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Equo, solidale, cruelty free. Lo shopping che fa bene. – #pensapulito

Style · · 7 commenti
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Come sapete, sto esplorando il tema del #pensapulito da diversi punti di vista. Vi ho parlato ad esempio di fair play, di mindfuless, e oggi voglio parlarvi di shopping – che è sempre un ottimo argomento 😉

Cosa significa per voi ‘comprare pulito’? Mi sono fatta questa domanda e credo che la risposta risieda in quegli acquisti che vanno realmente a far guadagnare qualcuno nel senso migliore del termine oppure che risparmiano sofferenze gratuite, come accade nel caso dei test sugli animali.

So che un percorso di acquisto davvero etico è lungo e richiede una ricerca molto approfondita, percorso che non escludo di fare in futuro, per ora voglio solo esplorare insieme a voi modi semplici e diretti per diventare un pochino più consapevoli di ciò che compriamo.

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Prodotti Equo Solidali

Cosa significa prodotti realizzati in modo equo e solidale? Ad esempio, che assicurano le migliori condizioni di vita e di lavoro per i coltivatori o gli artigiani, specialmente se la produzione avviene in Paesi meno sviluppati. Che vengono da agricoltura sostenibile, spesso biologica, che non intacca le risorse naturali del territorio. O i cui proventi sono dedicati a migliorare le condizioni di vita della popolazione locale. Ci sono diversi modi per contribuire a questa causa:

Scegliendo i prodotti Fairtrade Italia

Se ricordate avevo collaborato in passato con questa piattaforma, realizzando le mie scarpine-pezzo unico dipinte a mano.

FairTrade Italia è l’associazione che aiuta a diffondere i prodotti del mercato equo e solidale nella grande distribuzione. Qui ad esempio per le principali categorie come caffè, cacao, cotone e frutta fresca potete vedere i brand che possono vantare il bollino FairTrade, e sceglierli quando andate al supermercato.

Acquistando da Altromercato

Acquistando nei negozi oppure online sul sito di Altromercato, dove ci sono tantissimi prodotti realizzati in modo equo e solidale, spesso provenienti da Paesi in via di sviluppo.

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Prodotti Cruelty Free

Non ho ancora avuto il coraggio di guardare tutti i video che mia sorella, animalista convinta e ora anche vegana, mi gira. Ma ne ho intravisti abbastanza nella mia vita per ricordare lo sguardo straziato degli animali in gabbia, cavie in attesa dei test che – dopo aver fallito centinaia di volte – autorizzeranno finalmente l’uso di alcuni prodotti (cosmetici, per dirne una) sul mercato. Nel 2016, con le tecnologie che abbiamo a disposizione, dovrebbe essere vietato imporre tali sofferenze ad altre creature indifese. Come riconoscere i prodotti cruelty free, che tradotto significa non crudeli, e che purtroppo sono ancora la minoranza?

Cruelty Free International

E’ l’associazione di riferimento, che rilascia anche il logo ufficiale cruelty free, un coniglietto che salta e che (spero) avrete visto su qualche prodotto che avete in casa. Nella sua home page è possibile fare una ricerca per tipologia di prodotto e Paese, per trovare brand e prodotti cruelty free.

Peta

E’ il sito ufficiale degli animalisti di tutto il mondo, dove trovare informazioni su campagne e investigazioni condotte su brand e situazioni di ogni genere. Spesso è il primo sito che riporta notizie di brand passati al (o sfortunatamete non più) cruelty free.

In ultimo, voglio fare una menzione speciale ad un’iniziativa che trovo bellissima, che ha a che fare con lo shopping che rende felici noi ma aiuta qualcun altro:

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Regalare un albero.

Treedom è un’idea bellissima: si compra, o si regala, un albero. Ma non un albero qualsiasi, scelto a caso in una foresta. Quello che regaliamo è un albero che verrà piantato e crescerà sotto i nostri occhi in zone del mondo che ne hanno davvero bisogno. Ecco quindi l’albero di cacao in Camerun, il limone in Senegal, il cedro ad Haiti, un mandarino in Italia. E per ogni albero si abbassa – di un minimo, ma siamo tutti una goccia nell’Oceano – la quota di CO2.

Mi piacerebbe sapere del vostro shopping: siete attenti a quello che comprate? In che modo? Avete anche voi prodotti, siti o iniziative da suggerirmi?

Questo è il secondo post di una serie di appuntamenti sul tema #pensapulito per Folletto. Ogni mese vi racconterò il mio pensiero su qualcosa da fare per rendere il mondo, quello in cui abitiamo e il nostro, inclusa la nostra mente, un posto più ‘pulito’ in tutti i sensi. Seguitemi!

Commenti

  • http://www.coffee-and-heels.com Sascha

    Grazie per questo post, Chiara! Io lavoro per la PETA e ovviamente per me, lo “shopping pulito” é quello libero da ogni sostanza/materiale/cibo di origine animale. Tua sorella mi sembra tanto avanti :) capisco chi non vuole guardare i video di laboratori di “ricerca” sugli animali (non vorrei neanche io ma purtroppo per lavoro dobbiamo), peró magari inviterei a riflettere sul perché si sceglie di non vederli…? Magari perché in fondo si pensa che in effetti c’é un dilemma etico nell’acquistare dei prodotti che sono frutti di tanta crudeltá e sofferenza, soprattutto se si tratta di cosmetici.
    Quando abitavo ancora in Italia avevo un Altromercato sotto casa e ci lasciavo sempre metá stipendio! Prodotti di buona qualitá, creati con il rispetto per il pianeta, le persone e gli animali.

