vivere senza credere e ambire alla gioia.
Anche perché, in ultima analisi, la sicurezza economica e la stabilità di una famiglia tendono a quello: a farci sentire sicuri, appagati e infine felici.
Ed è una cosa che non si può comprare, si può solo mostrare come possibile.
Mia figlia non potrà imparare ad essere felice se ha due genitori perennemente insoddisfatti.
Non potrà impararla se lasciamo andare le cose belle per concentrarci sulle cose pratiche. Non potrà impararla se non sorridiamo di più. Se non balliamo in cucina mentre cuciniamo. Se non ci stacchiamo dallo smartphone per guardarla negli occhi sempre quando parla. Se non mandiamo all’aria un’ora di lavoro per metterci a giocare con lei, per terra. Se non scegliamo in qualsiasi momento di esserlo, mostrandole come sia possibile trasformare una giornata di pioggia in un meraviglioso spazio per le candele accese, i tè caldi e le coccole. Mostrandole come sia possibile fermarsi un attimo prima di litigare scegliendo un abbraccio, invece. Fare progetti, e poi realizzarli. Sognare cose incredibili, e impegnarsi per farle avverare. Prendere ogni singolo weekend e renderlo un po’ speciale facendo qualcosa di nuovo.
Ma non potrà nemmeno impararla se ci votiamo all’arte del sacrificio, mettendo da parte noi stessi.
Quello che sto cercando di fare è essere io per prima una persona felice. Inseguire i miei sogni. Realizzarmi nel lavoro. Non mettere da parte mai ciò che sono. L’ho scelto quando sono diventata madre, lo continuo a scegliere oggi: devo onorare e realizzare appieno la persona che sono. Devo mostrarle che essere molteplici in un mondo che ti vorrebbe univoco è possibile. Devo mostrarle che con l’impegno e la tenacia qualche sogno si avvera. Devo mostrarle che un giorno avrà in mente una strada per sé stessa, e nessuno potrà osare dirle di non provare con tutte le proprie forze a percorrerla.
Devo mostrarle che in ogni momento e in qualsiasi circostanza siamo meritevoli e capaci di felicità.
E sorridere.
Sorridere.
Di più, ancora.
Mentre sorridiamo, anche se non abbiamo nulla per cui sorridere, anche se ci stiamo sforzando di farlo, i muscoli sollecitati dalla nostra espressione portano al cervello il messaggio di rilasciare le endorfine. Il nostro cervello non distingue tra sorriso spontaneo o meno, e le diffonde.
Abbiamo una leva per azionare le endorfine, e la usiamo così raramente!

Questo è il mio impegno.
Questo è il primo insegnamento che voglio lasciare a mia figlia: farle credere nella felicità.
E ho un solo modo.
Essere da esempio.
Io come individuo.
Io come genitore.
E noi, insieme, come famiglia.

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