Bullismo: come riconoscerlo, cosa fare.

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Bullismo: come riconoscerlo e cosa fare

Alcuni giorni fa la scuola di Viola ha tenuto un workshop sul bullismo. Il problema è molto sentito in UK, non perché ci sia una casistica più elevata ma perché per tutti i comportamenti violenti e aggressivi, in questo Paese dove l’educazione e il rispetto regnano sovrani (a volte in modo ipocrita, ma meglio di nulla), vige una politica di tolleranza zero.

Trovo utile condividere con voi alcuni punti chiave emersi durante il workshop, perché non è assolutamente detto che nelle scuole dei vostri figli incontrerete problematiche similari, ma è anche vero che solo conoscendole si possono riconoscere ed affrontare.

Avvertenza: questo è solo quanto emerso dal workshop, sono quindi informazione di seconda mano, che derivano dai miei appunti. Nel caso in cui sospettiate che i vostri figli siano vittime di bullismo, questo post non può sostituire informazioni da fonti certe, dialogo con la scuola e parere di un esperto.

 

Cos’è il bullismo

Per bullismo si intendono comportamenti individuali o di gruppo, ripetuti nel tempo, che vogliono intenzionalmente nuocere fisicamente o emozionalmente ad un individuo o un gruppo.

Quindi le sue due caratteristiche principali sono: atti ripetuti e intenzionali.

Un bullo può far sentire un bambino solo, disprezzato, diverso, e fargli pensare che ci sia qualcosa di sbagliato in lui.

Questo può avvenire anche online, specie se il bambino/ragazzo è più grande e frequenta chat,  social network o siti di gaming online e in questo caso parliamo di cyberbullismo (del quale ci sarebbe tantissimo da dire ma che non approfondirò in questo post).

 

Cosa non è bullismo

Ultimamente è un tema di cui si parla spesso e a volte anche a sproposito. Non è bullismo tutto ciò che riguarda conflitti fra amici come ad esempio litigi, incomprensioni o semplicemente amicizie che finiscono e lasciano deluso uno dei due bambini. Non lo sono nemmeno episodi isolati in cui bambini si aggrediscono verbalmente o fisicamente (in modo lieve), purché appunto si tratti di un litigio e non di un atto ripetuto e intenzionale. L’amichetta che ha detto qualcosa di cattivo a tua figlia o l’amichetto che ha dato una spinta a tuo figlio non sono bullismo, sono un altro tipo conflitto che comunque va affrontato.

Bullismo: come riconoscerlo e cosa fare

 

Perché un bambino viene preso di mira?

Qui in UK preferiscono parlare di target, ovvero ‘preso di mira’, non di ‘vittima’. Le ragioni possono essere svariate. L’essere ‘diversi’ dal gruppo è considerato tra le cause, ma i bambini possono essere presi di mira per la loro classe sociale, abitudini culturali, disabilità, aspetto, forma fisica, famiglia, o per nessuna di queste ovvero senza assolutamente alcun motivo. Una cosa importantissima che hanno sottolineato è che non è MAI colpa del bambino. Non è mai un suo atteggiamento o una sua debolezza, una sua abitudine o caratteristica, che lo qualificano come target e questa è una cosa che deve essere molto chiara sia ai genitori che al bambino stesso.

 

L’importanza delle parole

Spesso i bambini prendono in giro e usano violenza verbale prendendo in prestito termini dispregiativi o usati in modo dispregiativo dagli adulti. Termini omofobici, ad esempio, sono usati per descrivere qualcosa di inferiore, e spesso da bambini che nemmeno sanno pienamente cosa significhi, ma che ripetono ciò che sentono dagli adulti intorno a loro. Purtroppo aspetto e forma fisica sono tra i motivi per cui i bambini vengono presi di mira, per questo è importantissimo comunicare ai nostri figli messaggi che siano sempre body positive. Un bambino che dentro casa, dai propri genitori o parenti, comprende che una persona può essere derisa o insultata per la forma del proprio corpo, imparerà ad usare la stessa arma. A volte, inconsciamente, anche contro se stesso. Perché è questo il rischio del trasmettere intolleranza e mancanza di rispetto: se ne diventa anche la vittima.