    Treedom mi sembra bellissimo :)

  • Francesca

    Tutto è iniziato dalla mia beauty routine, quando ho iniziato a leggere meglio gli ingredienti dei prodotti che usavo e da lì ho abbandonato completamente le cosidette marche tradizionali a favore di chi, anche se non ai piccoli prezzi da supermercato, fa un prodotto valido in tutti i sensi: per chi lo usa, per chi lo produce (salari adeguati, condizioni di lavoro consone…), per la natura (lo shampoo che va a finire nella doccia non smette di essere un nostro problema dal momento che va a impattare su mari e oceani). In secondo luogo è arrivata l’alimentazione: non sono vegana purtroppo non riesco ancora a farlo, ma ho ridotto a due giorni a settimana la carne e il pesce e sto decisamente meglio anche dal punto di vista salutare (china study anyone?) e poi l’abbigliamento. L’idea di mangiare o mettermi addosso cose prodotte utilizzando pesticidi, sostanze chimiche dai nomi impronunciabili, sfruttando l’ambiente e le persone dei paesi non occidentali mi è parso un incubo da cui volevo svegliarmi. Purtroppo è difficile, perché come dice Baumann, l’uomo è prassiforme e continuerà a fare sempre quello che la maggior parte delle persone hanno sempre fatto intorno a lui, perché non riesce ad ammettere che un così grande numero di persone, nello stesso momento, sbaglino. Eppure è così, le scelte della società moderna sono tutt’altro che etiche, sostenibili e giuste.

    Purtroppo personalmente faccio fatica a far capire che basta poco per cambiare, non serve essere talebani, ci sono mille risorse ad oggi per fare consumo critico senza essere milionari. Va comunque detto che è una scelta, una scelta che va fatta perché poi è inutile piangere sull’artico che si sta sciogliendo se poi si decide di comprare comunque l’ennesima inutile maglietta di zara. A noi sembra che le nostre azioni non pesino, è questo l’errore: credere che sarà qualcun altro a salvare il mondo, quando siamo solo noi con le nostre scelte. Ogni cosa ha un prezzo, ma questo vale anche per i 5 euro della maglietta di zara. A te costa 5, ma ti sei chiesto quanto costa all’ambiente e alle persone che l’hanno prodotta?

    Ti lancio un appello: tu che hai la possibilità di far sentire la tua voce, sensibilizza le persone sul consumo critico. So che non è “popolare” perché la gente non ha voglia di sentire la “predica” su cosa è giusto e cosa è sbagliato. Non serve essere degli esperti, basta informarsi un po’, ne va del mondo in cui viviamo e di quello che lasciamo ai nostri figli.

    • Agnese

      Ciao, io sarei interessata a saperne un po’ di più sul tuo stile di vita (quali prodotti cosmetici usi, cosa mangi al posto delle proteine animali, che marche di abbigliamento acquisti), se ti va mandami un’email a saba.89@hotmail.it perché anche a me piacerebbe fare qualcosa, ma nel mare magnum delle informazioni su internet a volte mi perdo, e l’esperienza diretta di qualcun altro è sempre l’ispirazione migliore! Grazie :)

  • fedegiaver

    Shopping pulito è anche abbigliamento fair e cotone bio.
    Consiglio il documentario su Netflix “The True Cost”. Vi farà scoprire cos’è il fast fashion e l’esigenza di un nuovo approccio a quello che compriamo (o fagocitiamo) per vestirci.
    Basta fare un rapido check alle etichette nel proprio guardaroba per capire dove viene prodotta la quasi totalità di ciò che indossiamo: paesi dove spesso non vengono rispettate le più basilari norme in termini di sicurezza sul lavoro, rispetto per la salute dei lavoratori e garanzia di un salario minimo, che permetta la sopravvivenza di chi produce – magari – proprio quella maglietta che abbiamo addosso oggi.
    Ci sono tematiche che riguardano lo sfruttamento della manodopera, ma allo stesso tempo nel documentario si parla dei dati preoccupanti sugli impatti ambientali globali dovuti al fashion. Danni che partono dall’uso intensivo dei pesticidi nella produzione del cotone, agli inquinanti pericolosi per la lavorazione, all’accumulo abnorme degli abiti che buttiamo e diventano immondizia.
    Parla una che ama fare shopping alla follia, ma da adesso, amerà fare shopping con consapevolezza.
    Guardatelo!

  • Martina Bellavita Pasini

    Chiara! Questo è un bellissimo articolo! Per favore ricorda di rammentarci di Treedom tra qualche mese: ho deciso che sarà il regalo di Natale per le mie amiche! Complimenti ancora!

  • doppiaerre

    Ciao, quello che hai scritto nel post non è del tutto corretto: la sperimentazione animale per i prodotti cosmetici è vietata in UE! Da quello che hai scritto si capisce il contrario, guarda questo link: http://europa.eu/rapid/press-release_IP-13-210_it.htm

  • franci gagliardi

    Come dice un mio amico: ogni volta che apri il portafoglio per pagare qualcosa, stai dando il tuo voto, il tuo sostegno ad un sistema.
    Ecco bisogna ricordarsene e prestare attenzione a chi si vota.

    Io non pretendo di boicottare un sistema economico a cui è difficile sfuggire, ma cerco di costruire e supportare circuiti nuovi.
    Cibo biologico e locale, cercando di costruire rapporti diretti coi produttori. Prodotti equosolidali e piccoli artigiani.

    Un buon riferimento è di sicuro la rivista altraeconomia:www.altreconomia.it e a breve la fiera fa la cosa giusta:
    falacosagiusta.org

    Invece se siete in provincia di como come me, venite a curiosare sulle attività della cooperativa cortocircuito : http://cooperativacortocircuito.it