Tornare a Roma

Life · · 8 commenti

Siamo arrivate di notte, tardi. Lei aveva dormito sul bus verso l’aeroporto, incastrato nel traffico in uscita da Londra, quindi sull’aereo era completamente sveglia e ci siamo messe a disegnare e a vedere vecchi video sul computer (poi dici ‘perché è sempre pieno’? – mah, forse saranno i video di sei anni fa??).

Video in cui lei è una tonda polpetta riccioluta che parla con una vocina deliziosa e farebbe sciogliere di tenerezza chiunque, figurati me che sono sua mamma e che incredibilmente MI SONO DIMENTICATA di come fosse a quell’età. Ma ci credete? Ci si dimentica. Non so se succeda a tutte o se io ho vissuto quegli anni in modo pericolosamente ottenebrato, ma non ricordo quasi nulla di lei a quell’età. Forse non sono solo i bambini che si dimenticano dei loro primissimi anni, sono anche i genitori. E anche se ho delle memorie-cartolina di situazioni, momenti, sorrisi, è solo quando riascolto il suono del suo giochetto musicale o sento il profumo da bimbi che aleggiava sui suoi vestiti che ricordo davvero com’era essere in quei momenti, essere lì con lei, averla piccola, abitare ancora a Roma e soprattutto non fare mai affidamento su me stessa. Nota per neo genitori: state soli. Fidatevi di voi stessi. Lasciateli parlare e poi scegliete con il vostro istinto.

Siamo a Roma, adesso. Roma ormai per me è qualcosa di bellissimo e distorto: è una luce incantevole e una città che riscopro nella sua bellezza con gli occhi della turista, ma è anche un luogo fatto di interminabili visite di cortesia a parenti che non si vedono mai, risposte a domande esistenziali sul perché e sul per come siamo all’estero e una sfilza di visite mediche a pacchetti da cinque, ché la trafila che a Londra fai per arrivare a uno specialista ti porta via sei settimane, qui è una telefonata.

Distorto è il termine esatto di questi giorni, e non so quanti di voi vivono fuori dalla propria città e hanno questa stessa identica percezione. Un Paese dei Balocchi e delle Trappole, questo mi sembra Roma adesso, pronta a trattenermi contro la mia volontà per non attendere il momento in cui sarò pronta a tornare. E, se tornassi, per meri interessi lavorativi potrei tradirla con Milano.

Non riesco a trarre conclusioni e a pensare con chiarezza, mentre sono qui e faccio il bilancio di un anno vissuto annaspando brillantemente.

Commenti

  • Giuliana

    Ho smesso da tempo di interrogarmi su quale sia il “posto giusto”. Credo che ogni posto ci capiti e ci appartenga per diverse ragioni. E credo che dovremmo farcene travolgere pienamente, senza remore.
    Boh, non so nemmeno se abbia senso. Buone feste! 🙂

    and out of topic: io però ieri aspettavo il MusicThursday (verso di lagna)!

  • Fabrizia

    Io non ti scrivo mai, ma sono una mamma che cresce i suoi figli lontano da casa sua e ti posso dire una cosa? Mi piace. Perchè almeno me la vedo e me la piango da sola e nessuno mi ha mai detto cosa dovevo fare, i rapporti con nonni e co. sono sani e io sono forse un po`più stanca, ma molto contenta.

  • Adriana Grasso

    E’ normalissimo dimenticarsi di quando erano piccoli… a me purtroppo è successo con tutti e 2. Ed ora che il grande ha quasi 11 anni non riesco proprio a pensare che possa essere stato piccolo, non me lo ricordo. E’ un po’ triste…

  • Anche io sono già in Italia, per il momento al Nord prima di tornare in Sardegna dove sta la mia famiglia. Ho vissuto tanti anni qui a Milano, l’ho ripudiata spesso, soprattutto dopo essere andata via e andare a vivere a Barcellona. Ora inizio a tornarci con più pace nell’anima, mi concentro sulle cose belle – sui Balocchi – come li chiami tu; ma forse ho ancora troppo in mente le Trappole e so che la versione baloccosa è distorta dalla nostalgia per gli amici che ancora vivono qui. Purtroppo non ho ancora fatto abbastanza pace con questi posti per poter pensare di tornarci a vivere serenamente. Ma forse dipende, nel mio caso, anche dal “con chi” si tornerebbe, eventualmente. Cosa che può fare la differenza.

  • hermione

    È vero, anch’io ieri mentre montavo i video di mio figlio a due anni (ora ne ha sette, sono un po’ in riardo?) mi chiedevo come avessi fatto a dimenticarmi di quelle guanciotte, dei boccoli e della vocina che incespicava cantando Nella vecchia fattoria. Soprattutto mi ero dimenticata di come certe canzoni fossero diventate dei tormentoni nel vero senso della parola.

  • Donata Columbro

    Ciao Chiara! Non vivo all’estero ma…a Roma, da “expat” torinese. E la trafila dei parenti e dei saluti (e pure dei medici, ché non ho voluto lasciare quelli con cui mi trovavo bene) quando torno a Torino la faccio anch’io. Ti consiglio un bellissimo audiodoc, che parla proprio di persone come noi. Si intitola “I ritornanti” (sì, come la serie tv). La mia puntata preferita è la n.3, 25/2. Buon ascolto 🙂 http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/PublishingBlock-ccc64f79-6887-48e0-addf-f836b7348b66.html

  • Claire

    Roma è bella e pericolosa, ti ammalia e ti ammala al tempo stesso.
    E’ una città statica, bellissima ma ferma.
    Ti fa soffrire perché ti condanna alla sua bellezza ma non ti dà nient’altro.
    Quando stavo a Londra era sempre bellissimo tornare a Roma, ma sembrava che nella città eterna non cambiasse mai nulla. Ma come, dicevo, a Londra si fa la storia e qui è tutto fermo?
    Dopo varie esperienze all’estero non riuscivo a vederci un futuro, e invece Roma mi ha stupito. Mi stava quasi annoiando quando mi ha incatenata a sé e mi va bene così. Potevo stare in Francia o in Inghilterra, avere le prospettive più stimolanti del mondo, ma tornavo a casa la sera ed ero sola. Circondata da persone, ma quelle che più desideravo al mio fianco non c’erano.
    Non aveva senso.
    Ho lottato tanto per trovare un lavoro qui ma sembrava che nemmeno il curriculum più completo bastasse. Poi la sorpresa in un momento di “mi dò tempo due mesi e poi riparto”. Il regalo più bello dopo anni di fatiche. Perché casa è casa.

  • vale

    Oh cazzo Chiara. Annaspo anche io da un anno e più, dal di fuori la vita degli altri è sempre una figata, dal di dentro un gran casino. Come mi ritrovo in ciò che dici.