 

Come sapere se tuo figlio è vittima di bullismo?

E’ molto difficile capirlo, perché molti bambini tendono a chiudersi, si vergognano di parlarne, ma soprattutto temono che parlarne possa peggiorare la situazione. Alcuni tratti comuni ai bambini vittima di bullismo, secondo il workshop che ho fatto, sono:

  • un cambio di comportamento che li fa chiudere in loro stessi
  • diventano aggressivi e poco inclini al dialogo
  • sono spaventati all’idea di andare a scuola/non vogliono andarci
  • chiedono di essere accompagnati anche se grandi
  • fingono di star male la mattina
  • tornano a casa con qualcosa di mancante o di rotto
  • lividi inspiegabili
  • non vogliono dire cosa c’è che non va
  • non giocano con gli amici con cui giocavano prima
  • hanno difficoltà a dormire o bagnano il letto

Come parlare con tuo figlio di bullismo?

Secondo quanto ho capito, e’ importante preparare la strada ad un eventuale dialogo futuro parlando sempre apertamente del tema, rendendolo consapevole. E’ fondamentale che sappia che i bulli sono sempre dalla parte del torto, che ogni tipo di violenza è sbagliato e che può sempre parlare con voi di tutto. Nel caso ci sia il sospetto che tuo figlio sia target di un bullo il dialogo può essere più difficile per le ragioni che dicevamo prima: vergogna e paura che la situazione peggiori nel caso la si porti allo scoperto, cioè che il bullo ‘si arrabbi’ ancora di più.

Mi hanno detto che alcuni modi in cui un bimbo potrebbe comunicare una di una situazione di disagio sono il parlare in terza persona, es. raccontando la ‘storia’ di un ‘altro bambino’ che ha avuto a che fare con i bulli, oppure in maniera indiretta durante giochi di ruolo e disegni. Questo ovviamente è qualcosa su cui un pediatra o uno psicologo infantile può consigliarvi molto meglio.

Ci hanno raccomandato di avere sempre una reazione molto calma, perché un’eccessiva agitazione – anche semplicemente perché siamo molto preoccupati, quindi a fin di bene – può avere l’effetto opposto, quello di far chiudere il bambino in sé stesso.

 

Intervenire o no?

Ci hanno detto che e’ possibile che la prima cosa che un bambino che vi ha raccontato di essere stato preso di mira dirà sia: non dirlo alla maestra. Gli adulti siamo noi, e a noi sta valutare la situazione. Ovviamente vogliamo che nostro figlio sviluppi anche doti di mediazione e resilienza quindi, se riteniamo che la situazione sia ancora sotto un certo limite e che potrebbe cavarsela da solo, è bene attendere prima di intervenire ma sempre monitorando la situazione. Se invece pensiamo sia il caso di intervenire, possiamo parlarne con la scuola anche senza che il bambino lo sappia. Che non significa farlo alle sue spalle, ma cercare di gestire la situazione dietro le quinte e in modo più discreto, proprio per evitare che esporre la situazione di disagio possa aumentare i problemi più che risolverli. A questo punto starà alla sensibilità della scuola e della maestra saper agire in modo da arginare quanto sta accadendo.

 

Come posso aiutare mio figlio?

Secondo quanto ho appreso durante questo workshop, alcune delle cose da fare sono:

Dichiara di volerlo aiutare, ascoltalo.

Prendi sempre seriamente quello che dice.

Fai le tue ricerche e scopri esattamente cosa sta succedendo, ovvero capisci se quanto ha detto corrisponde al vero, se sta esagerando o al contrario minimizzando.

Riassicurarlo sul fatto che non è colpa sua in nessun caso, e che risolverete la situazione.

Incontra immediatamente l’insegnante.

Aiutalo a non reagire al bullo, ma spiegali semplici risposte e atteggiamenti che può usare per non alimentare discussioni e mostrare assertività.

