Motivi per cui FARE.

Life · · 24 commenti
Chiara

Lo sto facendo per me, almeno credo. Le cose che desideriamo fare e che nella nostra testa sono meravigliose, nella realtà sono un enorme impegno e sbattimento. Niente viene regalato.
Se mi avessero dato un euro per tutte le volte in cui mi sono lagnata di non avere qualcosa senza effettivamente sbattermi per averla, sarei milionaria.
Superati i trent’anni sono diventata più Yoda:

“No, ‘provare’ no: fare o non fare. Non c’è provare.”

E io faccio.
Faccio perché, nel dubbio, preferisco sbagliare dall’esperienza che dall’inattività.
Faccio, perché il mio tempo inizia ad essere limitato.
Faccio perché ho passati anni a non fare.
Faccio perché mi terrorizza e mi eccita al tempo stesso, una combinazione inebriante.

“Se è in egual misura terrorizzante ed eccitante, dovresti decisamente farlo.”

E infine faccio perché posso.
Dopo l’incidente a Cuba ho cambiato prospettiva su alcune cose. Perché aspettare se oggi, in questo momento, ho la salute necessaria per farlo? Ho cervello, arti, occhi e tutto il resto perfettamente funzionanti?

“Il problema è che crediamo di avere tempo.”

Sì, sono ‘impegnata’. ‘Molto impegnata’. Ma non siamo mai davvero così impegnati come crediamo di essere. Il tempo si crea, non si trova. Si risparmia, si rosicchia, si inventa. Il tempo, a meno che non siamo il presidente degli Stati Uniti (sorry, troppo House of Cards ultimamente) o il neurochirurgo più richiesto del momento, probabilmente c’è. Non abbiamo niente di diverso da chi si alza alle cinque per andare in palestra ed esce alle undici e mezza di sera dalle riunioni.

Tutto questo per dire che mi sono imbarcata in un’avventura incredibilmente complicata, che è preparare una performance in poche settimane e poi sì – effettivamente esibirmi. Che non avrei dovuto farlo perché ho due viaggi e la Pasqua nel mezzo. Che ho spostato voli per far quadrare le cose. Che devo lavorare di più per far quadrare i conti. E che sono immersa in una salamoia di terrore e inadeguatezza.

Eppure, per quanto tutto questo possa scoppiarmi in mano, avverto l’eccitazione di maneggiare un esplosivo che potrebbe diventare un fuoco d’artificio.

Se siete indecisi sul fare o non fare qualcosa, prendete questo post come un segno.

E sì: fatela.

p.s. come foto ho voluto rimettere quella del famigerato post ‘Io non sono una persona coerente‘. Secondo me, ci sta…

 

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Commenti

  • Dorotea

    Mi hai fatto pensare al Manifesto del Culto del Fare. Hai presente?

    The Cult Of Done Manifesto – ll Culto del Fare:
    – Ci sono tre stati dell’esistenza. Ignoranza, azione e completamento.
    – Accetta che tutto è una bozza. Questo aiuterà a fare.
    -Non c’è un secondo passaggio, di editing o montaggio.
    -Far finta di sapere cosa stai facendo è quasi lo stesso che saperlo fare davvero. Quindi accetta che sai quello che stai facendo, anche se non è vero e fallo.
    -Non procrastinare. Se aspetti più di una settimana per agire su un’idea, abbandonala.
    -Lo scopo del fare non è finire, ma di poter fare altro.
    -Quando l’hai fatto puoi buttarlo via.
    -Ridi in faccia alla perfezione. È noiosa e ti trattiene dal fare.
    -Le persone che non si sporcano le mani sono nel torto. Se fai qualcosa hai ragione.
    -Il fallimento conta come fare. Quindi devi fare tanti sbagli.
    -La distruzione è una variante del fare.
    -Se hai un’idea e la pubblichi online in Internet, conta come l’ombra del fare.
    -Il fare è il motore del più.

    • Ma questo è fantastico!!! Grazie non lo conoscevo!

