Cose che credevo quando avevo 16 anni.

Life · · 20 commenti

Credevo che avrei amato per sempre la persona di cui ero innamorata.

Credevo di essere troppo piccola per fare cose adatte a persone della mia età.

Credevo di avere tantissimi limiti, e tantissimi divieti, e che fossero reali. E normali.

Credevo che il mio metabolismo avrebbe – mortacci sua – tenuto il ritmo.

Credevo che nessuno si sentisse come me. Credevo di sentire tutto il dolore del mondo, a volte. Mi spaccava, mi passava il petto da parte a parte come un coltello, e lì restava.

Credevo di essere sbagliata in modo totale e irrimediabile in quanto me stessa, e per questo in modo inguaribile.

Credevo che il fondotinta massima coprenza fosse tutto sommato invisibile, ma non ho mai creduto che il correttore coprisse davvero i brufoli.

Credevo di non volere cose che erano gli altri a non volere per me, e in questo ho perso parte della mia identità.

Non capendo quali fossero i miei desideri, credevo di non avere il diritto di combattere per essi. Compreso il diritto a non averne.

Credevo che fosse normale sentirsi dire ‘non puoi’, e non sentirsi mai dire ‘divertiti’.

Credevo che il Bailey’s fosse buonissimo.

Credevo che passare la serata e a volte anche la notte sdraiata sul pavimento a disegnare o ascoltare musica, o fare le due cose insieme, fosse un modo accettabile di essere strana.

Credevo nei sonniferi.

Credevo che nell’essere strana ci fosse qualcosa di intrinsecamente glorioso e forse lo penso tuttora, ma adesso so che è una delle cose che ci raccontiamo per non faticare a combattere certi difetti.

Credevo di non essere come gli altri, ma non sapevo che ‘gli altri’ è un conglomerato di unità egualmente diverse fra sé stesse – o forse mi rifiutavo di crederlo perché doveva pur esserci un vantaggio in quell’essere outsider.

Credevo che bastasse crederci, ma non avevo capito che questo implicasse qualche azione quindi in realtà non funzionava mai un cazzo.

Credevo che dire frasi assolute mi facesse percepire come forte e carismatica invece che come scema.

Credevo in certe amiche.

Credevo che quelle che vedevo ricevere i Baci a San Valentino, le mimose alla Festa della Donna e i baci che avrei ucciso per avere sarebbero cresciute distante anni luce da me, invece no – ma ancora siamo due razze diverse e non mi capacito la facilità con la quale ci si confonde.

Credevo che avrei scritto, e ho scritto.

Credevo che avrei avuto un palco, ma non l’ho avuto.

Credevo che a trent’anni sarei stata molto diversa da come sono ora, ma diversa in modo diverso da me stessa, invece sono diversa ma in modo uguale a me stessa.

Credevo che ad un certo punto sarebbe finita la fase delle domande, non che sarebbero cambiate le cazzo di domande.

Credevo che non avrei mai esposto le mie debolezze in un post del genere, che chiunque avrebbe potuto leggere, e della mia capacità di buttare l’anima in piazza solo perché qualcuno, leggendo, si senta come me e annuisca sentendosi meno solo, meno diverso, meno deprivato, sono contenta.

 

 

 

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Commenti

  • Solo un 🙂 che a volte basta per dare pieno valore a parole così

  • Joianna

    Disturbo istrionico della personalità? io temo di esserne affetta

  • Martina Fuga

    …e io credevo che una potesse essere bella e anche brava.. e poi pure scrivere un bel libro 🙂 #troppagrazia

    Grazie per questo post mi sento meno sola. Anche Lara Marchese mi ha fatto sentire meno sola…

  • elenaoko

    “Credevo che fosse normale sentirsi dire ‘non puoi’, e non sentirsi mai dire ‘divertiti’. ” Credevo capitasse solo a me… p.s.: ci vediamo alla presentaizone alla mostra! :*

  • romina chiari

    ti adoro!

  • presente 🙂

  • Claudia Ina Ciriaci

    Posso condividerlo?
    Perché, almeno con me, hai raggiunto il tuo scopo.

