Tutte le cose che vorrei dirti.

Vorrei dirti che nella vita le cose diventano difficili prima di essere facili. E non diventano nemmeno realmente facili: sei […]

Messaggio per gli haters.

Life ·

Potenzialmente, siamo tutti haters. Tutti incappiamo in contenuti, persone, affermazioni che ci piacerebbe tanto contestare in modo acido e denigratorio. Perché non siamo d’accordo, perché detestiamo quella persona, perché noi avremmo agito in modo diverso o – banalmente e più di frequente – perché ci rode il culo.

Potrei prendere in prestito una famosa citazione dicendo che essere hater è umano e mostrarlo è diabolico, ma non è diabolico. E’ solo triste. Ci facciamo responsabili di un po’ più di cattiveria nel mondo. Diffondiamo negatività, insicurezza, rabbia – e queste necessariamente ci si ritorcono contro. Sto parlando al plurale perché penso che chiunque, tranne forse pochi eletti, si sia trovato nella situazione di voler insultare o diffamare gratuitamente qualcuno nascondendosi dietro la scusa della libertà di opinione.

Certo, l’opinione è libera, ma deve essere anche responsabile.

Vorrei quindi soffermarmi un secondo sul tema e dirvi come la penso sull’hating in generale, facendo alcune considerazioni.

  1. Solo perché puoi esprimerti, non vuol dire che tu debba esprimerti.
  2. Quello che stai per scrivere deve rispondere a due requisiti: è necessario? E’ gentile? – Se non rispetta almeno uno dei due, puoi fare questa cosa rivoluzionaria e progressista che è restare della tua opinione ma tenerla per te.
  3. Se io metto i miei pensieri online non vuol dire che tu sia autorizzato a sparare a zero. C’è questo fraintendimento di fondo: blogger vs lettore non è un match di pugilato, perché mentre voi potete picchiare duro noi non picchiamo nessuno. No, non siamo online per incassare colpi. E no, non ci sembra carino, né etico, né opportuno iniziare a insultare singolarmente i commentatori.
  4. Il 90% dell’hating avviene tra donne. Basta aprire una foto di Chiara Ferragni per capirlo. Ora: come donne siamo già in una situazione non esattamente ideale. Con tutto il sessismo che c’è in giro, vogliamo veramente farci portatori di ulteriore odio, critica e violenza verbale? Vogliamo veramente nutrire tutto il substrato di body shaming, di ristrettezza di vedute e di pregiudizio dal quale stiamo così faticosamente cercando di liberarci? O vogliamo per una volta supportarci a vicenda?
  5. Comportati come se avessi quella persona davanti a te in carne ed ossa. Onestamente, io non so se direi ad una sconosciuta ‘hey, miss Stocazzo, lo sai che scrivi di merda, ti comporti da idiota e nelle foto al mare ti si vede la cellulite’? O meglio: lo direi se volessi tornare a casa con un occhio nero.
  6. In generale, il messaggio che lancia un hater è: ‘stai vivendo male la tua vita’. Purtroppo, nessuno è intitolato a giudicare la vita di nessuno, e siamo per fortuna e felicemente tutti liberi di fare esattamente il cazzo che ci pare, grandi minchiate incluse.
  7. Per quella storiella del karma, non è che sparare fuori odio ti riempia di amore ed energie positive. E’ una sorta di circolo vizioso che alimenta risentimento, vittimismo e passività – non esattamente gli ingredienti per vivere al meglio la propria vita.
  8. Fare l’hater richiede un sacco di tempo e di energie che possono essere canalizzate meglio e altrove. “Caro/a hater: negli ultimi 3 anni hai speso 168 ore e 24 minuti a controllare gli status della blogger X e cercare il pelo nell’uovo per prenderla per il culo, criticarla e tentare di buttarla giù. Nello stesso tempo avresti potuto imparare a parlare francese, a ballare il tango, a fare torte a cinque piani. Avresti potuto prendere la cintura arancione di Karate e il diploma di volo su ultraleggero. Firmato: il tuo tempo limitato su questo pianeta che stai sprecando a criticare il modo in cui si è vestita, cosa ha mangiato e come gestisce il suo tempo una persona che non conosci.” Non è nemmeno uno sforzo che ripaga: vorrei dirvi che i commenti crudeli ci tengono svegli la notte ma no, in realtà ormai finiscono nel baratro senza fondo del ma sticazzi.
  9. Passata la terza media, ogni volta che prendi per il culo qualcuno stai semplicemente imbarazzando te stesso/a, facendo la figura di una persona che rosica – ANCHE se non è assolutamente vero (purtroppo nell’immaginario collettivo il solo fatto di dedicare tempo ed energie a questa attività ti qualifica come persona che passa poco tempo a vivere la sua vita e molto tempo a osservare quella degli altri, mangiandosi le unghie alla luce bluastra dello schermo di un computer).
  10. (un messaggio personale) Anche se non la penso come te e non mi piace quello che fai, non verrei mai ad attaccarti, a tentare di farti sentire in colpa o ad imbarazzarti. Perché non mi piacerebbe fosse fatto a me, e perché vorrei vivere in un mondo dove le persone si danno potere e supporto a vicenda invece di buttarsi giù. Perché credo che impegnarsi a screditare qualcuno per il puro gusto di vederlo fallire e cadere, per vederlo deriso e in difficoltà non solo sia cattivo, infantile e inutile, ma sia anche la base di tutti i razzismi che viviamo nella nostra società. E perché, francamente, non ho tempo da dedicarti.

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