Aiutalo a costruire la sua fiducia in se stesso con attività che lo aiutino a svilupparla, dandogli delle piccole responsabilità, facendogli complimenti, dandogli affetto.

Cosa può fare la scuola?

La scuola dovrebbe aascoltare, sostenere e mai minimizzare. Il bullismo è un problema reale, e non perché ai nostri tempi si subiva e basta, oggi dobbiamo stare a guardare. La scuola può fare molto, e ovviamente ogni istituto decide autonomamente come prendere provvedimenti in questi casi. Abitualmente qui in UK quello che si fa è questo: si separano vittima e bullo o si monitorano maggiormente quando insieme, si investiga su cosa stia accadendo, si prova a riconciliare le due parti facilitando il dialogo e se necessario coinvolgendo le famiglie, le vittime di bullismo hanno supporto e monitoraggio anche dopo che la fase di ‘violenza’ si è conclusa, si risponde ad atti di bullismo con sanzioni e sospensioni. In generale, si promuove un comportamento di relazioni positive, di celebrazione delle differenze e delle culture e religioni diverse, si parla apertamente di bullismo e lo si condanna in ogni sua forma, si creano occasioni di dialogo tra alunni e insegnanti.

Come prevenire il bullismo?

Secondo quanto mi hanno detto, ci sono diversi modi per provare a prevenire il bullismo e i suoi effetti:

Aiutando tuo figlio a costruire resilienza e consapevolezza, cosi da poter gestire meglio i conflitti.

Facendogli capire cosa si può accettare e cosa non è accettabile in termini di comportamenti fisici e verbali, da parte sua e da parte degli altri.

Parlando di bullismo e facendogli capire come reagire e come cercare aiuto.

In caso di cyberbullismo, spiegandogli come si può bloccare, screenshottare, fare report, salvare messaggi, impostare la privacy di tutti i social e gli strumenti che usa per comunicare online. E facendogli capire chiaramente che non si tratta di uno scherzo o di un insulto, ma di un reato.

…e se mio figlio è il bullo?

Può accadere che il bambino non sia vittima, ma bullo. In questo caso è importante parlarne e affrontare il problema, perché chi usa violenza fisica o emozionale verso gli altri a sua volta è stato preso di mira in passato, oppure è stato rifiutato/ferito. Altre cause possono essere scarsa autostima, gelosia, sentirsi diversi o inadeguati, essere sotto pressione o stress oppure desiderare uno status dominante all’interno del gruppo. In ogni caso, la situazione va affrontata con l’aiuto della scuola e se necessario di un esperto. Mi dispiace liquidare la questione in poche righe ma non vorrei dire nulla di sbagliato e mi limito ai miei appunti.

 

Spero che queste note vi siano state utili, e vi ricordo che sono semplicemente il riassunto di quanto appreso da un workshop quindi cercate sempre una fonte di informazione più autorevole di me. Ho pensato comunque fosse utile condividerlo. Se volete condividere qualche esperienza diretta o indiretta avuta, sono sicura che si creerebbe una bella discussione al riguardo.

Ultima nota: sono consapevole che questa è soltanto teoria, e ogni piccola storia di bullismo, grande o piccola, è capace di colpire un bambino e la sua famiglia nel profondo e lasciare cicatrici. Non voglio quindi semplificare un tema complesso, che va affrontato in modo diverso per ogni bambino, ma che comunque va affrontato.

Commenti

  • E’ bello che ci sia più attenzione a questa cosa. Devo dire che avrei tanto voluto sentirmi dire da qualcuno (tipo i miei genitori!!) che non ero io il problema, quando ero un’adolescente. Tutto passa, si cresce, si finisce la scuola grazie al cielo, ma sul momento non è certo facile. Insomma, ora almeno se ne parla un po’… 😀

    • Si infatti, ai nostri tempi il bullismo c’era ma non era preso seriamente. Ricordo casi al limite della violenza, ma nessuno sapeva bene cosa fare e la cosa (non) si risolveva tra bambini.

  • GG

    Te lo dico per esperienza: i bambini presi di mira sono i più fragili.

    E, sempre per esperienza, serve poco aiutare una ‘vittima’ a capire di esserlo: lo sa benissimo.