  • laura

    Grazie per aver esposto le tue debolezze, sto annuendo 😉
    Grazie ancora

  • Sara Salvoni

    fantastico…uno dei post più belli che ho avuto il piacere di leggere in questo blog.. è impressionante questa tua capacità di esporre concetti che io faccio fatica anche solo ad elaborare nella mia testa!! Per la cronaca ho annuito a quasi tutti i tuoi “credevo” quindi ottimo lavoro 🙂

  • emi

    Post del genere ti fanno sentire meno sola, immagino siano catartici per chi li scrive 🙂
    Che poi, io non ho più 16 anni, ma alcune di queste cose le penso anche adesso..

  • Laura Anzano

    Purtroppo o per fortuna credo ancora oggi in molte delle cose in cui credevo a 16 anni. A volte è un bene perché mi aiuta a non prendermi troppo sul serio, a sentirmi meno vecchia e mi fa credere che ci sia ancora tutto il tempo per fare tutto quello che vorrei fare nella vita. Altre volte invece sbatto solo la faccia contro il muro

  • Hermione

    Io credevo che da adulta, in quanto più matura e più forte, avrei guardato ai fatti della vita con distacco e superiorità e certe cose mi avrebbero provocato meno dolore. Invece sono più vecchia, e con più esperienze, e magari il mio punto di vista su tanti aspetti è cambiato, ma il dolore! si soffre sempre allo stesso modo.
    P.S.
    Il suo mio metabolismo immutabile ancora ci credo. Farò male?

  • Clemi11

    I miei 16 anni sono credo 7 anni antecedenti ai tuoi… quanto è durata la moda del Bailey’s?!?
    Condivido tutto!

  • Jessica Rossi

    Ecco che torna il mio solito interrogativo. Perchè mai se condividiamo situazioni, emozioni, pensieri, privazioni, limiti, divieti, esperienze (e a giudicare dall’adesione di chi ha commentato – me compresa) finiamo per essere persone talmente diverse l’una dall’altra? Ognuna capace di fare cose che l’altra non immagina neppure, ciascuna con un’esistenza sostenuta da scelte profondamente diverse da quelle dell’altra…
    “Credevo che bastasse crederci”.
    E’ vero (faticosamente vero) che se non ti dai da fare non concludi niente; che se aspetti che le cose ti arrivino non ti arriva mai niente (di buono). Ma se non credi di potercela fare non ti darai mai da fare.
    Se uno non ha consapevolezza di sè, del proprio benessere, della buona riuscita delle proprie azioni è condannato a restare fermo (o a muoversi lentamente quando decide di mettersi in azione, troppo lentamente per realizzare i propri desideri e persino per poterlo tollerare).
    … ecco perchè…

  • Alice

    Credevo che sarei cresciuta e avrei trovato la mia strada, facendo nella vita qualcosa che mi rendesse orgogliosa! Non l’ho ancora trovata ‘sta strada ma continuo a crederci. Tanto.
    Alice

  • GG

    credevo che sarebbe bastato aspettare di diventare grande per essere felice per sempre.
    GG

  • Jessica Rossi

    .. credevo che avrei sopportato meglio il dolore mio e quello degli altri.
    Due giorni fa una donna ha dato alla luce due gemelli dopo averli desiderati così tanto. Il tempo di pensare “è questa la felicità” che è subentrata una emorragia cerebrale gravissima. E’ in coma. I bimbi senza la mamma in clinica e lei intubata in una sala di rianimazione di un altro ospedale. Il marito disperato guarda i bimbi e pensa alla madre, guarda alla madre e pensa ai bimbi.
    Sono così addolorata ed impotente.. da arrivare a pensare che se lo rendo noto scrivendolo su questo blog e qualcuno le dedica un pensiero e una preghiera… posso aiutarla in qualche modo…

    • Francesca

      Un abbraccio a te e la mia preghiera per questa famiglia!

      • Jessica Rossi

        Grazie, chiunque Tu sia. Purtroppo Lei non ce l’ha fatta. La gemellina il papà l’ha chiamata come la Madre.

  • Fedra Gottardo

    Memorabile