Tutta la verità sul pesto alla Genovese Barilla: visitiamo campi e stabilimento.

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Immaginate questo: la mattina presto che illumina i campi a pochi chilometri da Parma. Il cinguettio degli uccelli che si mischia al rumore ritmico e rinfrescante degli innaffiatori automatici, e un profumo di basilico che si fa passo dopo passo sempre più intenso, finché non arriviamo qui:

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Arrivare a Parma nei campi di basilico coltivati per Barilla è stata una vera e propria avventura: nel giro di 48 ore sono passata da Londra alla Sardegna all’Emilia – passando per un matrimonio di famiglia a Roma e terminando a Milano per prendere un volo per le Bahamas.

In tutta la mia vita non ho mai incastrato tante destinazioni in vita mia, e ritrovarmi palleggiata per 6 città in 3 giorni è stata, per le mie doti personali e organizzative, una bellissima sfida e decisamente una prova di equilibrismo.

Insieme a me ci sono Elena Tee e Sara Milletti: noi siamo la squadra bianca di questo progetto video Barilla – video che vedrete in questo post! – che vuole raccontare la scoperta di un prodotto. Tre punti di vista ed esperienze diverse per raccontare “Con gli occhi delle bloggertutto quello che c’è dietro ad un vasetto di pesto pronto Barilla, pesto in particolare, proprio quello che nessuno ammette di usare ma che tutti teniamo in dispensa per la pasta last-second o la sera in cui non ci va di cucinare.

Da parte mia, ammetto di aver provato alcuni parenti dei sughi pronti di altre marche qui a Londra ma di averli con delusione abbandonati perché troppo, troppo lontani dal vero sapore del pesto. Sono qui per scoprire che sapore abbia questo, ma soprattutto come venga prodotto.

Non voglio dare a mia figlia cibi pieni di conservanti e aromatizzanti artificiali, né voglio mangiarne io: ne va della nostra salute ma anche del rispetto per il cibo, per la cucina in generale.

Viviamo già in un Paese dove la spesa media del cittadino è costituita da piatti pronti: non sento proprio il bisogno di aggiungere altre cose poco naturali.

La prima condizione per la mia partecipazione è quindi stata: voglio fare tutte le domande del caso, non voglio limiti alla mia libertà di espressione e critica. Lo scoprirete in questo post.

La prima tappa sono, appunto, i campi di basilico.

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Il profumo è inebriante, considerando che il basilico è anche un afrodisiaco invito tutte le coppie a farsi un giretto da queste parti eheh.

Le piante sono incredibilmente belle, rigogliose e verdissime. Incontriamo uno dei coltivatori Barilla e gli chiedo il segreto per non uccidere il basilico come faccio sempre io: sole e non troppa acqua. Scopro di aver annegato diverse piante nella mia carriera di basilicoltrice.

Passiamo un’oretta circondate dalla bellezza di questo campo, tra video e un sacco di selfie perché il basilico come sfondo si presta molto.

Torno indietro con le mie scarpe bianche che profumano di mucca alla toilette, se capite cosa intendo. Sono le scarpe che mi porterò in viaggio per altri dieci giorni, mai una gioia.

La seconda tappa è lo stabilimento.

Punto a favore: sono ad appena venti minuti di distanza dal campo, quindi il basilico viene portato appena colto e lavorato freschissimo: per il pesto alla Genovese Barilla non si usa basilico prodotto fuori dall’Italia né tantomeno congelato.

La procedura di disinfezione e rimozione di possibili agenti contaminanti è rigida e attenta: vestite con un camice e una cuffietta che copre i capelli, rimossi gioielli e accessori, passiamo due fasi di pulizia: una che rimuove eventuali impurità con un getto d’aria, la seconda che disinfetta mani e scarpe.

Mi colpiscono la dedizione e la passione di Marco Sacchelli, il direttore dello stabilimento, che ha visto nascere e crescere questa struttura e che alla mia domanda diretta: “lei darebbe questo pesto ai suoi nipotini?” mi ha guardato stupito e ha risposto un “certamente!” che sottintendeva: la qualità di questo prodotto è mia responsabilità. IMG_0555

Non è la prima volta che collaboro con Barilla e ho avuto questa sensazione di passione e voglia di produrre il miglior prodotto possibile parlando con più di una persona.

