Di sensualità e ispirazione: intervista con Miss Tempest Rose – Nikon #CreativeTrail

Life · · 4 commenti

Essere creativi è una necessità, una scelta e un processo.
Sono innumerevoli le cose che ci ispirano: persone che abbiamo conosciuto (o meno), luoghi in cui abbiamo vissuto o dei quali abbiamo sognato, musica, arte, la frase sottolineata in un libro o il personaggio dei fumetti che adoravamo da bambini. Creare qualcosa significa essere disponibili alla contaminazione, agli stimoli, ma anche al dubbio, al confronto, al conflitto. E’ un processo di costruzione e, insieme, decostruzione.
L’ho sperimentato più volte aprendo un blog, scrivendo libri, disegnando, ballando. Molte volte ho fallito, altre ho avuto successo, ma sempre amando ogni momento della meravigliosa sfida che è dare vita a qualcosa di creativo partendo da zero. Non posso farne a meno, è la mia natura.

Sono lusingata di essere stata selezionata da Nikon come l’ambassador italiana del progetto Creative Trail, che coinvolge blogger da diversi Paesi europei. L’obiettivo è raccontare la creatività attraverso delle interviste a persone che ci hanno ispirato ed influenzato, delle quali ammiriamo il percorso e lo stile creativo.

La persona che ho scelto è Miss Tempest Rose. Performer, producer e insegnante. Già: la mia insegnante di burlesque.

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Mi piace quello che fa e il modo in cui lo fa. Mi piace la sensazione di potere e riconquista che ho provato uscita dalle sue lezioni, e il modo in cui ha ispirato me e le altre ragazze a raggiungere il miglior risultato possibile senza rinunciare alla nostra individualità. Mi piace il messaggio che comunica con le sue performance e i suoi show: ama te stessa, ama il tuo corpo, detta le tue regole.
Non ultimo, è una donna estremamente affascinante e intelligente, e passare una serata insieme a lei – vederla preparare nel backstage, vedere il suo show e poi trascorrere una cena insieme – è stato davvero piacevole.

Ho scattato tutte le foto di questo post con la Nikon D5500, una DSLR touch che si è rivelata estremamente versatile.

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Raccontami come è iniziata la tua carriera di performer burlesque.
E’ successo tutto per caso. Nel 2007 studiavo teatro e musical e un’amica mi ha chiesto se volessi fare un provino per il The Kitten Club, un gruppo burlesque inglese. Era qualcosa di perfetto a cui dedicarmi tra un’audizione di teatro e l’altra, perché mi avrebbe permesso comuque di cantare, ballare e creare qualcosa di nuovo. Mi ha subito appassionata. Dopo aver fatto parte del gruppo per un anno, ho capito che volevo davvero intraprendere la strada del burlesque. Sono stata molto fortunata perché nello stesso periodo ho incontrato Lola LaBelle, un’altra performer, che voleva fondare una compagnia che fosse dedicata al burlesque a 360 gradi: facendo show ma anche organizzando corsi e aprendo una boutique. Mi ha chiesto di diventare sua socia e quando, un anno dopo, è andata via dall’Inghilterra, ha lasciato la compagnia a me.

C’è stato qualcuno che ha influenzato o ispirato le tue scelte?
La prima cosa che mi ha ispirato è stata entrare in un mondo pieno di donne che realizzavano progetti, aprivano compagnie, iniziavano il loro business.
Un’altra cosa è stata vedere persone che inventavano, letteralmente creavano da zero il loro lavoro. Ero abituata al teatro, dove le persone che producevano gli show erano lontanissimi da te come artista, mentre qui erano le performer stesse che creavano gli spettacoli.

“La prima cosa che mi ha ispirato è stata entrare in un mondo pieno di donne che realizzavano progetti, aprivano compagnie, iniziavano il loro business.”

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Quali sono le sfide e le difficoltà di questo lavoro?
Dal momento che il burlesque è strettamente legato all’immagine del corpo, all’estetica e al sex appeal, la sfida è ricordare sempre che il punto è mostrare te stessa nel modo in cui vuoi tu, non nel modo in cui gli altri si aspettano di vederti: decidere tu cos’è sexy, non farlo decidere agli altri.

“Il punto è mostrare te stessa nel modo in cui vuoi tu, non nel modo in cui gli altri si aspettano di vederti: decidere tu cos’è sexy, non farlo decidere agli altri.”

