Oggi togliamo lo stigma dalle malattie mentali.

Life · · 111 commenti
YSL Teinte Encre de Peau review recensione

Facciamo un esercizio oggi: togliamo via lo stigma dalle malattie mentali.

In particolare dalla depressione, dall’ansia e dagli OCD (disturbi ossessivo-complusivi, che includono disturbi alimentari, dipendenze e ossessioni di vario genere). Vi va?

Vi racconto una storia.

In questo momento, se osservate la mia vita, non c’è niente che non va. Anzi: sembra quasi tutto perfetto – e quante volte me lo sento dire, ‘hai una vita perfetta’, come se la perfezione fosse una lista di ingredienti, una regola. Comunque sia sono grata per quello che ho, lo sono profondamente e sinceramente, e non lo do per scontato.

Appurato questo andiamo avanti.

Flash back a una ventina di anni fa.

C’è un’adolescente che viene svegliata in una fredda mattina di Febbraio. Ha dormito due ore o poco piu, perché l’insonnia la tormenta e non sa come fare. Si alza perché deve andare a scuola. Fa una colazione minima, poi entra in bagno per lavarsi e invece di iniziare a spogliarsi stende una vestaglia per terra, si rimette in posizione fetale come nel letto e singhiozza tremando di freddo. Non c’è riposo, non c’è calore. Entra a scuola quasi barcollando, quell’anno perde anche un sacco di amiche. Più sta male, più è sola. Una le dirà ‘entravi in classe con una faccia troppo scura’.

Negli anni successivi farà esperienza di tutta una piacevole gamma di disturbi alimentari – anoressia, bulimia, binge eating – e attacchi di ansia. Non diagnosticati, non curati, perché le malattie mentali non esistono quindi non è possibile soffrirne – almeno non tu, non tua figlia, non la tua amica.

Se la guardi da fuori, dopotutto, è una ragazza, rispondente a tutti i canoni del presunto successo sociale: è carina, ha voti sempre alti, lavora part time per diversi magazine, conosce persone del ‘giro giusto’, fa delle belle vacanze, ha una famiglia borghese e abita in una bella casa.

Togliamo lo stigma dalle malattie mentali.

Non è possibile, sarà un capriccio o una richiesta di attenzione perché le malattie mentali sono un po’ come essere gay in Italia negli anni 80: una cosa incredibile, buona solo per costruire stigma e barzellette.

Considera il suicidio diverse volte, ma ha paura di morire perché..

No, non è vero che quando stai male vuoi morire, vuoi solo smettere di sentire male.

E morire sembra l’unico modo.

 

Ah certo, ero io.

Io, quella che comunque aveva una bella vita e una famiglia che la amava. Io, che potevo permettermi le vacanze in montagna d’inverno e quelle al mare d’estate. Il computer nuovo e la macchina.

Come se la depressione se ne andasse quando strisci una carta di credito.

Le persone scambiano tantissimo la definizione di disturbi mentali con lo stress da vita difficile, il che denota una vasta ignoranza rispetto al problema.

 

Togliamo lo stigma dalle malattie mentali.

 

Non sono un medico, ma so una cosa o due al riguardo che mi piacerebbe sapeste tutti, e ricordaste quando parlate con qualcuno che soffre di questo problema – foste anche voi stessi.

>La mente si ammala come il corpo.

Così come non ci sogneremmo mai di insultare uno che si è rotto la gamba perché gli fa male, e dirgli ‘non è vero, non te la sei rotta’ o ‘dai, basta che non ci pensi’ non dovremmo farlo con chi manifesta un disturbo mentale. Seppur aggravate o a volte causate da fattori ambientali e sociali, le malattie mentali e in particolare la depressione derivano da uno squilibrio chimico nel cervello. E’ una questione medica. Lo psichiatra non studia alla scuola di belle arti o di equitazione, ma è laureato in medicina. Un motivo ci sarà.

>Le malattie mentali non hanno bisogno di un ‘motivo’.

Certamente non un motivo esteriore identificabile, altrimenti potremmo affermare che ‘avere queste o quelle altre condizione di vita protegge dalle malattie mentali’. Ha, sarebbe bello eh? Dire: se sposi la donna della tua vita e fai due figli non sarai mai depresso. O: se vivi alle Hawaii e guadagni più di 80mila dollari l’anno non soffrirai mai di ansia. Wow. Se esiste la ricetta passatecela, a noi scemi che nonostante abbiamo tutto ancora lottiamo contro la nostra mente. Mi spiace, il ‘ma che ti lamenti tu, che hai (elenca fattori socioculturali e materiali abitualmente caratterizzanti del ceto medio-alto) vai a spalare la merda tutti i giorni alzandoti alle cinque come faccio io, poi vedi la depressione e l’ansia’ è soltanto una frase profondamente offensiva e altamente ignorante. Uno degli stigma più forti è che le malattie mentali siano un vizio, una debolezza, o peggio una colpa o una richiesta di attenzione. Ogni volta che qualcuno minimizza, incolpa o fa del sarcasmo rispetto a qualcuno che – con fatica – ammette di soffrire di un disturbo simile, non fa che nutrire un clima di vergogna, segretezza e generale mancanza di supporto rispetto a questi problemi.

>Le malattie mentali non si guariscono ‘reagendo’.

Qualificami ‘reagire’. Qualificalo nel momento in cui sei intrappolato in un corpo che nonostante i tuoi sforzi non ti risponde. Come essere al volante di un’auto telecomandata da qualcun altro: giri il volante ma l’auto continua ad andare dritta, a tutta velocità verso il muro. E la gente intorno che ti dice ‘gira! Gira sto cazzo di volante! Eh, ma lo vedi che non reagisci?’. Così hai questo bel mix di senso di impotenza + senso di colpa. Fantastico, eh? Tra le varie metafore sulle malattie mentali, intenzionale o meno, ho trovato la serie Jessica Jones tra le più precise. Il nemico è una persona capace di manipolare la tua mente e farti provare la cieca voglia di fare cose che sai essere negative per te stesse e per gli altri. Non te le fa fare contro la tua volontà: manipola la tua volontà.

>Le malattie mentali non impediscono di avere momenti buoni.

Ci sono momenti che durano a lungo, mesi o anche anni. Ma ci sono anche frequenti ricadute, che possono succedere tra un momento buono e l’altro. Dire cose come ‘ma come, Giulio è depresso? Giulio, che la scorsa settimana era in vacanza a Ibiza?’ non ha senso. Si: il nostro Giulio prima è andato a Ibiza a ballare, poi si è svegliato una mattina e non si riusciva a fare nulla se non fissare il muro. Indovina? La sua mente ha smesso di collaborare di nuovo. La scorsa settimana stava bene e questa no. E’ molto difficile da capire? Dobbiamo screditare Giulio, dirgli che la sua depressione ha-ha-è una cazzata perché la scorsa settimana stava bene? Dobbiamo farlo sentire in colpa per cosa, esattamente, per essere stato bene prima o per stare male ora?

>Molte persone che soffrono di malattie mentali non sembrano persone che soffrono di malattie mentali.

Abbiamo un cliché ignorante del classico malato, che solitamente si riferisce a un tipo di malato molto grave, con una malattia visibile in modo eclatante e spesso con caratteristiche socio-fisiche estreme. Breaking news: l’avvocato di successo quarantenne, vestito sempre benissimo, con una splendida famiglia e la casa in Sardegna potrebbe avere una malattia mentale.

E veniamo al cuore della questione di questo post:

 

[Dichiarare di soffrire di una malattia mentale, lieve o grave che sia, socialmente accettata o meno, non deve e non può essere considerato un tabù.]

 

Primo, perché se non se ne parla non si comprende il problema, non lo si chiama per nome, non si cerca aiuto e di conseguenza non si ottengono cure. Secondo, perché non è nulla di cui vergognarsi. Vi vergognereste di esservi rotti la famosa gamba di cui sopra? O di avere il diabete? Di avere un  cancro*?

No.

 

Togliamo lo stigma dalle malattie mentali.