Allo stabilimento assistiamo a tutto il ciclo produttivo del pesto, che ora vi racconto.

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Il basilico arriva fresco, viene lavato più volte, asciugato e sminuzzato. Gli ingredienti principali del pesto sono questi:

  • basilico fresco
  • una miscela di olii (olio di girasole e olio extravergine di oliva)
  • anacardi invece di pinoli
  • Grana Padano DOP e pecorino romano
  • una miscela amalgamante composta prevalentemente da latte in polvere
  • NESSUN CONSERVANTE

Ovviamente la lista di ingredienti ha scatenato le nostre domande, e io vi riporto le mie:

“Perché non solo olio extravergine di oliva?”

Perché hanno studiato l’esatta combinazione di olii per assicurare la corretta oleosità del sugo e quindi consentire la durata del pesto senza dover aggiungere conservanti.

“Perché anacardi invece di pinoli?”

Sempre per una questione di conservazione: i pinoli sono più deperibili e potrebbero creare problemi. Senza contare che sono anche reperibili in minore quantità.

> La mia perplessità: gli anacardi sono uno tra gli allergeni più forti, forse la loro presenza dovrebbe essere indicata in modo più evidente sul barattolo (sono comunque in grassetto nella lista ingredienti).

“Perché la miscela con latte in polvere?”

La miscela è stata studiata per consentire al pesto di rimanere cremoso e agli ingredienti di non separarsi durante la conservazione.

> La mia perplessità: poteva essere un prodotto vegano e più digeribile… e invece! Onestamente però non so con cosa potrebbe essere sostituito questo ingrediente, quindi non sono titolata a giudicare questa scelta.

In generale, la ricetta è studiata per evitare l’uso di conservanti e mantenere il prodotto stabile e buono nel tempo, ed è una filosofia che sposo. I conservanti non sono comunque necessari nella ricetta originale.

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La nostra ultima tappa è doverosa:

L’assaggio.

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Siamo tutte insieme questa volta, con noi c’è anche la squadra rossa formata dalla mitica Enrica di Chiarapassion, RobySushi e Una streghetta in cucina.

Nella villa rosa all’interno della sede Barilla il cuoco che ha ideato la ricetta del pesto, Andrea Fanzaghi, ci prepara una linguina coi fiocchi.

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La mia impressione di assaggio:

il pesto è una sorpresa: davvero molto buono, delicato, saporito. La presenza degli anacardi non si avverte molto, ‘sento’ formaggi e latte per il colore del sugo e la sua cremosità, ma è per essere un pesto in barattolo è ottimo ed è sicuramente un prodotto che non mi farei problemi a portare in tavola (e una volta tornata a Londra con la mia piccola scorta, l’ho fatto).

Tutta l’esperienza è stata estremamente interessante, ed è sempre bello vedere un’azienda che ha voglia di mostrare il ciclo produttivo degli alimenti che mette in commercio: piacciano o non piacciano modalità e ingredienti, si hanno in questo modo tutte le informazioni per scegliere con consapevolezza.

A tal proposito Barilla ha creato il sito Guarda tu stesso, dove scoprire ingredienti e ricette dei sughi pronti.

Io scelgo di tenere sempre un barattolino in pesto in dispensa: so che prima o poi avrò voglia di usarlo!

Curiosi di vedere i video della nostra esperienza?

Cliccate qui per vedere il nostro viaggio!

Commenti

  • cialdina19

    Domande utili e super condivise 🙂 Io lo uso per i tuoi stessi motivi e tra i pro che hanno creato la mini – dipendenza c’è quella che hanno creato la versione senza aglio e senza pecorino. So che è quasi “illegale” considerare pesto un qualcosa che fa a meno di due ingredienti basilari, ma tutti gli altri proprio non li digerivo >.<

    • Eh ma a casa ognuno può fare come vuole, dai! Pensa che io a volte faccio il pesto di mandorle e avocado :DD

  • Hai ragionissima!

  • Ciao Cris Tina, su questo non so risponderti ma se mi arriveranno notizie sarai la prima a saperlo!