      • Dorotea

        :)
        il mio fidanzato l’ha appeso sopra la scrivania; per questo lo conosco.

  • Sciby

    In quel della stazione Termini, tra i mille pensieri “trentenni” del lunedì e in attesa che il mio treno parta, capita “a ciccio” questo post. VOGLIO fare. Me lo devo.
    Grazie.

  • Io ho iniziato il 2016 con la convinzione di poter fare tutto ciò che ho rimandato per anni un po’ per paura un po’ perché non mi sentivo in grado. Oggi posso dire che volere è potere e che se ci credo riesco in tutto. Alcune cose le porto avanti con difficoltà, altre in affanno, ma le termino tutte 😉

  • maidannutengaracasteddu

    Io sono, decisamente, una persona che fa. Anche troppo, talora (tanto da rischiare di essere prevaricante, anche se per eccesso di affetto). Faccio, innanzitutto, un lavoro che mi piace e che assicura alla mia famiglia un certo (ma sudatissimo) benessere, ma che richiede un studio ed una applicazione costanti, che tolgono ovviamente tempo e attenzione ai miei figli. Però da un anno circa, nonostante ci sia una parte di me che desidera dedicarsi ad un progetto molto distante dalla mia attuale occupazione, esito. Mi sembra che togliere altro tempo e attenzione ai miei figli possa essere in questo momento una scelta di autoaffermazione che non è nel loro interesse. E temo che l’inevitabile compromesso possa trasformare un sogno a lungo accarezzato in un incubo. Perchè come mi hai appena ricordato le cose si fanno, non si provano a fare.e io ho paura di voler fare “troppo”..quindi continuo a esitare…e intanto vedo la sabbia che scorre nella clessidra…sob :-(

    • Le scelte di autoaffermazione della madre, se la rendono più felice, sono SEMPRE nell’interesse dei figli.

  • Elena Lanza

    Capiti proprio nel mio momento “faccio, non faccio” e sì, lo prenderò come un segno!

  • Martina

    Io mi annoio da sola per quanto mi lamento… Devo capire il motivo centrale delle mie lamentele e FARE qulcosa per cmbiare le cose. Grazie Chiara!

    • Anche iooo! Ogni tanto mi è capitato di vedermi ‘da fuori’ ed effettivamente pensare miii che lagna che sei. Quanto ti crogioli nel lamento…

  • elenanonce

    Mi ci volevi tu, cara Chiaretta.. Grazie.

  • bellissimo post. cavoli, avevo rimosso l’episodio di Cuba…bisogna vivere, ora!!

  • con la forza di volontà si ottiene tutto, io son stranamente riuscita a fare una cosa per me mentre avevo tutti e due i bimbi svegli, incredibile. Possibile evidentemente!

    • HAHAHAHA quasi ai limiti del paranormale!

  • Grazie del segno :) E in bocca al lupo!!!!

  • Sara

    GRAZIE, bellissimo articolo. Per me è il mantra quotidiano, fare fare fare…e dico sempre, tra il dire e il fare, c’è di mezzo il fare. Provare non conta. Quindi anche se ogni giorno mi dico che non ho fatto tutto quello che avrei voluto, se mi sento sempre un po’ indietro e di corsa rispetto agli obiettivi, per lo meno mi riconosco che faccio molto di più della media delle persone che conosco. E non è un vanto o un sentirmi superiore, anzi, è ricordarmi che non sono wonder woman, e che sto già facendo parecchio. <3

    • Ahaha vero: c’è di mezzo il fare (o il non fare).

  • Maria

    Beh, ok vivere la vita appieno, a costo di non complicarcela troppo, perché ‘ricordiamoci che dobbiamo morire’ anche no, grazie! xD
    Condivido il godersi la vita ma onestamente preferisco farlo senza l’ansia da prestazione che il tempo è limitato e dopo i 30 sembra che tutti ragionino come 70enni! 😛

    • Sarà fastidioso pensarci ma… è proprio così purtroppo!