 

Bene, cari tutti, mi chiamo Chiara, sono una blogger di successo, giro il mondo, vengo pagata per fare quello che amo, ho una bella famiglia, ho realizzato molti dei miei sogni e soffro di depressione, ansia e OCD da vent’anni.

Sono matta, in sintesi. E non me ne vergogno nemmeno un po’.

Anzi: sono fiera perché combatto ogni giorno – prevalentemente contro la mia parte oscura, il che prende un sacco di energie – per vivere la mia vita con pienezza, nella meraviglia dei suoi alti e bassi.

A volte ci riesco, a volte fallisco clamorosamente.

A volte ho periodi meravigliosi, altre volte tocco il fondo e non ho paura a raccontarlo.

Ci sono momenti in cui credo di morire e momenti in cui mi sento onnipotente.

CI sono giorni in cui non riesco ad alzarmi dal letto, a vestirmi, a lavarmi, a vivere la giornata e tutto quello che posso fare è sedermi per terra con le ginocchia in bocca a cercare di respirare, e altri in cui prendo cinque aerei a settimana e passo dal Madagascar, all’Italia alle Bahamas a Las Vegas.

 

Mi chiamo Chiara, sono una disturbata mentale altamente funzionante.

 

Se mi parlate in una giornata nera, la mia risposta sarà diametralmente opposta ma ora, oggi, sento di dirvi che nonostante tutto faccio e faro della mia vita una meravigliosa avventura.

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Mi piacerebbe trattare la salute mentale dal mio punto di vista come argomento sul blog. Spero vi interessi, spero possa aiutare voi o le persone che amate – non perché io possa offrirvi soluzioni ma perché parlarne e condividere esperienze aiuta, tanto, sempre.

*Dato: si muore più di suicidio per depressione che di cancro, ma tanto le malattie mentali non esistono, no?

Commenti

  • sisì assolutamente, parlarne (con cognizione) può solo far del bene.
    presente! attacchi di panico e ansia. La seconda in forma lieve, i primi, tornano ogni tanto, ma ho adottato oramai il sistema evitante per le situazioni pesanti, mentre cerco di adottare l’abitudine per combattere quelle situazioni che devo vivere nella quotidianità (più una cosa la fai, meno ne hai paura).

  • Claudia

    Sai, una mia amica e compagna di Uni si suicidò. Avevamo entrambe 28 anni. Un po’ presto per morire.
    Non posso dire di avere mai ridicolizzato in cuor mio le malattie mentali, ma da quel momento le ho percepite “forti e chiare” e mi trovo d’accordo su tutto quello che hai detto. Lei era bellissima, in gamba, una specie di genietto che qualunque cosa facesse -fossero studi, lavoro, hobby- li faceva benissimo. E a lei non sembrava, sinceramente era convinta di non riuscire a tirare fuori tutto quello che era e sapeva dare. Dentro aveva 10, fuori riusciva a dare/fare 5. Ma non era vero.
    Finché, tra ricadute e complici i problemi della vita, ha pensato di risolvere la questione alla radice sotto un Eurostar.
    Chiara, grazie di averne parlato, sai. Sono passati 15 anni ma la percezione è ancora “forte e chiara”.

    • Mi dispiace molto per la tua amica. Grazie del tuo commento.

  • Cristina

    Chiara, solo grazie 🙂
    Cristina

  • Francesca

    Grazie Chiara, grazie davvero per questo post! Il mio compagno soffre di depressione, ansia e ocd dall’adolescenza, alterna periodi alti e bassi, ma agli occhi di tutti la storia della vita perfetta lo scredita. Bel ragazzo, famiglia ricca, viaggi, ottimi voti, eccelle nello sport, studi all’estero, lavoro che lo soddisfa e gli permette di girare il mondo, noi come famiglia perfetta, due bambini e ancora viaggi e bla bla bla. Immagini da sola cosa gli viene detto quando prova ad esternare il suo disagio, agli occhi di tutti è un capriccio, richiesta di attenzione o cose simili. Bisogna continuare a parlarne apertamente e senza vergogna per cercare di far capire in minimissima parte anche a chi deve sostenere la persona in questione, perché spesso, proprio per ignoranza non si riesce a capire come aiutare, come sostenere, cosa fare. Nel mio piccolo ascolto e mi limito a dire “sono qui per te” e mi spremo per trovare ancore da lanciare! Tutto questo solo per dirti che ti sono immensamente grata per il post, continua a parlarne, forte e chiaro! Ti abbraccio fortissimo! Francesca

    • ‘la storia della sua vita perfetta lo scredita’

  • the_shadow

    Ho qualche anno in meno di te, 10 anni di disturbi alimentari e autolesionismo alle spalle. Forse ne sono fuori, forse no, perchè chissà se si esce mai da queste cose o se sono gabbie che rimangono nella nostra testa, invisibili. Ho una bambina di un anno e spesso mi chiedo se sarei in grado di aiutarla nel modo giusto se un giorno dovesse stare male. Ma esiste un modo giusto? Come facciamo noi ‘malati’ ad aiutare i nostri figli, a stargli accanto senza giudicarli o senza fare finta di nulla? Onestamente non lo so.

    • Intanto conosciamo il problema, che è già qualcosa… Ma speriamo di non doverlo mai fare!

  • Grazie per questo post.
    Grazie per tutte le persone che ne hanno sofferto, più o meno gravi che siano state le loro malattie.
    Grazie per parlare di qualcosa che ancora viene stigmatizzato come un incomprensibile capriccio di adulti viziati.
    Grazie.

  • Martina

    Cara Chiara, le tue parole mi trasmettono una profonda autenticità. Ti sono vicina, anche io ho alle spalle diversi disturbi alimentari non diagnosticati e, quindi, non trattati. Un post del genere da valore a questo blog, ma soprattutto alla tua persona! Questo argomento meriterebbe molto più spazio nel mondo; hai ragione, è ancora un taboo. Se volessi renderlo un argomento tipico, però, ti consiglio di integrare le tue narrazioni con la supervisione di un professionista della psicopatologia, perchè in una materia così delicata non si può rischiare di dire le parole sbagliate (personalmente credo anche che alcuni errori
    tecnici sulle classificazioni psicopatologiche o sulla sintomatologia siano assolutamente da evitare).
    Detto ciò, brava Chiara!

    • Non pretendo di fare il medico ma di condividere ciò che ho imparato, ma è una buona idea.

  • Elucubrazioni

    … che dire… Complimenti ! Per non aver paura di affrontare pubblicamente una questione tanto “spinosa” e per il coraggio che ci stai mettendo nell’affrontarla.

  • Eleonora

    Grazie Chiara. Grazie perchè con questo post hai scritto anche di me, senza saperlo. Mi hai fatto sentire meno sola, più capita, e più accolta. E non mi succede spesso di trovare chi parla la mia lingua, il più delle volte parlare di certi disturbi è come parlare un’altra lingua. Grazie di cuore.

  • emi

    Grazie per aver scritto questo bellissimo post. Non solo è bello, e “cade” al momento giusto, ma l’ha scritto una delle blogger che più stimo 🙂 Credo sia un argomento difficile da trattare ma dico solo che io a volte mi sento in colpa, perché so di avere molte cose “in più”, molti privilegi che ad altri sono negati o concessi a costo di uno sforzo maggiore, e quindi non dovrei. Non ho il diritto di sentirmi così. Ma tant’è.
    Ci sono alti e bassi, e allora cerchiamo di goderci il momento 🙂
    In bocca al lupo!

    • E’ vero. E la cosa ti fa sentire ancora più in colpa. E’ un circolo vizioso, per questo bisogna capire bene cause e cure, e non sentirsi mai responsabili di quello che è successo ma solo del modo in cui lo affrontiamo.

  • elenaoko

    È così difficile quando sei una ragazzina, e chiedi aiuto ai tuoi genitori, gli unici di cui in teoria ti dovresti fidare, e invece ti senti dire “datti una mossa”.

    Grazie davvero Chiara.
    Ti abbraccio

    E.

    • Eh. Bisogna rompere questo tabù del cavolo per tutte le ragazzine che verranno.

