Ho avuto un’illuminazione, si chiama Sticazzi.

Life · · 56 commenti
Come vivere una vita creativa fregandosene nel giudizio degli altri - Machedavvero.it

Oggi ero sulla metro e, mentre leggevo l’Evening Standard di ieri sera, ho avuto un’illuminazione.

Stavo scorrendo la sezione dell’intrattenimento e trovo questa doppia pagina dedicata ad un’autrice esordiente, di soli 26 anni, che pare abbia scritto il libro del decennio. I critici sono innamorati di lei, pare che scriva con uno stile incantevole, abbia degli insight sull’animo umano incredibilmente accurati per la sua età e che abbia scritto un libro che, come pochi altri, fotografa l’adolescenza femminile in modo magistrale. Appena terminato, il manoscritto è stato letteralmente litigato da 21 tra le maggiori case editrici. Alla fine dell’articolo la paragonano ad Elena Ferrante. Tutti, dagli Youtubers 16enni alle celebrities ai critici 60enni sono stati conquistati da questa giovane scrittrice.

Per la cronaca, il libro si chiama The Girls di Emma Cline (segnatelo, compratelo) e parla di Evie, una 14 enne che si unisce ad una setta in California. L’autrice si è ispirata alla storia di Charles Manson e del suo culto e ha voluto indagare il punto di vista e l’esperienza di persone (ragazze, in questo caso) che non hanno commesso crimini ma che avrebbero potuto benissimo farlo.

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Ero lì, seduta, e ripensavo al mio romanzo. Che per carità, è andato molto bene, ma certo non sarà considerato il capolavoro del decennio e neppure dell’anno passato. C’era una parte di me che voleva rispondere a un certo cliché di autocommiserazione e penosa autocritica, perché è quello che si fa quando provi a realizzare il tuo sogno ma qualcuno ci riesce meglio di te.

Avete presente, no?

Non sono brava abbastanza.

Ho fallito.

Sono una merda.

Non ce la farò mai.

Ma che cazzo credevo di fare.

Eccetera. Eccetera. Eccetera.

Ma più queste voci provavano ad alzare il tono nella mia testa più una parte di me, predominante, fiera e piuttosto ironica, prendeva spazio. Questa parte ha una narrazione molto diversa rispetto al fallimento, e forse è anche merito di Big Magic di Elizabeth Gilbert, che mi ha aperto gli occhi su una nuova prospettiva.

Sapete cosa?

Ma sticazzi.

Non ho tempo, voglia ed energie, ma soprattutto non mi viene più spontaneo misurare la mia creatività con il suo successo.

Misuro la mia creatività con parametri del tutto diversi: il piacere e il divertimento che mi dà. L’emozione che aggiunge alla mia vita. La bellezza del processo creativo. La voglia di fare. La possibilità di entrare in contatto con persone simili a me. La gioia di iniziare e compiere un atto creativo. La possibilità che do a me stessa di esprimermi liberamente e senza censura, dando voce a tutte le parti di me, perché non ho paura di essere giudicata.

Non sto creando per ricevere in cambio un giudizio, un voto, un rating. Sto creando per l’immenso piacere di farlo.

Sto creando per me e per chi mi leggerà. Sto creando per esprimermi e per creare connessioni. Sto creando per raccontare e ispirare. Sto creando per dimostrare che non c’è bisogno di essere i più bravi, i più belli, i più capaci, i più talentuosi, i più giovani o i più qualsiasialtracosa per esprimere la propria immaginazione, le proprie passioni, le proprie idee.

Sto creando perché rende la mia vita immensamente più interessante.

Sono così felice di aver scritto Da qualche parte nel mondo e Quello che le mamme non dicono.

Perché ho scritto esattamente i libri che volevo scrivere, nel momento in cui li volevo scrivere.

E sono immensamente felice di poter aprire queste pagine ogni mattina e scrivere su questo blog, perché trovo meraviglioso condividere i miei pensieri e le mie esperienze con un pubblico di persone affini. Sono felice di fare video. Di scattare foto. Così come di mettermi la sera davanti a un foglio bianco, e disegnare.

Il mio libro non è diventato un caso editoriale? E STICAZZI! Il mio blog funziona bene ma non fatturo come Chiara Ferragni? E STICAZZI! (e via dicendo…)

Quindi quello che voglio dirvi, con questo post è: semplicemente fatelo. Quella cosa che volete fare, fatela. Un libro, un dipinto, una maratona, un nuovo corso, un video.

Fallirete? E sticazzi!

Davvero: non conta, non ha nessuna importanza. E se veramente ci sarà gente che perderà tempo a farvelo notare – ma che risate, persone così piccine e con tanto tempo da perdere – guardatele e chiedetevi cosa stiano facendo loro: probabilmente niente. Sempre meglio stare dalla parte di chi fa che di chi sta a guardare, fidatevi.
Come vivere una vita creativa fregandosene nel giudizio degli altri - Machedavvero.it

La paura del giudizio e del fallimento è il vostro unico nemico, e non perché valgano qualcosa in sé ma perché sono capaci di bloccarvi. E no, non dovete fermarvi, dovete andare avanti e divertirvi più che potete sperimentando, cadendo, correndo, sporcandovi le mani, facendo cose ridicole e cose bellissime, conquistando e perdendo cuori, viaggiando o esplorando il giardino di casa, in questo enorme parco giochi che è la vostra vita.

Permettete a voi stessi di essere creativi, di fare quello che vi piace fare e di seguire con fiducia, entusiasmo e senza alcuna vergogna quello che fa accelerare i battiti del vostro cuore.

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p.s. queste immagini sono per voi. Se questo articolo vi è piaciuto, condividetelo con chi ha bisogno di un piccolo incoraggiamento per seguire la propria creatività <3

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