  • Ciao Marta, per ‘senza conservanti’ ovviamente si intende conservanti artificiali, che come tutti sanno proprio salutari non sono! Certamente un’alimentazione eccessivamente ricca di sale o altri alimenti naturali non fa ugualmente bene, ma credo che come conservante sia ben più accettabile di altri, non pensi?

    • Marta

      Mah, in realtà no… Vedi è proprio questo il problema: cosa vuol dire “come tutti sanno”? Io non sono un’esperta di additivi e conservanti, quindi se voglio sapere se fanno più o meno male del sale devo andare a guardare cosa ne pensano chimici e scienziati dell’alimentazione che sono stati formati e sono pagati proprio per evitare che io mangiando mi avveleni. Ma naturalmente i produttori non possono ignorare l’opinione pubblica: adesso si è diffuso il panico sugli additivi chimici e i conservanti e sulla confezione deve essere scritto (ad esempio) “Farina di semi di carrube” invece che “E-410” se no la gente non lo compra. Però si tratta della stessa molecola, solo che la sigla lo codifica e permette di trovarlo facilmente nella tabella degli additivi chimici. Ed è la stessa molecola sia che sia effettivamente estratta dalla pianta, sia che sia sintetizzata in laboratorio: le molecole sono fatte da atomi e una volta che gli atomi sono gli stessi, non c’è differenza tra due cose (esempio: l’acqua è fatta da un ossigeno e due idrogeni. Se viene dal fiume o se tu prendi un ossigeno e due idrogeni in laboratorio e li metti assieme, hai comunque in mano dell’acqua che puoi bere e ti disseta) Per finire, forse quando dici che tutti sanno che i conservanti fanno male ti riferisci alla recente questione sui nitriti e i nitrati, usati come conservanti negli insaccati. Però questi conservanti servono ad impedire lo svilupparsi del botulino e a rendere rosa la carne, non penso che venissero usati del sugo al pesto Barilla anche prima che modificassero la ricetta e scrivessero a grandi lettere “niente conservanti”.

  • Mi fa piacere!

  • Eh ma OVVIO, il pesto fatto in casa è tutta un’altra cosa 😀

  • Ciao Little, il pesto è un pesto in barattolo e può pertanto confrontarsi solo con altri sughi in barattolo.. MAI con un pesto fatto in casa, ci mancherebbe!!!

  • Esatto, ed è stato davvero bello vedere tutto il processo produttivo dal basilico al vasetto. Per me, interessante e rassicurante!

  • Hai molta ragione! Crepi il lupo 😀

  • 🙂

  • Ciao Naive, io non ho scritto questo post per dirvi che il sugo in barattolo è meglio del sugo fatto in casa (non c’è paragone, e se hai visto il video lo ribadisco anche), né tantomeno per invitarvi ad usarlo. Sono stata invitata a vedere com’è fatto, ed è esattamente quello che ho documentato.

    • naive

      eh vedi che sono naive di nome e di fatto…
      io invece pensavo che avessi fatto il post per fare pubblicita’ alla barilla.

      La mia (sottile) critica e’ rivolta al fatto che 1) enfatizzi eccessivamente la mancanza di convervanti, che sinceramente mi pare ovvio e non una prerogartiva di barilla 2) sotto sotto fai passare questo prodotto come adatto ai bambini (pure ai nipotini) mentre ovviamente e’ meglio starne alla larga (se facciamo un discorso puramente salutistico; non ci saranno i conservanti ma ci sono mille altre schifezze, ti sei chiesta come fa il basilico ad essere cosi’ verde?? quella era una domanda da fare…)
      ciao!

  • Giulia

    Da ligure posso dire che un pesto senza l’ombra di aglio (per non parlare delle scuse a mio avviso un po’ labili per il mix di oli e l’assenza di pinoli, ma vabbè..) non va neanche lontanamente considerato tale. È bello che vi abbiano invitato a scoprire gli stabilimenti, le foto sono molto suggestive ma dopo aver letto il posto comunque non comprerei mai e poi mai un pesto in barattolo 😉
    Ciao, Giulia

  • Barbara Vecchiato

    Articolo molto interessante e prodotto davvero eccezionale , ho una sola domanda l altezza della pianta di basilico supera i 16 cm ?