    Le ‘vittime’ non vogliono ammetterlo perchè anche quando questa situazione viene sancita pubblicamente, nessuno le aiuta veramente, ed in più dopo hanno un’etichetta pubblica che le marchia.

    I veri bulli invece sono spesso i bambini bravi a scuola, sicuri di sè, di solito con tanti amici.

    E quando un ‘vincente’ prende di mira un ragazzino, piano piano gli altri si allontanano, e fanno vuoto intorno, per evitare più o meno inconsciamente di essere presi di mira a loro volta.

    Nella maggior parte di casi i bulli messi davanti alle proprie responsabilità dicono che stavano solo scherzando, gli altri compagni, spesso ‘conniventi’, non si rendono conto di quanto la solitudine e la ripetività degli episodi feriscano.

    L’indifferenza dei compagni che non sono presi di mira spesso fa più danni delle cattiverie dei bulli.

    Credo che tu sia una persona giusta per portare avanti una campagna finalmente adeguata:

    informare e responsabilizzare soprattutto chi non è nè vittima nè bullo: sono loro che possono fare la differenza.

    Insegnare ai bambini a guardarsi attorno, a riconoscere se ci sono situazioni di sofferenza o di pericolo nel loro piccolo microcosmo, ad alzare le antenne quando captano alcuni segnali particolari.

    Imparare a capire che quando si assiste ad episodi ripetuti di ‘violenze’ o crudeltà, è necessario intervenire, non in prima persona, ovvio, ma coinvolgendo gli adulti, includendo le vittime ed escludendo chi si rende colpevole di certi comportamenti.

    E, magari, insegnare finchè si è piccoli (conosco alcuni insegnanti che l’hanno fatto) ad usare un linguaggio positivo con i compagni di scuola, cercando di togliere l’abitudine di usare termini aggressivi o negativi (per es. anzichè oggi il tuo disegno fa schifo, dire ieri hai disegnato meglio.)

    Forse quando saranno adulti saranno quelli che non si volteranno dall’altra parte, forse sarebbe il modo di formare persone più responsabili verso la loro società.

    scusa il pippone.

    GG

    • Non credo che una vittima debba capire di esserlo: certamente lo sa già. Quello che va aiutata a capire è che non è stata presa di mira perché c’è qualcosa di sbagliato in lui/lei, ed è un messaggio importantissimo da comunicare perché ne va della sua autostima futura. Sul discorso bambini insicuri che sono bullizzati/bambini bravi a scuola e di successo che sono bulli non sono molto d’accordo perché ho visto spesso prendere di mira il primo della classe, o il bambino impeccabile.
      Mi piace quello che fanno qui perché creano un ambiente aperto e positivo, dove è socialmente condannata ogni forma di violenza. Non liquidano questi episodi con un ‘non è niente’ o un ‘non litigate’, ma fanno capire ai bambini che il bullismo e la violenza sono cose molto serie e sempre da segnalare agli adulti.

  • the_shadow

    Non so se hai mai letto The Danish Way of Parenting (te lo consiglio, sulla scia dell’Hygge!), uno dei punti cruciali è proprio la resilienza che si ottiene anche facendo capire e interiorizzare le emozioni ai bambini. Per esempio, sarebbe sbagliato dire ad un bambino triste o arrabbiato di non esserlo. Bisogna invece chiedergli perché si sente così, cosa può aiutarlo a stare bene, cosa è successo, in questo modo lo si aiuta ad essere autentico e a non vergognarsi delle proprie emozioni. Allo stesso modo è importante separare sempre l’azione dalla persona (non “quel bambino è cattivo” ma “si è comportato male” e perché si è comportato male? Eccetera). Se non ricordo male questi principi sono proprio stati alla base di un programma contro il bullismo in Danimarca.

  • Monia

    In azienda da me organizzano periodicamente seminari come questo per i genitori, non ho notizia che facciano altrettanto nelle scuole dove forse si catturerebbe un pubblico molto più vasto. In UK so’ avanti, c’è poco da fare 🙂