    • Concordo. La reazione di mio padre alla mia diagnosi di bulimia: “ma non puoi smettere di farlo?”
      I genitori ci vogliono bene, ma non sempre capiscono.

  • #noncicrederestemai

    Ciao Chiara, a volte ho letto il tuo blog ma non ho mai commentato. Oggi ti devo ringraziare. Soffro di sindrome bipolare, eppure ho una vita piena di esperienze, con un lavoro gratificante e di successo, tanti amici e un buon reddito. Mi piace ascoltare gli altri, sono carina, piena di interessi, sportiva… nessuno penserebbe mai a quello che sto scrivendo qui. Eppure ho sofferto.. depressione, ipomania. Ora vivo in bilico, tra un dosaggio corretto di farmaci e la psicoterapia. La mia malattia ha un’origine chimica, i neurotrasmettitori non funzionano bene. Mi ha salvato un quoziente intellettivo superiore alla media, per cui mi sono comunque sforzata di non abbandonarmi mai a quello che la testa, maledizione, mi avrebbe portato a fare. E insieme al valproato di sodio, l’amore (della famiglia, degli amici, degli animali) non cura ma aiuta. Se facessi outing forse perderei il lavoro, forse mi guarderebbero tutti con compassione, forse mi allontanerebbero. Troppe volte mi sono sentita dire “reagisci”. Ecco, quella è la cosa più difficile da comprendere per chi non è nella nostra situazione. Grazie per questo post. Un abbraccio.

    • Grazie a te per aver condiviso la tua esperienza. Ti abbraccio!

  • Mi chiamo Sascha, sono felicemente sposata, vivo nella cittá piú bella del mondo, faccio il lavoro dei miei sogni, spesso viaggio, esco, faccio cose “da persona felice”. Soffro di depressione e disturbo di ansia e ho sofferto di bulimia e fame nervosa per tanti anni. E ti ringrazio per questo post.

    • Dobbiamo rivederci presto noi due, così andiamo a deprimerci insieme da qualche parte ahahaha

  • Vasilissoula

    Ma invece come si fa con chi ha dei disturbi mentali e NON vuole riconoscerli come una malattia?
    Sono stata fidanzata a lungo con un buco nero che risucchiava ogni grammo di amore (prima, poi è diventato affetto sulla fiducia) e solarità che cercavo di buttarci dentro, e che non ha mai voluto andare da uno psicologo o psichiatra perché “io sto bene, siete voi che vi sbagliate di grosso a pensare che la vita sia bella”. E giù a parlare di suicidio e non solo, e a litigare se provavo a controbattere, oppormi, esortare a vedere uno specialista.
    Come si fa in questi casi? Non avrei voluto che la mia salvezza coincidesse con la rottura della nostra relazione, ma così è stato. Visto che convivo da anni col dubbio atroce di essere stata inadeguata, superficiale, egoista, provo a chiederti se ti va di raccontarci anche secondo te cosa devono fare le persone accanto a chi è malato, una volta che hanno perfettamente capito che di malattia si tratta e vorrebbero passare allo step successivo.

    • Non lo so davvero, quello che so è che è davvero molto difficile stare insieme a una persona che conosce il suo disturbo.. figuriamoci a chi non lo accetta. Però voi, persone che ci state accanto, non siete e non dovete essere i nostri salvatori. Potete certamente fare la differenza, e tanto, ma chi davvero ha il potere di aiutarci sono solo persone specializzate, medici, in alcuni casi medicine e noi stessi. Certo, farlo in un ambiente pieno di amore e accettazione aiuta, e molto, ma non possiamo scaricare la responsabilità della nostra malattia sulle spalle di qualcun altro. Sono andata off topic, lo so..

      • the_shadow

        Non sempre è così però… Io ho girato due psicologi e uno psichiatra per ‘guarire’ dai DCA. Mi hanno dato la fluoxetina (smettere di prenderla non mi ha fatta dormire per mesi), mi hanno fatto fare psicoterapia, ma non è servito. Non so come, non so perchè. ad un certo punto è scatttato qualcosa nella mia testa, mentre ero in Erasmus. E ho detto basta. A volte i profesionisti aiutano, altre volte peggiorano solo la situazione specialmente se sotto sotto non vuoi ‘guarire’. Credo dipenda molto dal grado di accettazione e volontà di risolvere il problema.

        • Penso anche io che noi stessi giochiamoi un ruolo fondamentale, ma a volte un esperto più che risolvere il problema ce lo fa comprendere davvero. Anche perché uno psicologo che tu promette o propone una soluzione non è una persona competente, a mio avviso. Può fornirti gli strumenti, però, che in quel momento non hai, per affrontarla meglio.

  • andy

    Grazie Chiara, per il coraggio e la determinazione con cui affronti questo argomento. Grazie soprattutto da parte di chi un giorno di gennaio, sola e non capita, si è lasciata andare in un fiume gelido e non è più tornata.

    • Questo mi colpisce molto. Nessuno dovrebbe morire così. Un pensiero per questa persona.

  • nia

    Concordo in tutto Chiara, e anche se io stessa sono la prima ad avere molti pregiudizi al riguardo

  • Emi

    Come te, credo che non ci sia nulla di male ad ammettere le proprie “debolezze” (se è giusto chiamarle così…o forse no perché credo sia al tempo stesso indice di forza proprio ammetterle e riconoscerle…) Le ansie (ed anche qualche attacco di panico) le ho conosciute anche io in passato e credo che appartengano un po’ a tutti (a chi più a chi meno). Una laurea in psicologia mi ha poi permesso di costruirmi una “lente” per guardarci attraverso, una lente che non è una barriera che non fa passare il dolore e la paura, ma un filtro che ti fa guardare più in fondo, capire le cose e chiamarle con il proprio nome. Ti leggo da un po’ e credo che tu abbia una sensibilità superiore, hai un modo che adoro di raccontare le cose (dai tuoi viaggi alla tua vita in genere) e questa tua sensibilità e profondità di pensiero sarà sempre la tua carta vincente! Continua così Chiara! Un abbraccio

    • Grazie di cuore, Emi!

  • Giorgialand

    Sinceramente ho letto più volentieri questo post di quelli “patinati” perchè più vero e profondo.
    E non magari a livelli altissimi ho passato e passo anche io i mie momenti “matti”, quindi si mi interessa!

    • Servono entrambi, a me e su un blog. A me personalmente a volte aiuta e ispira leggere post così e altre… andarmi a guardare una ricetta su Youtube!

  • Gabriella Carofiglio

    grazie…… 😉
    Non so cos’altro dire se non GRAZIE

  • Anna Muscetta

    Grazie Chiara di vare condiviso anche questo! Sono una neuropsichiatra infantile, sono mamma come te e anche io soffro di disturbi ansiosi e di depressione. Mi piace il modo semplice ma incisivo in cui hai parlato del disagio mentale. Come sempre sei acuta e vai dritto al cuore….
    Mi piacerebbe darti una mano per lavorare contro lo stigma della malattia mentale. Lo vedo un po come un dovere. Non ho idea come ma se vuoi sono a disposizione. Qualche intervento specifico? Una rubrica? Non so ma mi piacerebbe aiutarti in questo viaggio importante ed utilissimo. Spesso più della malattia è lo stigma che ad esso è legato che è invalidante. Tu lo hai colto perfettamente.
    Buon lavoro.
    Anna Muscetta

    • Grazie della tua offerta di aiuto Anna, ci penserò seriamente.

  • Francesca Introvaia

    Grazie per esserti aperta così e per aver affrontato un argomento così delicato.

    • Ma di niente, spero aiuti a cambiare un po’ le cose.

  • Una Snob

    Sentiamo un po’, Chiara: sono vent’anni che stai male.
    Sei mai andata da uno psichiatra? Hai mai preso psicofarmaci?
    Perché le frasette motivational secondo me lasciano il tempo che trovano.