 

Che mi dici del rapporto con il pubblico?
Penso che parte del mio lavoro sia ‘educare’ il pubblico: rispondere alle loro aspettative,ma al tempo stesso offrirgli punti di vista che non avevano considerato. Penso sia questo che rende House of Burlesque diverso da altre produzioni. Abbiamo certamente costumi bellissimi, coreografie e musica, ma al tempo stesso vogliamo sfidare il modo in cui il burlesque è comunemente inteso, specialmente se l’audience ne ha una visione stereotipata limitata al togliersi i vestiti. Il burlesque è un’arte molto vasta che include danza, comicità, recitazione, e vogliamo mostrarlo.

Come donne, viviamo in un mondo dove dobbiamo combattere con body shaming e sessismo. Come pensi che il burlesque risponda a queste sfide?
La cosa che rende il burlesque interessante, dinamico e diverso dallo strip-tease è il fatto di non essere dettato dal gusto e dallo sguardo maschile. E’ la performer a decidere come e quanto mostrarsi, e cosa raccontare. Nel burlesque sei il personaggio principale di un mondo che hai creato interamente tu.
Questo potere di ‘disegnare’ la propria sensualità secondo me ha molto a che vedere con il problema di come oggi le donne e i loro corpi sono descritti e definiti. Sentirsi libere di raccontarsi in questo modo è importante, o rischiamo di finire in un mondo dove per una donna mostrare la sua sessualità è un problema. Essere sexy dovrebbe essere visto come qualcosa di positivo, non di degradante o negativo.

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Quali sono le tue icone?
Gipsy Rose Lee su tutte. In un’epoca in cui alle donne non era permesso decidere come vivere la propria vita, ha deciso di seguire il suo istinto e decidere per sé. E’ stata una grande performer che comprendeva molto bene la sua platea, ed era anche un’eccellente business woman. Mi piacciono molto anche tutte quelle persone che usano la loro voce e la loro popolarità per fare qualcosa di buono, lanciare messaggi positivi e migliorare il mondo.

“Rischiamo di finire in un mondo dove per una donna mostrare la sua sessualità è un problema. Essere sexy dovrebbe essere visto come qualcosa di positivo, non di degradante o negativo.”

 

Qual è il miglior consiglio che hai ricevuto?
La cosa più importante che ho realizzato è che siamo tutti sostituibili. In questo settore è facile sentirsi ‘dive’, ed è anche qualcosa che fa parte del gioco, ma è anche un’industria molto competitiva e non bisogna mai sentirsi troppo arrivate.

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Hai costruito la tua carriera seguendo la tua ispirazione e la tua creatività. Quali sono i consigli che daresti a chi vuole fare lo stesso?
Primo consiglio: studia. Specialmente se muovi i tuoi passi in un settore che è in piedi da anni, molte cose e idee sono certamente già state realizzate. Prima di superarle, devi conoscerle.
Comprendi il tuo pubblico: se lo conosci è più facile realizzare qualcosa che sarà apprezzato.
Segui il tuo istinto: la creatività è qualcosa che hai o che non hai, è un desiderio che deve venire da dentro.
E accetta che sia faticoso, le sfide fanno parte del processo creativo. Non tutto deve essere perfetto, e nessuna conquista arriva facilmente o dal giorno alla notte.

“Accetta che sia faticoso, le sfide fanno parte del processo creativo.”

 

Grazie Tempest Rose, è stata un’intervista meravigliosa!

nikon_logo  Post in collaborazione con Nikon.

Commenti

  • natascia

    Essere sexy dovrebbe essere qualcosa di positivo…non degradante e negativo. Amen! E lo potremmo dire anche della tua famosa foto su Ig. Interessante davvero 🙂

    • E’ molto interessante, ed è un mondo che ti mette a confronto con tantissimi tabù e ipocrisie che viviamo ogni giorno senza rendercene conto. E’ un ambiente che ti insegna a non ‘chiedere scusa’ per essere e comportarti in modo sensuale, e – cosa che ho amato di più – c’è davvero molta solidarietà femminile e senso di empowering una con l’altra.

  • Shireen

    quindi tutta la parabola del burlesque era una marchetta?
    PADME!!!!!NOOOOOOOOOOO!!!!!

    • Ahaha ma assolutamente NO! Ho iniziato burlesque a Gennaio e quando a Marzo Nikon mi ha chiesto di intervistare una persona che mi ha ispirato, ho subito pensato a Tempest Rose <3