    • I commenti inquisitori che iniziamo con ‘sentiamo un po” e terminano con ‘frasette motivazionale’ dopo un post del genere, mi stanno già sul cazzo. Rispondo quindi a te facendo di questo commento un esempio del tono che NON ACCETTERO’ nei commenti a post simili, quindi non ce ne saranno altri.
      Mi sembra particolarmente offensivo che tu dia per scontato che io non l’abbia fatto ponendo le domande in questo modo poco gentile. Detto questo: ma certo, solo che non devo venire a giustificarlo a te e soprattutto non è il tema di questo post, che – se hai compreso – è il tabù che ruota attorno a queste malattie.

      • GG

        oh ma ci sono rosicone che vogliono pure stare a misurare le malattie degli altri?
        non sei abbastanza malata per i loro standard? se non superi gli INVALSI delle malattie mentali allora non hai diritto di scriverne?

        e invece di capire che non hai risposto non per la domanda in sè, ma solamente per il tono maleducato, pensano di averti colta in fallo.
        ma chi va ad apostrofare una persona che nemmeno conosce con un “sentiamo un po’ ” ?

        Poi, non è che dobbiamo aspettarci che in ogni post tu ci sveli il Segreto della Vita, o l’Undicesimo Comandamento, è un blog, liberi tutti di criticare, ma ricordiamoci l’educazione…

    • Francesca

      L’educazione, questa sconosciuta…

  • natascia

    Grazie Chiara, ti ammiro davvero, un bellissimo post. Mi interessa eccome l’argomento, mio padre soffre di ansia da una vita, io sono nata dall’ansia insomma, vedo questa malattia fin da sempre. E non è neanche l’unico, casi ne conosco..E’ giusto quel che dici, è ora di trattarle seriamente queste cose, con la stessa dignità di altre malattie. Avevo intuito, dai tuoi ‘indizi’ ma anche per la sensibilità straordinaria che hai, che si percepisce in tutto quel che fai. Sei meravigliosa, meriti il rispetto degli altri non per il tuo successo, ma per il tuo coraggio e la tua sincerità. Tu osi dire quello che altri non dicono (come nel tuo primo libro 🙂 ). Anche io ho avuto un periodo in particolare, veramente nero…mi sono riconosciuta nella tua descrizione..nella fatica di respirare, di lavarsi, vestirsi . Un motivo c’era ed è passata. Ma a volte ci ripenso e mi rivedo ‘da fuori’, e penso meno male che è passata e penso anche e se ricapitasse? e se capitasse ancora a qualcuno che amo? Anche alla luce di tutti questi casi di suicidi tra giovanissimi, credo che la società (e quindi noi) debba cominciare a guardare in faccia la realtà a riconoscere queste malattie per poterle affrontare. A volte sembra che ci dividiamo in fatti bene e fatti male, come in fabbrica gli oggetti che vengono fuori perfetti e standard e quelli invece ‘fallati’. Da buttare via, di serie b. Invece abbiamo solo dei problemi diversi, c’è chi ha il diabete e chi ha l’ansia e andrebbero trattati con la stessa dignità e serietà. Serietà perchè non è una cosa che vada banalizzata o ignorata o derisa, ma senza, come dici bene, lo stigma della società, che vede una colpa o una vergogna in questo tipo di problema. E penso che il tuo esempio possa essere di ispirazione a molte persone…proprio perchè tu sei famosa, bella e di successo. Un abbraccio !!

  • Soffro di disturbo da ansia e panico da sempre. Si è manifestato 13 anni fa e da quel giorno io ci convivo. I primi anni me ne vergognavo ché la gente intorno a me diceva “e che problemi puoi mai avere TU?”. Poi ho parlato con un medico che mi ha fatto capire come gestire la cosa. All’inizio non ci riuscivo, poi sì. Piano piano ho imparato a conviverci. Ma ci sono giorni in cui non mi alzerei dal letto.

  • Mamma Avvocato

    Io ho deciso di aprire un blog dopo aver letto voracemente i tuoi post, ormai quasi 5 anni fa. Tu mi hai aiutata, anche con il tuo libro che parlava della maternità, a capire che diventare mamma, per quanto nel mio caso voluto e cercato, è uno tsunami che ti travolge e può coglierti imprerata ma non ero la sola a sentirmi inadeguata. Poi, a forza di post sponsorizzati e patinati, non ti leggevo più. Ora ogni tanto vengo a leggerti e trovo anche post come questi. Post importanti, post coraggiosi. E penso: grazie, ancora grazie.

  • K.

    Ciao Chiara, è bello, bello tra molte virgolette (!!!), leggere post di questo tipo perché ti fanno sentire meno sola e meno anomala, in un mondo in cui sembrano tutti felici, spensierati e splendenti. Post di questo tipo aiutano come vedi, perché non ci si sente gli unici, ma siamo tutti qui ad alzare la mano e a dire che sì, anch’io! E sì, anch’io! Ero appena alle elementari e piangevo tutti i giorni, ma a nessuno è venuto mai in mente che potessi avere un problema, ero solo molto emotiva, oppure avevo mal di pancia! Crescendo continuano i disturbi d’ansia, chiaramente, mai diagnosticati e mai curati. Disturbo alimentare? Presente! Solo che, mantenendomi sempre in equilibrio, non ero così grave da catturare l’attenzione, quindi tutto ok, del resto andavo bene a scuola, non davo problemi. Arriviamo all’università. Il disastro. Oggi ho trent’anni, sono ancora all’università, studio medicina, e da un anno sono in terapia e non me ne vergogno. Sono contenta di aver scelto questa strada, mi voglio curare. Se ci sono persone che per questo mi giudicano, non è un mio problema. Ma è difficile accettare di avere un problema, proprio per il motivo di cui parli nel post, non è una gamba rotta che mette tutti di fronte all’evidenza. Quindi, quando tutti negano il tuo problema, che è reale, finisci anche tu col sentirti sbagliata, difettosa, una perditempo e non degna di aiuto per qualcosa che gli altri reputano non esistere. E’ difficile.

    • Anna

      Ho appena iniziato una terapia farmacologica per riscontrata depressione, ansia ho attraversato mesi molto bui alternando ansia soffocante a depressione e voglia di farmi del male, perche’ ,proprio come dici nel post, la voglia di farla finita nasce dal bisogno di porre fine al problema…..non alla vita. Il dolore piu’grande era accettare di dover ricorrere ad un neuropsichiatra; del resto la prima frase che ho pronunciato quando mi sono seduta difronte al medico e’stata:”non avrei mai immaginato che un giorno sarei arrivata qui…” I tabu’ mi hanno fatto soffrire tanto, la dipendenza dai farmaci, gli”psicofarmaci”, il neuropsichiatra che ti segna farmaci che ti porteranno al suicidio….

      • “Accettare di dover ricorrere a un neuropsichiatra”, forse nel modo in cui l’hai scritto sta molto del nocciolo della questione. Ammettere di averne bisogno, come se fosse una cosa disonorevole. Invece è l’unica strada: farsi fare una diagnosi laddove ci sia una malattia, affidarsi a un esperto, farsi curare e metterci anche tantissimo impegno perché senza quello non si va da nessuna parte. Spero che in futuro nessuno viva il consultare un esperto o l’essere in cura come una sconfitta, una colpa o una vergogna. Ripeto: nessuno si vergognerebbe di andare dall’ortopedico se si rompesse una gamba. E’ un tabù che deve assolutamente essere sconfitto.

  • Complimenti, è la prima volta che atterro sul tuo blog e mi hai colpita. E affondata.
    Sono anni che rimugino sul fatto che tutti i “dolori” dell’anima (del cuore, della psiche, usa il temrine che vuoi tu) sono più reali e più letali di un cancro.
    Se ne parla troppo poco perchè la gente ne ha paura.
    Se ne dovrebbe parlare di più, e senza vergogna e senza timore. Con intenti costruttivi e positivi.
    L’informazione, la prevenzione, l’attenzione al disagio a mio avviso potrebbero dare una mano a tante persone, adulti e ragazzi. Genitori e figli. Uomini e donne.
    Grazie per aver condiviso il tuo pensiero con noi.

  • Giulia Dini

    Chiara, posso dirti una cosa? Sei pazzesca. Nel senso che, anche grazie alla condivisione delle tue esperienze, contribuisci a rompere i tabù – processo davvero tostissimo, eh. Prima quello della maternità, dopo il tuo libro mi è sembrato che quella cosa del tutto perfetto, davvero venisse lentamente sfatata. E ora con le malattie mentali. Ha tutto molto senso quello che dici, e grazie per renderlo pubblico in maniera così forte e chiara. Secondo me non può che fare bene parlarne anche qui, sul tuo blog, nella maniera semplice, acuta e ironica che ti contraddistingue.
    Un abbraccio,
    Giulia

    • Grazie Giulia, è che avendone sofferto parecchio trovo assurdo che ci si debba vergognare di parlarne, di condividere e soprattutto di cercare aiuto (leggi cure). Mi sembra davvero il minimo che io possa fare, avendo una piccola audience.

  • Martina Bellavita Pasini

    Carissima Chiara,
    dopo questo post, ti stimo ancora di più.
    Grazie per aver condiviso, per aver aperto il tuo cuore a noi.
    Grazie per averlo fatto con la tua solita, straordinaria semplicità.
    Grazie perchè credo che oggi, siamo tutti “un po’ matti” secondo me. Dobbiamo solo imparare a non vergognarcene.
    Grazie perchè hai voluto dare una svolta alla tua vita, facendo ciò che ami. Non credo sia stato facile, ma te lo meriti tutto.
    Ti stimo, ti stimo davvero tanto!
    Un abbraccio

  • E.

    Ciao Chiara. Ho 24 anni e voglio ringraziarti per aver parlato apertamente delle malattie mentali. Ho 24 anni e qualche anno fa ho scoperto cosa fosse l’ipocondria, in un periodo modo brutto. Poi ho scoperto gli attacchi di panico e la paura di morire, le notti insonni e la frustrazione che ne è derivata. Come dici tu, la banalità con la quale si minimizzano questi disturbi contribuiscono a farci sentire ancora più sbagliati, e isolati. Sono una bella ragazza ed in gamba (così dicono), ho studiato, ho girato il mondo, non mi è mai mancato nulla (di materiale), eppure la mia tragica mancanza di autostima, la mia sensibilità che non trova un’altra anima tanto sensibile con la quale parlare, ed i miei attacchi di panico mi hanno spesso fatto sentire la terra mancarmi sotto i piedi. Sono andata da una psicologa, che purtroppo non ha fatto altro che farmi sentire ancora più alienata, e sola. Parlarne tra noi aiuta, aiuta a sentirci meno abbandonate. Chiara, grazie dal profondo del cuore.

    E.

  • Parlane, ne ho bisogno come il pane!

  • Sara

    Grazie per aver scritto questo post

  • Charlotte

    Grazie per questo articolo. Da quando ho 13 anni soffro di depressione e disturbi alimentari, ovviamente accompagnati da varie manifestazioni di disturbi compulsivi.
    Ora di anni ne ho 26 ed ancora non riesco a parlarne con nessuno, sebbene da ragazzina seguii una terapia con uno psichiatra che diagnosticò la depressione ( ma, ovviamente, i miei genitori dissero che ” era solo una fase” e non si fece mai nulla al riguardo). La gente che mi conosce non sospetta niente, é così facile fingere di essere felici, ma ci sono giorni in cui non riesco ad alzarmi dal letto, in cui vivo da automa. In altri giorni, invece, mi sento onnipotente.
    Spero in un mondo in cui se ne parli sempre più, in cui le malattie mentali vengano viste debilitanti tanto quanto quelle fisiche ( e forse lo sono anche di più). Quindi grazie a chi come te parla di tutto questo.

  • Giuls90

    Ciao Chiara, grazie per quello che hai scritto. Ho perso mio fratello circa 4 mesi fa, la depressione ha preso il sopravvento. Quel lavoro che non arrivava e che poi è arrivato nel momento sbagliato, quando lui era più indifeso che mai. La vergogna di non riuscire ad accettare quel posto fisso così ambito l’ha spinto ad un gesto estremo. Ha lasciato me, mia sorella, ma soprattutto mia mamma, mio papà, una moglie ed una bellissima bambina di 3 anni appena. Ci manca ogni giorno, immensamente. E’ proprio come hai detto tu, fosse stato un tumore ad impedirgli di lavorare sarebbe stato “socialmente accettabile”, ma una malattia mentale no e questo è il risultato. Una macchia indelebile e un dolore che non sparirà mai. Grazie per le tue parole. Ti mando un abbraccio.

  • Elia

    Ciao, sono una psicologa. Ogni giorno ho a che fare con pazienti che vengono da me carichi di vergogna: “Eh, dottoressa, sono malato.” Come se l’avessero scelto loro. Come se fosse una debolezza o un difetto.
    E il peggio è che metà del mio lavoro terapeutico non è sulla malattia ma sull’aiutarli ad affrontare lo stigma e quello che gli altri gli rovesciano addosso. Essere superficiali su un tema come la salute mentale provoca danni enormi, anche con le migliori intenzioni.
    La tua testimonianza è bellissima: se tutti la pensassero come te, ci sarebbe meno paura, più confronto. Un clima più solidale aiuterebbe tantissimo.
    Spero davvero che un giorno si possa arrivare a questo punto.
    Nel frattempo, grazie.

    • Grazie Elia, sono davvero felice di ricevere commenti da esperti come te. Anche io la penso esattamente cosi e spero che nel mio piccolo io possa far sentire meno sole le persone che soffrono di questi problemi, e che passano di qui.

      • Elia

        Ci stai riuscendo, questo è indubbio. Non conoscevo il tuo blog. Adesso ho letto altri tuoi articoli: sono tutti molto veri e ben fatti. Ti seguirò volentieri.

  • l_intollerante

    Ciao chiara, il tuo post fa un poco luce sui disturbi mentali, ma purtroppo dal post non si vede la luce in fondo al tunnel. I tabù non ci sono solo sull’accettazione sociale della malattia, ma anche sulla condivisione della cura. Potresti approfondire anche questo lato nel tuo post, perchè è un aspetto importantissimo nelle malattie mentali. Spesso ci vergogniamo di doverci rivolgere ad uno specialista (psichiatra, psicologo) o a dover ricorrere agli psicofarmaci, ma come hai scritto tu anche l’anima si ammala e fortunatamente in tantissimi casi si può guarire o comunque migliorare tantissimo il problema. Quindi sarebbe proficuo riuscire a parlare liberamente di questo aspetto, senza troppi giri di parole o omissioni.

    • Assolutamente. Non ho mai nascosto di essere più volte andata in cura da psichiatri e psicologi, e credo che l’aiuto professionale in questo caso sia semplicemente indispensabile, se non altro per capire cosa stia accadendo con l’aiuto di chi può aiutarci a fare chiarezza. Se serve, anche i medicinali aiutano, chiaramente questo deve valutarlo un esperto. Questo post era una semplice introduzione e ‘coming out’ rispetto al problema, focalizzato sulla difficoltà di parlarne. Non è certo un post esaustivo altrimenti sarebbe stato lunghissimo, né io sono la persona adatta a scrivere in maniera esaustiva del tema, ma posso nel mio piccolo portare la mia testimonianza, il modo in cui io ho percepito questo stigma e dire la mia in proposito. Vi ringrazio di tutti i commenti a supporto di questo post, che non è stato affatto facile scrivere e condividere. Grazie 🙂

    • Francesca

      Anche io vorrei dire una cosa. Nel senso, anche io ho pensato che non si intravedesse una luce in fondo nel tunnel. Mi inquieta molto questa cosa, (oltre ai disturbi in sé ovviamente, che riconosco come tali e non minimizzo di certo), dopo 20 anni che una persona sta male, dopo aver fatto cure etc..cioè, sta ancora così male?! Sembra davvero che non ci sia spiraglio di guarigione. Non so se riesco a spiegarmi. 20 anni di disturbi, anni di psicologi, psichiatri, terapie etc.. e ancora dopo anni e anni si alternano fasi in cui uno sta così male?! Uno non guarisce mai, è condannato a portarsi dietro questi disturbi per tutta la vita?! Chiedo per cercare di capire.

  • Anna

    Grazie Chiara, il tuo post arriva al momento giusto, proprio ora che sto lavorando sugli attacchi d’ansia, di cui soffro da qualche anno e che, se raccontati, farebbero esclamare le frasi che hai formulato tu: ma come mai? Ma perché? Ah sarai stressata. La vergogna e la solitudine sono delle gran brutte bestie, che vanno combattute assolutamente. Un abbraccio.

  • Paola

    Ciao Chiara, ti leggo spesso e questo post mi ha convinta anche a commentare. Da qualche tempo prendo, a causa di OCD diagnosticato, un antidepressivo triciclico che mi porta tachicardia. Lo psichiatra dice che se la situazione diventa difficile da gestire potrei passare allo Xanax. Ho letto che soffri di OCD da una ventina d’anni, potresti dirmi quali farmaci hai usato e se anche a te hanno causato problemi di questo tipo? Non so che fare, la tachicardia è molto fastidiosa ma dicono che lo Xanax abbia più effetti collaterali che benefici.
    Grazie e buona serata.

  • mammafrau

    Grazie. Perchè questo è un post bellissimo.e spero apra uno spiraglio che diventi un portone.

  • Mmmm presente! Quando ti ho incontrata al Mamma che Blog mi hai detto “Ah, tu sei quella che commenta spesso” – Bene, eccomi a commentare anche oggi, anche questo post. O forse male. Potevo commentare il post delle vacanze e invece no.
    Da un grande amore in una calda giornata di luglio nasce una bimba. Una bimba fortemente voluta (dopo ben 4 anni di matrimonio), nata nel boom economico. Molto simile alla tua protagonista, cresciuta in una buona famiglia, con la possibilità di viaggiare spesso e di non dover fare molte rinunce (se non quelle educative). Una bimba che aveva tutto penserete voi. Una bimba a cui mancava l’amore della mamma vi suggerisco io. Una mamma lavoratrice, una mamma che ha sofferto di depressione post partum, una mamma che dimostrava il suo amore non tramite i baci, ma tramite i soldi. Una mamma che stava poco con la figlia e, quando ci stava, era stanca e nervosa e spesso diceva cose che non pensava (spero). Durante una vacanza studio in Inghilterra è scattato qualcosa nella mente della bimba diventata ormai adolescente. Stanca di essere presa in giro per quei chili in più ha iniziato a non mangiare e più non mangiava più stava meglio sia fisicamente sia mentalmente. E, cosa più pericolosa, più dimagriva più le persone le facevano i complimenti, soprattutto quei ragazzi che prima la prendevano in giro. Arrivarono anche proposte da agenzie di moda che, fortunatamente, la ragazza rifiutò. Arrivata al peso di circa 45 kg per 170cm alla ragazza scattò nuovamente qualcosa nella testa. Capitò un giorno, guardando una foto in cui c’era una ragazza che a stento riconosceva e che la scosse profondamente con quelle ossa in evidenza e quella pancia gonfia tipo bimbi dell’Africa. Decise di andare in cura perché doveva curare la sua malattia e da sola non poteva farlo. Da quelle sedute emerse che la ragazza non aveva mai superato il non amore della madre e proprio da quello decise di ripartire. Oggi non ha un rapporto idilliaco con la mamma, ma non è più così conflittuale come un tempo. Oggi ha capito che per star bene con gli altri deve prima stare bene con se stessa ed amarsi. Oggi, quando apre una credenza e qualche cibo le mette paura, esce e si regala qualcosa o semplicemente passeggia per Roma senza meta, ma gustandosi il bello che la natura può offrire. Oggi sta imparando a fare la madre e, sicuramente sbaglierà tanto, ma tutti i giorni riempie di baci sua figlia quasi fino a soffocarla, tutti i giorni le dice che la ama. Ogni mese mette da parte un budget per lo shopping curativo e, all’occorrenza, esce con sua figlia e si viziano un pochino perché si amano un casino.

    • andy

      Ogni tanto penso che di buono ad aver avuto madri povere di coccole, ci siano i nostri figli sommersi di baci e avvolti dei nostri abbracci. Ti ho letta e mi ci sono specchiata. La mia storia ha risvolti diversi, ma di sicuro la stessa voglia di riscatto nei confronti dei miei cuccioli.

      • Ciao, hai perfettamente ragione. Prima di avere mia figlia ero in difficoltà quando qualcuno mi abbracciava perché non ero cresciuta con il contatto fisico. Da quando c’è Julia nella mia vita ho imparato che abbracciare gli altri è bello e sono diventata un po’ l’orso abbraccia tutti. I nostri cuccioli sono un dono prezioso, insegnano forse più loro a noi che noi a loro. Un giorno mia figlia mi rimproverà qualche cosa che sto sbagliando e già so come reagirò…la abbraccerò 😉
        Ti mando un abbraccio virtuale

        • andy

          Ricambio l’abbraccio! !!

  • Sono cresciuta con una madre che soffriva (e soffre) di depressione e che ha combattuto la sua malattia nell’intimità della sua casa e con l’appoggio del marito, perché fuori (anche dalla stessa madre) si sentiva solo dire frasi del tipo “hai uno stipendio fisso, un marito, due figlie, cosa ti manca?”. Sono cresciuta con la consapevolezza di questo problema, ma solo ora che sono adulta lo capisco davvero. Ma lei è stata un’ottima madre, mi ha regalato un infanzia fantastica e credo proprio che noi figlie siamo state la sua ancora di salvezza, l’unico motivo per cui lottare ogni giorno e darsi da fare quando l’unica cosa che voleva fare era farla finita. La ammiro molto, perché vive con questo peso sul cuore praticamente da tutta la vita. Eppure riesce a vivere, riesce ad essere una grande lavoratrice, un’ottima madre e anche una brava figlia.

  • jessika

    Grazie hai raccontato anche la mia storia.

  • naive

    ciao Chiara, bel post che pero’ secondo me non centra le premesse del titolo. Mi spiego meglio: questo post mi sembra scritto per qualcuno che capisce di cosa stai parlando (ne sono riprova tutti i commenti). Per che non soffre di questi disturbi e che non conosce nessuno che ne soffra (almeno che io sappia), rimane un grosso punto interrogativo. Cioe’ non ho idea di cosa tu stia parlando. E hai ragione che per noi non affetti da questi disturbi e’ veramente facile bollare tutto come cazzate o inutili paranoie (anch’io ho le mie giornate no dove fantastico su come sarebbe potuta essere la mia vita se, etc. etc. ma da qui a pensare di suicidarmi…)
    E ovviamente il taboo esiste laddove c’e’ ignoranza. Quindi se vuoi veramente sconfiggere tale tabu’ devi spiegare meglio, nel dettaglio.

    Per concludere, senza nessuna nota polemica ovviamente ma solo per non diffondere false informazioni, in Italia ci sono circa 5 suicidi all’anno e 125 morti di cancro ogni 100,000 persone.

  • K

    Grazie Chiara per questo bellissimo post – e un abbraccio forte a te.

    Vorrei tanto far leggere questo articolo al mio fidanzato inglese che soffre di OCD. Pensi di postarlo anche nella parte inglese del blog? Sarebbe bello! E se non è in programma mi affiderò a Google Translate 😉

    • Ancora non lo so… ma potrei!

  • Clarice

    lui è bipolare, e stiamo insieme da sette anni. giorni fitti di dolore e giorni spensierati, nello spazio di alcune ore. eppure: ogni mattina vederlo lottare, ogni mattina vederlo guardarsi allo specchio e provarci, ogni mattina vederlo cercare la parte luminosa di lui è una delle cose più prodigiose e piene di speranza e belle che io abbia visto fare ad un essere umano.

    • Che meraviglia. Che bello, davvero, Clarice. Ogni persona dovrebbe essere guardata con gli occhi con cui tu guardi lui.

    • Astrid

      E se invece la persona che ne soffre non “sembra” lottare? Non sembra “guardarsi allo specchio ogni mattina e provarci”? cosa si può fare?

      • Clarice

        me lo sono chiesta spesso, come si fa, convinta per tanto tempo che il mio amore, quello della sua famiglia, quello dei suoi amici potesse bastare. eppure non era abbastanza: perché l’amore aiuta, lenisce le ferite, fa sentire meno dolore ogni tanto, ma non cura una malattia. c’è bisogno di un medico, di pazienza, di tempo, e anche di molto coraggio. so, sappiamo, che è una cosa che non avrà mai davvero fine, solo che ora impariamo pian piano a prendere la luce delle giornate buone per affrontare quelle che sembrano senza speranza. la stessa luce che non mi fa mai pensare che lui è “un bipolare”, ma solo che è un architetto, uno a cui piace sciare, uno che dipinge, un cuoco eccezionale e uno che tiene la luce accesa fino a tardi per leggere, e poi che sì, è anche bipolare.

  • M

    Ciao Chiara, ti seguo dai tempi del tuo fantastico libro di quando aspettavi Polpetta. Posso solo dirti che io ero una di quelle persone che minimizzano le malattie mentali. . . E dopo la gravidanza, ed eccomi nella spirale della depressione, il tutto condito da doc e crisi di panico e ansia. Ok, perfetto, un mix esplosivo. All’ inizio me ne vergognavo come una disperata, poi la piccola è nata, cresciuta un pochino e da un po’ ho cominciato a parlarne, sopratutto per sbloccare la situazione mia e di coloro che minimizzano. Beh, non è semplice, tanti rispondono:ma sì, li ormoni, un po’ di malinconia. . . Insomma, brava, e grazie per averne parlato. Ciao.

  • franz

    Finalmente ho trovato la definizione che mi riassume alla perfezione, grazie!! “Disturbata mentale altamente funzionante”. E’ commovente, e non sono ironica.
    Siamo in tanti, grazie Chiara, per aver dato voce a noi: laureati, dottorati, abbiamo lasciato l’Italia per fare lavori strafighi, abbiamo partner in carriera e a volte figli adorabili. Visti da fuori, siamo quelli dalla vita perfetta.
    Nessuno o pochi sanno che durante la laurea eravamo carichi di xanax, che il primo volo per l’estero l’abbiamo fatto sotto paroxetina, che i nostri partner ci hanno visto in condizioni di miseria totale, che ogni figlio ci costa dieci dosi di ansia di piu’ di chiunque altro.
    Siamo qui, in mezzo a voi, silenziosi, sorridiamo e vi sosteniamo pure nei momenti difficili, ma dentro, stiamo combattendo una guerra violenta e sanguinosa.
    Ogni nostro successo è strappato con le unghie e coi denti, ed è questa la luce che brilla piu’ forte in fondo ai nostri occhi.
    Ce l’abbiamo fatta, un’altra volta, festeggiamo la vittoria, festeggiamo la vita. Cin!

  • Layla

    Bellissimo articolo.
    Io ho 30 e passa anni e soffro di disturbo borderline di personalità. Non sai quante volte mi sono sentita dire che sono solo un’immatura, un’eterna adolescente, che sono una “schizzata isterica” perché ho frequenti sbalzi d’umore, che sono una “ragazzina dark in cerca di attenzioni” perché ogni tanto cado nella trappola dell’autolesionismo. Persino i miei genitori non riescono a prendere sul serio questo disturbo, nonostante siano stati loro a pagarmi per anni l’aiuto psicologico e psichiatrico di cui avevo bisogno.
    Ho passato più di metà della mia vita a convivere con questo disturbo e ci conviverò per tutto il resto di essa. Molto spesso non lo dico, lo confesso solo ai miei amici più stretti, perché odio sentirmi dire “ma che hai da lamentarti? Sei cresciuta con una vita invidiabile, non hai avuto grossi traumi, come fai a soffrire di un disturbo psicologico?”
    Inoltre, la mia ragazza soffre di depressione. Abbiamo una relazione a distanza – una distanza molto grossa – e ci sono delle volte in cui lei “sparisce” per giorni perché non riesce a fare altro se non vegetare sul letto, e scrivermi o chiamarmi non solo le costerebbero una sforzo troppo grosso, ma non le passa neanche per la mente in quei momenti “neri”. Sai quante persone mi dicono “ma che stronza che è, non ha un minimo di rispetto nei tuoi confronti, non capisce che tu ti preoccupi? non capisce che non può sparire così? perché non ti fai valere?” e io mi chiedo: ma farmi valere su cosa? Sulla sua malattia? Sarebbe come andare da una persona che ha la polmonite e arrabbiarsi perché non viene fuori con te a bere qualcosa o a ballare! Dirle “hey, brutta stronza, alzati dal letto e esci di casa, non ci pensi a me che sono qui che voglio andare a ballare?”
    Borderline e depressione in un’unica coppia è un mix esplosivo, e non è facile, soprattutto se si aggiunge la distanza, ma noi sono anni che ci proviamo, anni che combattiamo non solo contro le nostre menti, ma anche contro tutte le persone che si sentono in dovere di giudicare i nostri comportamenti perché non possono capirli.
    Sarebbe bello se vi fosse più informazione. Sarebbe bello se si studiasse a scuola il modo in cui queste malattie agiscono sulla mente delle persone e che no, non sono pazze, non sono in cerca di attenzioni, non sono immature, sono solo malate, e purtroppo non sono malattie dalle quali è facile guarire. Non puoi darmi la tachipirina per una settimana e poi torno come nuova. Sarebbe bello se vi fosse più rappresentazione positiva nella letteratura, nel cinema, nella televisione, per far vedere al mondo cosa vuol dire convivere con queste malattie e con questi disturbi, e il modo in cui ci rapportiamo agli altri e in cui gli altri si rapportano a noi. Purtroppo non la vedo una cosa possibile nell’immediato futuro, ma quanto sarebbe bello se la gente capisse come ci sentiamo e la smettesse di dirci che dobbiamo reagire o che dobbiamo crescere?

  • giovanni

    sto dato che si muore piu’ di depressione che di cancro dovresti cancellarlo perche’ non e’ vero

      • Cindy

        Rising awareness, è sempre un’ottima idea. Soprattutto se si sanno gestire le parole delle emozioni. Con le tue, la testimonianza arriva, anche a chi non si è mai affacciato al mondo della malattia. La partecipatory medicine è una gran bella invenzione, ma va usata con cautela. Perché le frasi scritte di getto, dettate dal cuore, non vengano scambiate per informazione. E sì, i dati non sono corretti. Così, era per dire ‘Go, girl!’, bello tutto, ma non fare quel passo di troppo che può confondere ancora di più le persone solo perché ci sta bene nel ritmo del post.

        • Ho verificato i dati che ho citato, per quanto riguarda il resto sono felice se mi dici quale frase esattamente non è corretta. Grazie in generale per il positivo incoraggiamento!

  • Laura

    Grazie Chiara …. grazie di cuore!!!!

  • Pollyanna

    BRAVA Chiara, complimenti per l’analisi intelligente e lucida, per il coraggio con cui ti riveli. Questo post, in questo momento, per me è una sverzata vitale. Ma, ora, non riesco a scrivere, è una giornata NO, di quelle toste. Dopo dieci anni di analisi sono un’altra persona, finalmente VIVO, ma ancora, a volte, l’ autodistruzione fa capolino. Esco, e se ti va ripasso di qui, in un altro momento.

  • Silvia Clerico

    Bellissimo post, che fa pensare. Ma dove finisce , e come si fa a distinguere il “normale” (passami il termine, intendo quello che tutti piùo meno provano anche solo a periodi) male di vivere, pessimismo o ansia da un problema che necessita di cura? Intendo, posto che nessuno al mondo nn si sente mai ansiosio o un po’depresso, quando questo si trasforma in vera malattia? Come si capisce, se si può capire, di aver varcato il confine secondo te?

    • Questo solo un esperto è in grado di dirlo, e invito all’attenzione con l’auto-diagnosi. A 20 anni ho preso i miei risparmi e iniziato un percorso di terapia. Non mi sarei mai sognata di dirmi da sola ‘hai questo, hai quello’, né nessuno è in grado di farlo.

  • Chics

    Snormale Libero Stato della mente.
    Se ti interessa è un’associazione che si occupa proprio di questo
    https://www.facebook.com/profile.php?id=100007960936642&fref=ts

  • giulia

    Nel 1992 avevo 7 anni: diventai la primogenita perché era nata mia sorella. Dopo anni di gelosia, litigi, dispetti arrivai finalmente all’età in cui realizzai che era la cosa più bella che mi fosse capitata: ci sarebbe stata sempre, sarebbe stata la madre dei miei nipoti, una spalla su cui piangere, la Vigilia da lei, il Natale da me. Invece oggi non ho una sorella: la schizofrenia è solo una diagnosi ma nella realtà vedi che non ha voglia di alzarsi dal letto, di lavarsi, di parlare, di pensare al futuro, di vivere.
    Io stessa all’inizio ho fatto l’errore di pensare che avrebbe dovuto reagire perché aveva un corpo sano, era bella, intelligente, di buona famiglia, con una laurea. Poi ho capito che non lo faceva apposta, che non aveva proprio le risorse per reagire, che se sei sano non puoi capire fino in fondo la malattia che ti trascina nel baratro. E quando io ho iniziato a capire questo mi sono resa conto che le persone intorno a me, tipo i miei amici, non capiscono proprio come facevo io all’inizio. La verità è che le malattie mentali non sono considerate ancora delle malattie, perché vista da fuori hai tutte le carte in regola per essere felice, e se non lo sei è come se fosse un capriccio, o una colpa.

    • Sara Inzolia

      Prendo spunto dal tuo commento ma mi rivolgo in generale al contenuto del post ed a svariati commenti che ho letto.
      Forse possono non essere considerate malattie da alcuni “non addetti ai lavori”, ma certamente il medico, se ha diagnosticato un disturbo con i sintomi che descrivi, avrà proposto una terapia, farmacologica o psicologica… Quindi al di là del fatto che alla “gente” possa sembrare più o meno colpevole o capricciosa, e certamente questo non è piacevole, mi chiedo: Si sta curando? La state aiutando/facendo aiutare? Perché qui mi pare che il problema principale sia (e non mi rivolgo a te nello specifico, ma al tono generale del post) quello che pensa la “gente”, che la “gente” non capisce, che la “gente” giudica senza sapere… Ma da un medico ci siete andati?!? Ok, sdoganiamo le malattie mentali, ma non per quello che pensa la “gente”: per tutelare la salute di chi sta male. Il messaggio dovrebbe essere, a mio avviso: Stai male? Fatti curare! Da questo post pare invece che passi il messaggio: Stai male? Fa nulla, puoi anche essere matta (cit.) ma va bene così, purché non te ne vergogni! E non oso pensare a quello che possa comportare un messaggio del genere quando ci sono figli… Un disturbato mentale (cit) seppure altamente funzionante (cit) potrebbe anche nuocere ai figli, sia materialmente, che psicologicamente. Non venitemi a dire che spiegare ad un bambino che sì, mamma ieri era alle Bahamas ma oggi non ti vuole guardare neanche in faccia perché è impegnata a tenere le ginocchia in bocca, ma fa nulla, è solo un po’ matta!… Non venitemi a dire che questo va bene. Spiattellare veri o presunti disturbi mentali non è curativo; forse può dare sollievo, ma non è curativo. Le terapie, se necessarie e prescritte lo sono.

  • Polly

    Grazie Chiara, hai scritto cose importanti. Ho conosciuto mia suocera in una residenza psichiatrica e ho avuto a che fare altre volte con persone con problemi di questo tipo. Non sono riuscita mai a confortare nessuno, anzi, sono stata trascinata nell’angoscia e poi sono scappata. Se ti capita e vuoi parla anche di questo.

  • Cristina

    Ciao Chiara,
    Mi chiamo Cristina, e anch’io come te combatto ogni giorno contro i disturbi alimentari, metafora di disturbi radicati altrove. La terapia e solo quella aiuta a fare chiarezza, ma sapere di non essere sole aiuta. Molto spesso la gente taccia anoressia e bulimia co.e sinonimi di superficialità, eppure molto spesso ad essere colpite sono persone intelligenti, fortunate e con una bella famiglia. Grazie per quest post e grazie per aiutare le persone a non dare nulla per scontato perché spesso dietro un’esistenza all’apparenza perfetta di celano difficolta enormi e incomprensibili.
    Grazie di cuore!

  • annaelle

    Io l’anoressia l’ho avuta 18 anni fa… quando ancora non era di moda, e quando non esisteva cura a parte qualche associazione speciale. 7 anni di dolore. 7 anni senza ciclo, senza amore e un corpo etereo che si reggeva d’aria. Pochi kili e una vita ossessiva. Anni difficili, tanta terapia e lavoro su se stessi. Ma che ho superato con i denti. E penso che questo manchi alla tua storia. per uscirne, bisogna volerlo, non cullarsi e ammettere che si puo’ uscirne. Uscire da queste malattie egocentriche, mettere gli altri davanti… se avessi ammesso la mia malattia mi sarei piegata ad essa, e non sarei qui, 18 anni dopo.

  • Annalisa Amadesi

    Meraviglioso questo post Chiara, forse il più bello di sempre.
    Sono una psicoterapeuta, mamma di due bimbi, che quotidianamente vede persone con difficoltà e disagi mentali, lievi o gravi che siano.
    E’ ora di eliminare i tabù, di parlarne, di confrontarsi, così ci si sentirà meno soli, meno diversi, meno impotenti.
    Complimenti ancora, per la sincerità e per tutto il resto… e grazie di cuore per aver condiviso una tua parte così intima.
    Un abbraccio

  • Fabio A.

    Ciao, e grazie per aver condiviso la tua esperienza. Credo che di malati mentali ve ne sia a iosa tutt’intorno a noi, e non si tratta solo di depressione o ocd o ansia, ma anche di tutto lo spettro di malanni da manuale.

    Purtroppo non solo è tabù parlarne, ma è tabù anche ammetterlo a se stessi e chiedere aiuto professionale. È tabù anche suggerire che la psicoterapia sia praticata insieme all’educazione fisica sin dalla tenera età.

    Per questo ti domando: puoi parlare dell’aiuto che hai chiesto? Puoi spiegare che percorso hai intrapreso? Perché per una gamba rotta od un tumore si va dal medico, e lo stesso si dovrebbe fare per una malattia mentale, ma non si dice ché altrimenti ce ne si deve vergognare.

  • Giorgia

    Grazie…

  • Laura

    Ciao Chiara ho scoperto il tuo blog da poco in un momento della mia vita che definire nero è essere ottimisti. Dopo la nascita del mio secondo figlio si è ripresentato LUI il mostro che credevo di aver sconfitto 15 anni fa: il disturbo ansioso depressivo. È ovviamente come 15 anni fa mi si è creato il vuoto intorno. I miei genitori mi dicono che dovrei vergognarmi,che sono una egoista che non pensa ai figli e mi hanno persino preso a sberle, mio marito sostiene che sono solo un gran rompimento di palle e cazzo io sono sola con il mio psichiatra e il mio dolore…mi sono rifiutata di prendere farmaci pesanti perché non posso permettermi di starmene tutto il giorno imbambolata,ho due figli un lavoro e una casa che stanno andando a rotoli e nessuno che mi aiuti…combatto ogni giorno contro questa sofferenza immensa sperando che passi, ma questa totale incomprensione intorno a me mi fa così rabbia…per questo quando ho letto il tuo post mi sono sentita capita e meno sola, tanto da confidarmi con una sconosciuta…in fondo,ho sempre creduto nella bontà degli sconosciuti…

  • Ale

    Chiara grazie per aver fatto outing, in pochi hanno il coraggio di farlo….Io soffro di ansia e lievi sbalzi di umore, specialmente in fase premestruale…tu sei seguita da uno specialista?Prendi farmaci? Mi piacerebbe tantissimo leggere altri post a riguardo, forse è l’argomento più interessante..Mi piacerebbe anche sapere come vivi la problematica rispetto all’essere mamma e moglie…io spesso mi sento in colpa nei confronti di mio figlio, pur essendo consapevole del fatto che non gli manca nulla…

  • papapapa

    Grazie. Dall’inferno.